La Casa Usher
Il senso del gioco. Riconoscere la bellezza del calcio
Francesco D'Arrigo
Libro: Libro in brossura
editore: La Casa Usher
anno edizione: 2021
pagine: 208
Fin dalla sua uscita, cinque anni fa, "Il senso del gioco" ha suscitato un vasto interesse di pubblico e una larga risonanza mediatica. È stato riconosciuto che il libro contiene e argomenta una proposta rivoluzionaria per il calcio italiano, a partire dalla concezione del rapporto tra allenatori e calciatori e dalla metodologia di allenamento. D’Arrigo critica come illusoria la tesi che si possa comandare lo sviluppo del gioco attraverso moduli e schemi rigidi, come si usa fare in Italia. La causa delle sconfitte e delle vittorie non sta nella scelta del 4-2-4 o del 4-3-3, perché gli eventi che si verificano in una partita sono in larga parte imprevedibili. Perciò il compito di un allenatore consiste nel far sviluppare ai propri giocatori quelle competenze tecniche e tattiche che permettono di cercare in ogni momento «qualcosa di straordinario». Per queste ragioni "Il senso del gioco" interessa prima di tutto il crescente numero di persone che ogni anno fanno i corsi per diventare allenatori, all’interno del sempre più vasto movimento del calcio giovanile e delle scuole calcio. La risposta entusiastica al libro di D’Arrigo da parte degli allenatori vecchi e nuovi è la dimostrazione del fatto che fa capire come il compito di un allenatore è quello di allenare l’intelligenza dei propri calciatori. Questa nuova edizione è accresciuta e aggiornata grazie alle esperienze maturate dall’autore negli ultimi cinque anni. Affronta anche i compiti e gli insegnamenti determinati dalla fortissima ascesa del calcio femminile. Contributi di: Renzo Ulivieri (presidente Associazione Italiana Allenatori di Calcio) e Paolo Piani (direttore Settore Tecnico FIGC).
Il racconto della grafica. Storie e immagini del graphic design italiano e internazionale dal 1890 a oggi
Andrea Rauch
Libro: Libro rilegato
editore: La Casa Usher
anno edizione: 2021
pagine: 380
A tre anni dalla fortunata prima edizione de "Il racconto della grafica", esce l’attesa seconda edizione della prima grande storia sistematica e riccamente illustrata dei graphic designer, cioè dei progettisti della comunicazione visiva, comunemente detti grafici. Il racconto parte dalla Parigi tra Ottocento e Novecento, nei decenni della Belle Époque e di Toulouse-Lautrec, quando operava la prima grande figura di grafico moderno: il livornese Leonetto Cappiello, con il quale il manifesto si afferma come strumento fondamentale di comunicazione e propaganda. Dai primi del Novecento è l’industria che adotta la comunicazione visiva come momento decisivo dell’affermazione dei propri prodotti, con la nascita dei marchi e della Brand Image. Nel contempo le avanguardie artistiche spingono la grafica su terreni inesplorati. Nell’Età delle catastrofi, tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, la grafica è al servizio della propaganda politica del totalitarismo, ma anche del dissenso; negli stessi anni comincia a consolidarsi la professione moderna del grafico. Tra i molti protagonisti, i movimenti e i contesti della comunicazione visiva della seconda metà del Novecento e dei primi anni Duemila raccontati da Rauch emergono tra gli altri le personalità di Albe Steiner, Max Huber, Bruno Munari e Armando Testa, l’utopia di Olivetti, il Razionalismo europeo, la Scuola milanese, la grafica svizzera, la Scuola di Ulm, le immagini della contestazione giovanile del Maggio francese, Milton Glaser, Seymour Chwst, Paul Davis, gli interpreti della rinascita culturale del Giappone come Shigeo Fakuda, la grafica di pubblica utilità, i grafici delle ultime generazioni. Il racconto si conclude con uno sguardo ravvicinato agli aspetti più identitari di tre storie tematiche: la grafica del manifesto cinematografico, la grafica editoriale e quella politica.
