Libri di Frederic Spotts
Hitler e il potere dell'estetica
Frederic Spotts
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2023
pagine: 480
Su Adolf Hitler sono stati scritti innumerevoli libri. Anni fa, quando la CBS annunciò di voler produrre un film sugli anni della sua gioventù, si sollevò un coro di proteste quasi unanime, riassumibili nella domanda: «Sappiamo chi è e sappiamo che cosa ha combinato, cos'altro c'è da sapere?». Frederic Spotts apre su Hitler e il Terzo Reich una prospettiva del tutto inedita, offrendoci una sorprendente rivisitazione degli obiettivi del Führer e della grande macchina che allestì intorno a sé. Raramente si è parlato del ruolo della cultura nella sua visione di un Superstato ariano, dove invece aveva un'importanza fondamentale: non era il fine a cui doveva aspirare il potere, ma addirittura il mezzo per conquistarlo. Dagli spettacolari raduni di partito a Norimberga alle imponenti opere architettoniche, dai festival musicali e il travagliato rapporto con Wagner alle politiche di epurazione, dai suoi stessi acquerelli al sogno di aprire un'enorme galleria d'arte a Linz: così l'artista mancato riuscì a esprimere il proprio talento ipnotizzando la Germania e gran parte dell'Europa. Una volta finito il conflitto, poi, l'unico nemico che Hitler non avrebbe imprigionato ma «lasciato comodamente vivere in una fortezza, con la possibilità di scrivere le sue memorie e di dipingere», sarebbe stato Winston Churchill, ovvero l'ufficiale britannico che durante la Prima guerra mondiale ritraeva le rovine di un villaggio mentre il Führer, sulla sponda opposta del fiume, immortalava una chiesa. Probabilmente, quindi, aveva ragione Carl Burckhardt, commissario della Lega delle nazioni a Danzica che nel 1939 incontrò il Führer due volte: il dittatore aveva una doppia personalità, da un lato l'«artista ipergentile», dall'altro il «maniaco omicida». Da oltre cinquant'anni a questa parte, per ovvie ragioni, gli scrittori hanno raccontato il maniaco omicida. Spotts, senza voler in alcun modo ignorare il secondo Hitler, ci parla del primo.
Eredità maledetta. La tragica vita di Klaus Mann
Frederic Spotts
Libro: Libro rilegato
editore: Edizioni dell'Altana
anno edizione: 2019
pagine: 416
Klaus Mann - figlio del venerato e temuto Thomas Mann – fu uno dei più provocatori scrittori tedeschi del secolo scorso. Colto, intelligente, geniale, fin da bambino Klaus Mann dimostrò una spiccata predilezione per la letteratura. Cominciò a scrivere giovanissimo in un ambiente familiare privilegiato in cui erano di casa artisti, poeti, musicisti. La Germania fra le due guerre era in pieno fermento e la minaccia del nazismo ancora non incombeva sul giovanissimo Klaus ma sul suo fervido entusiasmo si stendeva un'ombra dolorosa e soffocante: il genio di Thomas Mann, padre distante, venerato e temuto dai suoi sei figli. Romanziere, commediografo, saggista politico, giornalista, critico letterario, durante tutta la sua esistenza Klaus ha dovuto sempre confrontarsi con il padre, ne implorava il consenso ma riceveva freddezza se non addirittura ripudio. Per tutta la sua breve e tragica vita dovette sopportare la qualifica di "figlio del poeta": non era un privilegio ma una condanna. Fu il primo in Germania a scrivere romanzi e commedie sul tema dell'omosessualità. Ancora prima della salita al potere di Hitler espresse con veemenza le sue opinioni antinaziste che gli procurarono in seguito l'iscrizione nella lista nera dei nemici del Terzo Reich. I suoi libri furono bruciati pubblicamente, gli fu revocata la cittadinanza tedesca e lui soffrì da esiliato il tragico declino della sua patria. Emigrato negli Stati Uniti, nella Seconda Guerra mondiale si arruolò nell'esercito americano e venne in Italia. La sfortuna continuò a perseguitarlo e durante la Guerra Fredda fu denunciato come spia sovietica da fanatici anticomunisti in America e da cripto-fascisti nella Germania dell'Ovest. In questa biografia Frederic Spotts, con documenti anche inediti, testimonia l'angoscia di uno spirito tormentato, ribelle, intuitivo (esemplare la sua lungimiranza sulla catastrofe dell'Europa). Sfortunato in tutti gli aspetti della sua vita privata e professionale, Klaus ebbe il successo tanto agognato (notevole la sua produzione letteraria: sette romanzi, sei commedie, quattro romanzi biografici, tre autobiografie e un'infinità di saggi letterari e politici) soprattutto dopo la sua morte avvenuta in circostanze mai del tutto chiarite a Cannes. Aveva 42 anni.
Hitler e il potere dell'estetica
Frederic Spotts
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2012
pagine: 480
Su Adolf Hitler sono stati scritti innumerevoli libri. Anni fa, quando la cbs annunciò di voler produrre un film sugli anni della sua gioventù, si sollevò un coro di proteste quasi unanime, riassumibili nella domanda: «Sappiamo chi è e sappiamo che cosa ha combinato, cos’altro c’è da sapere?». Frederic Spotts apre su Hitler e il Terzo Reich una prospettiva del tutto inedita, offrendoci una sorprendente rivisitazione degli obiettivi del Führer e della grande macchina che allestì intorno a sé. Raramente si è parlato del ruolo della cultura nella sua visione di un Superstato ariano, dove invece aveva un’importanza fondamentale: non era il fine a cui doveva aspirare il potere, ma addirittura il mezzo per conquistarlo. Dagli spettacolari raduni di partito a Norimberga alle imponenti opere architettoniche, dai festival musicali e il travagliato rapporto con Wagner alle politiche di epurazione, dai suoi stessi acquerelli al sogno di aprire un’enorme galleria d’arte a Linz: così l’artista mancato riuscì a esprimere il proprio talento ipnotizzando la Germania e gran parte dell’Europa. Una volta finito il conflitto, poi, l’unico nemico che Hitler non avrebbe imprigionato ma «lasciato comodamente vivere in una fortezza, con la possibilità di scrivere le sue memorie e di dipingere», sarebbe stato Winston Churchill, ovvero l’ufficiale britannico che durante la Prima guerra mondiale ritraeva le rovine di un villaggio mentre il Führer, sulla sponda opposta del fiume, immortalava una chiesa. Probabilmente, quindi, aveva ragione Carl Burckhardt, commissario della Lega delle nazioni a Danzica che nel 1939 incontrò il Führer due volte: il dittatore aveva una doppia personalità, da un lato l’«artista ipergentile», dall’altro il «maniaco omicida». Da oltre cinquant’anni a questa parte, per ovvie ragioni, gli scrittori hanno raccontato il maniaco omicida. Spotts, senza voler in alcun modo ignorare il secondo Hitler, ci parla del primo.

