Sellerio Editore Palermo: La memoria
Il martire fascista
Adriano Sofri
Libro: Copertina morbida
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2019
pagine: 237
Un maestro siciliano, di solida fede fascista, va a insegnare nella scuola di un paesino sloveno vicino a Gorizia, annesso all'Italia dopo la carneficina della Grande guerra. Ha una giovane moglie, cinque figli e un sesto in arrivo. È uno dei molti convocati a realizzare la «bonifica etnica», l'italianizzazione forzata di una minoranza renitente. Una sera, all'inizio dell'anno scolastico del 1930, il maestro Sottosanti viene ucciso in un agguato. L'Italia fascista commemora il suo martire. Ma da oltre confine si accusa: infieriva contro i bambini, sputava in bocca a chi si lasciasse sfuggire una parola nella sua lingua madre, lo sloveno. Ed era tisico. Il rumore si spegne presto. Le autorità fasciste sanno che i maltrattamenti raccapriccianti avvenivano davvero, ma l'autore era un altro, il più vicino all'ucciso. I militanti antifascisti sloveni si accorgono di aver commesso un incredibile scambio di persona. Adriano Sofri ha ricostruito questa cronaca del 1930, cui lo legano imprevisti fili personali, andando su e giù dai confini. Niente è bello come un confine abolito. Soprattutto quando c'è chi lo rimpiange, e investe in fili spinati.
Cinquanta in blu. Storie
Autori vari
Libro: Copertina morbida
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2019
pagine: 375
Per i cinquant'anni della casa editrice Sellerio, nove tra gli autori più noti e consueti hanno scelto un volume tra gli oltre tremila del catalogo: il titolo che più li aveva colpiti. E partendo da questo hanno immaginato una nuova trama per un racconto inedito. Lo scopo della proposta editoriale è di mostrare una continuità, una cifra caratteristica, uno stile originale nel mezzo secolo della esperienza della casa editrice; e, da parte dello scrittore, è quello di cercare di rivivere con il lettore, attraverso l'invenzione di una nuova storia, una significativa esperienza di lettura. Per Antonio Manzini, come nella "Scacchiera davanti allo specchio" di Bontempelli, la realtà diventa quella dello specchio, così uno stesso colpo di teatro magico-realistico è scelto da una compagnia di vecchi attori per dire addio alle scene. Alicia Giménez-Bartlett trova nella vitalità della nostalgia di Penelope Fitzgerald (il romanzo è "La libreria") il modello per la propria protagonista che cerca di ridare anima a un villaggio della "Spagna vuota". Nell'"Affaire Moro", Leonardo Sciascia racconta un aneddoto per capire l'Italia di quegli anni: Giosuè Calaciura lo inscena con un volto un luogo un fatto un motivo. Roberto Alajmo invece scrive un vero racconto su un libro: immagina il prefetto dell'"Ultima provincia" (di Luisa Adorno) che affronta il suo quarto d'ora di comica notorietà tra i colleghi di prefettura. Uwe Timm del "Notturno indiano" (di Antonio Tabucchi) assorbe l'atmosfera, le suggestioni da Pessoa, l'inquietudine della ricerca e la fascinazione di una città. Andrea Molesini fa agire un «poeta dell'omicidio» e quindi dai "Delitti esemplari" (di Max Aub) trae la letterale ispirazione. Un bambino, intelligente, buono, che va ad abitare allo Zen 2 trasferendosi dal vecchio centro di Palermo, ricorda a Davide Camarrone il dissidente Dovlatov che emigra a New York (e che lo racconta con l'umorismo luccicante de "La valigia"). «Sopravvalutare la logica è un brutto vizio» è la lezione del racconto, ironico, sorprendente, triste, di Giorgio Fontana, perché l'"Imperfezione" (il saggio è del filosofo Greimas) apre e chiude le porte del destino. Nel 1837 in Sicilia vi fu una «rivoluzione» che occultava in realtà il fanatismo di una caccia all'untore: Maria Attanasio lo racconta e il ricalco è dalle pagine della "Storia della Colonna Infame" del Manzoni. Aprono la raccolta le poche pagine che Andrea Camilleri fece in tempo a scrivere per questa antologia, ispirandosi all'"Apologo del giudice bandito" di Sergio Atzeni. Pagine che rafforzano in noi il rammarico per la sua scomparsa e la nostalgia per i libri che avrebbe scritto.
