Castelvecchi: Etcetera
Un nero nei tribunali dei bianchi
Nelson Mandela
Libro: Libro in brossura
editore: Castelvecchi
anno edizione: 2013
pagine: 55
Nell'agosto 1962, dopo mesi di clandestinità e dopo aver partecipato alla conferenza pana-fricana ad Addis Abeba, Nelson Mandela viene arrestato. Le accuse imputate al leader dell'Africa National Congress sono due: aver incitato i lavoratori allo sciopero e aver lasciato il Paese senza passaporto. Durante il processo, che inizia l'autunno dello stesso anno, Mandela rivolge un vero e proprio atto di accusa contro il governo segregazionista, rivendicando la necessità di seguire la propria coscienza anche se questa si scontra con le leggi dello Stato. Il discorso proposto in questo libro, autodifesa pronunciata in un'udienza pubblica, è dunque una dichiarazione di "odio" verso il sistema dell'apartheid, ma anche un piccolo capolavoro di arte oratoria, tanto abile quanto appassionato, che ricostruisce le ragioni della strategia dell'ANC e il fermento dei popoli africani all'alba degli anni Sessanta. Nelle parole di Mandela non rivive soltanto la realtà del dominio bianco in Sudafrica, ma anche il valore ideale di una lotta che ha superato i confini nazionali diventando presa di coscienza per tutti gli uomini liberi del mondo.
La quarta Italia
Joseph Roth
Libro: Libro in brossura
editore: Castelvecchi
anno edizione: 2013
pagine: 72
Nell'autunno del 1928, Joseph Roth è in Italia, inviato dal quotidiano "Frankfurter Zeitung" per raccontare ai lettori tedeschi il Paese di Mussolini. I suoi reportage, raccolti in seguito sotto il titolo "La quarta Italia", sono un piccolo capolavoro di giornalismo letterario, in perfetto e singolare equilibrio tra ironia e profonda inquietudine. Roth racconta la mancanza di senso del ridicolo nei rituali nel nazionalismo, il pervasivo culto della personalità del Duce, il clima di delazione e lo stato di polizia, l'asservimento della stampa e la censura, le sotterranee forme di opposizione. Il suo sguardo si sofferma sui particolari - l'abbigliamento di una camicia nera o l'ambigua gentilezza del portiere d'albergo che lo spia - e adotta un tono leggero, a tratti umoristico, dietro il quale però lascia emergere, sempre più netto, il grido di allarme. Nella chiave di un pessimismo non ancora disperato, Joseph Roth ci consegna così una lucida e impietosa testimonianza sull'Italia del Ventennio.
L'ora del riscatto. 25 luglio 1943
Giaime Pintor
Libro: Libro in brossura
editore: Castelvecchi
anno edizione: 2013
pagine: 64
Giaime Pintor scrive "L'ora del riscatto" nei giorni immediatamente seguenti la destituzione di Mussolini, il 25 luglio 1943. È uno dei più promettenti intellettuali italiani e sta per unirsi alla lotta partigiana; il suo testo non è soltanto un'analisi della situazione politica, ma anche la lucida motivazione di una scelta individuale e di una necessità collettiva. In poche e limpide pagine, Pintor ricostruisce le ultime fasi della guerra, e sottolinea l'opportunità che viene data agli italiani di lottare per costruire il proprio futuro. Per la liberazione dal fascismo, certo, ma anche per una "vera rivoluzione", una rigenerazione morale che coinvolga tutto e tutti. Il lavoro intellettuale, se è anche una ricerca interiore, deve allora lasciare il posto all'azione diretta e all'impegno condiviso. Pintor muore su una mina il primo dicembre 1943, a soli ventiquattro anni. Nell'ultima lettera al fratello Luigi, pubblicata in appendice, Giaime torna sulle ragioni, umane prima ancora che politiche, che resero ineludibile la sua adesione alla Resistenza. Poche pagine che lasciano trasparire la consapevolezza del sacrificio e che sono un commiato, un'esortazione e un'eredità morale.
Lo spergiuro. Il tempo dei rinnegati
Jacques Derrida
Libro: Libro in brossura
editore: Castelvecchi
anno edizione: 2013
pagine: 128
È possibile commettere uno spergiuro non per trasgressione deliberata, ma per semplice distrazione? Il quesito non ci porta solo a chiederci se possiamo considerare questa un'attenuante, ma anche a riflettere sulla natura del giuramento e sulla sua infrazione, sulle strutture logiche e psicologiche che sostengono ogni patto e il suo, forse inevitabile, tradimento. Per Derrida che ai concetti di spergiuro, confessione e perdono ha dedicato l'ultimo tratto del suo percorso filosofico - ogni relazione sociale, a cominciare dal matrimonio, si fonda sul giuramento, una promessa, e sullo spergiuro, la rottura di quella promessa. In questo testo ironico, spiazzante e implacabile, il filosofo esplora il labile confine tra finzione e realtà, esamina la menzogna insita nell'atto del narrare, intreccia analisi letteraria e sociologia, diritto e religione. Al lettore, sedotto e disorientato, non resta che riesaminare le proprie categorie etiche, e forse la sua stessa identità di soggetto.
