Salerno
Breviario Grimani. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, ms. Lat. I 99 = 2138. Commentario all'edizione in facsimile
Libro: Libro rilegato
editore: Salerno
anno edizione: 2017
pagine: 240
Noto in tutto il mondo per fama, il Breviario Grimani è un capolavoro dell’arte universale di fatto (quasi) sconosciuto, sottratto com’è – necessariamente, per ragioni di conservazione – a una frequentazione diretta e visionato fino a qualche anno fa soltanto attraverso riproduzioni parziali e insoddisfacenti. Di qui la necessità di una riproduzione in facsimile, che – realizzata al più alto livello di qualità – ha permesso l’autentica “scoperta” di un documento d’arte che supera ogni possibilità di immaginazione. La realizzazione del facsimile non è però un evento fine a se stesso. Esso offre l’opportunità di uno studio approfondito sul manufatto, idoneo a illuminarne i molti aspetti ancora (almeno in parte) misteriosi: dalle condizioni della committenza alla definizione del progetto compositivo, ai tempi e ai modi della sua esecuzione; dalle caratteristiche codicologiche e paleografiche a quelle della decorazione, dall’indagine sugli artisti che ne hanno curato il ricco corredo iconografico ai modelli, diretti e indiretti, immediati e remoti, ai messaggi che esso trasmette, ai suoi eventuali influssi sull’arte contemporanea. Indagini complesse che richiedono tempi lunghi e il coinvolgimento di specifiche competenze per consentire l’acquisizione di risultati certi, all’altezza delle aspettative. Di qui il lungo intervallo di tempo intercorso tra la pubblicazione del facsimile (alla fine del 2009) – con il corredo, allora, di una Nota di Commentario premessa della casa editrice idonea a offrire soltanto poche informazioni essenziali e l’uscita di questo Commentario, che reca la firma illustre di Eberhard König, coadiuvato da Joris Corin Heyder, che insieme portano l’atteso contributo alla migliore illustrazione di questo strepitoso prodotto dell’arte libraria europea rinascimentale.
Storia d'Europa e del Mediterraneo. Dal Medioevo all'età della globalizzazione. Volume Vol. 14
Libro: Libro rilegato
editore: Salerno
anno edizione: 2017
pagine: 652
L'esigenza di capire chi siamo e da dove veniamo è particolarmente sentita in questo inizio di millennio, mentre i confini nazionali dei paesi europei si dissolvono sotto l'impulso della globalizzazione economica e dell'unificazione politica, e una spinta migratoria irresistibile provoca un rimescolamento senza precedenti di popoli e culture. In questo contesto la storia ha riacquistato un ruolo centrale nel dibattito politico, culturale ed etico: è diffusa la sensazione che in un passato condiviso si possa trovare la risposta al nostro bisogno di identità. Ma per evitare manipolazioni è indispensabile una riflessione critica sulla storia, che utilizzi gli strumenti d'interpretazione più aggiornati: scopriremo allora che le nozioni oggi in causa, di Europa o di civiltà occidentale, di mondo cristiano o di Islam, non corrispondono a identità fisse e immutabili, ma che il loro volto attuale si è formato nel corso dei millenni, in un gioco incessante di condizionamenti reciproci. Il titolo stesso della Storia d'Europa e del Mediterraneo contiene una risposta all'interrogativo cruciale: che cos'è l'Europa? I quindici volumi di quest'opera rintracciano l'intero sviluppo della civiltà europea, nella convinzione che questa vicenda millenaria possa essere compresa soltanto nel quadro più ampio del bacino mediterraneo, col suo intreccio senza eguali di culture e di fedi diverse. Le sei sezioni in cui si articola l'opera coprono l'intero percorso della nostra storia, dall'apparire dell'uomo preistorico alla diffusione della civiltà greca, dal trionfo dell'ecumene romana al crogiolo medioevale, dall'Età moderna fino all'era della globalizzazione. Nonostante la vastità del percorso e la diversità delle metodologie, unifica la Storia d'Europa e del Mediterraneo il proposito di cogliere la complessità, ma anche l'unità di fondo, della vicenda umana che si è sviluppata sull'arco dei millenni nel bacino mediterraneo e nel suo entroterra continentale: cosi piccolo se commisurato alla vastità del globo, eppure cosi decisivo, nel bene e nel male, per il destino dell'umanità.
