Passigli: Biblioteca Passigli
Il poeta sotto esame. Con due importanti inediti di Dino Campana
Paolo Maccari
Libro: Libro in brossura
editore: Passigli
anno edizione: 2024
pagine: 112
L’importanza della scoperta e della pubblicazione di questi due scritti inediti di Dino Campana non può passare inosservata. Da un lato, infatti, l’autore è senza dubbio una delle figure più enigmatiche e più complesse del nostro Novecento; dall’altro, questi due testi – il primo in italiano, il secondo in francese, qui presentato con la traduzione italiana a fronte – non sono piccoli frammenti spuntati casualmente come spesso avviene: sono due scritti compiuti che sviluppano altrettanti temi di grande interesse per l’autore dei “Canti Orfici”: in italiano, il suo rapporto con l’odiosamata Firenze; in francese, sulla scorta di una riflessione sul ‘pentimento’ nella letteratura d’Oltralpe, una pur veloce ma personalissima panoramica dei poeti più amati. Ma c’è un altro dato che rende questi scritti di grande importanza: la loro data. Appartengono infatti all’anno 1911 – periodo particolarmente oscuro nella biografia del Poeta – e sono stati originati dall’infruttuosa partecipazione di Campana ad un concorso che avrebbe potuto abilitarlo all’insegnamento del francese nei ginnasi italiani. Mentre si sapeva, ormai, grazie alle ricerche di Cacho Millet, del tentativo compiuto in quello stesso anno da Campana di diventare “alunno delegato di Pubblica Sicurezza”, nulla sapevamo invece di questo suo precedente tentativo, peraltro molto meno stravagante del secondo e molto più importante, così che la delusione dovette essere molto più cocente. Il lungo saggio di Paolo Maccari che introduce la pubblicazione dei due inediti punta proprio a ricostruire, oltre che chiarire con precisione le circostanze dell’esame, quel periodo travagliato nella vita del Poeta; e, insieme, a situare l’importanza di questi due scritti in relazione alla poetica di Dino Campana e a quei “Canti Orfici” che stavano ormai, anch’essi dopo travagliatissime vicende, per venire alla luce.
La parola Pace. L'utopia che deve farsi realtà
Libro: Libro in brossura
editore: Passigli
anno edizione: 2024
pagine: 200
Il volume raccoglie gli atti del seminario che l’associazione Promessa Democratica ha promosso a Milano il 2 dicembre del 2023 presso la Fondazione Feltrinelli, con interventi, tra gli altri, di Romano Prodi, Lucia Annunziata, del vicerettore dell’Università di Betlemme e sacerdote del Patriarcato Latino di Gerusalemme padre Iyad Twal, della vicepresidente di Medici Senza Frontiere Elda Baggio, del direttore della Fondazione Feltrinelli Massimiliano Tarantino, di Nadia Urbinati, Elly Schlein, Lella Costa, Marco Damilano, della presidente della sezione italiana di Amnesty International Alba Bonetti, degli ex ministri Lorenzo Guerini e Giuseppe Provenzano. Questo libro, il cui titolo “La parola Pace” prende le mosse da un vuoto di elaborazione e pensiero attorno a un tema decisivo come quello della «guerra mondiale a pezzi», offre una cospicua serie di punti di vista e spunti di riflessione su questo conflitto diffuso che va dal cuore dell’Europa al Medio Oriente, senza dimenticare le decine di altre guerre sparse nel mondo. Introduzione di Barbara Pollastrini.
A Silvio D'Arzo. Cento lettere inedite e anche più
Libro: Libro in brossura
editore: Passigli
anno edizione: 2024
pagine: 320
Con la pubblicazione dell’inedita corrispondenza di Silvio D’Arzo, recentemente acquisita dalla Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, viene finalmente colmata una lacuna lamentata da tutti gli studiosi del grande scrittore reggiano. Le 130 lettere (e anche più, per richiamare una tipica espressione darziana) che qui pubblichiamo consentono infatti non solo di ricostruire la fitta rete di rapporti intrecciati da D’Arzo con il mondo letterario contemporaneo, sottraendolo una volta per tutte alla leggenda dello scrittore chiuso nel suo isolamento di esiliato in provincia, ma anche di avviare percorsi di ricerca su terreni ancora completamente inesplorati. A offrire nuovi spunti critici sono ad esempio le lettere di Ugo Guanda, con il quale D’Arzo instaura un vero e proprio sodalizio intellettuale; quelle dell’agente letterario Louis Navarra, prodigo di consigli e di incoraggiamenti a un D’Arzo sempre più sfiduciato; quelle di Bompiani, Paravia, Vallardi, Mondadori, che ripropongono vicende editoriali molto spesso tormentate e sempre irrisolte; quelle infine di intellettuali come Arrigo Benedetti, Enrico Falqui, Mario Pannunzio, Corrado Tumiati, Alessandro Bonsanti, Cesare Zavattini, fino a un inaspettato Luchino Visconti, la cui breve lettera apre a suggestive nuove ipotesi di lavoro. Avvalendosi di tutta questa corrispondenza, ma anche di un ampio apparato di altri documenti inediti, Maurizio Festanti ha potuto riannodare i fili spesso interrotti di vicende biografiche, come quelle legate ai drammatici avvenimenti del 1943, e sciogliere non pochi nodi problematici della critica darziana, attraverso la pubblicazione di alcune sorprendenti pagine della prima redazione di "Casa d’altri" o della versione “autocensurata” di "Penny Wirton".
