Luglio (Trieste)
Kaiser Franz Josef I. Il più grande piroscafo passeggeri della marina austroungarica
Paolo Valenti
Libro: Copertina morbida
editore: Luglio (Trieste)
anno edizione: 2010
pagine: 132
Carso triestino. Non solo panorami
Roberta Radini
Libro: Copertina morbida
editore: Luglio (Trieste)
anno edizione: 2010
pagine: 116
Eduard Ritter von Orel (1841-1892) und die österreichisch-ungarische Nordpolar-Expedition mit seinem Rückzugstagebuch von 1874
Enrico Mazzoli, Frank Berger
Libro: Copertina morbida
editore: Luglio (Trieste)
anno edizione: 2010
pagine: 162
A torziolòn sula Cervignano-Belvedere de Grado. Una giornata tragicomica su due ruote all'insegna del più bieco masochismo ciclopedonale
Sergio Sghedoni
Libro: Copertina morbida
editore: Luglio (Trieste)
anno edizione: 2010
pagine: 56
Seana Jones si è voluto nuovamente cimentare nel descrivere un percorso ciclopedonale ricavato da un tracciato ferroviario dismesso, questa volta fuori provincia, anche se non troppo distante da Trieste. A torziolon sula Cervignano - Belvedere de Grado Conduce il lettore a visitare lungo quel percorso, a piedi o in bicicletta, l'Aquileiese, luogo ricco di storia e di gradevoli paesaggi, ove in un tempo ormai remoto esisteva un piccolo trenino che lo attraversava, sacrificato poi all'incedere inesorabile del progresso, ma mai del tutto dimenticato.
Fronte di guerra. Trieste, il Carso, Gorizia, Caporetto: immagini inedite della Grande Guerra
Leone jr. Veronese
Libro: Copertina morbida
editore: Luglio (Trieste)
anno edizione: 2009
pagine: 262
Victoria. Un capolavoro di Trieste
Paolo Valenti
Libro: Copertina morbida
editore: Luglio (Trieste)
anno edizione: 2009
pagine: 152
L'edicola di devozione a Trieste e nel Carso. Guida a strutture ed elementi architettonici
Libro: Copertina morbida
editore: Luglio (Trieste)
anno edizione: 2009
pagine: 168
Trieste ricorda. Cronistoria della città attraverso le sue targhe commemorative
Libro: Copertina morbida
editore: Luglio (Trieste)
anno edizione: 2009
pagine: 172
Poche sono le targhe "antiche", cioè poste prima del 1700. Abbiamo un piccolo numero di lapidi d'epoca romana, poi un vuoto di secoli fino ad arrivare al '600, ma anche per questo periodo le targhe si contano sulle dita di una mano. Numerose sono quelle realizzate dopo la metà dell'Ottocento, che vennero collocate per volere del nostro Comune (fortemente nazionalista) o da circoli dichiaratamente irredentistici. Molte invece vennero poste dopo il 1918 con la "Redenzione". Poi ancora una trentina d'anni di "silenzio", fino agli anni 1947-1954. Durante quest'ultimo periodo ritornano numerose le manifestazioni e la posa delle targhe perché si tratta di un'epoca tormentata (occupazione alleata) ed il destino di Trieste è un po' incerto. Questa propaganda patriottica venne svolta essenzialmente dalla Lega Nazionale che in quegli anni era molto attiva e attenta. Oggi la posa in opera di una targa ricordo è una cosa rara, poche sono le manifestazioni o gli anniversari da commemorare e poca è pure l'attenzione delle associazioni e della gente in generale. Cambiano i tempi, cambiano gli usi.
Nello scrigno della storia. Piccole e grandi vicissitudini di una città controversa
Libro: Copertina morbida
editore: Luglio (Trieste)
anno edizione: 2009
pagine: 96
Con questo agile lavoro abbiamo inteso rivolgerci in modo particolare ai giovani, allo scopo di avvicinarli alla conoscenza del dialetto triestino, attraverso la storia della città nel XIV secolo: un secolo nel quale si è sviluppata quella che, in seguito, è diventata la Trieste moderna. A partire dal Basso Medioevo, genti della più varia provenienza confluirono a Trieste dove mercanti, artigiani e popolani si incontravano con una nuova parlata, nata spontaneamente dal veneziano, la lingua franca dell'epoca usata per commerciare sul mare Adriatico. E così, mentre l'uso del latino si andava restringendo alle classi più colte, anche il ladino iniziò a lasciare il posto a questo nuovo idioma. Nel corso del tempo, italiani, tedeschi, slavi, greci, levantini, arabi e africani affollarono il grande porto di Trieste, spinti dal mutuo interesse alle negoziazioni commerciali in una "zona franca". La città divenne un crogiolo dei più diversi accenti, che seppe trovare la sintesi ideale di convivenza in quel nuovo e vivace idioma, in continua crescita e trasformazione, di pari passo con il modificarsi urbano.