Spositione a XXIX canti dell'«Inferno»
Lodovico Castelvetro
Libro: Libro rilegato
editore: Salerno
anno edizione: 2017
pagine: 536
Assai distante dalla tradizionale prassi esegetica e soprattutto dalle diverse declinazioni dell'approccio landiniano realizzate nei XVI secolo, la Spositione di Lodovico Castelvetro da Modena (1505-1571) assume una fisionomia particolare riconducibile allo statuto intellettuale del suo autore. Filologo, grammatico, ma soprattutto critico severo alieno da ogni dogmatismo, Castelvetro matura un interesse per Dante contestuale al vaglio delle due massime autorità del Cinquecento, Pietro Bembo e Aristotele. Risolta nella Ragione (1559) e nella Giunta (1563) la questione della lingua della Commedia senza mettere in discussione l'appartenenza di Dante al canone volgare, al Modenese non resta che valutare il poema alla luce del vasto repertorio di norme desunte dal commento alla Poetica di Aristotele concluso nel 1567 a Lione, la terra che lo accoglie esule dopo la condanna per eresia. Ultimata proprio a Lione, e qui andata perduta nell'infuriare delle lotte tra cattolici e ugonotti (1567), la Spositione viene riscritta a Vienna tra il 1569 e il 1570 da un Castelvetro che, debilitato nel fisico e ormai prossimo alla morte, ne arresta la stesura al ventinovesimo canto agl'Inferno. Ma non è neppure da escludere che alla base dell'interruzione vi fosse l'urgenza di replicare all'Hercolano di Benedetto Varchi, a chiudere la storica polemica con l'acerrimo rivale Annibal Caro. Il metro di giudizio castelvetrino è la conformità delle terzine all'aristotelica verosimiglianza, intesa sia come coerenza interna della favola sia come suo adeguamento alle coordinate culturali e linguistiche del lettore. Il profondo scollamento con la cultura medievale che ne deriva, evidente nella riduzione della visio dantesca a mera questione di poetica, è desumibile dallo stesso repertorio di fonti con cui Castelvetro conduce la sua esegesi: si tratta di una variegata scelta di testi greci, latini e volgari con cui egli valuta la conformità del dettato tanto a ciò che è noto per tradizione - ad esempio la rappresentazione dei mostri infernali - quanto alle soluzioni lessicali, giudicate valide solo se garantiscono al lettore la comprensibilità del messaggio. L'edizione, condotta sul ms. autografo Deposito Collegio di San Carlo, F 2 1, della Biblioteca Estense Universitaria di Modena, sostituisce la princeps pubblicata alla fine dell'Ottocento per le cure di Giovanni Franciosi (Modena, Soliani, 1886). Il testo è accompagnato al piede da un apparato diviso in due fasce, una ecdotica e una esegetica, quest'ultima con segnalazione delle fonti, il cui indiscusso interesse ha indotto alla stesura di uno specifico. Indice in chiusura di volume.
Letture machiavelliane
Paul Larivaille
Libro: Libro in brossura
editore: Salerno
anno edizione: 2017
pagine: 400
Al culmine di un lungo percorso di studi machiavelliani, Paul Larivaille ha voluto raccogliere in questo volume dieci saggi tra i numerosi da lui dedicati al Segretario fiorentino. I primi due riguardano l'esperienza politica di Machiavelli, ante res perditas, quando egli ricopriva la carica di Segretario della Seconda Cancelleria della Repubblica fiorentina. Grazie all'apporto decisivo dei vari volumi delle Legazioni. Commissarie. Scritti di governo, Larivaille ricostruisce la maturazione politica di colui che divenne il fidato «mannerino» del gonfaloniere Piero Soderini. Con il ritorno dei Medici a Firenze e l'approdo dell'ormai ex-Segretario alla fase post res perditas della sua esistenza, si penetra nella zona da tempo meglio documentata e insieme più accanitamente dibattuta del pensiero politico e storico di Machiavelli. I saggi inerenti la seconda fase della sua vita riguardano perlopiù delle questioni tuttora in discussione: relative ai tempi di composizione del Principe, la crisi del principato civile, i destinatari delle opere politiche, le relazioni con i Medici e gli altn "potentati" dell'epoca. Dopo la scommessa repubblicana persa del Discursus florentinarum rerum post mortem iuniorìs Laurentii Medices, Niccolò s'impegnò a fondo nel lavoro per il quale era stato nel 1520 assunto dagli ufficiali dello Studio: la stesura delle istorie fiorentine, ultima delle sue grandi opere, in queste pagine fatta oggetto di articolate discussioni, che permettono tra l'altro di misurare la distanza che le separa dal Principe. Chiude la raccolta un saggio inedito, in cui l'autore ha voluto fare il punto, «palinodico, ma non troppo», della propria lunga e appassionata esperienza nel campo degli snidi su Machiavelli.
