Edizioni Punto Rosso
Nero beffardo
Gino Benvenuti
Libro: Copertina morbida
editore: Edizioni Punto Rosso
anno edizione: 2022
pagine: 320
"Questo libro di racconti di Gino Benvenuti accentua, come gli altri, l'oscurità della quotidianità, cioè la sua condizione di eccezionalità e di eccedenza, ma presa, con la consueta ironia, nella sua apparente ed assoluta monotona normalità. Tuttavia lo fa seguendo un percorso diverso e per certi versi perdurante: il filo nero della disfatta, della paura e della situazione che si fa via via sempre più agghiacciante e senza uscita, dove equivoci, espedienti e piccole trovate cercano di risolvere e salvare i malcapitati coinvolti. Senza però riuscirci, come in un destino beffardo, dove le sue povere cavie si invischiano in un "eterno ritorno del sempre uguale", segnato però dalla sua faccia sempre più cattiva e feroce. È la ritrosia pressoché totale al cambiamento che diventa la condizione più prolifica per la disfatta destinale, e il carburante più esplosivo di quest'ulti- ma risultano essere le passioni e i desideri imprigionati dal risentimento, dalla subordinazione invidiale, dalla micragnosa comparazione tutta orien- tata al ribasso. Solo il clinamen ci può salvare". (Dalla Prefazione di Roberto Mapelli)
Fare la guerra con il diritto. Introduzione al Lawfare
Cristiano Zanin Martins, Rafael Valim, Valeska Teixeira Zanin Martins
Libro: Copertina morbida
editore: Edizioni Punto Rosso
anno edizione: 2022
pagine: 120
Il cosiddetto lawfare consiste nell'uso strumentale della magistratura e dei media per colpire avversari politici o concorrenti economici. Ne abbiamo potuto constatare l'estrema dannosità soprattutto in relazione alla situazione brasiliana, nella quale la persecuzione giudiziaria di Lula da parte del giudice Moro ha svolto un ruolo essenziale nell'ascesa al potere di Bolsonaro, pagata dal popolo brasiliano con centinaia di migliaia di vittime del covid, della fame e dell'oppressione e dal mondo intero coll'irreparabile devastazione dell'Amazzonia, polmone verde del pianeta. E' quindi compito di tutti, ma anzitutto dei giuristi, vigilare fermamente affinché fenomeni analoghi non abbiano più a ripetersi. Lo strumento giudiziario deve essere utilizzato rettamente per colpire mafia, corruzione e malaffare laddove essi effettivamente si presentano e non già essere deviato per fare gli interessi di questo o quel gruppo di potere, che utilizzi i giudici come propri burattini e il potere dei mass-media come una mazza per colpire gli avversari politici. La battaglia è anche quindi sul piano dell'informazione. Il Cred, attivo nella promozione della democrazia e dei diritti in Italia e sul piano internazionale (mediante il suo Gruppo d'intervento giuridico internazionale) partecipa all'osservazione di processi giudiziari ed elettorali ovunque nel mondo, promuove dibattiti ed elabora proposte in questa prospettiva, ed è pertanto ben lieto di poter contribuire in tal modo alla causa dell'effettiva giustizia, condizione irrinunciabile dell'ordinata convivenza sul pianeta
Un mondo nell'abisso. Saggio sulla globalizzazione capitalistica
André Tosel
Libro
editore: Edizioni Punto Rosso
anno edizione: 2022
Come comprendere la globalizzazione, che è ormai il riferimento di ogni pensiero responsabile? Si tratta di un evento senza precedenti, che costringe a ripensare lo spazio e il tempo dell'azione umana e la costruzione del nostro mondo? Oppure è un nuovo periodo nella storia dell'economia-mondo retta dal modo capitalistico di produzione, che si riproduce secondo la sua necessità sistemica, ma in nuove forme? Quali sono queste nuove forme economiche, sociali, politiche, culturali? Come pensare la relazione tra l'egemonia esercitata dalla direzione strategica delle imprese transnazionali e le riforme dei processi di lavoro operate dalla nuova tecnologia sociale delle comunicazioni? Quali sono le conseguenze della finanziarizzazione di un'economia che rende la forza-lavoro internazionalizzata non tanto una forza-lavoro salariata quanto precarizzata? Cosa fare della produzione di un'apartheid mondiale che trasforma masse d'uomini in un'umanità superflua? Come interpretare la generalizzazione di una cultura dell'infinito