Libri di Vanessa Righettoni
Vittorio Viale e l'Archivio fotografico dei Musei Civici di Torino. Dagli anni Trenta alla Seconda guerra mondiale
Vanessa Righettoni
Libro: Copertina morbida
editore: Forum Edizioni
anno edizione: 2022
pagine: 184
Il volume ripercorre le vicende che interessarono l'Archivio fotografico dei Musei Civici di Torino a partire dal 1930, con la nomina a direttore dello storico dell'arte Vittorio Viale (1891-1977), fino alla seconda guerra mondiale che, com'è ovvio, costituisce un perno sul quale ruota un drammatico mutamento di scenari nella vita culturale della città. Intrecciando le ricchissime carte dell'archivio storico museale che vanno dai registri della corrispondenza ai bilanci dell'istituzione, dalle note ai carteggi personali, si mettono in fila lettere e appunti, date e avvenimenti cercando di fissare una mappa puntuale di fatti e vicissitudini delle raccolte fotografiche negli anni del loro progressivo incremento, sino ad arrivare ai mesi più caldi del conflitto mondiale, che furono inevitabilmente segnati dalle ingenti operazioni di sfollamento e messa in sicurezza del patrimonio cittadino. È proprio scorrendo i frequenti scambi epistolari tra il direttore, gli studiosi e il personale messo a guardia delle collezioni nei rifugi di campagna che si percepisce il pericolo esiziale: per salvare i dipinti, le sculture e le lastre fotografiche si ricorse infatti a ogni mezzo, non escludendo di prendere contatti con le autorità repubblichine o con gli uomini della Resistenza che, come emerge da questo studio, si impegnarono attivamente affinché le raccolte civiche rimanessero illese.
Bianco su nero. Iconografia della razza e guerra d'Etiopia
Vanessa Righettoni
Libro: Libro in brossura
editore: Quodlibet
anno edizione: 2018
pagine: 195
Questo libro indaga l'immagine dell'indigeno proposta in Italia tra il 1935 e il 1936, durante la guerra d'Etiopia. Dall'analisi di quest'ampia produzione grafica, rintracciata perlopiù sulla stampa periodica, emerge un panorama fitto di sollecitazioni culturali e visive ma anche di distorsioni e contraddizioni, rimaste impigliate nel discorso di regime: un'Africa vittima e una carnefice; un'Africa seducente e, al tempo stesso, una ripugnante. Le immagini di schiavi oppressi (da liberare) si mischiano con quelle di africani bruti (da domare) ed è sempre meno facile accertare la natura dell'impresa fascista che sembra configurarsi, al contempo, come una guerra di liberazione e di aggressione. La contraddizione esplode poi irrisolvibile nella figura della donna africana, costretta, a seconda delle esigenze, nei due opposti stereotipi della Venere nera o della selvaggia maleodorante. Il richiamo alla prima guerra d'Africa e alla cocente sconfitta di Adua del 1896 era invece finalizzato, com'è ovvio, a suscitare un sentimento di vendetta per i caduti, fatalmente travolti dalla ferocia degli abissini barbari, bestiali e crudeli. Ma gli stereotipi si potevano anche rimescolare, fino a ribaltarsi sull'immagine dei nemici europei, gli inglesi, accusati di altrettante nefandezze. È quindi entro la rigida maglia della narrazione coloniale, compresa fra gli estremi dialettici di civiltà e barbarie, che il discorso razzista prende vita e si concretizza, in una prospettiva ideologica e politica utile a chiarire il delinearsi dell'opzione razzista in Italia, in anticipo sulle tragiche leggi del 1938.

