Effigie: Saggi e documenti
Risorgimento pavese
Mino Milani
Libro: Libro in brossura
editore: Effigie
anno edizione: 2011
pagine: 181
Mai come durante il Risorgimento nazionale i pavesi hanno saputo osare e combattere. Qualche consonanza si può cogliere forse con i mesi gloriosi della Resistenza al nazifascismo di un secolo dopo, in pianura e sui colli dell'Oltrepò. È l'unica. Tra il Sette e l'Ottocento, Pavia è una città pigra e filoaustriaca, che poco si commuove alle notizie della rivoluzione del 1789; e la cosiddetta rivolta di Pavia contro Napoleone e i giacobini, lontana da ogni intento sociale, in realtà è un moto contadino pilotato dagli ambienti antifrancesi. Poi, negli anni Trenta e Quaranta, gli ideali repubblicani di Giuseppe Mazzini e della «Giovine Italia» si diffondono impetuosi tra i giovani pavesi del tempo. E giunge la «primavera della patria», il 1848. Poco prima delle "cinque giornate" di Milano, a Pavia cade in un agguato il giovane pittore Pasquale Massacra. Il suo sangue non resta invendicato. I fratelli Cairoli, Gaetano Sacchi, Giacomo Griziotti, Angelo Bassini, Giuseppe Pedotti, Antonio Mantovani e Agostino Depretis sono tra i protagonisti dell'irripetibile stagione delle due guerre d'indipendenza e del decennio di resistenza che le separa. Nel 1860, da Pavia partono con Garibaldi per la Sicilia in 250: 63 sono pavesi, insieme con i numerosi bresciani e bergamaschi che studiano presso l'Ateneo cittadino. Alcuni cadono sui campi di battaglia; altri, dopo l'Unità, proseguono la lotta con nuovi mezzi.
Non siamo gli ultimi
Massimo Rizzante
Libro: Libro in brossura
editore: Effigie
anno edizione: 2008
pagine: 104
Mid Atlantic. Teatro e poesia nel Novecento angloamericano
Franco Buffoni
Libro
editore: Effigie
anno edizione: 2006
Fuochi sulla città. Quasi un manuale di educazione civica
Libro: Copertina morbida
editore: Effigie
anno edizione: 2006
pagine: 142
Sempre più il linguaggio della politica parla a sé stesso in una circolarità vuota, con parole fatte per convincere, che non hanno relazione con le realtà sperimentate sul territorio né con le esigenze di coloro che vivono all'interno della città e dello Stato. In democrazia l'imbonimento è più subdolo e permeante, usa parole "buone" appartenenti alla sfera della legalità: "trasparenza", "eccellenza", "efficacia", "qualità comunicativa". In realtà il risultato di questo sistema è proprio la disinformazione. Sempre meno si assiste a un confronto reale tra le forze politiche e l'elettorato che le ha espresse mentre, a destra come a sinistra, si afferma quello che Pasolini chiamava "il misto della partecipazione al potere, il trasformismo e il cinismo del sistema". Questo volume nasce dall'urgenza di ripristinare la cinghia di trasmissione tra i cittadini e la buona amministrazione pubblica che, a Pavia, è venuta meno durante il dibattito tra la società civile e i politici impegnati nella realizzazione del "Festival dei Saperi". Opera collettiva cresciuta sul tema della legalità, incalzata dai silenzi intorno ai fatti e dai movimenti - di denaro più che di idee - che hanno sostenuto l'iniziativa del Festival, il libro tesse un'inchiesta, sostenuta dai numerosi documenti pubblicati in appendice che informano laddove l'informazione è mancata, rilanciando il progetto a partire dalle ragioni della città, del suo patrimonio e della sua storia.
Alle sponde del tempo consunto. Carlo Emilio Gadda dalle poesie di guerra al Pasticciaccio
Maria Antonietta Terzoli
Libro: Libro in brossura
editore: Effigie
anno edizione: 2009
pagine: 149
Il libro propone otto saggi dedicati a vari aspetti dell'opera di Carlo Emilio Gadda: dai primi esercizi poetici - che per la difficile disponibilità dei testi (e poi il rapido esaurimento dell'edizione critica) sono rimasti a lungo trascurati, se non ignorati - fino al "Pasticciaccio", passando attraverso le esperienze narrative del "Castello di Udine", della "Madonna dei Filosofi" e soprattutto della "Cognizione del dolore". L'esercizio poetico, praticato in maniera desultoria e quasi in segreto, mai approdato a una raccolta d'autore, anzi ostinatamente censurato, accompagna il prosatore fino ad anni tardi e ha avuto un'importanza straordinaria nella genesi della sua scrittura più alta. Il recupero di questa esperienza lirica, pur non eccelsa, consente uno sguardo in parte nuovo anche sul Gadda maggiore, mostrando in maniera non mediata la nascita di temi e ossessioni poi ricorrenti nel prosatore, ma anche il fissarsi di forme e tecniche espressive della sua scrittura. Gli studi qui raccolti propongono inoltre un'indagine a largo raggio della pagina gaddiana, dove confluiscono con geniale contaminazione le componenti più eterogenee.