di un consumo solvibile che radicalizza il desiderio di consumare e cancella la cittadinanza? La democrazia rappresentativa può superare la crisi che ne fa un regime autoreferenziale incapace di prendere in considerazione i bisogni e le aspirazioni di trasformazione? È realizzabile la promessa di una democrazia cosmopolitica? Che cosa diviene lo Stato-nazione e quali sono le sue nuove funzioni? La guerra globale suscitata dall'Impero statunitense che si erge in popolo eletto è un destino che apre a una guerra di civiltà? Come pensare i rapporti tra un universalismo che è minacciato di diventare imperiale e differenze socioculturali che sono minacciate di rinchiudersi nel loro esclusivismo? Sono questioni che culminano in un interrogativo cruciale: il mondo della globalizzazione è ancora un mondo che comprende la possibilità ontologica dell'essere in comune, di un senso comune, di una volontà comune, di un bene comune che non può ridursi alla condivisione delle regole procedurali? Non è invece questo mondo minacciato dalla sua stessa dinamica di produzione per la produzione di abissarsi in un non-mondo? Le premesse del neoliberismo, così come quelle del liberalismo sociale, sono crudelmente smentite. La filosofia si trova davanti alla sfida della nuova questione cosmologica, che è al tempo stesso ontologica ed etico-politica. Le categorie di Storia, di Mondo, di Azione devono essere ripensate da questo punto di vista, che è anche quello delle masse dissociate e segregate dal moloch del capitalismo globalizzato.
Né con la Russia né con la Nato. La guerra in Ucraina. Appunti storico-politici
Francesco Bochicchio
Libro: Libro in brossura
editore: Edizioni Punto Rosso
anno edizione: 2022
pagine: 310
Gli scritti contenuti in questo volume sono stati redatti a partire dallo scoppio della guerra alla fine di febbraio 2022 nella stessa successione temporale qui seguita e sono presentati senza alcuna modifica sostanziale. La ragione di tale modalità di presentazione consiste non tanto nel mantenere freschezza alla narrazione, quanto piuttosto nell'esigenza di una narrazione fedele e rispondente a criteri di storicità. In tal modo si pongono i presupposti per una ricostruzione della guerra fedele ed autentica, senza ricadere in ri-scritture "ex post": il parlare con il "senno del poi" è il contrario dell'approccio scientifico. Il rischio di disorganicità è stato tenuto presente ed affrontato "ab origine", tenendo sempre presente la complessità della guerra, da affrontare in tutti i risvolti ed in tutti i dettagli, senza peraltro perdere di vista la sua unitarietà. Tale unitarietà è stata ricostruita secondo l'approccio della geo-politica, vale a dire della scienza politica. Si è quindi bandito l'approccio "a tesi" del pensiero unico, che preclude la possibilità di comprendere gli esatti termini della questione, con l'indefettibile e non apprezzabile conseguenza di cadere vittima, nel delineare gli scenari, di una com mistione tra pensiero e speranza ("putant quod cupiunt", sentenziavano acutamente al riguardo i latini). Prefazioni di Vincenzo Comito e Giuseppe Oddo.
I nodi irrisolti del pensiero arabo. Palestina, Riformismo, Jihad
Maher Charif
Libro: Libro in brossura
editore: Edizioni Punto Rosso
anno edizione: 2022
pagine: 158
Originario di Jaffa, nato e cresciuto a Damasco, Maher Charif è uno dei maggiori intellettuali palestinesi e arabi viventi, conosciuto per le sue ricerche di storia del pensiero moderno e contemporaneo, dove unisce al rigore scientifico, condito da un forte spirito critico (e autocritico), la passione politica e sociale, nonché l'impegno civile per i più alti valori della cittadinanza. I saggi qui riuniti offrono una sintesi dei suoi tre principali filoni di studio: la questione palestinese, il riformismo/rinascimento arabo, la dottrina del jihad. Temi scottanti e nodi attualmente irrisolti, che invitano all'approfondimento e al dibattito. È in questo senso che vengono offerte, nella seconda parte del volume, stimolanti piste di riflessione, frutto del contributo di alcuni tra i migliori specialisti/e del nostro paese. Contributi di Edoardo Baldaro, Paolo Branca, Isabella Camera d'Afflitto, Azzurra Meringolo, Simone Sibilio.
