De Luca Editori d'Arte
Le cosmos de l'antiquite. Images et visions de l'univers, du monde antique à la Renaissance
Eugenio Lo Sardo
Libro: Copertina morbida
editore: De Luca Editori d'Arte
anno edizione: 2018
pagine: 264
Segnare le ore. Gli orologi del Quirinale
Libro: Copertina morbida
editore: De Luca Editori d'Arte
anno edizione: 2018
pagine: 84
Il volume è pubblicato in occasione della mostra che si svolge al palazzo del Quirinale e che raduna circa 50 fra gli orologi più belli della collezione della Presidenza delle Repubblica. Fotografati, e riportati in sequenza cronologica a partire dagli inizi del XVIII secolo fino all'ultimo decennio del Novecento. Tutte macchine particolarmente complicate e perfettamente funzionanti, per lo più poco note al grande pubblico, in quanto dislocati all'interno del palazzo del Quirinale in uffici e saloni di rappresentanza non aperti al pubblico e per la prima volta esposti.
L'informale. Europa 1940-1951. Origini e primi svolgimenti
Enrico Crispolti
Libro: Copertina rigida
editore: De Luca Editori d'Arte
anno edizione: 2018
pagine: 640
Nei decenni centrali del XX secolo un articolato movimento artistico radicalmente innovativo, riconosciuto complessivamente come l'Informale, di qua come di là dell'Atlantico, in una gamma linguistica assai svariata, ha prodotto un fondamentale mutamento di prospettive nella consistenza dell'operare artistico. Dalla tradizionale, umanistica, dimensione di elaborazione e configurazione mentale, di riscontro ideale, esattamente riportandolo infatti entro una invece totale contingenza realizzativa fisica, esistenziale, processualmente significante decisiva. Riportando insomma la consistenza dell'opera d'arte da una sfera ideale a una risolutiva realtà operativa materiale, immersa in un "qui e ora" fattuale, azzerando nessi di memoria di passato altrettanto che dinamiche prospettive di futuro (motrici essenziali invece delle avanguardie artistiche "moderne" nel primo XX secolo); subentrandovi una consapevolezza "postmoderna" invece di sostanziale totalizzante contingenza. E ciò ha aperto al fare artistico prospettive espressive nuove, di immediatezza fisica, a tutt'oggi determinanti; in modi diversi intimamente infatti connettendo questo a una dimensione operativa tutta esistenziale e pragmatica. Entro una collana appositamente dedicata a "storia e poetica" de' L'Informale, uno studioso di lungo corso dell'arte del nostro tempo quale Enrico Crispolti, tesaurizzando un'esperienza di oltre mezzo secolo d'attività, in L'Informale. Europa 1940-1951 Origini e primi svolgimenti, in una prospettiva storiografica decisamente "orizzontale", ha ricostruito il divenire della ricerca plastico-visiva "informale" fra situazioni in Francia e in Italia, come in Inghilterra, Germania, Paesi Bassi e Scandinavia, Spagna, Svizzera, e nell'area europea orientale. Componenti fondamentali concorrenti all'affermazione complessiva di una "poetica informale" dominante nei centrali decenni del XX secolo (altrettanto che avvenuto parallelamente nelle Americhe, come documentato in un ulteriore specifico imminente volume). Dopo una riflessione, anche terminologica, fra le diverse componenti concorrenti ("abstraction-lyrique", 'art autre", "tachisme", "art brut", "gesto", "nuclearismo", "spazialismo", ecc.), vi è analiticamente ricostruito il succedersi di iniziative propositive europee fra inizio anni Quaranta e inizio Cinquanta. A cominciare appunto dalla situazione parigina, in particolare di Fautrier, Dubuffet, Wols, Bryen, Michaux, Giacometti, Bram Van Velde, Richier, Mathieu, De Staël, fra iconismo materico e lirismo gestuale non-figurativo, fino alla sintesi di mozioni europee e nordamericane operata da Michel Tapié, in Véhémences Confrontées. Quindi la vicenda italiana, fra ricerche di Fontana e dei giovani "spaziali", di Dova e dei "nucleari" attorno a Baj, e di Burri e Mannucci, di Cagli, Capogrossi, Morlotti, Fieschi, Spazzapan. Quella inglese, fra Sutherland, Bacon, Paolozzi, Davie, la presenza di Moore e di Schwitters. E tedesca, fra Baumeister, Buchheister, Hartung, Götz, Winter e Bissier. Nei Paesi Bassi e in Scandinavia le esperienze dei gruppi Høst, danese, Surréalisme-Révolutionnaire, belga, Reflex, olandese, confluiti in Cobra: fra Jorn, Appel, Alechinsky. La situazione spagnola, fra Escuela de Altamíra (Goeritz), Dau al Set (Tapies e Tharraths), Millares e El Grupo de las Canarias, e la presenza di Miró. E quella svizzera, fra Soutter e Kemeny, e nell'Europa Orientale, fra Trost, Janousek, Istler e il gruppo Ra, Sklenar e Medek, Strzeminski e Brzozowski, e Gaïtis.
