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Il libro digitale dei morti. Memoria, lutto, eternità e oblio nell'era dei social network
Giovanni Ziccardi
Libro
editore: UTET
anno edizione: 2017
pagine: 259
Il primo libro al mondo che ci racconta le conseguenze future della nostra vita digitale. Se Internet, Facebook, Twitter, WhatsApp e i social network hanno completamente trasformato la vita, il modo di comunicare, le relazioni e gli affetti delle persone, perché non dovrebbero fare lo stesso con l'idea di morte, di immortalità, di lutto e di ricordo? Lo hanno già fatto, in realtà, come dimostrano la nostra quotidianità digitale e le ultime notizie tecnologiche: i profili commemorativi si alternano nelle nostre home ai profili attivi, mentre ci rifiutiamo di cancellare i contatti di persone care, e li custodiamo nelle rubriche dei telefoni; intanto, le manifestazioni di lutto collettivo virtuale diventano di celebrità in celebrità sempre più partecipate, spuntano i primi funerali trasmessi in streaming e si testano le prime chat che permettono di dialogare in tempo reale con amici morti. Superando la più sfrenata fantasia romanzesca, la tecnologia si è ormai spinta fino a quelle zone tradizionalmente considerate le più private e intime dell'esistenza umana, le più lontane dal caos e dall'informalità del web, dal chiasso dei social network. Cosa resterà, allora, della nostra vita online? Che fine faranno tutti i nostri dati - e-mail, tweet, status, fotografie e video - dopo la nostra morte? Rimarranno in cloud per sempre, intatti ed eterei, o si potrà ancora aspirare a un oblio delle informazioni? Che forme prenderà, in definitiva, la nostra eredità digitale? Da sempre attento agli aspetti più controversi della società dell'informazione, esperto di criminalità informatica e investigazioni digitali, Giovanni Ziccardi si inoltra senza timori nell'intricato rapporto tra morte e vita nel ciberspazio, tra diritto all'oblio e minacce (o desideri) d'immortalità tecnologica.
Ti amo. Filosofia come dichiarazione d'amore
Simone Regazzoni
Libro
editore: UTET
anno edizione: 2017
pagine: 142
L'amore è avventura. Parole che diventano baci e morsi feroci. Musica ascoltata in loop, di notte. Ed è filosofia, il genere di filosofia in atto che, da Socrate in poi, insegna l'amore nell'unico modo possibile: trasformandosi in una vera e propria dichiarazione. Ma l'amore inteso in questo modo è in pericolo nella nostra epoca, dominata dal piacere e dal narcisismo dell'io che vuole addomesticare ogni passione eccessiva. Come ritornare alla verità dell'amore nell'epoca della sua fine? E ciò che spiega Simone Regazzoni in questo libro, che è al contempo saggio filosofico e schietto memoir, condividendo la sua esperienza personale e mettendo a frutto le teorie di grandi maestri (da Platone a Eco, da Dante a Lacan), attraverso frammenti autobiografici e suggestioni musicali, con uno stile incalzante come una traccia di Springsteen e meravigliosamente jazz cornea Love Supreme di Coltrane. «E ora di parlare, per dirti, semplicemente, la verità. Quella che leggerai qui è la fedele trascrizione di una lunga, confusa, complicata dichiarazione d'amore: sussurrata una notte, tanto tempo fa. Ci sei tu, nel buio. C'è il tuo silenzio. C'è la filosofia. C'è la musica. E c'è quella notte, che dura ancora, in me.». Con e-book scaricabile fino al 30-06-2017.