Lettere agli italiani. Lettere a Cesare Cases, Alberto Carocci, Giudo Aristarco, Aldo Zanardo, Elsa Morante
György Lukács
Libro: Libro in brossura
editore: Edizioni Punto Rosso
anno edizione: 2022
pagine: 136
L'Italia è sempre stata al centro dell'interesse personale di Lukács, fino al punto che poco prima di morire ebbe a scrivere: «Ho sempre preferito l'Italia alla Germania per la vita quotidiana». Si possono comprendere facilmente le ragioni di tale preferenza (clima, cibo, bellezze artistiche e naturali). Rimase, però, per tutta la vita l'ostacolo della comprensione della lingua: nonostante Lukács abbia vissuto un anno a Firenze tra il 1911 e il 1912 non imparò mai l'italiano. La conoscenza della nostra cultura e dei suoi intellettuali avvenne, quindi, sempre attraverso il filtro del tedesco, la lingua che usava per la sua produzione culturale. Non si può, quindi, affermare che conoscesse molto profondamente la cultura italiana. Eppure, come scritto sopra, l'interesse verso l'Italia è sempre stato vivace e vissuto. In pratica, al di fuori del mondo mitteleuropeo e della Russia, Lukács viaggiò soltanto una volta in Francia, Svizzera e Scandinavia e molte più volte in Italia. La vivacità dell'interesse di Lukács verso l'Italia si può notare proprio nel carteggio con gli italiani. Ci sono continue richieste di informazioni sulla cultura italiana del passato e del presente o progetti di viaggi che si sono realizzati o sono rimasti solo intenzioni desiderate. A testimoniare questo interesse ci sono anche i saggi dedicati ad autori italiani - da Dante a Manzoni, da Croce a D'Annunzio - e la considerazione in cui teneva Gramsci, che purtroppo non conobbe personalmente, né mai lesse a causa del suddetto ostacolo della lingua e della scarsezza di traduzioni, al tempo della vita di Lukács, nelle lingue da lui conosciute: tedesco, ungherese, inglese e francese. Conobbe molto probabilmente Togliatti a Mosca e ne ebbe sempre un giudizio positivo. Considerò sempre con stima gli scrittori italiani a lui contemporanei, Calvino, Moravia e specialmente la Morante, di cui qui le lettere che le indirizzò. Incontrò Pasolini e insieme assistettero a "Il Vangelo secondo Matteo". Insomma sfruttò tutte le occasioni che gli presentarono nel corso della vita per approfondire il suo interesse verso l'Italia, ma si tenga conto che dal 1914 al 1945 i rapporti con l'Italia erano praticamente impossibili. Dopo la guerra, i rapporti tra Italia e Ungheria non erano stretti, ma ciò nonostante Lukács mantenne un suo personale rapporto con l'Italia e, in particolare, con il Partito Comunista Italiano, che considerò come una sorta di partner privilegiato nella sua produzione intellettuale. Il referente italiano di questo rapporto fu soprattutto Cesare Cases, la corrispondenza con il quale rappresenta la parte maggiore di questo libro.
Rousseau e Marx e altri saggi di critica materialistica
Galvano Della Volpe
Libro: Libro in brossura
editore: Edizioni Punto Rosso
anno edizione: 2022
pagine: 206
"Rousseau e Marx e altri saggi di critica materialistica" di Galvano della Volpe è stato pubblicato a Roma da Editori Riuniti nell'aprile 1957. Il libro è l'esito coerente di un intenso lavoro teorico nel campo marxista. Se per Rousseau l'uomo è la persona, l'individuo depositario di diritti originari, la società pensata nel "Contratto sociale", assumerà i tratti esclusivi, eppure riconoscibili, con cui nell'età moderna si presenta la libertà borghese. All'individualismo atomistico ed astorico proposto dal filosofo ginevrino, la cui genealogia ci riporta alla tradizione platonico-cristiana, della Volpe contrappone la concezione dell'uomo come ente sociale esposta da Marx nei Manoscritti economico-filosofici del 1844. Il libro non si limita, tuttavia, a riproporre le tesi classiche del marxismo su Rousseau. La sua novità risiede nel fatto che della Volpe si interroga sul lascito politico non ancora «storicamente esaurito» di Rousseau. Nei saggi scritti tra gli anni Cinquanta ed i primi Sessanta, si rafforza in lui la convinzione che occorra separare in maniera radicale gli esiti politici dai presupposti ideologici di Rousseau. In tal senso, secondo della Volpe, Rousseau prospetta un modello di società che esce fuori dai parametri storici e ideologici della borghesia. «È il concetto di una società egualitaria non livellatrice: una società così costituita da realizzare in e per se stessa un tipo di eguaglianza o giustizia consistente in una proporzionalità universale di differenze sociali e di differenze personali di merito (forza, talento etc.)». Si tratta di una «proporzionalità universale in quanto assicurata dalla "forza comune" del "corpo sociale". Così si apre una domanda sulla democrazia poi lasciata cadere nell'"Emilio" e nel "Contratto sociale", ma che si realizza storicamente nel socialismo. Il progetto politico originario di Rousseau non è dunque esaurito, ma trascende la rivoluzione borghese, imprimendo uno sviluppo ulteriore all'idea di democrazia. postfazione di Francesco Bochicchio
Paulo Freire. Un educatore popolare
Sergio Haddad
Libro
editore: Edizioni Punto Rosso
anno edizione: 2022
pagine: 186
Una biografia del grande educatore brasiliano.
