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Libri di S. Fugazza

Pagine sull'arte

Gabriele D'Annunzio

Libro

editore: Abscondita

anno edizione: 2019

pagine: 152

«Il ponte di travi di tavole e di ruote, dove Michelangelo saliva per dipingere la volta della Sistina, mi s'è ricomposto nel sogno. Ho sfiorato il prodigio con le ciglia, ho toccato il prodigio con la mano. "Questa è una bella materia" fece Francesco Francia palpando la statua di Papa Giulio. E il Buonarroti si sdegnò. L'opera titanica è bella come un'ala di farfalla. Veduta da vicino, in ogni parte e nel tutto ha la perfezione compatta d'un guscio d'ovo, una continuità simile alla politezza d'un dente d'elefante. È una tra le più belle materie del mondo, nata intiera da un cervello maschio come certe gemme virtuose che gli antichi lapidarii credevano generate nel capo di certi animali solinghi. O chiome delle potenti sibille! Sembra che la lentezza dei secoli non basti a formare il pregio d'un sol frammento di questo intonaco; e questo intonaco Michelangelo lo preparava da sé ed era costretto a dipingerlo in un paio d'ore, dopo aver macinato da sé i colori, dopo aver fatto ogni mestiere da sé. Le spatolate sono visibili. Mi commuovono a dentro come se fossero le tracce lasciate da un combattimento vinto a furia di lampi mentali. La volta era scarsamente rischiarata. In qual penosa attitudine il pittore dipingesse si sa dal suo crudo sonetto a Giovanni da Pistoia. Non aveva egli la guida dei cartoni. E con che s'aiutava egli dunque? Ecco questa mano di Domineddio, gigantesca. E come faceva egli a proporzionare con questa il resto della grandezza, mentre il pennello gli gocciolava sopra il viso e il ventre gli s'appiccava sotto il mento? Quando dipingeva questa testa di Adamo, i piedi della figura erano laggiù, lontani come i miei se nel travaglio dei tossici smarrisco il senso del corpo e mi difformo a dismisura. Non credo che ci sia nel numero dei drammi mentali un fuoco di cervello da paragonare a questo. L'istinto di divinazione accompagnava continuo l'opera. Se è vero che nella Sistina egli non fosse in buon luogo, è pur vero ch'egli non faceva il pittore, come confessò egli stesso in rima al suo Giovanni. Aveva nel suo "petto d'arpìa" l'afflato dei suoi profeti e delle sue sibille, e nella fronte rugosa il balenìo continuo del Monte Tabor, questo manovale disperato, questo macinatore e intonacatore ansante. Non lavorava se non d'ispirazione e di miracolo. E il manico del suo pennello non era se non una verga divinatoria. Ho rapito con le unghie un frammento della materia preziosa, un pezzetto del guscio; e ora lo voglio incastonare in un anello di ferro per farne un dono eroico al mio spirito che non dorme. Dov'è la gemma tagliata che l'eguagli?».
21,00 € 19,95 €

Pagine sull'arte

Pagine sull'arte

Gabriele D'Annunzio

Libro: Copertina morbida

editore: Abscondita

anno edizione: 2012

pagine: 152

"Il ponte di travi di tavole e di ruote, dove Michelangelo saliva per dipingere la volta della Sistina, mi s'è ricomposto nel sogno. Ho sfiorato il prodigio con le ciglia, ho toccato il prodigio con la mano. 'Questa è una bella materia' fece Francesco Francia palpando la statua di Papa Giulio. E il Buonarroti si sdegnò. L'opera titanica è bella come un'ala di farfalla. Veduta da vicino, in ogni parte e nel tutto ha la perfezione compatta d'un guscio d'ovo, una continuità simile alla politezza d'un dente d'elefante. E una tra le più belle materie del mondo, nata intiera da un cervello maschio come certe gemme virtuose che gli antichi lapidarii credevano generate nel capo di certi animali solinghi. O chiome delle potenti sibille! Sembra che la lentezza dei secoli non basti a formare il pregio d'un sol frammento di questo intonaco; e questo intonaco Michelangelo lo preparava da sé ed era costretto a dipingerlo in un paio d'ore, dopo aver macinato da sé i colori, dopo aver fatto ogni mestiere da sé. Le spatolate sono visibili. Mi commuovono a dentro come se fossero le tracce lasciate da un combattimento vinto a furia di lampi mentali. La volta era scarsamente rischiarata. In qual penosa attitudine il pittore dipingesse si sa dal suo crudo sonetto a Giovanni da Pistoia. Non aveva egli la guida dei cartoni. E con che s'aiutava egli dunque? Ecco questa mano di Domineddio, gigantesca."
21,00 €

L'elogio della tavola tra conversazione, cibo e mondanità. Catalogo della mostra (Modena, 17-25 febbraio 2007)

L'elogio della tavola tra conversazione, cibo e mondanità. Catalogo della mostra (Modena, 17-25 febbraio 2007)

Libro: Libro rilegato

editore: Silvana

anno edizione: 2007

pagine: 151

Il volume, che accompagna l'omonima mostra allestita in occasione di Modenantiquaria, presenta quaranta opere incentrate sulla rappresentazione della tavola nella pittura dell'Ottocento e del primo Novecento. Un tema assolutamente originale, che viene affrontato nelle sue varie declinazioni: il luogo innanzitutto, dal desco familiare al caffè mondano, dall'osteria al pergolato; il momento, spesso legato a riti quotidiani, come l'ora del the o il pranzo familiare, fino al brindisi nell'interno borghese; e ancora, il rapporto con il cibo, dalla tavola imbandita, al pasto frugale. I vertici dell'arte del convito nell'Ottocento si ritrovano nelle tavole imbandite di Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis, o nei caffè di Federico Zandomeneghi, mentre l'esplorazione delle mense più povere viene praticata, sullo scorcio del Novecento, dai protagonisti del filone umanitario, come Angelo Morbelli o Attilio Pusterla, e, successivamente da Ottone Rosai. Estranei tanto all'elitaria temperie belle époque quanto al filone umanitario sono infine i ritrovi conviviali immersi in luci multicolori e sfrenate, da Plinio Nomellini fino a Piero Marussig.
30,00 €

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