Officiolo. Commentario all'edizione in fac-simile
Francesco da Barberino
Libro: Libro in brossura
editore: Salerno
anno edizione: 2017
pagine: 228
Il manoscritto noto come l'“Officiolo” di Francesco da Barberino, di cui a lungo è stata rimpianta la temuta perdita, fino al fortunoso ritrovamento nella primavera-estate del 2003, non solo ha riportato di attualità un tema di eccezionale interesse – la figura e l'opera di uno straordinario intellettuale toscano vissuto tra il secondo Duecento e il primo Trecento, Francesco da Barberino, recuperate in collegamento con il suo lavoro più celebrato e più suggestivo –, ma ha schiuso orizzonti nuovi nel campo dell'alta cultura dell'Italia mediana, tosco-emiliano-veneta, tra la fine del XIII e gli albori del XIV secolo, focalizzata sui nomi illustri di Giotto per l'arte figurativa, di Dante sul piano linguistico e letterario (con tutto ciò che si muove intorno a loro). L'“Officiolo” di Francesco si distingue come il più antico "libro d'ore" italiano conosciuto a quella altezza cronologica (1304-1309): il primo libro di preghiere, costruito «nell'uso di Roma», cui viene aggiunto in fine un originale trattato allegorico sulla Speranza (ai ff. 165r-172v), che dà una connotazione del tutto inusuale a tale tipo di compilazioni. Si aggiunga che, nella prospettiva dell'alta cultura linguistica e letteraria italiana in formazione, mentre si va plasmando la nuova lingua volgare e Dante, operando la sua ardita, geniale opzione per il toscano contro il latino, fonda la letteratura italiana con quella che resterà la più complessa e fascinosa opera letteraria di tutti i tempi, la Commedia (poi la Divina Commedia); Francesco – già noto come il primo che ne abbia lasciato menzione (ante 1314), forse il primo che ne abbia avuto conoscenza diretta, almeno dell'“Inferno”, quando ancora il poema era in corso di scrittura – si scopre ora autore di quell’“Officiolo” che si segnala come il probabile primo documento della suggestione esercitata dagli scenari infernali di Dante sull'immaginario dei suoi lettori contemporanei e postumi. Al tempo stesso, mentre nelle aree più avanzate dell'Italia mediana e settentrionale (ma non solo di queste) si sviluppa una vivace dialettica tra l'arte figurativa e la scrittura, mentre Giotto va elaborando nuove forme espressive che porteranno a un rivoluzionario rinnovamento della pittura italiana sullo scorcio del Medioevo, l'“Officiolo” di Francesco da Barberino offre la prima attestazione del fascino esercitato da Giotto, soprattutto l'affrescatore della Cappella degli Scrovegni, sull'arte pittorica contemporanea impiegata a illustrazione del discorso verbale. La riproduzione in facsimile dell'“Officialo”, fedele all'originale, offre una preziosa documentazione, aperta alla fruizione del grande pubblico, della più spettacolare invenzione iconografica nell'arte della miniatura italiana fra Due e Trecento: il capolavoro, imprevedibile nella sua magnificenza, di uno straordinario intellettuale dell'autunno del medioevo. Questo “Commentario”, affidato alle cure di studiosi tra i più esperti nei diversi settori di indagine, tenta di operare una prima focalizzazione storica del manoscritto, ormai definito come l'“Officiolo” di Francesco da Barberino, e dei suoi possibili o probabili rapporti con la più alta cultura letteraria e figurativa contemporanea.