Lukacs maestro di pensiero critico
Istvan Meszáros
Libro
editore: Edizioni Punto Rosso
anno edizione: 2022
pagine: 380
"Per quanto lo stesso Lukács non sia riuscito a svolgere la critica radicale necessaria nei confronti dell'ordine sociale post-rivoluzionario, il rifiuto appassionato e intellettualmente coerente della prospettiva di un disarmante pessimismo è rimasto parte legittima e valida del suo discorso. Nel momento in cui il collasso definitivo dello Stato sovietico avrebbe minacciato anche il suo ultimo Prinzip Hoffnung, egli non era più in vita. L'implosione del sistema capitalistico di tipo sovietico ha concluso un'espe- rienza storica durata sette decenni, rendendo storicamente superate tutte le teorizzazioni e le strategie politiche concepite nell'orbita della rivoluzione russa - sia in senso positivo che come varie forme di negazione. Il collasso del sistema non è separabile dalla crisi strutturale del capitale iniziata negli anni settanta. Quella crisi dimostrò chiaramente la vacuità delle strategie prece- denti, fosse il progetto di Stalin di costruire il socialismo superando gli Stati Uniti nella produzione pro-capite di ghisa, o quello altrettanto assurdo del post-stalinismo di costruire una società comunista pienamente emancipata sconfiggendo il capitalismo con una competizione pacifica. Nel sistema capi- talistico di fatto non ci può essere alcuna "competizione pacifica"; neppure quando una delle parti in competizione continua a illudersi di essere libera dalle deformanti costrizioni strutturali del capitale nella sua forma storica- mente specifica".
Le cadute. Il Governo Prodi e la scissione di Rifondazione Comunista (1996-1998)
Severino Galante
Libro
editore: Edizioni Punto Rosso
anno edizione: 2022
pagine: 356
Dicono che fu Fausto Bertinotti ad affossare il primo governo di Romano Prodi. Dicono anche che egli fu l'esecutore di un complotto ordito dal segretario dei Ds Massimo D'Alema e da quello del Ppi Franco Marini. E qualcuno aggiunge che Francesco Cossiga ci mise del suo per portare alla presidenza del Consiglio dei ministri il primo - e finora l'unico - ex comunista. C'è del vero in queste bugie che, spesso ripetute e ricomposte in una narrazione nella quale il verisimile fa aggio sul vero (cioè, per lo storico, sul documentato o documentabile), si sono trasformate nel tempo in Verità indiscutibili e scontate: in luoghi comuni... L'autore prova a sfatare, oltre a questi luoghi comuni, pure quello secondo il quale un partecipante - come attore e come testimone - alle vicende storiche non potrebbe poi anche cimentarsi in una corretta analisi storiografica di esse. Per lui vale ancora la lezione di Tucidide: "Ho ritenuto mio dovere descrivere le azioni compiute in questa guerra non sulla base di elementi d'informazione ricevuti dal primo che incontrassi per via; né come paresse a me, con un'approssimazione arbitraria, ma ana- lizzando con infinita cura e precisione, naturalmente nei confini del possibile, ogni particolare dei fatti cui avessi di persona assistito, o che altri mi avessero riportato. Laboriosa e complessa indagine: poiché le memo- rie di quanti intervennero in una stessa azione, non coincidono mai sulle medesime circostanze e sfumature di quella. Da qui resoconti diversi, a seconda della individuale capacità di ricordo o delle soggettive propensioni".

