EDB: Scritti delle origini cristiane
Il pastore
Erma
Libro: Libro in brossura
editore: EDB
anno edizione: 2004
pagine: 240
Il Pastore di Erma, con il suo carattere profetico di invito alla Chiesa di Roma della prima metà del II secolo a ritrovare una spiritualità originaria di fronte alla progressiva istituzionalizzazione e secolarizzazione, è uno scritto particolarmente significativo. L'interesse e il successo riscossi nei primi quattro secoli furono straordinari, talora superiori a quelli destati da alcuni scritti neotestamentari. Tra i motivi che ne rendono ancor oggi interessante la lettura, vi è sicuramente il fatto che il Pastore testimonia l'eterogeneità di quel crocevia tra giudaismo, cristianesimo ed ellenismo che fu la Roma del II secolo. Erma vuole riportare la Chiesa della capitale dell'impero a un cristianesimo più radicale e si assume dunque il ruolo del profeta, che esorta la comunità a un'etica della vigilanza. Il suo pensiero presenta una considerevole ricchezza di idee, che rendono lo scritto talora complesso ed enigmatico, non privo di incertezze e ripetizioni. Merito della curatrice dell'opera è quello di presentare una traduzione fedele e insieme di chiarezza espositiva, un commento capace di offrire squarci interessanti, ma soprattutto una presentazione che mira a individuare il valore storico del testo. L'allontanamento dal modello evangelico della comunità romana propone con forza il tema della necessità e dell'urgenza della conversione della Chiesa: una problematica certamente viva e appassionante anche per il lettore e per il cristiano del nostro tempo.
Il Vangelo di Pietro
Libro: Libro in brossura
editore: EDB
anno edizione: 2003
pagine: 144
Nell’inverno 1886-87 una missione archeologica francese scoprì un antico manoscritto in lingua greca. Particolare attenzione destarono i fogli 2-10, contenenti una narrazione mutila della passione e risurrezione di Gesù. Il racconto, privo di titolo, fu presto battezzato col nome di Vangelo di Pietro, giacché vari Padri della Chiesa – in particolare Eusebio, Origene e Girolamo – hanno fatto esplicito riferimento alla circolazione di una tale opera.In epoca recente si assiste da più parti, anche tra i media popolari, a un rinnovato interesse per i Vangeli “non canonici”, che forniscono ulteriori informazioni – spesso presentate sotto un alone di mistero – sulla vicenda di Gesù. Per la sua scientificità, il volume costituisce un contributo importante in tale ambito.Ma quali rapporti ha questo Vangelo con gli altri e con la letteratura cristiana dei primi secoli? Dove e quando è stato composto? Quali correnti del cristianesimo primitivo ne sono all'origine? L’analisi del testo mostra che il Vangelo di Pietro è in sintonia con i Vangeli sinottici per la scansione degli episodi, e con il Vangelo di Giovanni e l’Apocalisse per la teologia. Esso rivela anche una sorprendente affinità con vari testi della letteratura cristiana primitiva. La sua origine va individuata nell'ambiente siro-asiatico e la datazione può verosimilmente porsi tra la redazione del Quarto Vangelo e quella delle omelie pasquali del II secolo.Il testo attribuisce l’iniziativa della morte di Gesù ai giudei, pur senza liberare completamente la responsabilità di Pilato. Rivela una certa affinità col docetismo per la tendenza a sminuire la realtà delle sofferenze di Cristo, ma si caratterizza soprattutto per la fusione di due elementi: il richiamo alle profezie messianiche e l’accentuazione della divinità di Cristo con venature apologetiche. Ciò che più ha fatto pensare a un’eterodossia del Vangelo di Pietro è però la presentazione della passione-morte-risurrezione-gloria del Kýrios in un modo così compenetrato da sminuire la storicità dei singoli momenti. In realtà non si tace la morte del Kýrios: quello che può apparire come «confusione» è solo accentuazione della prospettiva giovannea, che associa l'innalzamento sulla croce alla glorificazione, che ricapitola nella gloria la passione-morte del Kýrios.Il volume, ulteriore passo avanti nella ricerca rispetto alla pubblicazione curata dalla studiosa per le prestigiose «Sources Chrétiennes» (1973), offre un’ampia introduzione storico-letteraria del Vangelo di Pietro; ne dà una traduzione integrale e fedele; lo commenta versetto per versetto e ne sintetizza i temi teologici.
Lettera ai colossesi. Introduzione, versione, commento
Jean-Noël Aletti
Libro
editore: EDB
anno edizione: 2000
pagine: 272
Lettera ai Corinzi
Clemente Romano
Libro: Libro in brossura
editore: EDB
anno edizione: 1999
pagine: 296
E' il testo patristico più antico della storia del cristianesimo (69-98 d.C.), dopo il caso complesso della "Didachè". Di tradizione giudeo-ellenistica, si tratta di una lettera che la chiesa di Roma invia a quella di Corinto, dove era scoppiato un grande conflitto: un accorato invito e una pressante esortazione alla riconciliazione e alla restaurazione della pace. Gli avvenimenti di Corinto divengono quindi occasione per un discorso apologetico di vasto respiro. L'autore, probabilmente Clemente (terzo vescovo di Roma dopo Pietro), tratta con maestria tematiche sia di ispirazione ellenistica, sia di ispirazione giudaica.
