Ubulibri: La collanina
La tragedia del ridicolo. Teatro e teatralità nel Novecento tedesco
Giorgio Manacorda
Libro
editore: Ubulibri
anno edizione: 1996
pagine: 127
Stille Nacht. I corsi di Avignone
Tadeusz Kantor
Libro
editore: Ubulibri
anno edizione: 1991
pagine: 108
Viaggio per amore. Dal Deficiente a Land lover
Gianfranco Berardi
Libro: Libro in brossura
editore: Ubulibri
anno edizione: 2010
pagine: 101
"Vago, cieco, sospeso in quest'immenso scuro e uniforme che mi circonda. Prigioniero del buio, mi rifugio nel vuoto, seguendo d'istinto un minimo contrasto di luce. Il giorno e la notte sono uguali l'uno coi suoi miraggi abbaglianti, l'altra coi riflessi ingannatori: esiste solo il caso. Schivo pericoli che non capisco, stento a stare in piedi su questo suolo senza fondo. A che serve navigare in quest'abisso scuro e uniforme che rende tutto uguale?" (da Popeye s.r.l. 2007). Il poetico addio finale scritto da Gianfranco Berardi per Popeye esprime il costante rovello che anima la scrittura dell'autore, teso a tradurre in parola il mistero della vita da sempre inseguito nel suo teatro.
La gatta di pezza
Franco Scaldati
Libro
editore: Ubulibri
anno edizione: 2007
pagine: 92
È una storia della Palermo dell'ultimo dopoguerra quella narrata da "La gatta di pezza", che si svolge in un basso dove i morti si incrociano coi vivi e in cui anche nel privato vige la legge della violenza, e il sesso ha il valore della moneta corrente. Ma in questo tugurio animato dalle note di Luna rossa, spicca l'immagine di una ragazza demente dalla nascita, che, sempre armata del sostegno della bestiola di stoffa a fiori, trasuda poesia. E scavando nell'orrore, grazie a lei l'arte di Franco Scaldati ritrova la scrittura avvolgente e luminosa dei suoi giorni più belli.
Donna non rieducabile
Stefano Massini
Libro
editore: Ubulibri
anno edizione: 2007
Una storia vera. A poco più di un anno dall'omicidio di Anna Politkovskaja eccone un ritratto senza compromessi, full-immersion teatrale fra stupri e rappresaglie, corruzione e ricatto, disperazione e coraggio. Un viaggio a precipizio fra gli orrori russo-ceceni del terzo millennio, spiati e raccontati da una testimone definita dal Cremlino "non rieducabile": teste mozze di guerriglieri appese ai gasdotti, fagotti umani fatti saltare con le granate, gare fra militari per il record dello stupro, kamikaze nel centro di Grozny, episodi di corruzione aggravata mimetizzati da una propaganda a suon di fiction televisive, senza tralasciare le carneficine del Teatro Dubrovka e della Scuola di Beslan. La giornalista scomoda di "Novaja Gazeta" - freddata su commissione nell'ascensore di casa con due spari prima al cuore e poi alla testa - non è tuttavia proposta come un "personaggio" teatrale. Il memorandum ne ricompone piuttosto il profilo come in un mosaico, un puzzle. In ordine sparso. Un taccuino di appunti in forma teatrale, ovvero un collage di singoli squarci, istantanee, fotogrammi, sequenze, tutto per iscritto. Una galleria di immagini e sensazioni, riflessioni e incubi, pensieri ed emozioni. Quasi il sismografo di un'esistenza bruscamente interrotta.
La busta
Spiro Scimone
Libro: Libro in brossura
editore: Ubulibri
anno edizione: 2007
pagine: 46
Il segretario, Un signore, X, II cuoco, sono i personaggi della "Busta", quattro ruoli per un gioco che da subito si rivela inquietante. In un ambiguo ufficio-bunker arriva un signore che ha ricevuto una misteriosa busta a domandare le ragioni per cui gli è stata recapitata. Lo accoglie il segretario di un inaccessibile presidente. I modi subdoli del funzionario, i maltrattamenti inferti a un individuo che si nasconde in un ripostiglio, le urla che di tanto in tanto giungono da fuori, a segnalare che una vittima è stata torturata perché capisca cos'è la democrazia, l'irruzione di un cuoco aggressivo con un pentolone di carne sospetta, sono i manifesti indizi che il luogo nasconde qualcosa di minaccioso. A poco a poco si lascia intuire che il signore è stato convocato per rispondere di un'ignota colpa. Immediato dunque il riferimento a Kafka, uno degli autorevoli modelli cui Scimone impronta la propria scrittura, insieme a Beckett e a Pinter. Un testo agile nei dialoghi, in una lingua lontana da qualunque cadenza regionale che alterna battute comiche e agghiaccianti; un lavoro che parla di oggi, di un potere senza volto che si camuffa, di violenza ormai metabolizzata e accettata nel profondo, di un regime dittatoriale praticato senza dirlo.