Bioetica cattolica e bioetica laica nell'era di papa Francesco
Luca Lo Sapio
Libro: Copertina morbida
editore: UTET
anno edizione: 2017
pagine: 192
Le intruse. Dalle aule di Oxford ai confini della civiltà: storie di donne che volevano scoprire il mondo
Frances Larson
Libro: Copertina rigida
editore: UTET
anno edizione: 2021
pagine: 329
All'inizio del Novecento cinque donne accedono alla facoltà di Antropologia di Oxford con l'intenzione di fare ciò che normalmente era riservato agli uomini: viaggiare e fare ricerche sul campo per studiare le culture primitive. Tra molte difficoltà e altrettanto scetticismo, tutte lasciano l'Inghilterra e partono verso l'ignoto: Katherine Routledge si sposta tra l'Africa orientale e l'Isola di Pasqua, per studiarne i popoli in rivolta; Winifred Blackman verso sperduti villaggi lungo il Nilo; Barbara Freire-Marreco si stabilisce tra i pueblos del New Mexico e dell'Arizona; Beatrice Blackwood nei territori inesplorati della Nuova Guinea e Maria Czaplicka si avventura nelle sterminate terre siberiane. A migliaia di chilometri da casa e tra le "selvagge tribù", le studiose sperimentano libertà inaspettate, lontane dalle costrizioni del mondo occidentale, dove essere una donna, specialmente se benestante, significava accontentarsi di fare figli e custodire la casa, lasciando agli uomini gli onori del mondo. E infatti, conclusi i loro viaggi di studio, a Londra le attende un destino tragico: due di loro vengono bollate come pazze e rinchiuse, una muore suicida a trentasei anni e le altre devono comunque lottare il doppio degli uomini - che le ostacolano o cercano di prendersi i meriti del loro lavoro - per vedere riconosciuta solo la metà del loro valore. Proprio mentre le prime battaglie femministe cominciavano a scardinare equilibri di potere fino ad allora intoccabili, cinque donne coraggiose riuscivano con le sole loro forze a sfidare una società e una cultura profondamente conservatrici, contribuendo allo stesso tempo alla nascita dell'antropologia. Frances Larson, anche lei antropologa, ne ricostruisce le vite fuori dall'ordinario, elevando le loro storie a simbolo di un movimento - fatto di libertà e rivendicazioni - che dall'inizio del secolo arriva fino a oggi. La piccola storia di cinque donne si fa così paradigma ed emblema: se gli antropologi nei loro viaggi rimangono a tutti gli effetti degli intrusi tra gli indigeni, queste donne, intruse nella società borghese che le voleva solo mogli e madri, trovarono dall'altra parte del globo una terra nuova in cui essere libere.
I vinti del Risorgimento. Storia e storie di chi combatté per i Borbone di Napoli
Gigi Di Fiore
Libro: Copertina morbida
editore: UTET
anno edizione: 2021
pagine: 362
Quasi tremila morti, migliaia di dispersi e deportati: fu questo il Risorgimento per i vinti nel Mezzogiorno d'Italia. Dallo sbarco di Garibaldi fino alla capitolazione dell'esercito delle Due Sicilie a Gaeta passarono appena nove mesi. Tanto bastò a sfaldare un regno, che la dinastia dei Borbone aveva guidato per 127 anni. Su quel tracollo solo ora emerge, finalmente nella sua interezza, uno spaccato da conquista militare: diplomazia, forza delle armi e politica riuscirono a creare le condizioni per un'annessione al Piemonte, che violava le norme del diritto internazionale, realizzata con i fucili senza il consenso delle popolazioni. In poco tempo le regioni meridionali, con 9 milioni di abitanti, furono "italianizzate": azzerati monete, codici penali e civili, burocrazie. Tra il 1860 e il 1861 gli sconfitti, protagonisti di questa ricostruzione storica, furono soprattutto migliaia di pastori, carbonari e contadini del Matese, delle Puglie, delle campagne salernitane, della Sicilia, dei Tre Abruzzi, del contado del Molise, della Calabria, di Napoli. Un esercito di oltre 50 mila uomini: meridionali, a difendere quella che allora era la loro Patria. Su quei mesi, sui militari, sulla generazione che realizzò in concreto il Risorgimento, sia nella vittoria sia nella sconfitta, l'Archivio Borbone è una miniera ancora poco esplorata.