Palazzo Torlonia
Libro: Libro rilegato
editore: De Luca Editori d'Arte
anno edizione: 2018
pagine: 192
Quello che a Roma occupa l’isolato fra via dei Condotti, via Bocca di Leone, via Borgognona e via dei Mario de’ Fiori, conosciuto come Palazzo Torlonia, è un edificio di cui fino ad oggi si sapeva poco. Alla sua origine, poco dopo la metà del Seicento, c’è la figura di un formidabile finanziere portoghese, Francesco Nunez Sanchez che si trasferì giovanissimo in Italia e assunse un ruolo importante nei rapporti finanziari tra Roma e Lisbona. Per sé, divenuto Marchese, e la sua numerosa famiglia commissionò a metà Seicento ad Giovanni Antonio de Rossi il palazzo che occupa la metà dell’isolato e che ancora oggi porta sulle sue volte le decorazioni di Giovanni Francesco Grimaldi e di Giacinto Calandrucci che esprimono il fasto ornamentale della Roma barocca in una sequenza magnifica di sale. Passate dagli epigoni di quella dinastia marchionale a Luciano Bonaparte le stesse stanze ospitarono una leggendaria collezione di dipinti, seppure solo per breve tempo, prima che l’irrequieto Luciano cedesse l’intero isolato, ormai interamente unificato sotto la sua proprietà, al fratello Gerolamo. Nel quarto decennio dell’Ottocento la dimora venne acquisita dal primogenito di uno degli uomini più ricchi di Europa: Marino Torlonia fece nuovamente risplendere le antiche strutture barocche rispettandone gli affreschi ma introducendo una nuova generazione di pittori che resero il palazzo un centro aggiornato alle nuove tendenze artistiche. Da allora ad oggi i Torlonia, Principi di Civitella Cesi, sono rimasti custodi di questo straordinario e finora segreto tesoro dell’arte romana fra Barocco e modernità.
Roma Rinascente. La città antica tra Quirinale e Pincio
Libro: Libro rilegato
editore: De Luca Editori d'Arte
anno edizione: 2018
pagine: 296
Dove sorge ora il nuovo Palazzo della Rinascente, uno spaccato di Roma antica nella valle tra Quirinale e Pincio dalla fine dell’età repubblicana all’età tardoantica. Un paesaggio percorso dalla via Salaria vetus, fiancheggiata da monumenti funerari. Il passaggio dell’Acquedotto Vergine e di un secondo acquedotto finora ignoto, destinati a rifornire il Campo Marzio. L’urbanizzazione di età imperiale, quando gli spazi vengono occupati da caseggiati a carattere abitativo e commerciale, tra cui si inseriscono successivamente una residenza di lusso e un impianto termale. In ultimo il progressivo abbandono dell’area, a partire dalla fine dell’Impero. Tutto questo è raccontato nel volume "Roma Rinascente", dove la storia della città inizia con il paesaggio naturale e attraverso lo scavo archeologico, lo studio dei reperti, il restauro e la valorizzazione dell’Acquedotto Vergine porta alla restituzione di un contesto urbano di straordinario interesse.