Canzoniere, Trionfi. Commentario all'edizione in fac-simile
Francesco Petrarca
Libro: Libro in brossura
editore: Salerno
anno edizione: 2017
pagine: 237
Nel 1470 vide la luce a Venezia, per i tipi di Vindelino da Spira, la prima stampa delle poesie volgari di Francesco Petrarca: i “Rerum vulgarium fragmenta” e i “Triumphi”. Fu un evento, garantito dal fatto che precedette persino la Commedia di Dante, la cui prima stampa uscirà solo nel 1472 (tre nel medesimo anno; ma ben dodici furono le stampe del Petrarca tra il 1470 e il 1478). Un esemplare di questo prezioso (e oggi rarissimo) incunabolo fini nelle mani di Antonio Grifo, letterato veneziano, rimatore egli stesso e appassionato lettore di Petrarca (e di Dante), che si applicò in una singolare opera di "commento" dei testi petrarcheschi, costituita da fitte postille manoscritte ai versi e da un ampio apparato illustrativo che, nella tradizione trecentesca dei codici miniati, cercava di dare un'interpretazione figurativa del testo poetico. Il Canzoniere queriniano risulta infatti l'unico testimone della produzione poetica volgare di Petrarca in cui ogni componimento appaia corredato di sue proprie illustrazioni, tanto più suggestive in quanto opere di un miniatore evidentemente lontano dalle forme stereotipate della tradizione di scuola, originalissimo nella rappresentazione figurativa del messaggio poetico petrarchesco. Grazie alla puntuale esegesi, "critica" e figurativa, del Grifo, questo esemplare è diventato un sontuoso "manoscritto" cartaceo, in cui il dettato petrarchesco impresso tipograficamente viene corredato di un grandioso apparato di chiose manoscritte e di rappresentazioni figurative che occupano ogni spazio bianco della pagina, in una ricchissima decorazione pressoché continua dalla prima all'ultima facciata. L'opera - mirabile documento della fortuna di Petrarca nel Rinascimento - fu commissionata da (o venne destinata, in dono, a) una illustre nobildonna, cui si allude nella dedica come « Vostra Alteza », rimasta però ignota. Come ignoto è rimasto il destino successivo del manufatto, che compare agli inizi del Settecento, forse in possesso della famiglia bresciana Gagliardi, dalla quale sarebbe stato poi trasferito alla Biblioteca Queriniana, dove tuttora si trova. Questo straordinario incunabolo è stato ora riprodotto in facsimile, onde consentirne una più ampia circolazione.. Nel presente Commentario il lettore troverà tutte le informazioni necessarie per l'opportuno approfondimento critico-iconografico del prezioso lavoro compiuto da Antonio Grifo.
Storia della letteratura italiana. Volume Vol. 2
Libro: Libro rilegato
editore: Salerno
anno edizione: 2017
pagine: 1092
In un'epoca di profonde e rapide trasformazioni come la nostra, che ogni cosa discute e sottopone ad attente e impietose verifiche, anche la critica e la storiografia letteraria e culturale non potevano sottrarsi a un'esigenza di revisione e di rinnovamento, talora spinta fino all'eccesso: cosi, perfino il concetto di "storia della letteratura" è stato revocato in dubbio, senza per altro che venisse sostituito da alcun valido surrogato. In realtà, non si tratta tanto di abolire tale concetto -che resta comunque il diagramma lungo il quale si sviluppa la ricerca sulla produzione, la circolazione, la ricezione e l'attualizzazione del testo -, quanto di investirlo di nuove e più moderne significazioni. È quanto intende proporre questa Storia della letteratura italiana : strutturata in modo "tradizionale", essa vuole distinguersi da altre esistenti per la diversa articolazione interna della materia e per il più ampio orizzonte entro il quale i fatti letterari vengono indagati e ricostruiti. La storia letteraria viene ripercorsa sullo sfondo e nelle necessarie connessioni con la storia della lingua, dell'arte, della musica, del pensiero e in generale la storia della cultura, considerata anche nei suoi rapporti di scambio con le altre culture europee (e, quando sia il caso, extra-europee), nonché con la storia dei fatti e delle istituzioni politiche, alla quale le vicende culturali sono sempre legate e dalla quale sono spesso orientate e condizionate. Una specifica attenzione è riservata ai modi della tradizione e della ricezione dei testi e ai connotati regionali della letteratura italiana, recuperando se e quando possibile aspetti e momenti della cultura