Il pascià. L'avventurosa vita di Romolo Gessi, esploratore
Domenico Quirico
Libro: Copertina morbida
editore: UTET
anno edizione: 2021
pagine: 188
Tra i nomi dei grandi esploratori ottocenteschi dell'Africa uno dei più brillanti, ma oggi più oscuri, è certamente quello di Romolo Gessi. Personaggio leggendario, nella sua breve e intensa vita incarnò perfettamente lo spirito del tempo: prima di inoltrarsi verso l'equatore, fu interprete nella guerra di Crimea e militare al servizio di Garibaldi durante la campagna del Trentino; poi, spinto dal celebre generale britannico Gordon, divenne maggiore dell'esercito d'Egitto, cominciando la sua romanzesca avventura nel continente africano. Unico italiano a partecipare alla scoperta della foce del Nilo, divenne governatore e pascià della provincia equatoriale del Sudan e qui combatté ed estirpò la tratta araba degli schiavi verso il mondo islamico. Gessi seguì l'invito di Kipling a portare il fardello dell'uomo bianco, credendo, da figlio del suo tempo, nella missione civilizzatrice degli europei in Africa, ma sempre gli restò «vivo il sospetto di esser lo strumento di disegni assai meno limpidi e umanitari, di pacificare insomma l'Equatoria per far posto, dopo gli impresentabili negrieri, ai più accorti e "moderni" colonialisti britannici», come emerge dai suoi diari. Domenico Quirico, tra i più sensibili cronisti del continente africano, ripercorre le orme di Gessi e della sua coorte di personaggi salgariani, sovrapponendo, in un costante dialogo tra passato e presente, l'immagine romantica dell'Africa ottocentesca a quella attuale. Dopo più di due secoli, infatti, nonostante l'apparente retrocessione dei domini occidentali, quell'alveare di drammi e povertà - governato da rivoluzionari fatti della stessa stoffa dei dittatori che hanno deposto, capaci delle peggiori atrocità in nome dell'uomo nuovo africano - è tutt'altro che libero e pacificato. Accanto al riconoscimento delle evidenti colpe imperialiste, "Il pascià" restituisce un resoconto più sfumato, che, senza accondiscendere a un terzomondismo consolatorio, rivaluta meriti e colpe di un grande avventuriero in nome di una verità storica e giornalistica priva di pregiudizi ideologici.
La metà migliore. La scienza che spiega la superiorità genetica delle donne
Sharon Moalem
Libro: Copertina rigida
editore: UTET
anno edizione: 2021
pagine: 250
Le donne combattono meglio degli uomini virus, infezioni e tumori; a parità di condizioni critiche hanno più possibilità di sopravvivere rispetto ai maschi; statisticamente sembrano superare di almeno quattro anni le aspettative di vita di un uomo e vedono persino il mondo in uno spettro di colori più ampio. Le donne sono meglio degli uomini, dunque? Non si tratta di una semplice generalizzazione ideologica. Sharon Moalem, medico genetista di fama internazionale, argomenta questa tesi attraverso l'analisi di pubblicazioni specialistiche ed esperienze personali - nei reparti di neonatologia, tra bambini sieropositivi o attraverso l'attività di ricerca neurologica sugli anziani - e ne individua il fondamento scientifico nel nostro codice genetico: più precisamente, nel doppio cromosoma x femminile. Sono alcuni dei geni presenti su questo cromosoma, infatti, ad attivare i processi di guarigione e a garantire dunque alla donna maggiore resilienza: come afferma Moalem, infatti, «quasi tutto ciò che è difficile da fare, dal punto di vista biologico, è fatto meglio dalle donne». In nome di uno stereotipo legato alla forza fisica, invece, per secoli la donna è stata confinata nell'angolo del focolare domestico, ne è stata esaltata la fragilità e la delicatezza, le è stata destinata una posizione ancillare. Un luogo comune a cui ha aderito anche la scienza medica. Tuttora le differenze genetiche sono ignorate in nome della visione maschiocentrica dominante, e le donne vengono inquadrate attraverso l'obiettivo degli uomini: per esempio, molti degli studi preliminari sulle malattie sono compiuti esclusivamente su campioni di sesso maschile, contribuendo alla costruzione di una dottrina parziale, incapace di tenere conto delle specificità del nostro patrimonio genetico.