Viva Caporetto! La rivolta dei santi maledetti
Curzio Malaparte
Libro: Libro in brossura
editore: Passigli
anno edizione: 2024
pagine: 160
Stampato nel 1921 presso una tipografia di Prato, città natale di Malaparte, "Viva Caporetto!" è un’opera unica nel suo genere: per la prima volta, infatti, veniva offerta un’inedita, ma anche per certi aspetti premonitrice, chiave di lettura, secondo la quale la responsabilità della rotta dell’esercito italiano – travolto nell’ottobre 1917 dalle truppe austro-tedesche – era da attribuire all’incompetenza e all’errata strategia del Comando Supremo, non ai soldati, che avevano conosciuto gli orrori della trincea ed erano stati ingiustamente accusati di viltà dal generale Cadorna. L’edizione venne immediatamente sequestrata con l’accusa di antimilitarismo, antinazionalismo e disfattismo, e una sorte analoga ebbero la ristampa dello stesso anno – nonostante Malaparte ne avesse cambiato il titolo con un altro meno provocatorio, poi mantenuto, "La rivolta dei santi maledetti" – e la nuova edizione ampliata del 1923, su cui si basa anche il presente volume. Al di là del fatto che è stata senza dubbio concepita come opera di intento polemico più che storico, "Viva Caporetto!" resta anche, come scrive Francesco Perfetti nella prefazione, «una testimonianza di prima mano sulla Grande Guerra», e tale da aver «contribuito a far capire l’entità dell’ignoranza, dell’indifferenza e della rassegnazione della fanteria, in gran parte composta di contadini, nei confronti delle ragioni politiche e ideali della guerra». Una guerra che fu poi vinta, e proprio grazie agli enormi sacrifici di quei poveri fanti, “maledetti” dal nemico e dai generali, ma “santi” per aver salvato la patria, anche rivoltandosi contro una strategia che era costata centinaia di migliaia di morti.
Consigli al giovane scrittore
André Gide
Libro: Libro in brossura
editore: Passigli
anno edizione: 2024
pagine: 112
Ritrovati fra le sue carte dopo la morte, i Consigli al giovane scrittore offrono un insolito campionario di utili raccomandazioni che André Gide, sotto forma di aforismi, offre a un immaginario giovane che vuole dedicarsi alla letteratura. Il grande scrittore francese invita a riflettere sull’arte in generale e sulla scrittura in particolare, suggerendo che occorre considerare quest’ultima come un mestiere che si impara, e che non bisogna farsi incantare dalle sirene del successo («Se quello che cerchi è il successo», afferma, «non seguire nessun mio consiglio»): ci vogliono misura, rigore e una costante applicazione, e non si astiene da giudizi e aneddoti che rendono queste pagine ancora oggi particolarmente attraenti. È importante, però, secondo l’autore, saper anche leggere le opere altrui, ed è proprio questo l’oggetto della conferenza Sull’influenza nella letteratura, tenuta a Bruxelles nel marzo 1900, dove Gide dichiara di voler fare l’apologia degli “influenzati” e degli “influenzatori”. Ed è in fondo anche l’oggetto dell’altro breve saggio che conclude il nostro volume, Ricordi letterari e problemi attuali, anch’esso pensato per una conferenza che tenne a Beirut nell’aprile del 1946. Qui Gide ritorna al passato della sua vita letteraria, agli autori che lo hanno segnato – bellissime le pagine su Mallarmé –, cercando di rintracciarvi una risposta ai problemi del secondo dopoguerra, in cui la nuova gioventù, totalmente disorientata in seguito agli orrori a cui ha assistito, si rivolge ora alla neonata scuola esistenzialista.
