Com'è possibile conoscere ciò che non si lascia conoscere? La cosiddetta «teoria delle idee» cercava a suo modo di intercettare questo interrogativo, e con un ardire alquanto ironico evitava accortamente di rispondervi. Assecondando la dialettica platonica, occorre sfibrare la parola finché non rimane più niente da dire, finché resta, semmai, qualcosa da contemplare. Ai margini del linguaggio brilla l'idea, che Plotino scorge come atto anziché come fatto, come segno anziché come significato, come vita anziché come dottrina. Per questo «principe dei Platonici» l'idea nomina un innominabile: l'evento o il reale, l'intempestivo o l'inattuale cui la filosofia non smette di tornare, riscoprendo ogni volta la sua origine greca. Con un tratto dunque insistente e insieme errante, questo scritto restituisce i presupposti dell'eidetica plotiniana nella continua reversione di monismo e pluralismo delle forme. Mimando lo stile visionario delle Enneadi, esso s'impegna a ricreare uno stesso - l'Uno, l'idea - da molteplici angolazioni prospettiche, mostrando che di quel che v'è di più pregevole ed enigmatico - la singolarità di ogni cosa - ci si può appropriare soltanto diventandone paradigma.
Singolarità e paradigma. Il monismo delle forme di Plotino
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| Titolo | Singolarità e paradigma. Il monismo delle forme di Plotino |
| Autore | Eugenio Buriano |
| Collana | Studia humaniora, 103 |
| Editore | Orthotes |
| Formato |
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| Pagine | 438 |
| Pubblicazione | 2026 |
| ISBN | 9788893145497 |