Il treno per Istanbul
Graham Greene
Libro: Libro in brossura
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2019
pagine: 352
Graham Greene, lo scrittore spia, scelse il treno per Istanbul, rievocante il fascino luccicante dell'Orient Express, per mettere in azione il suo campionario di tipi umani. Il romanzo – un divertimento, come recita il sottotitolo – è del 1932 ed è il primo grande successo di vendite dell'autore. Precede di un anno il giallo allestito sullo stesso mezzo da Agatha Christie con Hercule Poirot. Ma quanto diversi dagli eleganti signori vendicativi della scrittrice sono i passeggeri del treno di Greene: «un'umanità spaventata – scrive Antonio Manzini nella "Nota" a questo volume – insicura, dubbiosa, tragica e dolente». Uomini e donne in viaggio attraverso l'Europa e attraverso le proprie vite: chi per la prima volta di fronte a una specie di amore, chi alle prese con un ultimo riflesso di idealismo; tutti, però, vittime e carnefici di un cinismo generale. Coral, la piccola dolce ballerina di fila, è attesa da una traballante compagnia inglese in Turchia, e intreccia durante il viaggio una relazione sentimentale carica di illusione. Il dottor Czinner, comunista e sognatore, non crede più che la miccia che vuole accendere prenderà e spera solo che il suo sacrificio ambito abbia degna risonanza. Il signor Myatt, ricco ebreo in viaggio d'affari, ha un conto da regolare con un funzionario infedele della ditta, ma sente il vigore del disprezzo razziale che gli cresce intorno. Mabel Warren, cinica giornalista a caccia di uno scoop cannibalesco, sa che la sua amante mantenuta Janet la tradirà definitivamente. Il ladro Grünlich approfitta dell'altrui bontà solo per salvarsi la pelle. E via così in un ingarbugliarsi di vite dentro lo spazio affollato degli scompartimenti, mentre il treno scorre sui binari «simile al movimento di una macchina da presa» (Domenico Scarpa, nella Postfazione). E in questo romanzo dall'umorismo impassibile il manovratore di destini Greene è come se leggesse la profezia oscura di quello che accadrà in Europa; nella naturale ineluttabile crudeltà delle persone, nel crescente antisemitismo incontrastato, nel disprezzo esibito dai conformisti verso ogni solidarietà. Chi soccombe del tutto alla fine sono i benintenzionati. "Il treno per Istanbul" è un classico romanzo entre-deux-guerres. Ma in quei vagoni potrebbe viaggiare benissimo un campione della spaesata umanità di oggi. Lo scavo etico-psicologico, la rappresentazione di una società, costituiscono l'attualità senza tempo dell'opera di Graham Greene.
La verità su Amedeo Consonni
Francesco Recami
Libro: Libro in brossura
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2019
pagine: 388
Dopo la morte di un ex tappezziere, Amedeo Consonni, la casa di ringhiera non è più la stessa. Tutto è successo nel pieno di una sparatoria, a Milano, e Consonni non c'è più. Perché? Perché ha visto troppo: una strage, tra poliziotti, acquirenti e venditori ad un'asta di giovani schiave dell'Est. Qual è la verità? Basterà un processo a chiarirla ? Adesso la sua intraprendente compagna, Angela Mattioli, si è trasferita a Camogli, in Liguria, dove condivide l'esistenza con un signore silenzioso e molto discreto, Alberto Scevola. La coppia abita in una casetta appartenuta una volta a un marinaio eccentrico e il nido d'amore nasconde dei segreti, pesantissimi. Alla casa di ringhiera manca Consonni, colui che era un po' il suo centro di gravità, la parte razionale di quell'organismo che l'autore Francesco Recami riesce a rappresentare come dotato di vita autonoma. E una serie di iperboliche vicende si aggroviglia. L'anziano Luis De Angelis sembra diventato più freddo verso l'eccessiva BMW z3. 3.2 24 valvole roadster perché teme che il suo trilocale sia visitato da presenze demoniache, forse addirittura Poltergeist. Claudio Giorgi, l'ex alcolista, scopre un segreto della signorina Mattei-Ferri la quale ordisce una macchinazione per annientarlo. Sono coinvolti anche: il nipote di De Angelis, Daniel, un microdelinquente; i due ragazzi Giorgi, influenzati da visioni splatter; Antonio, il bravo manovale, che ha portato non si sa da dove una specie di dea, Yutta, una tedesca dalla bellezza sovrumana che, imprendibile e disinibita, seduce tutti, ma soprattutto l'architetto imbroglioncello Du Vivier. La trama ordinata diventa un groviglio inestricabile, ma è Enrico, il Cipolla, il nipotino adorato da Consonni, quello che fa di tutto sfidando l'impossibile per rivedere il nonno, a trovare l'ordito. E infatti la storia di Consonni - sia quella della sparatoria sia quella che parte con una luccicante scoperta fatta nell'appartamento di Camogli - continua, come spina dorsale del romanzo. Forse più che negli altri libri, in questo il «cattivo» Francesco Recami riesce a mescolare vertiginosamente generi diversi, mistero, avventura, perfino horror, fantasy e mitologia. Ma lo fa con un distacco comico e sarcastico che svela il suo fine vero: una postmoderna commedia degli equivoci che si prenda gioco dei luoghi comuni che imperversano, anche nei romanzi gialli.