popolare accanto a quelli della tradizione aulica. Ne risulta non una "semplice" storia della letteratura, ma una vera e propria storia della civiltà italiana, dal le Origini ai giorni nostri, che si propone quale punto di riferimento imprescindibile per gli studi di italianisti-ca dei prossimi anni. Ulteriore elemento di novità e di forte interesse è rappresentato dalla cospicua "appendice", in ben 5 volumi (che, sommati ai 9 di storia letteraria propriamente intesa, portano l'opera a distendersi per un totale di 14 volumi complessivi). Obiettivo di questa "sezione" è l'approfondimento, a necessaria integrazione del quadro generale, di aspetti solitamente trascurati o del tutto ignorati, e invece essenziali in una storia letteraria quale oggi può e deve intendersi. Il primo ricostruisce la tradizione del testo delle opere maggiori dei principali autori della letteratura italiana; il secondo delinea un profilo dello sviluppo storico della critica letteraria in Italia, da Dante agli indirizzi più recenti; il terzo presenta un inedito quadro della circolazione e della ricezione dei testi della letteratura e dell'immagine della cultura italiana fuori d'Italia; il quarto offre tutta una serie di preziose informazioni storiche e indicazioni per la ricerca: i « fondi » più importanti delle principali biblioteche e dei principali archivi italiani (e stranieri, contenenti cose italiane), un profilo delle maggiori istituzioni culturali in Italia, una precisa illustrazione dei più comuni e fondamentali strumenti di indagine, repertori, ecc. Un quinto e ultimo volume, infine, contiene un'esauriente Bibliografia della letteratura italiana e un vasto apparato di Ìndici e repertori. Il disegno storico è completato e integrato dal ricco corredo iconografico dell'opera: centinaia di tavole fuori testo, a colori e in bianco/nero, scelte con specifica funzione di documentazione del discorso critico, in primo luogo, ma anche, e non secondariamente, di illustrazione della civiltà letteraria, della cultura artistica e musicale, ecc.
Per Mario Martelli. Fascicolo speciale di «Filologia e Critica»
Libro: Libro in brossura
editore: Salerno
anno edizione: 2016
pagine: 320
Compiendosi l'ottavo quinquennio di attività, e dunque i quarant'anni dalla fondazione (1976-2015), «Filologia e Critica» dedica il suo fascicolo "speciale", com'è prassi consolidata, a una figura di particolare rilievo nel panorama degli studi di Italianistica. Questa volta viene ricordato Mario Martelli (1925-2007), che della rivista fu collaboratore fine e intelligente fin dalla prima annata, dove pubblicò un importante saggio leopardiano, mentre la sua "Giarda" fiorentina, in cui discuteva dell'attribuzione a Niccolò Machiavelli del "Dialogo della lingua", inaugurò nel 1978 la nuova serie dei «Quaderni di "Filologia e Critica"». La partecipazione di Martelli alle attività scientifiche di «Filologia e Critica» fu ampia fin dall'inizio: non per nulla fu tra i protagonisti dei due grandi convegni da questa organizzati, nel 1984 su La critica del testo e nel 1988 su La novella italiana. Dall'esperienza di questi due convegni nacque il progetto di fondazione del Centro Pio Rajna, che trovò subito in Martelli un attento e partecipe sodale; con lui venne messo a punto il disegno della «Edizione Nazionale delle Opere di Niccolò Machiavelli », di cui fu magna pars, sostenendone e orientandone negli anni il cammino spesso accidentato, reso arduo da questioni scientifiche e non. Proprio in questo ambito egli pubblicò nel 2006 la fondamentale edizione del "Principe" (preceduta dall'importante Saggio sul "Principe", 1999), che giunse a coronamento della sua lunga e feconda attività scientifica. Impossibile ricordare qui nei particolari la sua amplissima produzione, forte di innumerevoli saggi e edizioni di testi; basti dire che essa si dispiegò sull'intero arco storico della letteratura italiana, pur mostrando una spiccata predilezione per il Quattrocento.
Dante fra il settecentocinquantenario della nascita (2015) e il settecentenario della morte (2021)
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Salerno
anno edizione: 2016
pagine: 880
Questo volume non è soltanto una testimonianza memoriale, ma un contributo prezioso ad una puntualizzazione dello stato attuale degli studi danteschi e di quanto è stato fatto e si sta facendo per il loro progresso.
