Il Castoro: TFF Torino Film Festival
New Hollywood
Libro: Copertina morbida
editore: Il Castoro
anno edizione: 2014
pagine: 155
Un tentativo di carpire e capire, per istinto e affetto più che con stringente logica storico-critica, gli umori, le contraddizioni, le suggestioni di un momento cinematografico che ancora oggi, dopo quasi cinquant'anni, si riflette sulla Hollywood contemporanea e sulla sensibilità, la memoria, la passione di tutti noi: il cinema americano che, tra i Sessanta e gli Ottanta del XX secolo, cambiò la faccia di Hollywood, seppellì l'American Dream, portò in primo piano amarezza, dissenso, disillusione, angoscia e, elemento non trascurabile, lanciò tutti i giovani autori e attori che sarebbero diventati i maggiori artefici e star dell'immaginario cinematografico successivo. Nei saggi che seguono, dopo la panoramica tracciata da Emanuela Martini sulle vicende politiche e i movimenti giovanili che scuotevano l'America di quegli anni e sull'esplosione, il successo e il conseguente dilagare del nuovo cinema, con le sue insofferenze e le sue derive, Giulia Carluccio s'interroga sullo stile della New Hollywood, mentre Federico Pedroni analizza le radici letterarie e le influenze musicali (soprattutto rock) cui si ispirò il lavoro dei cineasti. Nella seconda parte, dedicata a miti vecchi e nuovi, Enrico Magrelli racconta la guerra contro il Sogno Americano intrapresa dal nuovo cinema; Alberto Morsiani tratteggia le caratteristiche di un nuovo genere, il road movie.
Robert Altman
Libro: Libro in brossura
editore: Il Castoro
anno edizione: 2011
pagine: 327
"M.A.S.H.": ventisette personaggi principali. "Nashville": ventiquattro personaggi principali (più l'invisibile e onnipresente candidato presidente Hal Philip Walker). Tre anni dopo, nel 1978, in "Un matrimonio", cinquanta. E ancora, venticinque in "I protagonisti", trenta in "America oggi", trentadue in "Prèt-à-porter", quaranta in "Gosford Park". E questi sono solo i film più "affollati" della straripante, generosa filmografia di Robert Altman: quasi quaranta film dal 1957 al 2006, una quantità incalcolabile di documentari e serie televisive fin dai primi anni Cinquanta, e regie teatrali, opere, tv movie. È stato probabilmente il più prolifico degli autori emersi dal cinema americano anni Settanta, e certamente il più innovativo: con il suo stile sinuoso, calcolatissimo e insieme assolutamente libero, Altman ha raccontato meglio di chiunque altro (e con più determinata continuità) l'America che si confrontava disillusa con il crollo dei propri valori, con il dopo-Vietnam, con la paranoia dei complotti e degli attentati, con la disgregazione degli ideali, con il vuoto spettacolo di se stessa. Ha rivisitato tutti i generi (fantascienza, western, mèlo, commedia, musical, noir, thriller), ha messo in scena il carrozzone della politica e della vita quotidiana, ha amato moltissimo i suoi personaggi, senza trasformarli mai in eroi. Il suo cinema è lucido, ironico, appassionato, anche quando, come in "America oggi", ispirato a Raymond Carver, danza letteralmente sull'abisso che inghiottirà la civiltà.
John Huston
Libro: Libro in brossura
editore: Il Castoro
anno edizione: 2010
pagine: 319
Trentotto film da regista e molti altri come sceneggiatore e interprete. Nel 1941, con "Il mistero del falco", dal romanzo di Dashiell Hammett, l'esordiente John Huston creò il film noir e definì il personaggio da duro di Humphrey Bogart. In quarantacinque anni di carriera ha lavorato con le star hollywoodiane di tre generazioni: oltre a Bogart e a Lauren Bacali, Katharine Hepburn, John Garfield, Gregory Peck, Robert Mitchum, Deborah Kerr, Clark Gable, Ava Gardner, Burt Lancaster, Marilyn Monroe, Montgomery Clift, Elizabeth Taylor, Marion Brando, Paul Newman, Sean Connery, Michael Caine, Albert Finney, Sylvester Stallone, Kathleen Turner, Jack Nicholson. Ha vinto due Oscar nel 1948 per la regia e la sceneggiatura di "Il tesoro della Sierra Madre"; per lo stesso film, statuetta anche per il padre Walter Huston, come migliore attore non protagonista. Circa quarant'anni dopo, fu la figlia Anjelica a vincere l'Oscar per la sua interpretazione in L'onore dei Frizzi, acidissima satira anti-Padrino e penultimo film di Huston. John Huston ha attraversato la storia del cinema americano come un eterno ragazzaccio, pronto a sfidare le convenzioni e a inventare il nuovo, ma anche ad accettare compromessi per continuare a lavorare. Ha sperimentato sui generi e sul colore, ha raccontato per primo il tramonto del Mito americano e, negli anni Settanta e Ottanta, ha descritto con l'energia e l'ironia di un ventenne il crollo definitivo del Sogno e il disincanto.
Joseph Losey
Libro: Copertina morbida
editore: Il Castoro
anno edizione: 2012
pagine: 255
Andrea Forzano, Victor Hanbury, Joseph Walton: chi sono costoro? Tre registi che, tra il 1952 e il 1956, firmarono tre film. In realtà, tre registi falsi, inesistenti; tre nomi rubati da Joseph Losey (al figlio del padrone degli studi, a un produttore e alla bisnonna paterna) per firmare i propri film negli anni in cui, messo sotto inchiesta dalla Commissione per le attività antiamericane del senatore McCarthy, era stato bandito da Hollywood, dall'America e persino dal proprio lavoro. Esule in Inghilterra, senza un soldo, senza nome, Losey, che aveva lavorato con Brecht e iniziava ad affermarsi tra gli autori emergenti della Hollywood impegnata, riuscì a sopravvivere senza rinunciare al suo mestiere; e quando, a metà degli anni Cinquanta, riacquistò il proprio nome, firmò subito una serie di thriller di impressionante vigore: L'alibi dell'ultima ora, L'inchiesta dell'ispettore Morgan, Giungla di cemento. Come altri registi americani suoi contemporanei, Losey lavorava sui generi, amava il noir come specchio della società, usava la fantascienza per costruire favole profetiche (Hallucination) e il mèlo per ritrarre rapporti senza speranza (Eva). E quando incontrò lo sceneggiatore ideale (Harold Pinter), realizzò tre capolavori del cinema moderno: Il servo, L'incidente e Messaggero d'amore.