Ida
Katharina Adler
Libro: Copertina morbida
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2019
pagine: 540
Ida è Dora. La Dora di quello che è forse il più famoso caso clinico di Freud, fondamento della psicoanalisi e, in se stesso, testo narrativo eccelso, che segnò un fallimento che il dottore di Vienna non dimenticherà. Perché Ida dopo qualche mese aveva interrotto la terapia, rifiutando radicalmente la spiegazione fornita della sua «isteria». Questo è il romanzo di una vita tra Belle Époque e Seconda guerra mondiale, frutto di ricerche storiche e ricordi familiari, che segue Ida dalla fanciullezza fino alla morte nel 1945. La prima metà del secolo breve vista attraverso la storia tra «Dora» e lo scopritore dell'inconscio; ma anche la vita quotidiana e mondana di una ricca e laica famiglia ebraica dell'Austria felix; la lunga vicenda di resistenza e battaglia del fratello di Ida, Otto Bauer, leader della Socialdemocrazia austriaca e teorico del cosiddetto austromarxismo; e ancora, le avventure della fuga di una signora sola. Ma questo è soprattutto il racconto della versione di Dora: una diciottenne la cui volontà di emancipazione femminile inizia ribellandosi a Sigmund Freud; il ritratto di una donna «né isterica né eroina» (così l'autrice) che va verso la sua indipendenza.
I giorni del giudizio
Giampaolo Simi
Libro: Libro in brossura
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2019
pagine: 543
Il caso li ha messi insieme. Un sorteggio li ha chiamati a fare i giudici popolari in un processo di Corte d'Assise. Iris, bibliotecaria femminista, Terenzio, un pensionato arrabbiato, Emma, ex miss proprietaria di una boutique a Viareggio, Ahmed, un magazziniere di origine marocchina, Serena, una precaria con poca fortuna, Malcolm, esperto di videogames e youtuber di successo. Il delitto, di enorme clamore, è di quelli che generano discussioni infinite. Nella rinascimentale tenuta di famiglia, la Falconaia, è stata uccisa Esther Bonarrigo; a poca distanza da lei il presunto amante, Jacopo Corti, massacrato con un'arma da taglio. Tutti gli indizi convergono verso il marito di Esther, Daniel Bonarrigo, proprietario degli «Italian food&more», piccoli ristoranti di qualità sparsi in tutto il mondo. Dapprima recalcitranti, spaventati e sospettosi l'uno dell'altro, i giudici popolari assistono al processo e discutono tra loro, ricostruendo quello che è successo e analizzando in tutti gli aspetti il duplice omicidio. Dovendo alla fine prendere la decisione più difficile. Mentre le traversie quotidiane trascinano la loro esistenza. La pressione dell'opinione pubblica è molto forte ma a poco a poco si fa strada in loro la consapevolezza che quello che stanno vivendo è il momento più alto della propria vita ed emerge un inatteso desiderio comune di comprendere più profondamente, più apertamente. Specchio dell'Italia di oggi («che razza di paese isterico siamo diventati») è attraverso la lente dell'esperienza dei giudici popolari che Giampaolo Simi racconta tutto il progredire della verità, non solo giudiziaria ma insieme umana, di imputati, testimoni e giudici. Il delitto è misterioso, l'indagine ha risultati sorprendenti e la tensione dello scenario in aula è palpabile. Ma quello che veramente conquista il lettore è ciò che si muove dentro i sei protagonisti, come quell'esperienza li plasma, li forma, li segna. «Ognuno torna alla propria vita, prima o poi» conclude Emma: ma sarà così?