L'amicizia
Pavel Aleksandrovic Florenskij
Libro: Libro in brossura
editore: Castelvecchi
anno edizione: 2013
pagine: 95
L'amicizia è la visione di sé negli occhi dell'altro", e in questo riconoscersi, nella condivisione totale della gioia e del dolore dell'esistenza, incomincia la rivelazione della Verità. Per Pavel A. Florenskij - il filosofo che ha saputo unire la poesia e la scienza nella fede - l'amicizia è la più elevata forma di conoscenza. Una conoscenza che si attua nell'azione, che vive di fedeltà assoluta e che rappresenta, sulla Terra, l'emanazione della forza di Dio che ama. "L'amicizia" è l'undicesima delle dodici lettere contenute nel trattato "La colonna e il fondamento della verità", uscito per la prima volta nel 1914 e summa del pensiero del filosofo russo. La scelta della forma epistolare non è un espediente retorico, ma una necessità profonda nella quale il vissuto di Florenskij e la sua riflessione teoretica si riflettono l'uno nell'altra. Il "tu" a cui sono rivolte le lettere è infatti il cognato Sergej S. Troickij, tragicamente morto anni prima. Tutto il resto, nella sua ricchezza enciclopedica e nei suoi vertici di lirismo, è allora anche il frammento di un dialogo ininterrotto con l'amico perduto, eppure per sempre presente.
La via della felicità
Al-Fârâbi
Libro: Libro in brossura
editore: Castelvecchi
anno edizione: 2013
pagine: 128
Il tema di questo libro è il corretto metodo per ottenere la perfezione umana, che nella concezione di Al-Fârâbi si identifica con la felicità e con la filosofia. Per lui - primo dei grandi filosofi musulmani e primo a riportare alla luce il pensiero greco nel mondo profondamente mutato delle religioni monoteiste - il raggiungimento della felicità è indissolubilmente legato a un ordine politico, a quello che Platone ha definito "regime virtuoso". Al-Fârâbi accoglie la visione gerarchica della filosofia platonica e l'ideale di un "governante supremo" che deve essere principe, imam e filosofo. Ma, nella ferrea logica che lo porta a disegnare la struttura di una società perfetta e quindi felice, si scontra con la difficoltà di conciliare l'indipendenza della ricerca filosofica con la religione rivelata, "la felicità terrena in questa vita e la felicità suprema in quella a venire". Prima parte di una trilogia che prosegue con "La filosofia di Platone" e "La filosofia di Aristotele" e che era nota col titolo "Le due filosofie", questo trattato è anche un mezzo per comprendere meglio la filosofia della Grecia classica e il modo in cui questa ha influenzato, nel corso dei secoli, la nostra civiltà.
Sull'infinito
David Hilbert
Libro: Libro in brossura
editore: Castelvecchi
anno edizione: 2013
pagine: 57
Da tempo immemorabile, l'infinito ha eccitato le emozioni umane più di ogni altro interrogativo. Quasi nessun'altra idea ha stimolato la mente in modo altrettanto proficuo. Eppure, nessun altro concetto necessita maggiormente di chiarimento". Così David Hilbert introduce il discorso che qui pubblichiamo e che venne pronunciato il 4 giugno 1925 al congresso della Società Matematica della Vestfalia, in memoria di Karl Weierstraß, il padre dell'analisi moderna. Questo breve e limpido testo è quindi, per il grande matematico tedesco, l'occasione per ridefinire il concetto di infinito e fare il punto sul suo utilizzo nelle scienze moderne. L'infinito, per David Hilbert, è un'idea, ovvero qualcosa che non può essere riscontrato nella natura e che non può costituire la base del pensiero razionale. Ma, aggiunge, le idee - concetti della ragione che trascendono ogni esperienza e completano la realtà dei fatti - sono necessarie al sapere scientifico e ai processi logici. E quella di infinito è un'idea di cui l'indagine umana non può fare a meno.
