I Libri di Emil: Libera la ricerca
Effetto Al Jazeera. Transnazionalismo e ibridizzazioni nei sistemi del giornalismo arabo contemporaneo
Augusto Valeriani
Libro
editore: I Libri di Emil
anno edizione: 2010
pagine: 314
Il lancio di Al Jazeera nel 1996 e la conseguente esplosione del fenomeno del giornalismo satellitare nel mondo arabo hanno trasformato l'ambiente in cui i giornalisti si trovano a lavorare e a riflettere sul proprio lavoro. Televisioni e giornali nazionali si trovano costretti in una difficile competizione con news organization panarabe che possono contare su maggiori risorse economiche, un più alto livello di libertà editoriale e, spesso, un maggiore successo di pubblico. All'interno di questo nuovo contesto di "transnazionalismo velocizzato" si sono sviluppate nuove forme di relazione e di interconnessione per i giornalisti arabi: se i sistemi nazionali continuano a rappresentare l'arena centrale di elaborazione di valori e pratiche professionali si va sempre più delineando una nuova dimensione di dialogo tra attori nazionali e transnazionali. Si tratta di una dimensione ibrida la cui considerazione è imprescindibile per comprendere le dinamiche di sviluppo del giornalismo arabo contemporaneo. A partire dal caso egiziano "Effetto Al Jazeera" propone un'analisi dei processi di negoziazione dei valori e delle pratiche della cultura giornalistica nel mondo arabo contemporaneo. Una realtà dove giornalisti che lavorano per le news organization nazionali, corrispondenti e giornalisti "in house" dei media panarabi come Al Jazeera e Al Arabiya si confrontano e si scontrano, definendo il proprio lavoro a partire dalle somiglianze e differenze che li legano.
What happened to participation? Urban development and authoritarian upgrading in Cairo's informal neighbourhoods
Elena Piffero
Libro: Copertina morbida
editore: I Libri di Emil
anno edizione: 2009
pagine: 168
Corpo politico. Corpo, Dike, comunicazione fra Agamennone e Pericle
Cristiana Caserta
Libro: Copertina morbida
editore: I Libri di Emil
anno edizione: 2009
pagine: 168
Babilonia era dotata di quattrocentottanta stadi di fortificazioni, di un fossato largo e profondo, di un muro alto cinquanta cubiti e largo duecento, di cento porte di bronzo e viveri accumulati da molti anni. Tutto questo non servì però a salvarla dalla conquista persiana. Secondo Erodoto la più bella e la più grande delle città assire scontò una tragica difficoltà di comunicazione. L'impressione suscitata nei Greci dalle dimensioni della città, che contribuì a creare lo stereotipo della "città orientale", è in questo caso collegata all'impossibilità di trasmettere le informazioni. Anche Aristotele affermava che polis e territorio dovevano essere "abbracciabili con un solo sguardo", perché eccedendo questa misura nessun araldo avrebbe potuto farsi sentire da tutti. Occorre allora porsi il quesito se la polis fosse una comunità diversa anche in virtù del proprio tipo di comunicazione, e se essere cittadino significasse possedere una competenza comunicativa specifica. La risposta a questa domanda viene fornita attraverso una rilettura del mito di Prometeo, della commedia Uccelli di Aristofane e della figura di Pericle. Attraverso lo scarto tra uomo prometeico e cittadino, tra dimensione originaria dell'uomo e sua integrazione politica, si scopre così il punto di vista sulla techne e sulla cittadinanza degli uomini del V secolo.