Lawrence d'Arabia
Franco Cardini
Libro: Copertina morbida
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2019
pagine: 261
«Lawrence resta qualcosa di indecifrabile, una sorta di sfinge». Questa la chiave con cui lo storico Franco Cardini, esperto di Crociate e di tutti i ponti che hanno unito più o meno ambiguamente Oriente e Occidente, indaga la figura avventurosa del colonnello che, nel pieno della Grande guerra, guidò la ribellione dei beduini arabi contro l'Impero Ottomano. Un enigma, non solo per la sua persona sempre divisa tra passione ed azione, o per la sua strana morte, o per il gioco rischioso tra agente di Sua Maestà e capo rivoluzionario, ma soprattutto per le complesse implicazioni, quelle immediate e quelle di lunga durata, connesse alla sua impresa leggendaria. Lui «occidentale che si innamora dell'oriente», che assorbiva i costumi dei nomadi del deserto, che ruolo ebbe nell'espandersi del cosiddetto orientalismo, il mito occidentale di un Oriente unico e inventato? Che senso ebbe la sua opera di installazione del nazionalismo entro una cultura beduina che ne era del tutto estranea, fu influenza culturale o mero interesse coloniale? Era o no consapevole del grande tradimento che aspettava i suoi amici arabi e il suo grande sodale Feisal? Ma in realtà un traditore non è anche un traduttore? Sono molti, svariati e divaganti i temi che Cardini affronta a partire da gesta grandiose, tanto che il suo fluente discorso (il libro è una trascrizione riveduta di una «lezione» trasmessa da Radio 2 di cui conserva la freschezza e la chiarezza) diventa una riflessione su questioni che ancora ci riguardano sui rapporti, politici e culturali, Oriente-Occidente.
Rosencrantz e Guildenstern sono morti
Tom Stoppard
Libro: Copertina morbida
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2019
pagine: 153
«"Rosencrantz e Guildenstern" sono morti è innanzitutto una commedia. Intendevo creare un testo comico e se il risultato non fosse stato divertente riterrei di aver fallito» (Tom Stoppard). Rosencrantz e Guildenstern sono due personaggi minori dell'"Amleto" di Shakespeare. Una fugace apparizione, qualche battuta e via; ma alla fine del dramma l'altisonante annuncio: «Rosencrantz e Guildenstern sono morti». Da qui il titolo di questa tragicommedia, celebrato capolavoro del teatro dell'assurdo. Esso mostra cosa accade dietro la scena ai personaggi. Così i due rappresentano la totale insensatezza, la casualità del tutto, il vuoto: stanno lì, non fanno e non sanno niente, certe volte confondono perfino i propri nomi, si sfidano a testa o croce e si scambiano vaneggiamenti, doppi sensi, insinuazioni, giochi di parole. Come se fossero alla mercé di un impenetrabile mistero. Quelli che li incontrano sembrano sempre prenderli sottilmente in giro a sottolineare la loro inutilità; e se hanno una notizia, un'informazione, non li mettono a parte. Ma più che angoscia suscitano, come vuole l'autore, comicità, divertimento. E questo torna a confermare l'assunto filosofico pessimistico. L'opera è diventata un film, nel 1990, diretto dallo stesso Tom Stoppard, Leone d'Oro a Venezia.