Vecchio Bloomsbury
Virginia Woolf
Libro: Libro in brossura
editore: Passigli
anno edizione: 2023
pagine: 144
In seno al Bloomsbury Group – il circolo di intellettuali, scrittori e artisti che si era costituito nei primi anni del Novecento e che aveva tra i suoi protagonisti Virginia Woolf – il Memoir Club, che venne inaugurato nel marzo del 1920, aveva in primo luogo lo scopo di riunire i membri del gruppo, dopo la dispersione dovuta ai drammatici effetti della Prima guerra mondiale. Protagonisti di questi raduni erano dunque gli stessi rappresentanti del Bloomsbury: oltre a Virginia Woolf, il marito Leonard, e poi la sorella Vanessa con il marito Clive Bell, e ancora Desmond e Molly MacCarthy, John Maynard Keynes, Edward Morgan Forster, Roger Fry, Duncan Grant, Lytton Strachey. Nell’ambito di questi incontri, venivano lette ad alta voce delle “memorie”, e quattro furono quelle di Virginia Woolf, che vengono raccolte integralmente per la prima volta in questo volume. Sono testi di grande fascino, che ci offrono l’immagine viva di quell’epoca e di quel gruppo inimitabile di amici, permettendoci anche di gustare ancora una volta la grandezza della Woolf saggista e memorialista. Queste quattro “memorie” della Woolf coprono un arco di tempo che va dal 1921 al 1940; se le prime due, “22 Hyde Park Gate” e “Vecchio Bloomsbury”, sono bellissimi affreschi della vita della famiglia Stephen (questo il cognome di Virginia prima delle nozze con Leonard Woolf) – con il passaggio dalla casa natale in Hyde Park Gate al quartiere di Bloomsbury – la terza e la quarta hanno carattere differente: “Sono una snob?” è l’autoironica riflessione sulla natura dello snobismo, un’altra chiave per leggere l’ambiente del Bloomsbury Group; mentre “La beffa della Dreadnought”, qui per la prima volta tradotta in italiano, è la divertentissima ricostruzione dell’incredibile scherzo giocato da un gruppo di amici (tra i quali la stessa Virginia) ai danni della Royal Navy britannica. Ma anche in questo caso, come scrive Federico Mazzocchi nella prefazione, «Virginia Woolf non ci mostra soltanto le peripezie dello scherzo, ma anche le reazioni di parenti e conoscenti, facendoci tornare a quel clima di scandalo e sbigottimento che permeava il Vecchio Bloomsbury».
Arthur Rimbaud
Paul Verlaine
Libro: Libro in brossura
editore: Passigli
anno edizione: 2023
pagine: 144
Paul Verlaine e Arthur Rimbaud formano oggi una coppia mitica nell’immaginario di chi ama la poesia. Quando si conobbero, nel 1871, il primo aveva ventisette anni, il secondo dieci di meno, il primo era un poeta affermato, almeno nei cenacoli letterari parigini, il secondo era un ragazzino che gli aveva inviato qualche lirica sorprendente; inoltre Verlaine era sposato e, di lì a poco, padre di un bimbo. Eppure, nello scandalo che ben presto li avvolse, nacque tra i due un’amicizia non solo letteraria che li portò a un intenso periodo d’intimità e di vagabondaggio, tra il Belgio e l’Inghilterra, culminato drammaticamente due anni più tardi a Bruxelles, quando Verlaine sparò a Rimbaud ferendolo a un polso. Ne seguirono l’arresto e la detenzione in un carcere belga, dove Verlaine rimase rinchiuso fino al 1875, anno dell’ultimo incontro tra i due e anno dell’abbandono definitivo della letteratura da parte di Rimbaud. Da quel momento, iniziava la leggenda di Arthur Rimbaud, “l’uomo dalle suole di vento”, andato a viaggiare e a vivere in Africa, facendo quasi perdere le sue tracce; ma iniziava anche lo strenuo, puntiglioso, appassionato lavoro di Verlaine per rivendicare la grandezza letteraria dell’amico lontano e forse morto, pubblicando la maggior parte delle sue opere e scrivendo ben nove testi a lui dedicati, più due capitoli autobiografici delle Mie prigioni: tutti scritti riuniti in questa nostra edizione, insieme alla corrispondenza tra due poeti che stanno alle origini della poesia dei nostri giorni.
