Sellerio Editore Palermo: La memoria
Il tailleur grigio
Andrea Camilleri
Libro: Libro in brossura
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2026
Pubblicato nel 2008, Il tailleur grigio è il primo di cinque romanzi di ambientazione borghese con i quali Andrea Camilleri si volle misurare (gli altri saranno: Un sabato con gli amici, L’intermittenza, Il tuttomio, La relazione). Ma non è l’unico elemento di novità: per la prima volta lo scrittore ricorre all’italiano, che utilizza però nei dialoghi mentre la narrazione qua e là è screziata dalla sua lingua d’invenzione, il vigatese. Indagine psicologica di un interno borghese ammorbato dalla gelosia e dal perbenismo, Il tailleur grigio racconta di un alto funzionario di banca giunto alla pensione. Da quel momento si crea una frattura nell’armonia coniugale: Adele, la moglie più giovane di lui di venticinque anni, gli appare ora svagata, distratta, e la gelosia dell’uomo viene rinfocolata da una lettera anonima. La situazione deflagra quando irrompe sulla scena il giovane Daniele, ospitato in casa loro per frequentare l’università. Il sospetto di essere tradito diventa insopportabile e qualcosa si rompe anche nel fisico dell’uomo che si ammala e mentre Adele lo assiste con dedizione e affetto, il marito si illude che il suo era nient’altro che un dubbio infondato. Il segno della fine giungerà nel vedere la moglie indossare un tailleur grigio, l’abito elegante e castigato che riserva a poche occasioni, quando l’abito scuro, il colore del lutto, diventa di rigore. Una Palermo soffocante tra mafia e intrallazzi finanziari fa da sfondo al romanzo, che racconta lucidamente il crepuscolo di una classe sociale attraverso situazioni e dinamiche di una coppia, descrive personaggi colti nelle loro passioni, debolezze, miserie. Il ritmo è quasi quello di un noir venato però di malinconia, tanto da far pensare a certi romanzi di Simenon.
La linea zero
Szczepan Twardoch
Libro: Libro in brossura
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2026
pagine: 320
Il 24 febbraio del 2026 saranno trascorsi quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina: anni di bombardamenti e rappresaglie, durante i quali Twardoch si è recato al fronte portando aiuti, osservando la morte da vicino, mettendosi personalmente in pericolo. Ha conosciuto soldati e ufficiali, ha raggiunto il fronte orientale, la «linea zero» che dà il titolo al libro e dove si svolgono i fatti raccontati. Da questa esperienza ha tratto un romanzo su una guerra reale, i cui personaggi sono però di invenzione, perché solo ricorrendo a figure immaginarie gli è stato possibile descrivere la realtà, quasi che la finzione sia l’unico modo di narrare l’indicibile. La linea zero descrive poco più di ventiquattro ore trascorse dai soldati al fronte, mentre aspettano l’attacco nemico. Il protagonista, Koń, è un volontario polacco, in fuga dai suoi fantasmi. L’attesa, l’isolamento, la paura lo costringono a riflettere su come la guerra lo abbia cambiato, a ripercorrere le vicende dei suoi compagni, ad aggrapparsi al ricordo di un amore forse perduto per sempre. Koń si trova in un rifugio sotterraneo insieme a Jagoda, matematico e accanito lettore, anche lui volontario. Prima della guerra faceva il barman a Berlino, era amato e ammirato, conduceva una vita felice che ha abbandonato per affrontare una guerra in cui non crede. Quando i russi si avvicinano, Jagoda e Koń ingaggiano una battaglia con i fucili e le granate: i corpi straziati dei nemici restano sul campo, soltanto un ragazzo russo si aggrappa alla vita, implora che lo facciano prigioniero. Poco dopo Koń viene intercettato dai droni russi, sa che questa volta non si salverà, eppure spera, nell’ultimo istante, che la guerra finisca e che ci sarà un futuro al di là di essa. Con capitoli brevi e affilati, una prosa asciutta, cruda, inclemente, La linea zero pone il lettore davanti all’orrore, allo spreco di vite umane per una causa che genererà odio per sempre: perché, suggerisce l’autore, vi sarà forse un giorno una pace fittizia, una tregua che permetterà ai soldati di tornare dalle loro famiglie, ma nessuno riuscirà a dimenticare ciò che è stato.