Storia d'Europa e del Mediterraneo. Volume Vol. 13
Libro: Libro rilegato
editore: Salerno
anno edizione: 2016
pagine: 752
L'esigenza di capire chi siamo e da dove veniamo è particolarmente sentita in questo inizio di millennio, mentre i confini nazionali dei paesi europei si dissolvono sotto l'impulso della globalizzazione economica e dell'unificazione politica, e una spinta migratoria irresistibile provoca un rimescolamento senza precedenti di popoli e culture. In questo contesto la storia ha riacquistato un ruolo centrale nel dibattito politico, culturale ed etico: è diffusa la sensazione che in un passato condiviso si possa trovare la risposta al nostro bisogno di identità. Ma per evitare manipolazioni è indispensabile una riflessione critica sulla storia, che utilizzi gli strumenti d'interpretazione più aggiornati: scopriremo allora che le nozioni oggi in causa, di Europa o di civiltà occidentale, di mondo cristiano o dì Islam, non corrispondono a identità fisse e immutabili, ma che il loro volto attuale si è formato nel corso dei millenni, in un gioco incessante di condizionamenti reciproci. Il titolo stesso della Storia d'Europa e del Mediterraneo contiene una risposta all'interrogativo cruciale: che cos'è l'Europa? I quindici volumi di quest'opera senza precedenti rintracciano l'intero sviluppo della civiltà europea, nella convinzione che questa vicenda millenaria possa essere compresa soltanto nel quadro più ampio del bacino mediterraneo, col suo intreccio senza eguali di culture e di fedi diverse.
Per una nuova edizione commentata delle opere di Dante
Enrico Malato
Libro: Libro in brossura
editore: Salerno
anno edizione: 2016
pagine: 188
L'esegesi, con l'ausilio ora anche della "Edizione Nazionale dei Commenti danteschi", ha compiuto progressi enormi, con l'acquisizione di prospettive critiche nuove che stanno incidendo profondamente nella dantologia internazionale. Di qui l'iniziativa del Centro Pio Rajna di promuovere, collateralmente al "Censimento" e alla "Edizione Nazionale dei Commenti danteschi", una "Nuova Edizione commentata delle Opere di Dante ", che si propone di realizzare - entro il settimo centenario dantesco del 2021 - una nuova edizione, riveduta nei testi, alla luce delle edizioni critiche degli ultimi decenni, e rinnovata nel commento, cosi da offrire ai lettori di Dante in tutto il mondo un referente aggiornato e di sicuro affidamento. In questo saggio viene analiticamente ricostruito il quadro storico-problematico della tradizione e della interpretazione delle opere di Dante e si definiscono le linee del progetto srientifico-editoriale enunciato nel titolo.
Antologie d'autore. La tradizione dei florilegi nella letteratura italiana. Atti del Convegno (Roma 27-29 ottobre 2014)
Libro: Libro in brossura
editore: Salerno
anno edizione: 2016
pagine: 420
L'annuale Convegno organizzato dal Centro Pio Rajna, nel 2014 dedicato al tema Antologie d'autore. La tradizione dei florilegi nella letteratura italiana, si è tenuto (come del resto il precedente, focalizzato su Boccaccio editore e interprete di Dante) nella nuova e ormai acquisita sede di Villa Altieri: divenuta dal 2012 la sede operativa del Centro, che vi ha trovato lo spazio più adeguato per lo sviluppo delle proprie attività scientifiche, nonché il luogo deputato per i convegni previsti dal suo Statuto. L'argomento scelto per i lavori dell'ottobre 2014 è stato necessariamente circoscritto alle "antologie d'autore", con qualche deroga, mirata a non lasciare fuori dell'indagine i grandi canzonieri lirici allestiti tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento: il Canzoniere Palatino, il Laurenziano, il Vaticano, che ovviamente non sono "d'autore", ma senza i quali il quadro generale sarebbe risultato lacunoso. L'analisi si estende poi a importanti raccolte poetiche del Quattro e Cinquecento: il Certame Coronario, la Raccolta Aragonese, la "Giuntina di rime antiche", anche queste non propriamente "antologie d'autore", ma non meno importanti per illustrare un "modo" di raccolta e circolazione dei testi. Fino a raggiungere quelle raccolte dove l'impronta autoriale si manifesta ormai in modo evidente: i Vestigi della storia del sonetto italiano allestiti da Foscolo all'inizio dell'Ottocento; le Crestomazie, in prosa e in poesia, curate da Leopardi...