Dal simbolismo all'astrazione. Il primo Novecento a Roma nella Collezione Jacorossi. Catalogo della mostra (Roma, 1 dicembre 2017-1 gennaio 2018)
Libro: Copertina morbida
editore: De Luca Editori d'Arte
anno edizione: 2018
pagine: 192
Il percorso parallelo tra arte e impresa di Ovidio Jacorossi diventa ora MUSIA, un progetto culturale e un nuovo spazio nel centro di Roma; la rappresentazione plastica di una passione ma anche un inno alle straordinarie potenzialità creative che l'arte contemporanea può offrire anche alle aziende. La mostra è il primo capitolo di un racconto che farà conoscere e svelerà nel tempo la Collezione Jacorossi, la quale - proprio in virtù della sinergia con la vita imprenditoriale del suo fondatore - può essere considerata una "collezione d'impresa". Ne viene fuori un catalogo d'arte particolare, corredato da robusti apparati storico-critici e motivato dai testi di Enrico Crispolti, Giuseppe De Rita, Marco Lodoli e Giulia Tulino, insieme a una intensa conversazione tra Ovidio Jacorossi e Paolo Di Paolo. Oltre gli schemi consueti, un invito a un possibile viaggio nell'arte della prima metà del Novecento italiano, con epicentro Roma, libero da scelte convenzionali. Una possibile "deriva storico-critica", nel senso più stimolante del godere quanto possa offrirci - come sottolinea Crispolti - "la poetica di un insubordinato collezionare".
Paesaggio e veduta. Dipinti da Palazzo Chigi in Ariccia e altre raccolte. Catalogo della mostra (Cavallino, 25 novembre 2017-25 febbraio 2018)
Libro: Copertina morbida
editore: De Luca Editori d'Arte
anno edizione: 2018
pagine: 128
Il catalogo presenta un'accurata selezione di dipinti eseguiti da alcuni tra i massimi paesaggisti e vedutisti attivi in Italia tra XVII e metà XIX secolo, in buona parte inediti o poco noti, che illustrano paesaggi ideali, paesaggi naturali e vedute di città, tra località caratteristiche e piazze celebri. Il catalogo è incentrato sui principali centri del vedutismo legati al fenomeno del Grand Tour, cioè Roma e Venezia, ma sono presenti anche vedute di altre famose località connesse al viaggio in Italia, come Napoli, Palermo, Tivoli e Ariccia. I dipinti provengono in parte da collezioni pubbliche, come Palazzo Chigi in Ariccia, il Museo di Roma e l'Accademia Nazionale di San Luca, mentre un importante nucleo si trova in collezione privata inglese e molte opere sono esposte per la prima volta in Italia. Sono presenti opere di Agostino Tassi, Filippo Napoletano, Pietro da Cortona, Jean Lemaire, Gaspard Dughet, Pandolfo Reschi, Gaspare Van Wittel, Marco Ricci, Adrien Manglard, Antonio Canal detto "Canaletto", Michele Marieschi, Francesco Guardi, Ippolito Caffi e tanti altri, fornendo, anche attraverso l'attiva presenza di specialisti stranieri, un quadro ampio della pittura italiana di paesaggio e veduta fino alla metà del XIX secolo. Ideale e reale sono i termini entro cui si muove la pittura di paesaggio tra Seicento e Settecento, spesso visti dalla critica in opposizione, come se si trattasse di due filoni ben distinti e paralleli. In realtà una spinta fortemente idealizzante caratterizza tutta la pittura italiana in questi secoli, anche quando si tratta di scorci apparentemente coerenti con il vero. La pittura di veduta, cioè la rappresentazioni obiettiva di spazi urbani o urbanizzati, basata su una puntuale aderenza allo stato effettivo dei luoghi, che ha in Vanvitelli un precursore, dai due centri principali di irradiazione e propulsione ha conosciuto poi un'espansione internazionale. La veduta diventa "capriccio", cioè rimontaggio in contesti immaginari di architetture, ruderi o monumenti reali, seguendo spunti presenti nei dipinti di Lorrain, nell'opera di prospettici come Viviano Codazzi e poi nel '700 specialisti come Giovanni Paolo Panini.
