L’etica del reincanto è un libriccino di facile lettura, breve ma denso, una sorta di manifesto filosofico ed esistenziale che sintetizza oltre vent’anni di riflessioni dell’autore intorno alla necessità di superare il nichilismo e il vuoto della società contemporanea. L’etica del reincanto ha ad oggetto il processo della individualizzazione: quel processo che conduce a fare di sé stessi un’individualità distinta, fondata sulla capacità di discernere e di scegliere, di progettare e di orientare la propria vita, contro la “cultura” della mercificazione, perché è questa a costituire oggi il disincanto: un’idea del mondo dove tutto ha un prezzo e niente ha un valore.
Superare il disincanto dell’utile, del funzionale, del calcolabile, del quantificabile, per in-contrare sé stessi, l’altro e la vita, per riscoprire lo straordinario nel quotidiano, il dialogo, il silenzio, l’ascolto, la crescita culturale, la comunicazione autentica, l’immedesimazione e il sentimento della comunione di destino. La devastazione dell’ambiente e della morale, la de-gradazione delle relazioni umane sono anche figlie del disincanto ad oltranza, della desacralizzazione radicale del mondo in cui viviamo.
L’etica del reincanto è dunque una proposta di ri-orientamento esistenziale, una sorta di bussola per la conduzione della vita. Reincanto ha da significare riscoperta della magia della vita. Che non è, ovviamente, quella premoderna di cui parlava Max Weber nel 1917 (La scienza come professione). Magico, diceva Jung, è solo un altro termine per psichico. Se non sappiamo più vedere la magia della vita intorno a noi, è perché abbiamo smarrito la connessione con la nostra anima, con la nostra interiorità.
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Alberto Meschiari
7 ago 2026