Diavolo di un Keynes. Una vita di John Maynard Keynes
Alain Minc
Libro: Copertina morbida
editore: UTET
anno edizione: 2019
pagine: 244
John Maynard Keynes prestava una particolare attenzione alle mani dei suoi interlocutori: nei tic nervosi e nel gesticolare più o meno sorvegliato scovava vulnerabilità e ambizioni, indizi sui loro comportamenti durante i negoziati e sulle future decisioni politico-economiche. In quelle di Woodrow Wilson, che «tradivano una mancanza di sensibilità», presagì forse le catastrofiche conseguenze economiche dei suoi "quattordici punti" presentati a Versailles nel 1919, forieri di un vento di vendetta sulla Germania che si sarebbe presto ritorto contro l'Europa e il mondo intero; e la diffidenza verso Franklin D. Roosevelt, dalle mani «molto forti, ma del tutto prive di intelligenza o finezza», gli avrà fornito magari l'impulso per lavorare a un trattato che sorreggesse e instradasse la politica del New Deal: avrebbe visto la luce nel 1936 e sarebbe diventata rapidamente la sua opera più celebre e celebrata, la Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta. Basta questo dettaglio a restituire l'immagine di un economista insolito, che poco assomiglia alla vulgata delle sue teorie. Perché se il keynesismo si è velocemente imposto come un'idea di economia utile a correggere, con oculate dosi di statalismo, il laissez-faire liberista, creando così un'alternativa capitalista "di sinistra" al marxismo, la vita personale e la carriera di Keynes non sembrano in nulla ricordare questa oculatezza e questo quieto pragmatismo: dandy omosessuale prima e poi marito di una delle ballerine più corteggiate al mondo, intellettuale del circolo di Bloomsbury prestato alla politica ma anche politico prestato al giro degli intellettuali, germanofilo atlantista, speculatore di Borsa che diffida dei mercati, esteta con un debole per l'austerità del contabile, grande borghese elitista che diventa l'idolo delle sinistre, uomo d'azione e da retrovia, bricoleur di talento e vero genio... Nel tracciare questa biografia, Alain Minc si lascia sedurre dal carisma del cosiddetto "Einstein dell'economia", mentre cerca di decodificare l'enigma e capire, tra tutte le sue molte vite, quale fosse quella vera. Forse alla fine una soluzione non c'è, e non resta che arrendersi al fascino dell'insoluto: "Diavolo di un Keynes", ci ha ammaliato un'altra volta. Con e-book scaricabile fino al 30 giugno 2020.
Ma che cosa ho in testa. Viaggio di un ignorante tra i misteri della mente
Tim Parks
Libro: Copertina morbida
editore: UTET
anno edizione: 2019
pagine: 288
Quando Tim Parks riceve una mail dall'Università di Heidelberg, rimane colpito: vogliono invitare scrittori e filosofi a visitare i loro dipartimenti e intervistare i neurobiologi, gli psicologi e gli scienziati che ci lavorano, per «scoprire se "le scienze" possano gettare le basi per una "nuova metafisica"». Curioso, pensa Parks. Come può l'osservazione del mondo, pur con tutte le riflessioni e speculazioni del caso, condurre al perché dell'esistenza del mondo? La domanda è interessante, poiché presuppone che la scienza stia prendendo lo spazio un tempo occupato dalla filosofia, se non addirittura dalla religione. E così Parks accetta, abbandonando i propositi di un nuovo romanzo e approfittandone per addentrarsi ancora di più in un tema che da tempo lo ossessiona: che cos'è la coscienza, e come funziona davvero? Molti filosofi e neuroscienziati credono infatti che l'esperienza sia chiusa ermeticamente nei