Colore, immagine, segno, oggetto, comportamento. Il secondo Novecento a Roma nella collezione Jacorossi
Libro: Copertina morbida
editore: De Luca Editori d'Arte
anno edizione: 2018
pagine: 180
Prosegue e si completa il viaggio nella Collezione Jacorossi attraverso la seconda metà del Novecento, partendo ancora una volta da quel "collezionismo d'impresa" che Enrico Crispolti mette a fuoco e racconta seguendone una "deriva storico-critica". Sullo sfondo c'è sempre Roma, scenario privilegiato di movimenti e artisti, luogo elettivo delle attività imprenditoriali del gruppo Jacorossi e oggi città in cui sorge Musia, il nuovo spazio di Via dei Chiavari nel quale la Collezione ha trovato casa e visibilità. Roma è nella cifra artistica di tante opere e protagonisti del tempo, ma è anche nelle severe analisi di Giuseppe De Rita, nella storia delle gallerie cittadine dal secondo dopoguerra a oggi a cura di Giulia Tulino, nei ricordi di Ovidio Jacorossi raccolti nella conversazione con Paolo Di Paolo. Su tutto, la fiducia incondizionata e assoluta nella forza creativa dell'arte contemporanea. Esemplare il racconto del rapporto di amicizia con Emilio Prini, il quale, come ricorda Jacorossi, immagino avesse colto tutto ciò che mi sta a cuore nel rapporto con l'arte contemporanea: la possibilità di creare e ricreare ogni "creazione", lasciando che lo stimolo dell'artista agisca in profondità e ci spinga verso domande che non ci eravamo fatti così intensamente. Se restano senza una risposta sicura, sono tanto più preziose.
Libri e album di disegni (1550-1800). Nuove prospettive metodologiche e di esegesi storico-critica
Libro: Copertina rigida
editore: De Luca Editori d'Arte
anno edizione: 2018
pagine: 280
In Italia, a partire dal primo Cinquecento, le fonti archivistiche e letterarie usano in modo univoco la parola libro per significare sia i volumi disegnati da pittori, scultori, architetti, decoratori o argentieri, sia i volumi di disegni di uno o più artisti, di una o più scuole, formati da collezionisti, conoscitori e amatori. Gli uni e gli altri volumi costituiscono gli elementi di un unico grande insieme, l'insieme dei libri di disegni, all'interno del quale è possibile riconoscere almeno due distinti sottoinsiemi: quello dei libri disegnati e quello dei libri dei disegni. Da una parte, il libro disegnato - con modelli, studi, schizzi - è, da Leonardo all'età contemporanea, il prodotto dell'intelligenza del singolo artista, del maestro e della sua cerchia, di un atelier, e dunque del metodo e dell'organizzazione individuale o collettiva del lavoro creativo. In quanto tale, è un insieme finito e complesso di disegni originali - diversi fra loro per materia stilistico-formale, contenuto e funzione -, che non può essere studiato, né tanto meno compreso nella sua interezza e complessità solo attraverso l'analisi dei suoi singoli elementi e dei caratteri codicologici, ma richiede di essere analizzato sotto ogni aspetto in relazione con oggetti analoghi e comparabili, i più vicini e i più pertinenti possibili. Dall'altra parte, il libro dei disegni da collezione, divenuto nella tradizione nord-europea del Sei-Settecento l'album di disegni, è, da Giorgio Vasari a Giuseppe Bossi, una stratificazione di elementi grafici, eterogenei e disomogenei, operata da una o più intelligenze di amatori, collezionisti, conservatori o restauratori. I disegni di uno o più artisti, di uno o più ateliers, che lo compongono, hanno perduto nel nuovo assetto la loro originaria configurazione materiale, stilistico-formale, contenutistica e funzionale. Per questa loro specificità, i libri o album di disegni da collezione costituiscono straordinari campi e strumenti di indagine per la riscoperta, la conoscenza e la ricostituzione di libri disegnati preesistenti, dei quali spesso conservano fascicoli, pagine e vetera fragmenta. Come Federico Zuccari nella foresta di Vallombrosa, gli autori dei ventitré saggi racchiusi in questo libro si sono posti con gli strumenti del disegno interno, capacità umana di disegnare fondati e verificabili scenari argomentativi, e della parola proferita e scritta secondo i fondamenti del discorso logico, ai margini e all'interno dei due sottoinsiemi, illuminando alcuni exempla extraordinaria ora dell'uno ora dell'altro ora di entrambi e rendendo intellegibile la circolarità generativa che connette lo studio dei libri disegnati e quello dei libri dei disegni.
