Libri di Paolo Casanova
Ricordi di caccia
Paolo Casanova
Libro: Libro in brossura
editore: Sarnus
anno edizione: 2013
pagine: 176
Paolo Casanova ha vissuto la caccia non solo come passione, ma come vera e propria filosofia di vita. Docente universitario del primo corso di Zoologia venatoria attivato in Italia, racconta in questo libro le sue esperienze nella Romagna Toscana, zona oggi profondamente trasformata nella sua fisionomia e nella sua fauna, un territorio dove la selvaggina da penna (beccacce, starne e pernici) ha lasciato spazio a cinghiali e caprioli. I ricordi di caccia, trascritti con partecipazione e competenza scientifica, ci portano indietro nel tempo per descriverci un mondo segnato dalla scomparsa della mezzadria e dall'abbandono della cultura agraria.
Appunti di zoologia venatoria e gestione della selvaggina
Paolo Casanova, Andrea Capaccioli, Laura Cellini
Libro: Libro in brossura
editore: Polistampa
anno edizione: 2011
pagine: 544
La Romagna toscana. Mille anni di caccia, mezzadria e carbone
Paolo Casanova, Anna Memoli
Libro: Copertina morbida
editore: Sarnus
anno edizione: 2010
pagine: 280
Paolo Casanova e Anna Memoli hanno scelto la Romagna toscana per raccontare storia e tecnica della caccia italiana. In quell'area si riassumono infatti le vicende che a partire dai primi insediamenti curtensi medievali, passando attraverso l'intensa colonizzazione mezzadrile del Settecento, hanno portato all'abbandono della montagna nel Secondo dopoguerra. Tali circostanze hanno avuto inevitabili ripercussioni sul patrimonio faunistico e quindi sull'attività venatoria: si è passati infatti dalle "cacce alla corsa" dei barbari, o comunque dei feudatari, alle fastose "cacce al chiuso" rinascimentali, espressione di raffinatezza e di potenza, a quelle con il falcone, all'aucupio con le reti e, oggi, alla caccia in "battuta" per catturare il resuscitato cinghiale. Il volume esamina le varie tecniche venatorie che la miseria imponeva al popolo minuto. Le tipologie descritte sono dunque diversissime perché dettate da ciò che il cacciatore intendeva dimostrare (forza fisica, coraggio, abilità, ricchezza, rango sociale) e dai cambiamenti ambientali che nei secoli hanno selezionato la fauna stanziale e migratrice.
La vita e le cacce dei contadini fra Ottocento e Novecento. Quando si cacciava per vivere
Paolo Casanova, Francesco Sorbetti Guerri
Libro: Copertina morbida
editore: Polistampa
anno edizione: 2008
pagine: 200
Nel mondo contadino di fine Ottocento la caccia aveva assunto un ruolo di primaria importanza come elemento di sopravvivenza, in particolare fra le popolazioni rurali dell'Appennino. Naturalmente si trattava di una caccia di frodo data l'estrema povertà delle famiglie coloniche e veniva condotta con mezzi del tutto particolari, secondo tecniche venatorie ormai proibite e quasi tutte scomparse. Molti autori della prima metà del '900 le avevano già condannate, equiparandole a forme del peggiore bracconaggio, incompatibili con una gestione corretta del patrimonio faunistico. Ciò che si propone questo libro è interrogarsi sul perché i coloni si trovavano nella necessità di catturare gli animali selvatici con tali sistemi 'distruttivi', scoprirne i motivi esistenziali, inquadrare il contesto storico e sociale propri delle campagne dell'epoca.

