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Libri di Federico Del Tredici

Rendite e spese dello Stato di Milano. Il «bilancio» del 1463

Libro: Libro in brossura

editore: Ledizioni

anno edizione: 2024

pagine: 596

"Rendite e spese dello Stato di Milano" è il titolo apposto in epoca napoleonica a un codice quattrocentesco oggi conservato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, in cui sono elencate le principali fonti di entrata e di spesa del ducato di Milano nell'età di Francesco Sforza. Impropriamente noto come 'bilancio sforzesco', o 'bilancio del 1463', il codice è stato ritenuto fin dal XVIII secolo documento preziosissimo per lo studio delle finanze dello Stato di Milano, ma anche della corte, degli uffici, dell'esercito e della configurazione politico-istituzionale del ducato – tanto che al principio degli anni Duemila Giorgio Chittolini pensò a una vasta impresa di edizione e valorizzazione di questa fonte straordinaria. Il progetto non fu condotto a termine, ma portò comunque alla trascrizione completa del codice per mano di Gianluca Battioni: il presente volume la propone agli studiosi, corredata da un'introduzione e due saggi di Marco Bascapè e Nadia Covini, utili per provare a ricostruire le complesse vicende di genesi del 'bilancio', e di copiatura e trasmissione del testo dal Quattrocento fino ai nostri giorni.
49,00 46,55

La signoria rurale nell’Italia del tardo Medioevo. Censimento e quadri regionali. Volume Vol. 1-2

La signoria rurale nell’Italia del tardo Medioevo. Censimento e quadri regionali. Volume Vol. 1-2

Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio

editore: Universitalia

anno edizione: 2022

pagine: 1040

50,00

Un'altra nobiltà. Storie di (in)distinzione a Milano. Secc. XIV-XV

Federico Del Tredici

Libro: Libro in brossura

editore: Franco Angeli

anno edizione: 2017

pagine: 288

La seconda metà del Duecento segnò in Italia e in Europa l'avvio di un processo di profonda revisione dell'identità nobiliare. Ad affermarsi, non senza resistenze, fu un'idea di nobiltà fondata anzitutto su di un riconoscimento politico, quella che Bartolo di Sassoferrato in un suo celebre trattato avrebbe definito «nobilitas illata per principatum tenentem». In molte città italiane a questo cruciale passaggio avrebbe corrisposto nel lungo periodo una definizione del privilegio di stampo patrizio, derivata dalla partecipazione al governo del comune. Non però a Milano, città che pure nel 1377 ebbe una sua “matricola dei nobili”, tradizionalmente salutata dalla storiografia come pietra di fondazione del patriziato locale. Piuttosto che delimitare i confini di un ceto di governo relativamente omogeneo, la matricola milanese tracciava infatti il profilo di una nobiltà larghissima e tutta naturale, definita dall'appartenenza a determinate parentele, senza alcun riguardo per ruoli politici, ricchezze, e perfino per la stessa inclusione nei ranghi della cittadinanza. Una “strana” nobiltà, dunque, che questo libro intende illustrare, mostrando per prima cosa come essa potesse costituire un linguaggio di comunicazione intercetuale, un ponte tra uomini situati agli antipodi o quasi del mondo sociale. Ma perché si affermò a Milano una simile idea di nobiltà? E per quale motivo poté durare sino alle soglie dell'età moderna?
32,00 30,40

Comunità, nobili e gentiluomini nel contado di Milano del Quattrocento

Comunità, nobili e gentiluomini nel contado di Milano del Quattrocento

Federico Del Tredici

Libro: Libro rilegato

editore: Unicopli

anno edizione: 2014

pagine: 474

Quanto era importante lo spazio delle comunità rurali nel quadro politico-istituzionale della Lombardia visconteo-sforzesca? A questa domanda vuol contribuire a rispondere la presente ricerca dedicata al contado di Milano nel XV secolo, una realtà poco conosciuta e tanto più interessante per il forte condizionamento qui esercitato dal centro urbano. Istituzioni e prerogative delle comunità milanesi, grandi e piccole, vengono indagate nelle prime sezioni del volume, ove sono messi in luce tanto i modi in cui l'appartenenza ad un comune si faceva impegnativa per i singoli individui, quanto il peso che nel contesto locale potevano assumere solidarietà altre: parentali, ad esempio, o di contrada. A uomini "fuori dal comune" guardano invece le ultime due parti dell'opera. Al centro dell'attenzione si ritrovano così potenti magnati dotati di castelli e giurisdizioni, ma anche minori nobili, capaci di esercitare un ruolo centrale nella vita politica ed economica del Milanese, cui l'autore si rivolge cercando di ricostruirne ruolo e posizione, nonché la capacità di promuovere legami alternativi a quelli territoriali e comunitari.
35,00

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