Scala e sentiero verso il Paradiso. Trent’anni di apprendistato teatrale attraversando l’università
Giuliano Scabia
Libro: Libro in brossura
editore: La Casa Usher
anno edizione: 2021
pagine: 280
Questo libro racconta una storia straordinaria che attraversa dal 1971 al 2005 l’Alma Mater, l’Università di Bologna. Siamo al mitico DAMS agli inizi degli anni Settanta. Il regista Luigi Squarzina telefona al poeta e drammaturgo Giuliano Scabia e gli chiede di venire a insegnare, unendosi ai fondatori di questo corso di laurea rivoluzionario, che raccoglie maestri celebri o destinati a diventarlo e un gran numero di studentesse e studenti entusiasti. Scabia passa tre mesi a pensarci. Ha paura, non si sente all’altezza della grande Alma Mater. Teme di venire ingabbiato. Ma gli storici del teatro e i drammaturghi del DAMS insistono: «Vieni qui a fare le stesse cose che stai facendo, il tuo Teatro Vagante». Inizia così un viaggio attraverso l’università, un apprendistato teatrale che dura trent’anni. Ogni anno Scabia ha messo alla prova un modello di teatro e ha cercato di capire se funzionava e come. Ha chiesto agli studenti e alle studentesse di collaborare alla ricerca, impegnandoli a fondo, ascoltandoli, imparando da loro. Straordinari studenti compagni di viaggio. Il libro presenta una scala di trentatre gradini, da "I giganti del Po" (1971)... "Il Gorilla Quadrumano" (1973-75)... "Dire fare baciare lettera testamento" (1977-78)... "Le mongolfiere" (1977)... "L’orologio di Faust" (1982-83)... "La notte di Walpurga" (1989-90), fino al trentatreesimo gradino "Sentiero interno di bosco e bestie" (2004-05). Contributi di: Gianfranco Anzini, Francesca Gasparini, Massimo Marino, Vito Minoia, Paola Quarenghi. In coedizione con: Edizioni Nuove Catarsi.
Luoghi per lo spettacolo. Semiotica dell’architettura teatrale
Marvin Carlson
Libro: Libro rilegato
editore: La Casa Usher
anno edizione: 2021
pagine: 250
Finora Marvin Carlson è largamente noto in Italia per Theories of the Theatre (Teorie del teatro) un testo di riferimento per molte generazioni di studenti. Con la medesima lucidità e chiarezza divulgativa questo Places of Performance (Luoghi per lo spettacolo) mette in relazione questioni estetiche e contesti socio culturali, facendo dialogare discipline differenti: architettura, urbanistica, arti figurative, storia economica, psicologia. Marvin Carlson è stato tra i primi studiosi ad applicare strategie derivate dalla semiotica all’osservazione dei luoghi per lo spettacolo, considerati come complessi meccanismi di significazione. L’attualità del testo e la sua validità dal punto di vista didattico risiedono soprattutto nella grande attenzione per gli spettatori, tema cruciale del dibattito teatrologico contemporaneo. Lungo le tappe di un viaggio appassionante tra gli ambienti e gli edifici che le comunità occidentali hanno progettato per allestire eventi spettacolari, la domanda cui Carlson cerca di rispondere non è solo Come si esprimono i teatri? ma anche A chi si rivolgono? Originale nella sua struttura, ben documentato e riccamente illustrato, il saggio insegue attraverso le epoche la complessità dell’esperienza di fruizione, fornendoci le chiavi per decodificare i messaggi provenienti dagli spazi teatrali.
Trame di terra
Francesco Maria Testa
Libro: Libro rilegato
editore: La Casa Usher
anno edizione: 2021
pagine: 144
A proposito dei lavori di Francesco Maria Testa si può parlare di immagini di paesaggio, non di fotografia paesaggistica. L’allineamento dei solchi, le ondulazioni del grano, l’inclinarsi delle messi, le fenditure nel terreno argilloso divengono un universo di segni autonomi e paralleli. Nei suoi scatti “i giorni e le opere”, il tempo della natura e quello dell’intervento umano, vengono espressi con immediatezza ed esattezza, ma anche con vigore e sensualità. Attraverso la dimensione dello sguardo e lo scatto fotografico, la soggettività dell’artista si appropria dell’elemento oggettivo, facendone così il luogo di un tempo interiore, mentale e memoriale.