nostri crani, una rappresentazione olografica e in fin dei conti inaffidabile della realtà esterna. Colori, odori, suoni, sensazioni, tutto avverrebbe solo nella nostra testa. Eppure, quando i macchinari più sofisticati tracciano ciò che succede nel cervello, trovano solo miliardi di neuroni che si scambiano impulsi elettrici e rilasciano sostanze chimiche. Tutto qua? "Ma che cosa ho in testa" racconta in presa diretta il viaggio in questo mondo di esperimenti complicati e professori stralunati (o metodici), spesso fideisticamente certi dei loro dogmi e dell'oggettività del loro approccio. Nei suoi incontri, nelle interviste e nelle domande che pone, Tim Parks si prende allora il ruolo di un novello Candido, instillando dubbi da scrittore in queste implacabili macchine di tetragona razionalità. Allo stesso tempo, però, in questi giorni di ricerca e confronto, ogni dialogo smuove in lui pensieri e cambia prospettive, al punto che la semplice esperienza di una colazione in albergo, di una passeggiata nel parco, di un risveglio silenzioso nell'aria umida dell'autunno diventa qualcosa di diverso, di completamente nuovo. Forse giunti all'ultima pagina non capiremo davvero che cosa sia la coscienza, ma il mondo ci apparirà più reale e vivo che mai. Con e-book scaricabile fino al 31 gennaio 2019.
L'ultimo re di Napoli. L'esilio di Francesco II di Borbone nell'Italia dei Savoia
Gigi Di Fiore
Libro: Copertina morbida
editore: UTET
anno edizione: 2018
pagine: 365
«Mai principe sopportò le avversità della fortuna con la fermezza silenziosa e la dignità di Francesco II. Colui che era stato o era parso debole sul trono, travolto dal destino, dalla ineluttabile fatalità, colui che era stato schernito come un incosciente, mentre subiva una catastrofe creata da mille cause incoscienti, questo povero re, questo povero giovane che non era stato felice un anno, ha lasciato che tutti i dolori umani penetrassero in lui senza respingerli, senza lamentarsi.» Così Matilde Serao tratteggiò la figura disgraziata ed eroica di Francesco II di Borbone due giorni dopo la sua morte. Sbeffeggiato come "Franceschiello" dalla stampa risorgimentale, ricordato dai più come l'imbelle sovrano di un Regno delle Due Sicilie destinato al tramonto, Francesco è in realtà solo un ragazzo quando, con la capitolazione di Gaeta, perde per sempre il trono su cui era salito da meno di due anni. Per i successivi trentatré vivrà in esilio. Ma è proprio in questo periodo, negli anni trascorsi tra Roma e la Baviera, tra Parigi a Vienna, che si delinea il carattere di un uomo complesso, capace di riscattare con compostezza, sobrietà e intelligenza la sconfitta e la scomparsa di un mondo di cui fu l'ultimo sovrano. Con la consueta vivacità narrativa e l'aiuto di documenti inediti o poco noti, Gigi Di Fiore ripercorre la seconda vita di Francesco, riconsegnandoci una vicenda umana ricca di sorprese e ingiustamente dimenticata: nel racconto scopriamo un personaggio curioso e quasi romanzesco, aristocratico autentico e uomo sensibile segnato da grandi passioni e sofferenze. E nello stesso tempo sperimentiamo uno sguardo diverso, in controluce, sull'Italia di quegli anni e sui suoi protagonisti: Vittorio Emanuele II e Umberto I, Depretis e Crispi, gli anarchici, i diplomatici, i papi e gli imperatori. Tutti gli interpreti di un periodo cruciale per la storia del nostro paese, tra i quali trova finalmente il posto che gli spetta anche uno dei grandi vinti del Risorgimento, Francesco II di Borbone, L'ultimo re di Napoli.