Immagini e ombre. Aspetti di una vita
Iris Origo
Libro: Libro in brossura
editore: Passigli
anno edizione: 2023
pagine: 320
Pubblicato per la prima volta in Inghilterra nel 1970, “Immagini e ombre” offre più piani di lettura. Il libro può infatti essere letto come un memoir di una infanzia agiata tra la vecchia New York dei nonni paterni, evocativa dell’atmosfera descritta nella “Età dell’innocenza” di Edith Wharton, e la grande villa di campagna dei nonni materni, esponenti dell’aristocrazia anglo-irlandese. Ma l’opera può essere letta anche come la scoperta da parte della giovane Iris della Firenze cosmopolita e intellettuale dei primi del Novecento, negli anni in cui con la madre Sybil si era trasferita a Villa Medici, a Fiesole, e dell’Italia povera e arretrata della Val d’Orcia, dove nel 1924, dopo il matrimonio con il Marchese Antonio Origo, andò a vivere nella tenuta de “La Foce”, che a prezzo di un ingente investimento finanziario e umano divenne modello di sviluppo economico e riscatto sociale. Infine, è un’ulteriore prova di quell’impegno politico e sociale che Iris Origo manterrà intatti anche nei duri anni della Seconda guerra mondiale, offrendo rifugio dapprima a bambini sfollati del Nord Italia e, successivamente, a partigiani e prigionieri di guerra alleati, un impegno che testimonierà ulteriormente nei suoi diari “Un brivido nell’aria” e “Guerra in Val d’Orcia”, che l’hanno resa giustamente celebre. Tra tutti i suoi scritti, “Immagini e ombre” è comunque l’opera che maggiormente rivela le sue indubbie doti di grande scrittrice. Prefazione di Sergio Romano.
C'era una volta la Banca d'Italia. Storia del capitale dell'Istituto
Oliviero Pesce
Libro: Libro in brossura
editore: Passigli
anno edizione: 2023
pagine: 268
Nei suoi 130 anni di vita, la Banca d’Italia ha ricoperto nella storia del nostro Paese un ruolo fondamentale che ha conosciuto tuttavia profondi mutamenti. Questo libro – il cui autore ha ricoperto vari ruoli nel sistema bancario italiano – esamina la storia del capitale dell’Istituto e le modifiche intervenute negli ultimi anni, in particolare l’inversione di rotta tra la normativa del 2005, che ne prevedeva la cessione allo Stato o ad altri enti pubblici, e quella del 2013, con la quale non solo se ne lasciava la proprietà ai partecipanti-vigilati, ma se ne aumentava il valore da 156.000 a 7,5 miliardi di Euro, ovvero di 48.000 volte. Mentre il ruolo della Banca d’Italia veniva ridimensionato da quello crescente della Banca Centrale Europea. Questo libro costituisce una guida alla comprensione del ruolo che questo grande Istituto ha svolto nella economia e nella politica italiane.
La casa del dolore. 1943-1944
Geneviève de Hody
Libro: Libro in brossura
editore: Passigli
anno edizione: 2023
pagine: 320
Queste memorie dal carcere militare di Clermont-Ferrand, tradotte qui per la prima volta, offrono ai lettori italiani un commovente spaccato di quella che è stata la Resistenza in una Francia che, a partire dal 25 giugno del 1940, aveva conosciuto la brutale occupazione nazista e il vergognoso collaborazionismo del governo di Vichy. Il 2 novembre del 1943, Camille de Hody e la moglie Geneviéve Utard vengono arrestati e tradotti in prigione, a causa della denuncia del padrone di casa, membro della Milizia filotedesca. Da quel giorno, Camille e Geneviève, che hanno dovuto lasciare le loro tre figlie, condividono il destino di tanti altri prigionieri, vivendo la dura realtà della prigione, in attesa di una liberazione più volte preconizzata ma sempre irrimediabilmente delusa, fino alla tragica separazione, quando Geneviève lascia il carcere e Camille viene invece mandato come prigioniero politico al campo di deportazione Royallieu-Compiègne e da lì a Mauthausen, dove troverà la morte il 12 aprile del 1945, a tre sole settimane dall’arrivo degli americani. Questi ricordi di Geneviève ricostruiscono l’angoscia di quei giorni, offrendoci straordinari ritratti dei personaggi incontrati: gli altri prigionieri, certo, ma anche le guardie, i soldati e gli ufficiali della Wehrmacht, le SS, i traditori collaborazionisti… Sono pagine di grande spessore umano, ma non solo: Geneviève Utard de Hody sente soprattutto il bisogno di darci la sua testimonianza più completa: dolorosa, certo, e dagli sviluppi ancora più tragici, ma senza rinunciare a raccontarci anche le poche oasi di pace, gli ultimi giorni vissuti accanto al marito, la grande solidarietà tra i detenuti; e tutto senza mai indulgere nel facile sentimentalismo, ma con una sobrietà, e persino con un’ironia, davvero sconvolgenti. Il destino ha voluto che fosse una delle tre figlie – la più piccola, Edith, da tanti anni residente in Italia (e ben nota per la sua attività artistica e di scrittrice) – a raccogliere e tradurre queste memorie, che restano, come scrive François Georges Dreyfus nella prefazione, «un documento di prim’ordine tra le grandi testimonianze della storia dell’occupazione». Prefazione di François Georges Dreyfus.