La canzone del cavaliere
Ben Pastor
Libro: Libro in brossura
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2019
pagine: 481
Martin Bora - il detective-agente segreto della Wehrmacht - è qui alle prime armi. Tenente appena nominato è destinato in Spagna, nel 1937, nel pieno della guerra civile. Con la serie dedicata al tormentato e contraddittorio eroe, Ben Pastor ha conquistato gli affezionati del giallo storico. Descrive con minuziosa aderenza la realtà del tempo, però ad essa aggiunge un elemento di invenzione, un «mutante» inatteso. E questo dà ai romanzi il loro marchio originale. Nella "Canzone del cavaliere" il mutante è Federico García Lorca, l'amico di Buñuel e di Salvador Dalí, che fu l'anima poetica del Novecento spagnolo. Lorca non è stato ucciso dai falangisti a Granada nel 1936, come dice la storia e come fino a un certo momento tutti credono nel romanzo. Si trova l'anno dopo clandestino in Aragona ed è qui che, nonostante la scorta che doveva proteggerlo, un proiettile alla nuca spegne per sempre la sua voce. Un mistero dentro un mistero. Entrambe le parti combattenti, fascisti e repubblicani, tengono nascosta la notizia, in attesa di poter strumentalizzare l'assassinio. Intanto cercano di capire chi è stato e perché: c'è qualcosa negli ultimi versi del poeta, nell'ultimo suo canto? Dell'inchiesta è incaricato il giovane Bora. Dall'altra parte, indaga Philip «Felipe» Walton, americano, maggiore delle Brigate Internazionali. In una folla di personaggi ambigui e di eventi di sangue, dentro l'aridità torrida o fredda degli altipiani della Spagna profonda, tra i due si apre una corsa a risolvere il mistero, che diventa sempre meno una lotta tra nemici e sempre più una disinteressata ricerca della verità. I romanzi di questa scrittrice, che costruisce la saga di un personaggio ispirato al modello reale nell'attentatore di Hitler, colonnello von Stauffenberg, sono nutriti di una vena tragica che lancia in modo originale un ponte tra il giallo storico e il giallo etico. Il ponte è il personaggio di Martin Bora, tedesco e scozzese di nobili natali, intellettuale raffinato, di profondo sentire umano, amante sfortunato di una donna splendida più conformista di lui, fedele al giuramento e istintivamente antinazista. Così Martin Bora rappresenta il dramma del singolo posto di fronte alla Storia.
Dodici rose a Settembre
Maurizio de Giovanni
Libro: Libro in brossura
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2019
pagine: 271
«Mi chiamo Flor, ho undici anni, e sono qui perché penso che mio padre ammazzerà mia madre». Gelsomina Settembre detta Mina, assistente sociale di un consultorio sottofinanziato nei Quartieri Spagnoli di Napoli, è costretta a occuparsi di casi senza giustizia. La affiancano alcuni tipi caratteristici con cui forma un improvvisato, e un po’ buffo, gruppo di intervento in ambienti dominati da regole diverse dall’ordine ufficiale. Domenico Gammardella «chiamami Mimmo», bello come Robert Redford, con un fascino del tutto involontario e una buona volontà spesso frustrata; «Rudy» Trapanese, il portiere dello stabile che si sente irresistibile e quando parla sembra rivolgersi con lo sguardo solo alle belle forme di Mina; e, più di lato, il magistrato De Carolis, antipatico presuntuoso ma quello che alla fine prova a conciliare le leggi con la giustizia. Vengono trascinati in due corse contro il tempo più o meno parallele. Ma di una sola di esse sono consapevoli. Mentre Mina, a cui non mancano i problemi personali, si dedica a una rischiosa avventura per salvare due vite, un vendicatore, che segue uno schema incomprensibile, stringe intorno a lei una spirale di sangue. La causa è qualcosa di sepolto nel passato remoto. Il magistrato De Carolis deve capire tutto prima che arrivi l’ultima delle dodici rose rosse che, un giorno dopo l’altro, uno sconosciuto invia. Mina Settembre e gli altri sono figure che Maurizio de Giovanni ha già messo alla prova in un paio di racconti. In “Dodici rose a Settembre” compaiono per la prima volta in un romanzo. Sono maschere farsesche sullo sfondo chiassoso di una città amara e stanca di tragedie. Un mondo di fatica del vivere che de Giovanni riesce a far immaginare, oltre all’intreccio delle storie, già solo con il linguaggio parlato dai vari personaggi di ogni strato sociale: ironico, idiomatico, paradossale, immaginoso.