La prima Lettera ai Corinzi. Introduzione, versione, commento
Giuseppe Barbaglio
Libro: Libro in brossura
editore: EDB
anno edizione: 1996
pagine: 936
L'ampio commento alla Prima lettera ai Corinzi si articola in tre momenti: anzitutto un'analisi letteraria della sezione e delle sue parti, per evidenziarne le caratteristiche formali e l'intelaiatura strutturale (in questa parte vengono affrontati tutti i problemi legati al testo sia quanto alla trasmissione che quanto all'autenticità); poi una ricostruzione, basata sui dati certi e i più numerosi indizi offerti dalla lettera, del problema affrontato e della situazione della comunità destinataria della comunicazione epistolare (in questa parte i problemi delle comunità paoline e la soluzione proposta dall'apostolo sono ricostruiti attraverso illuminanti paralleli con fonti coeve classiche o ebraiche); infine, una lettura analitica del testo, versetto per versetto, (in questa parte si apprezzerà lo sforzo per una traduzione puntuale, capace di seguire da vicino il testo greco). L'attenzione dedicata al contesto culturale di origine giudaica e di matrice classica, greca ma anche latina, percorre tutte le parti del commento e gli dà forma. Il lavoro è condotto in costante dialogo con gli studiosi e con le ricerche più recenti; la bibliografia è fornita sezione per sezione e in fine volume. Per l'ampiezza, per l'attenzione agli aspetti testuali, storici e teologici, il commento di Barbaglio è uno strumento in grado di rispondere alle molteplici esigenze (religiose o laico-culturali) che portano un lettore a consultare o studiare il testo biblico.
Le lettere pastorali. Le due Lettere a Timoteo e la Lettera a Tito. Introduzione, versione e commento
Cesare Marcheselli Casale
Libro: Libro in brossura
editore: EDB
anno edizione: 1995
pagine: 880
Le Lettere pastorali sono forse dei semplici documenti normativi, messi a punto sul volgere del I secolo e agli albori del II secolo, per arginare spinte ereticali? Una simile interpretazione appare sempre meno attendibile, anzi indebitamente riduttiva. Quelle lettere sono infatti il profilo di un "popolo di Dio" che va acquistando consapevolezza e statura; di una ecclesia domus tutta ministeriale, dove episcopi, presbiteri e diaconi trovano al loro ragion d'essere nel servizio al primato della Sacra Scrittura e nella celebrazione pasquale, due momenti aperti al dono della riconciliazione. Il tutto puntato verso una strategia pastorale che non conosce limiti. In situazione di ascolto e improntata al dialogo, quella strategia avrà cura di quanti elaborano il mistero cristiano con pronunciamenti "preoccupanti"; non si chiuderà a quanti sono al di fuori dell'ecclesia, sia ebrei che gentili; presterà attenzione all'anziano e al giovane, all'uomo e alla donna, al lavoratore e al datore di lavoro, alla famiglia e ai suoi interrogativi. Accrescono l'interesse alle Lettere pastorali la documentazione tardogiudaica e quella cristiana dei primi secoli. Il loro apporto alla comprensione di quelle lettere è di una ricchezza insperata. Si guardi poi a Paolo di Tarso, che in esse è più presente che mai.
La prima Lettera ai tessalonicesi. Introduzione, versione, commento
Paolo Iovino
Libro: Libro in brossura
editore: EDB
anno edizione: 1992
pagine: 312
La ricerca risponde all'intento di indagare sulle tracce dell'origine storica dell'evento Chiesa, nelle molteplici funzioni della sua vita, e sulle prime espressioni letterarie della sua autocomprensione, in attesa di giungere col tempo alle più compiute tematizzazioni ecclesiologiche. La Prima lettera ai Tessalonicesi è la risposta privilegiata a tale scopo: è infatti il primo scritto del Nuovo Testamento e, insieme, la prima preziosa traccia letteraria dell'evento Chiesa e della comprensione che ne ha Paolo. È inoltre testimonianza viva della fede, amore e speranza di cui è animata la comunità. Questa si manifesta così nel suo vero volto, nel quale risplendono sia la ricchezza del dono di Dio, Padre, Figlio e Spirito, sia l'aperta disponibilità dell'apostolo e degli stessi credenti a rendersene esistenzialmente partecipi. Da qui il bisogno, anche per i cristiani di oggi, di rispecchiarsi in quella esemplarità che ha reso i cristiani di Tessalonica "typos", ossia modello "a tutti i credenti che sono nella Macedonia e nell'Acaia", favorendo il diffondersi in ogni luogo della fama della loro fede. Questo il senso dell'esortazione all'operosità della fede, alla fatica dell'amore e soprattutto alla "speranza perseverante". L'esortazione è rivolta particolarmente a quei cristiani che, incapaci di cogliere dovunque i segni innovatori dello Spirito, di fronte alla prova diventano tristi come coloro che "non hanno speranza" (1Ts 4,13)...

