Libri di Barbara Botter
L'intestino ha le sue ragioni che la ragione conosce
Barbara Botter
Libro: Libro in brossura
editore: Pluriversum
anno edizione: 2025
pagine: 174
Nell’epoca attuale il microbiota intestinale è frequentemente coinvolto nelle discussioni sui fattori che determinano la manifestazione di patologie cardiocircolatorie, metaboliche e, da qualche anno, anche psichiatriche. È manifesto che la chimica cerebrale è fortemente condizionata dalla fitta trasmissione di segnali che vengono prodotti alla periferia dell’apparato gastrointestinale e sono diretti agli organi centrali. Le analisi presentate in questo studio indagano la relazione tra lo stato fisiologico del microbiota batterico, i fattori che minacciano la sua salute, e i relativi risvolti a livello emotivo e comportamentale. In particolare, si evidenzia il ruolo dello stile di stile di vita, specialmente dell’alimentazione, al fine di ridurre il rischio di disturbi dell’umore, ansia e depressione. Le conoscenze acquisite recentemente sull’asse microbiota-intestino-cervello hanno addotto nuovi elementi per comprendere il legame tra malattie neuropsichiatriche e alimentazione. I risultati ottenuti sono incoraggianti per valorizzare un approccio terapeutico sartorializzato, tale da superare i criteri statici nella gestione delle malattie.
La creazione di immagini in Platone
Barbara Botter
Libro: Libro in brossura
editore: AlboVersorio
anno edizione: 2016
pagine: 154
Platone è stato il primo filosofo a proporsi di analizzare profondamente il tema della formazione e dell'uso di immagini, riprendendo argomenti e situazioni già impiegate dalla poesia epica e dalle opere dei tragici. Il filosofo ha inoltre ripensato la creazione di immagini in un contesto più ampio di quello artistico, al punto da includere il rapporto fra la sfera sensibile e la conoscenza, l'ambito cosmologico e il dominio del linguaggio. In questo contributo l'autrice indaga alcuni aspetti dell'arte mimetica nei dialoghi di Platone, in particolare nel Sofista, nel Cratilo, nel Timeo e nella Repubblica. La suddivisione in due parti del testo risponde all'esigenza di distinguere la produzione divina dalla produzione umana di immagini. La prima parte è destinata a descrivere la realizzazione artistica di un demiurgo che plasma il cosmo con il proposito di approssimare la sua opera al perfetto modello ideale. La seconda parte è dedicata alla genesi delle immagini da parte dell'uomo e, in particolare, a quel tipo di immagine di cui lo stesso Platone è uno degli artefici più illustri: i discorsi.
Aristotele e i suoi dèi. Un'interpretazione del III libro del De Philosophia
Barbara Botter
Libro: Libro in brossura
editore: Carocci
anno edizione: 2011
pagine: 268
La molteplicità di lineamenti assunta dalla teologia aristotelica nell'insieme delle opere del Corpus e spesso all'interno di una stessa opera ha provocato un certo disagio, spesso accompagnato da una pungente polemica, tanto fra gli interpreti antichi di Aristotele, quanto fra i medievali e i moderni. In epoca antica, l'atteggiamento politeistico di Aristotele provocò disorientamento nell'epicureo Velleio. Teologi cristiani e musulmani utilizzarono la dottrina teologica di Aristotele per fondare la visione monoteistica della divinità, benché le differenze con il Dio della Bibbia fossero sotto gli occhi di tutti. Questo divenne un pretesto per scatenare una campagna di denigrazione contro lo Stagirita. Al-Gazali e Lutero ricoprirono Aristotele degli insulti più feroci, benché già Petrarca si fosse alquanto lasciato andare. La tradizione moderna cercò di assumere un atteggiamento più sfumato malcelando un sentimento di rassegnazione. Attraverso l'analisi dei frammenti del libro in dell'opera "Sulla filosofia" l'autrice prova a ristabilire la verità storica: Aristotele non voleva essere un teologo e la teologia era da lui ritenuta una narrazione poetica sui "viventi immortali e felici". Il filosofo antico usa il termine "dio" solo come attributo che può essere predicato ad enti differenti, a patto che essi occupino un grado di eccellenza. I pezzi del mosaico, rimessi insieme in quest'ottica, restituiscono così l'immagine aristotelica di "un dio", ma non di "Dio".

