SE: Testi e documenti
Monsieur Teste
Paul Valéry
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2026
“L'ascendenza cartesiana di Teste non ha bisogno di essere provata. Valéry stesso si riferisce più volte al suo eroe come al «mio cogito» [...]. L'operazione di Valéry è, però, ben più che una semplice ripresa dell'esperienza cartesiana del cogito. La ripresa che egli attua è, infatti, nello stesso tempo, una decostruzione, in virtù della quale ciò che era un principio e un fondamento diventa una finzione teatrale e un limite impossibile. Più volte Valéry insiste sull'aspetto funzionale e operazionale del suo «ego» contro ogni rischio di sostanzializzazione. Ciò che egli cerca - leggiamo in un passo che documenta la nascita stessa del sistema di Valéry - è «spingere all'estremo la funzione dell'Io, e non la sua personalizzazione» [...]. E allora evidente che il suo «ego» - a differenza di quello di Descartes, che si è «lasciato incantare dallo sguardo di Medusa del verbo Essere» - non può aprire alcun varco sull'essere. Al «penso, dunque sono» cartesiano, la testa oracolare che Valéry situa nell'isola immaginaria di Xiphos (che potrebbe ben essere la patria di Teste) oppone il suo: «io non sono; io penso».” (Dallo scritto di Giorgio Agamben)
Le sette principesse
Nezamî di Ganjè
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2026
«Un giorno il Principe era venuto dalla campagna e s'aggirava lieto nel Khavarnaq quando vide una stanza chiusa, il cui custode s'era salvato da ogni sua ricerca. Il Principe non aveva mai messo piede in quella stanza e così anche i suoi cortigiani e i tesorieri. Chiese: "Perché questa dimora è chiusa e serrata? Dove è il custode e dove la chiave?". Venne il custode e consegnò la chiave al Principe, il quale, aperta la serratura, che vide? Vide una dimora come uno scrigno di tesori, così che l'occhio che la rimirava diveniva pesatore di perle, più bella di cento gallerie di Cina, con disegni sceltissimi; tutto ciò che esisteva di lavoro fine e sottile era disegnato sui muri di quel padiglione. V'erano sette effigi splendidamente dipinte, ciascuna connessa con un continente del mondo. [...] In un ampio circolo ricurvo queste sette effigi erano state dipinte da una sola mano; ciascuna, con mille bellezze, illuminava la sostanza della luce della vista. E nel mezzo di quel circolo il pittore aveva effigiato una forma delicata, che era, rispetto alle altre, come il nocciolo rispetto alla corteccia; un giovane adolescente con perle sparse alla cintura, con una tenera peluria profumata sul volto di luna, come cipresso eretto con la testa fiera, tutto d'argento dalla corona alla cintola e quelle belle tutte rimiravano lui, ognuna innamorata di lui: lui sorrideva a quelle bambole ed esse tutte lo servivano e lo adoravano. Sul capo lo scrivano della sua effigie aveva scritto un nome: Bahram Gur!, e aggiungeva che il destino dei sette pianeti aveva deciso che questo possente sovrano, quando si sarebbe manifestato, avrebbe preso nel suo abbraccio come perle uniche le sette principesse dai sette continenti. "Non noi" si diceva "seminammo per volontà nostra questo seme, ma solo dispiegammo quel che mostrarono gli astri; dicemmo affinché sia dimostrato il pensiero, ma il dire viene da noi, l'agire da Dio"».
Thomas l'impostore
Jean Cocteau
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2026
pagine: 112
«Un ammasso di cavalli di frisia e filo spinato bloccava il passaggio. Per passare a sinistra, bisognava immergersi nell’acqua fino alle cosce. Guillaume scelse la destra. Sbucò su terraferma, rallegrandosi per la totale assenza di razzi illuminanti, ma quando si fermò, di fronte a lui, a una certa distanza, si distingueva la sagoma di una pattuglia nemica. Quella pattuglia vedeva Guillaume ma non si muoveva. Credeva di essere invisibile. Il cuore di Guillaume batteva forte, con colpi sordi, come il martello di un minatore nel fondo di una miniera. L’immobilità divenne intollerabile. Gli parve di sentire un chi-va-là. – Fontenoy! – gridò a squarciagola, trasformando la sua impostura in un grido di battaglia. E aggiunse, per fare uno scherzo, mentre fuggiva a perdifiato: – Guillaume II. Guillaume correva, saltava, scappava come una lepre. Non sentendo nessuno sparo, si fermò, si voltò, senza fiato. In quel momento, sentì un atroce colpo al petto. Cadde. Stava diventando sordo, cieco. “Una pallottola” si disse. “Sono perduto, a meno che non faccia finta di essere morto”».