Il giorno del rimorso
Colin Dexter
Libro: Copertina morbida
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2019
pagine: 510
Nuda, imbavagliata, con le manette ai polsi, una donna viene ritrovata cadavere nella camera da letto della sua villa nei dintorni di Oxford. Era una signora, ricca, infermiera di ottima reputazione professionale, il marito banchiere, due giovani figli con buoni lavori. Di lei, nel villaggio pittoresco dove abitava, si parla, con sentimenti variabili dal desiderio allo scandalo, come di una donna seducente e dalle molte avventure. In realtà è un cold case, archiviato un anno prima, che il sovrintendente Strange vuole riaprire per via di due telefonate anonime appena ricevute. E strana l'ambigua insistenza di Strange che, da un lato, preme per riavviare la macchina investigativa e, dall'altro, pur avendo tutto il peso dell'autorità, esita a obbligare l'ispettore capo Morse a fare il suo dovere. Altrettanto strano è il contegno di Morse: non ubbidisce al capo però, in segreto, conduce una sua indagine. Quando poi altre morti si aggiungono a quella della bella signora, Morse - con il fedele Lewis che da tempo scalpita e si interroga su quello che sta succedendo - finalmente si mette al lavoro. Vari errori e false piste: il metodo di Morse non è trovare l'indizio e farlo diventare una prova schiacciante; lui cerca l'incrocio giusto, come nell'enigmistica di cui è infallibile cultore. Ma le verdi colline attorno alla città dell'Università più rinomata, i paesini d'incanto, i pub secolari, le eleganti dimore, gli anziani eccentrici, che popolano la vecchia Inghilterra, non vogliono aprire gli scrigni dei loro segreti. Preferiscono che i loro odi, così come i loro amori, restino sepolti nella monotona tranquillità.
Cinquanta in blu. Otto racconti gialli
Libro: Libro in brossura
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2019
pagine: 423
Per i cinquant'anni dalla fondazione della casa editrice Sellerio, otto «giallisti», compagni in tempi diversi della nostra storia, hanno ricordato un libro scelto tra gli oltre tremila del catalogo, quello che ha colpito ciascuno di essi per un qualunque motivo personale (non necessariamente l'essergli piaciuto di più), e ne hanno fatto l'elemento determinante di una nuova trama. Hanno scritto un racconto con un libro: dove questo è di volta in volta o una specie di movente per una morte (così nel racconto di Marco Malvaldi "La fine è nota del misterioso" autore Holiday Hall); oppure è lo strumento per una metamorfosi nella vita di una persona (nel racconto di Santo Piazzese, il poema di Ignazio Buttitta "La vera storia di Salvatore Giuliano"); o è assunto come schematico modello di uno scambio di equivoci, scheletro narrativo di una rischiosa vicenda (è il caso, nel racconto di Francesco Recami, del volumetto della Louise de Vilmorin "I gioielli di Madame de***"); o il nutrimento morale che dà la forza del dubbio necessario a chi indaga (come è, per i due «investigatori Stanlio e Olio» di Gaetano Savatteri, l'apologo scettico del Procuratore della Giudea di Anatole France); una pura ispirazione (è quello che conduce Giampaolo Simi a scegliere di Vàzquez Montalbàn Assassinio al "Comitato Centrale" come guida alla sua storia di terrorismo); l'atmosfera persistente di una nera Palermo sotterranea (che è quello che vuole in comune con il suo intrigo nero Gian Mauro Costa in una vicenda truce e romantica da "Storie e cronache della città sotterranea" dell'indimenticabile cronista poetico e teatrante Salvo Licata); una medicina per un caso orrendo di "isolitudine" (lo è "La luce e il lutto" di Gesualdo Bufalino per il biblioterapeuta Vince Corso di Fabio Stassi); infine, un libro che suscita angoscia che diventa l'idea per risolvere il caso (come accade a Carlo Monterossi, il dilettante di Alessandro Robecchi che si trova a indagare su delle cartoline minacciose, mentre legge di quelle dei due piccoli eroi antinazisti di Hans Fallada in "Ognuno muore solo"). Gli autori di questi racconti, nel trarre dallo scaffale un libro Sellerio, per commemorare il cinquantesimo anno della casa editrice, non hanno voluto ideare un «racconto su un libro», ma hanno tentato di ricreare per mezzo di una finzione la loro comunque più vivida esperienza di lettura con Sellerio.