Dostoevskij
Stefan Zweig
Libro: Libro in brossura
editore: Castelvecchi
anno edizione: 2013
pagine: 128
Il potere dei senza potere
Vaclav Havel
Libro: Libro in brossura
editore: Castelvecchi
anno edizione: 2013
pagine: 125
Ma chi sono in realtà questi dissidenti? Da dove nasce la loro opposizione e che senso ha? Possono in definitiva cambiare qualcosa? Con questi interrogativi Vàclav Havel apre "Il potere dei senza potere", lo scritto che lo rese celebre e che terminò nel 1978, pochi mesi prima di essere arrestato. Il futuro Presidente della Repubblica Ceca qui porta a compimento la sua analisi dell'ordine socio-politico nei Paesi dell'Europa comunista: è il mondo del post-totalitarismo, che impone ai cittadini una "vita nella menzogna", dove i bisogni autentici dell'esistenza sono assenti o presi in considerazione solo come ingranaggi della macchina del sistema. In questo quadro, il dissenso non nasce da una presa di posizione ideologica - "l'uomo prende coscienza di essere un dissidente quando lo è già da un pezzo" - e il "potere dei senza potere" è il risveglio del bisogno di "vivere nella verità", è una fase elementare e sponranea della rivolta contro le manipolazioni che, da qualunque parre provengano, tendono sempre ad annullare il valore dell'individuo. Scritto con implacabile esattezza poetica, al di là del suo enorme valore storico e nella spietata disamina dei meccanismi del consenso, "Il potere dei senza potere" mostra allora la sua inquietante attualità.
Consigli per un papa
Bernardo di Chiaravalle (san)
Libro: Libro in brossura
editore: Castelvecchi
anno edizione: 2013
pagine: 55
Bernardo di Chiaravalle dedicò questi consigli a Eugenio III, suo discepolo e Papa dal 1145 al 1153, in un periodo estremamente difficile per la Chiesa di Roma. Gli scandali, la diffusione delle eresie e il malcontento popolare, guidato dalla predicazione del riformatore Arnaldo da Brescia, costrinsero più volte il Pontefice all'esilio. In questo clima di incertezza spirituale e instabilità politica, una situazione di emergenza che aveva strappato il monaco dalla vita contemplativa, Bernardo mette in guardia l'ex-discepolo su coloro che lo circondano e sull'ambiente che si troverà ad affrontare: "Puoi mostrarmene uno che abbia salutato la tua elezione senza aver ricevuto denaro o senza la speranza di riceverne? E quanto più si sono professati tuoi servitori, tanto più vogliono spadroneggiare". Mescolando sapientemente intelligenza politica ed esortazione spirituale, Bernardo non si limita alla critica dei mali della Chiesa, ma richiama il nuovo Papa ai suoi doveri, ad essere sempre pronto a eseguire la volontà di Dio, ad assomigliare agli angeli, nei quali "la contemplazione e l'azione coesistono in maniera armonica e complementare".
Kierkegaard
Emmanuel Lévinas
Libro: Libro in brossura
editore: Castelvecchi
anno edizione: 2013
pagine: 64
Soren Kierkegaard ed Emmanuel Lévinas appaiono tanto vicini negli intenti che muovono i rispettivi sistemi filosofici - la comune centralità dell'etica e la ricerca di una sintesi tra filosofia e religione - quanto divisi da un'inconciliabile divergenza nel metodo e negli approdi teorici. In questo breve saggio del 1963 Lévinas affronta a viso aperto l'eredità di Kierkegaard, e il risultato è un fecondo dialogo a distanza che, in poche battute, illumina il cuore della filosofia di entrambi. Lévinas è consapevole di quanto profondo e imprescindibile sia l'influsso di Kierkegaard su tutto il pensiero contemporaneo e sul suo stesso percorso speculativo, tuttavia non può fare a meno di dichiarare il suo "fastidio" per la violenza del metodo e per l'impudica esibizione della soggettività nel filosofo danese. Ma è soprattutto sul terreno condiviso dell'etica e della religione che il confronto a distanza si fa più drammatico e serrato. Al paradosso della fede assoluta e priva di ogni intellettualismo, al quale Kierkegaard consegna la sua angoscia esistenziale, Lévinas contrappone quella che chiama diaconia: la responsabilità infinita nei confronti dell'Altro, l'altruismo totale che si oppone al potere della morte. Sullo sfondo della riflessione c'è la figura di Abramo, colto dai due pensatori in momenti significativamente diversi della sua vicenda biblica.
Panegirico
Guy Debord
Libro: Libro in brossura
editore: Castelvecchi
anno edizione: 2013
pagine: 128
"Ci si è talora meravigliati, a partire in verità da una data estremamente recente, di scoprire l'atmosfera di odio e di maledizione che mi ha costantemente circondato e, quanto più possibile, dissimulato. Certuni pensano che sia a causa della grave responsabilità che mi è stata spesso attribuita nelle origini, o anche nel comando, della rivolta del Maggio 1968...". In Panegirico, il fondatore e membro dell'Internazionale Situazionista Guy Debord raccoglie le sue memorie, "questo rapporto sul mio tempo" come amava definirlo. E un racconto duro, implacabile nella sua diagnosi del sistema, nell'analisi di una società che coincide sempre di più con uno spettacolo mediatico osceno.