Mutina splendidissima. La città romana e la sua eredità
Libro: Libro in brossura
editore: De Luca Editori d'Arte
anno edizione: 2017
pagine: 656
Tra 2017 e 2018 con il programma "2.200 anni lungo la via Emilia" si percorre a passo di storia il più importante asse viario della regione. Prima le celebrazioni per i 2.200 anni dalla nascita in età romana di tre città: Mutina (Modena) e Parma divenute colonie nel 183 a. C. e Regium Lepidi (Reggio Emilia), istituita come forum negli stessi anni. Poi la mostra sull’origine di Forum Gallorum a Castelfranco Emilia e infine quella di Bologna, dove, con un ulteriore passo nel tempo e nello spazio lungo la stessa strada, al centro dell’attenzione sarà il medioevo emiliano-romagnolo. La via Emilia, arteria unificante della regione che tuttora ne conserva il nome, si propone come un itinerario per scoprirne la storia antica e gli aspetti che hanno contribuito a definire l’identità delle città e del territorio che collega. Su questa strada sempre pulsante di vita hanno viaggiato dall’antichità, e viaggiano ancora oggi, le merci e i prodotti di un’economia florida, ma anche popoli, genti, donne e uomini con il proprio bagaglio di esperienze, idee, sensibilità, lingue e credi differenti, consentendo così il formarsi di una cultura aperta, che affonda le radici in una società che fa dell’accoglienza una delle sue maggiori risorse. Definita da Cicerone firmissima et splendidissima, una delle più importanti colonie romane dell’Italia settentrionale, Mutina si trova al di sotto delle strade del centro storico, custodita dai depositi delle alluvioni che si verificarono in epoca tardoantica. Il programma Mutina Splendidissima, promosso dal comune di Modena e dai Musei Civici per ricordare i 2.200 anni dalla fondazione della colonia romana, intende rendere percepibile questa realtà sepolta attraverso una serie di iniziative culminanti nella grande mostra che ne racconta attraverso nuove scoperte le origini, lo sviluppo e il lascito che essa ha trasmesso alla città moderna. Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità, presenta questa realtà attraverso un linguaggio accessibile a tutti, fondato su dati archeologici e storici esaminati con uno sguardo pluridisciplinare, grazie alle collaborazioni di studiosi di diversi ambiti. Il catalogo riunisce i contributi scientifici che sono alla base del racconto sviluppato in mostra affiancando ai reperti, alle opere d’arte e ai documenti, apparati illustrativi, animazioni video e ricostruzioni virtuali.
Otto Greiner e l'Italia. Alla ricerca del mito nella terra del sole. Catalogo della mostra (Anticoli Corrado, 28 maggio-14 luglio 2017)
Libro: Copertina morbida
editore: De Luca Editori d'Arte
anno edizione: 2017
pagine: 96
Attraverso saggi scientifici, documenti e opere inedite, il volume approfondisce la figura di Otto Greiner (Lipsia 1869 - Monaco 1916) all'indomani del centenario della morte. L'artista appartiene a quella folta schiera di pittori tedeschi - soprannominati "Deutsch-Römer" - profondamente innamorati dell'Italia, i quali a partire dalla metà dell'Ottocento scelsero Roma come luogo in cui vivere e operare, all'insegna di un mito romantico che ha origine nel Grand Tour. Attivo a Roma tra il 1898 e il 1915, momento cruciale per la storia dell'arte moderna, Otto Greiner fu a stretto contatto con l'ambiente artistico a lui contemporaneo, influenzando un gran numero di personalità di rilievo, tra cui, come riferisce nelle sue memorie il pittore Gino Severini, anche il geniale Umberto Boccioni nella fase prefuturista. La mostra al Museo di Anticoli Corrado propone una selezione di opere che illustrano il suo percorso artistico in Italia, con attenzione allo studio della figura ed in particolare al nudo, di cui fu tra i più apprezzati interpreti nel primo Novecento.
Io sono Cambellotti. Catalogo della mostra (Roma, 19 maggio-16 luglio 2017)
Libro: Copertina morbida
editore: De Luca Editori d'Arte
anno edizione: 2017
pagine: 144
Con questo catalogo la Galleria del Laocoonte conferma il suo impegno nella valorizzazione dell'arte figurativa dei primi cinquant'anni del '900 italiano. Nonostante le numerose pubblicazioni dedicate a Duilio Cambellotti, a questo o quell'aspetto della sua produzione, non è certamente esaurito quanto ancora possa esser compreso dell'arte e della personalità di questo straordinario artista. Duilio Cambellotti è il genio senza la sregolatezza, l'artista senza la follia. Colui che ha nutrito la sua arte della natura che grato studiava intorno a sé. Dall'Agro Pontino ha tratto ispirazione per dare forma ad alcune delle sue opere più significative, ed è sempre in queste terre che ha concretizzato il suo impegno sociale per l'alfabetizzazione dei figli dei contadini.