Viaggio in Etiopia e altri scritti africani
Curzio Malaparte
Libro: Libro in brossura
editore: Passigli
anno edizione: 2023
pagine: 188
Inviato in Africa dal «Corriere della Sera» tra il gennaio e l’aprile del 1939, Curzio Malaparte sbarca a Massaua, visita l’Eritrea e, attraversando il territorio Amara e il Goggiam, arriva ad Addis Abeba. Nel corso di un viaggio lungo circa 6000 chilometri, percorsi in parte a dorso di mulo, partecipa anche alle operazioni militari contro la resistenza anti-italiana, guadagnandosi nella caccia ad Abebè Aregai, il più celebre patriota dell’Etiopia centrale, una croce di guerra al valor militare. Nei progetti dello scrittore quel viaggio avrebbe dovuto documentare la creazione in un “paese nero” di un “impero bianco”, e celebrare le glorie del regime offrendo a Malaparte una possibilità di riscatto politico dopo gli anni passati al confino. Ma lo scrittore si accorse ben presto che quell’esperienza gli offriva qualcosa di più e di molto diverso: da un lato, la scoperta di un’Africa del tutto inattesa, complessa e affascinante, e dall’altro la testimonianza di una vicenda militare anticipatrice della guerra ormai vicina, ma per gli italiani d’Africa e per lo stesso Malaparte del tutto inattesa. Questo scritto costituisce dunque non solo un reportage di grande fascino, ma l’occasione per comprendere un passaggio ancora non sufficientemente esplorato della nostra breve esperienza coloniale.
Il caso Lemoine
Marcel Proust
Libro: Libro in brossura
editore: Passigli
anno edizione: 2022
pagine: 142
Henri Lemoine fu una singolare figura di truffatore, che nei primi anni del Novecento riuscì a imbrogliare il presidente di una delle maggiori industrie del commercio dei diamanti, la De Beers, convincendolo di avere trovato il modo di fabbricarli. Scoperta poi la truffa (che gli aveva fruttato oltre un milione di franchi), Lemoine sarà processato e condannato a sei anni di prigione. Tra i beni ereditati da Marcel Proust c’era anche un pacchetto di azioni della società De Beers di cui Proust tentò ripetutamente di disfarsi, ma senza successo in quanto il titolo continuava a perdere a causa di quello scandalo finito in tribunale. Dunque, lo stesso Proust fu in parte vittima, anche se molto relativa, di quella truffa; il che non gli impedì, quando gli fu commissionato da «Le Figaro» di seguirne il processo, di scrivere articoli che erano tutto fuor che resoconti giornalistici, definendo l’affaire Lemoine del tutto insignificante, e prendendolo invece a pretesto per vere e proprie parodie – consacranti, se vogliamo, ma mai disgiunte da un sorriso un po’ beffardo – esercitate su scrittori che hanno costituito parte integrante della sua formazione: da Balzac a Flaubert, da Sainte-Beuve a Régnier, dai Goncourt a Michelet, da Renan a Faguet, per concludere con le Memorie di Saint-Simon, in cui Proust mescola personaggi dell’epoca e suoi contemporanei. La scrittura di Proust si adatta ai diversi scrittori, li insegue e li imita, allo scopo – come scrive Maurizio Ferrara nella prefazione che ricostruisce l’intera vicenda – di «potersi liberare della loro influenza ed essere se stesso, cioè per dedicarsi finalmente alla propria creazione personale». Lo stesso Proust avrebbe voluto raccogliere questi suoi scritti in un libro a sé, ma collezionò più di un rifiuto; così occorrerà attendere una decina d’anni perché vengano pubblicati, all’interno di Pastiches et mélanges, in quell’anno 1919 che valse al suo autore, dopo la pubblicazione del secondo volume della Recherche, il premio Goncourt.

