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Il Pulpito di Donatello e Michelozzo nel Duomo di Prato

in uscita
Il Pulpito di Donatello e Michelozzo nel Duomo di Prato
Titolo Il Pulpito di Donatello e Michelozzo nel Duomo di Prato
Autore
Argomenti Arti, cinema e spettacolo Storia dell'arte: stili artistici
Arti, cinema e spettacolo Forme d'arte
Arti, cinema e spettacolo Architettura
Arti, cinema e spettacolo Arti: argomenti d'interesse generale
Editore EDIFIR
Formato
Formato Libro Libro
Pagine 88
Pubblicazione 2026
ISBN 9788892804371
 
14,00 €

 
Il libro è di prossima pubblicazione
Di prossima pubblicazione
Il pulpito di Donatello e Michelozzo nel Duomo di Prato rappresenta un caso emblematico nella storia della tutela e del restauro dei beni culturali in Italia nel Novecento. Il volume ricostruisce, attraverso un'approfondita documentazione storica, il progressivo degrado della superficie marmorea, causato dall'azione degli agenti atmosferici, dall'inquinamento industriale e dagli interventi conservativi eseguiti in passato. Alla fine degli anni Sessanta, il restauro del pulpito di Prato divenne un caso di rilevanza nazionale, al centro del dibattito tra la conservazione in situ dei bassorilievi di Donatello e la loro musealizzazione, con la sostituzione degli originali con copie. Francesco Gurrieri, allora funzionario della Soprintendenza e protagonista diretto della controversia, definì quello del pulpito di Prato «il caso per eccellenza». Tra il 1971 e il 1972, il restauratore Andrea Fedeli realizzò una delle prime sperimentazioni italiane nell'impiego di gomme siliconiche per la realizzazione di calchi e di resine e polvere di marmo per la produzione di copie di opere d'arte. Le precedenti esperienze erano state limitate dalle tecnologie disponibili: le gomme impiegate per ottenere le impronte risultavano vulnerabili e i materiali utilizzati per i marmi artificiali non garantivano una durata adeguata. La soluzione sviluppata da Fedeli, anche sulla base di tecniche provenienti dall'industria e dall'ingegneria civile, contribuì a definire un metodo di riferimento per la realizzazione di calchi e copie nel restauro delle opere d'arte, destinato a rimanere centrale fino al primo decennio degli anni Duemila. Con l'introduzione della fotogrammetria, del laser scanner e della stampa 3D, le tecniche di riproduzione delle opere d'arte hanno conosciuto una profonda trasformazione, aprendo nuove prospettive per la documentazione, la conservazione e la replica dei manufatti artistici. Come sottolinea Grazia Tucci (2026), ripercorrere oggi questa vicenda significa riconoscere il contributo di Andrea Fedeli alla storia delle tecniche di restauro e restituire al patrimonio culturale di Prato il valore nazionale di un'esperienza che ha segnato l'evoluzione della conservazione dei beni culturali in Italia.
 

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