Le caffettiere dei miei bisnonni. La fine delle icone nel design italiano
Chiara Alessi
Libro: Copertina morbida
editore: UTET
anno edizione: 2018
pagine: 132
Che cosa definisce un'icona nel design? Quando nasce, e per mano di chi? Che differenza c'è tra icona e archetipo? E tra icona e tormentone? Si può prevedere che un oggetto diventerà un'icona? E come può un prodotto perdere il suo valore iconico? Partendo dall'evocazione di una memoria intima, privata, l'autrice ripercorre le storie di due famiglie determinanti nell'evoluzione storica del design e delle sue icone. Chiara Alessi, infatti, è cresciuta circondata da oggetti di design, a pochi passi dalle fabbriche dei suoi bisnonni: Alfonso Bialetti, inventore della moka, e Giovanni Alessi Anghini, fondatore dell'omonima centenaria azienda di casalinghi. Amici, concorrenti e consuoceri, Bialetti e Alessi possono essere considerati i nonni delle icone, e forse, in un certo senso, anche i padri nobili di un'importante fetta della produzione di cultura materiale. Dopo di loro molti designer hanno arricchito la storia del disegno industriale di oggetti di culto: la Fiat 500 disegnata da Giacosa, la lampada Falkland di Munari, la libreria Carlton di Sottsass, lo spremiagrumi di Starck... Se è facile rintracciare pezzi iconici nei cataloghi del passato, appare sempre più complesso individuarne alcuni tra la produzione contemporanea. Ma non siamo noi a non essere più in grado di progettare icone di design, ci dice Chiara Alessi. Attraverso un'attenta analisi, e allargando la questione all'ambito della moda e della musica, individua nei cambiamenti endemici del momento contemporaneo il nodo del problema: il cambio di paradigma che ci troviamo a vivere impone la ricerca di nuovi strumenti di lettura, più adeguati, capaci non solo di fornirci una nuova prospettiva sulla realtà ma, soprattutto, di aiutarci a comprenderla.
Il viaggio della capitale. Torino, Firenze e Roma dopo l'Unità d'Italia
Attilio Brilli
Libro: Copertina morbida
editore: UTET
anno edizione: 2017
pagine: 152
Nel 1899, ricordando i suoi soggiorni in Italia, Lev Tolstoj scriveva alla moglie: «Firenze, è vero, anche a me piace per la modestia e la gradevolezza. Al mio tempo - tuttavia - d'improvviso si cominciò a sciupare: era diventata capitale». Molti dei viaggiatori stranieri che in quegli anni intraprendevano il grand tour lungo le strade italiane rimanevano interdetti davanti ai cantieri che affollavano il centro storico. Osservando gli sventramenti degli stretti vicoli fiorentini, Ruskin rimpiangeva la Firenze immobile di alcuni anni prima, quando era ancora possibile attraversare le stesse strade percorse da Dante. La trasformazione aveva preso il via con l'unità d'Italia, quando i politici sabaudi avevano deciso di spostare temporaneamente la capitale da Torino a Firenze, nella speranza di stabilirla un giorno a Roma, ancora da conquistare. Il ruolo di capitale, seppure provvisoria, aveva reso necessari cambiamenti strutturali che minacciavano l'antica pianta della città: le mura medievali furono abbattute e al loro posto nacquero ariosi boulevard e interi quartieri sorsero a ridosso della città vecchia. Le trasformazioni di Firenze tuttavia non sono paragonabili a quelle che coinvolsero Roma. Dal 1871 le vie dell'Urbe sono invase di calcinacci e ponteggi, mucchi di pozzolana rossa e muraglie di detriti, lastre di travertino e polvere. I borghi del centro demoliti o ridisegnati, gli enormi spazi verdi delle ville patrizie all'interno delle mura - caratteristica peculiare della geografia urbana di Roma - venduti e edificati. Quella che era la provinciale e immobile città dei papi cominciò a crescere a dismisura, senza controllo. Utilizzando le testimonianze e i diari dei viaggiatori del tempo, Attilio Brilli insegue la capitale nel suo viaggio da Torino a Roma, attraverso Firenze, e ci restituisce la cronaca avvincente di un momento decisivo della storia italiana: la nascita di una società moderna, espressione di una nuova classe sociale, che avrebbe cambiato nel profondo la fisionomia delle grandi città italiane.

