Il migliore dei mondi impossibili si compone di alcune smaglianti prose critiche sul teatro e sul mondo greco, nonché di tre pièces filosofiche inedite. Due riprendono opere sofoclee (Antigone e Trachinie) per svolgerle però nei modi autonomi, creativamente eruditi e di solito poco praticati, delle Operette morali di Leopardi o delle ficciones críticas borgesiane; mentre la terza, Tutti sanno il giorno e l'ora, è di ambientazione moderna. Il piglio è decisamente filosofico, pessimista, ma con venature di umanissima pietà e senza alcun arzigogolo teoretico, dispiegandosi piuttosto in una vibrante forma dialogica, che per afflato poetico distanzia Anna Rotunno da autori affini (María Zambrano o David Benatar, ad esempio) in forza di intuizioni come questa: "Il confine o la differenza tra un mio respiro e la violenza non ho ancora imparato". Al di là delle assolute qualità drammaturgiche e di dottrina, la particolare fisionomia del suo theatron è data da quella "radice della nostra rovina e del nostro riscatto" (ovvero la morte) che si risolve in una sorta di muto canto del sottosuolo, come suggeriscono le parole con cui il libro si chiude: "Perciò ho strappato da me tutte le lingue, false e bugiarde, tutte, come antichi dèi".
Il migliore dei mondi impossibili. Pièces filosofiche
sconto
5%
| Titolo | Il migliore dei mondi impossibili. Pièces filosofiche |
| Autore | Anna Rotunno |
| Curatore | M. Lanterna |
| Collana | Biblioteca di studi umanistici, 54 |
| Editore | La Scuola di Pitagora |
| Formato |
|
| Pagine | 144 |
| Pubblicazione | 2026 |
| ISBN | 9791256130931 |