Testi (1954-1998). Volume Vol. 2
Jerzy Grotowski
Libro: Libro in brossura
editore: La Casa Usher
anno edizione: 2020
pagine: 264
Il secondo volume dell’edizione italiana degli scritti di Jerzy Grotowski, Testi 1954-1998, dal titolo Il teatro povero, raccoglie interventi, interviste e articoli rigorosamente inediti in Italia, risalenti al periodo tra il 1965 e il 1969. Sono anni questi dell’affermazione di Grotowski e del suo Teatro Laboratorio nel mondo, culminati, nel 1968, con l’opera più conosciuta del maestro polacco, Per un teatro povero, che diventerà uno dei manifesti del teatro contemporaneo. Oltre a fondamentali scritti metodologici, questo secondo volume include in una nuova traduzione dagli originali polacchi e, in alcuni casi, in una nuova versione, i testi canonici del grande drammaturgo polacco contenuti proprio nella storica edizione del 1968 di Towards a Poor Theatre, che uscì in lingua inglese grazie alla forte spinta del regista Eugenio Barba, fondatore del celebre Odin Teatret. Le nuove traduzioni svelano e mostrano una complessità inaspettata in testi considerati dei veri e propri capisaldi della storia del teatro del Novecento. Oltre a una serie di interviste e ad altri scritti notevoli, inediti e pressoché sconosciuti in Italia, il secondo volume contiene interventi fondamentali che risalgono alla fine degli anni Sessanta quando Jerzy Grotowski, da un lato, riassume – alla luce dei primi dieci anni di attività del Teatro Laboratorio – il senso e l’evoluzione delle sue ricerche, dall’altro lascia già intravedere una prospettiva che si estenderà ben oltre il teatro, concretizzandosi, negli anni Settanta, nella fase del parateatro e della cosiddetta “cultura attiva”.
Testi (1954-1998). Volume Vol. 3
Jerzy Grotowski
Libro: Libro in brossura
editore: La Casa Usher
anno edizione: 2020
pagine: 272
Oltre il teatro è titolo del terzo volume dell’opera completa di Jerzy Grotowski, tradotto da Carla Pollastrelli per La casa Usher. Questo volume comprende un insieme eterogeneo, ma assai coerente, di testi risalenti dagli anni Settanta all’inizio degli anni Ottanta, quasi tutti inediti in Italia. Si tratta di una serie di trascrizioni, interviste, conferenze e interventi pubblici, oltre a presentazioni e documenti autografi. Il titolo assegnato al volume – Oltre il teatro – annuncia chiaramente che l’interesse di Grotowski, in quegli anni, ha ormai varcato i limiti linguistici e pratici associati al teatro. Le prospettive che si erano intraviste nei testi e nelle ricerche degli anni Sessanta trovano nelle pagine di questo libro la loro piena espressione: le dichiarazioni riunite in questo terzo e decisivo volume mostrano una presa di distanza netta e intransigente dal sistema produttivo spettacolare, al quale il maestro polacco sostituisce un sistema di pensiero che si fonda sull’affinità intellettuale tra le persone, sulla condivisione di esperienze autentiche e sull’incontro, che viene inteso nel senso più alto del termine. Tale attività si articolava inizialmente nel campo della “cultura attiva” – comunemente nota come parateatro o “teatro della partecipazione”, secondo la definizione che ne diede lo stesso Grotowski negli anni Novanta – e poi nell’ambito del Teatro delle Fonti. Fra i documenti qui raccolti, si segnalano in particolare Holiday e Teatro delle Fonti – due scritti che hanno il carattere di “manifesto” rispetto alla complessa fase post-teatrale di Jerzy Grotowski. Si tratta di una svolta decisiva, di cui i testi proposti, per la loro natura diretta e in molti casi dialogica, aiutano a comprendere le fondamenta filosofiche e gli sviluppi concreti, anche dal punto di vista della comunicazione.
