Libri di M. Minardi (cur.)
Prigionieri in Italia. Militari alleati e campi di prigionia (1940-1945)
Libro: Copertina morbida
editore: Monte Università Parma
anno edizione: 2021
pagine: 241
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale il regime fascista si trova impreparato ad affrontare il problema della gestione dei prigionieri di guerra nemici. Un ritardo che non viene più recuperato nel corso dei tre anni di guerra e che segna l'esistenza delle centinaia di migliaia di militari rinchiusi nei campi di prigionia distribuiti lungo la penisola. La storia dei prigionieri in Italia tra il 1940 e il 1943 si interrompe bruscamente quando viene annunciata la firma dell'armistizio e si frantuma in migliaia di storie individuali di militari che tentano di raggiungere le linee amiche; molti finiranno nuovamente in the bag e inviati nei campi di prigionia in Germania. Attraverso un rigoroso metodo storico, il volume indaga l'evolversi della realtà concentrazionaria in Italia nel corso della prima fase della guerra e le sorti nonché le scelte dei prigionieri in fuga dopo gli eventi dell'8 settembre 1943. Uno sguardo complesso che si arricchisce con l'analisi delle vicende personali e collettive dei protagonisti, prima e dopo il crollo del regime fascista. I diversi contributi focalizzano l'attenzione sulle tematiche che narrano la realtà nei campi di prigionia per militari Alleati, dall'organizzazione delle strutture detentive alle violazioni della Convenzione di Ginevra e alle violenze praticate a danno dei prigionieri, dall'assistenza e dalla solidarietà in favore dei prigionieri anglo-americani nell'Italia ai rapporti degli ex prigionieri con la Resistenza, dalla realtà del campo di lavoro a Cinecittà alle pratiche e alle politiche della memoria pubblica.
Pittura del Trecento nelle Marche. Approfondimenti e nuovi orizzonti di ricerca. Atti del Convegno internazionale (Urbino, 26-27 ottobre 2016)
Libro: Copertina morbida
editore: Editoriale Umbra
anno edizione: 2017
pagine: 379
All'interno di questo volume, incentrato sul riesame di alcuni temi della pittura marchigiana del Trecento, si è inteso riunire un gruppo di interventi che desse voce ai diversi influssi figurativi grazie ai quali la regione può fregiarsi del titolo di Marche: un contesto poliglotta, con la conseguente difficoltà di spiegare, almeno per il periodo che ci interessa, che cosa si intenda oggettivamente con l'attributo marchigiano. Visitate da artisti senesi, fiorentini, aretini, riminesi, umbri, veneziani, abruzzesi - o almeno tali secondo le moderne ripartizioni amministrative -, le Marche trecentesche non furono da meno rispetto ad altri contesti geografici nella disseminazione, per lo più nelle chiese degli ordini mendicanti, di tavole d'altare e croci dipinte, nella produzione di altaroli e tavolette destinati alla devozione personale, nell'impaginazione di vasti cicli di affreschi: in questa copiosa produzione concorse l'attività di botteghe specializzate, operose, come è noto, a cavallo delle limitrofe aree umbre, abruzzesi, riminesi e toscane. Soltanto il fenomeno delle dispersioni ha privato in parte il territorio di un patrimonio in sé ricchissimo.