Testi (1954-1998). Volume Vol. 4
Jerzy Grotowski
Libro: Libro in brossura
editore: La Casa Usher
anno edizione: 2020
pagine: 176
Il quarto e ultimo volume della raccolta completa degli scritti di Jerzy Grotowski, Testi 1954-1998, raccoglie interviste, scritti e interventi compresi nel periodo tra il 1984 e il 1998 e che si riferiscono, a eccezione dei primi due testi, alla fertile e per molti aspetti straordinaria fase finale del percorso artistico di Grotowski – quella che Peter Brook definì brillantemente “arte come veicolo” – che si sviluppò a Pontedera, in Toscana. Qui, grazie all’iniziativa del Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale, il maestro polacco ha dato vita nel 1986 al Workcenter of Jerzy Grotowski, tuttora attivo con la direzione artistica di Thomas Richards.
Teatrodomani. Il teatro all’epoca del Covid. Carlo Quartucci. In memoriam. Culture teatrali (2020)
Libro: Libro in brossura
editore: La Casa Usher
anno edizione: 2020
pagine: 304
Il numero 29 di «Culture Teatrali» si articola in tre parti, con due dossier monografici. Il primo dossier ospita una serie di testimonianze e punti di vista sulle arti performative durante e dopo l’emergenza sanitaria legata all’epidemia di Covid-19, componendo un percorso corale a cui prendono parte artisti, operatori e studiosi italiani e internazionali. L’altro dossier monografico è dedicato a uno dei pionieri e dei maggiori protagonisti del Nuovo Teatro italiano, Carlo Quartucci, a pochi mesi dalla scomparsa. Completa l’Annale 2020 una corposa sezione di studi, che attraversano momenti significanti nella storia dello spettacolo dal XX secolo ad oggi: da Mejerchol’d a Sarah Kane, da Giuliano Scabia, poeta, drammaturgo e narratore, fino alle emergenti sperimentazioni sul “teatro dei robot”. In particolare, in questo quadro, diversi contributi vanno a focalizzare il passaggio cruciale del secondo Novecento intorno al Sessantotto teatrale, nelle arti come nella critica, in Italia e non solo. Infine, questa terza sezione accoglie ricerche che si collocano su un versante di carattere più teorico, a monte e a valle della teatrologia occidentale: da una rivisitazione della Poetica di Aristotele alle recenti prospettive manifestatesi nell’area dei Performance Studies rispetto alla questione dell’animalità. Contributi: Heiner Goebbels, Enrico Pitozzi, Giulio Boato, Dujka Smoje, Scott Gibbons, Hubert Westkemper, Hans Peter Kuhn, Luigi Ceccarelli, Francesco Giomi, Ryuichi Sakamoto, Robin Rimbaud aka Scanner, Nancy Tobin, Daniela Cattivelli, Roberto Paci Dalò, Violaine Anger, Stefano Tomassini, Jean-Paul Quéinnec, Piergiorgio Giacchè, Raimondo Guarino, Cristina Valenti, Mimma Valentino, Marco De Marinis, Roberta Ferraresi, Roberto Fratini Serafide, Pierfrancesco Giannangeli.
Zeichnungs tagebücher-Disegni di diari-Drawings and diaries-Dessins et journaux-Dibujos y diarios
Karl Stengel
Libro
editore: La Casa Usher
anno edizione: 2020
pagine: 198
Carte semiotiche. Forme semiotiche dell’espressione politica
Libro: Libro in brossura
editore: La Casa Usher
anno edizione: 2020
pagine: 192
L’actio è stata da sempre il “parente povero” della retorica classica. La ricognizione operata da Roland Barthes (1970) mostra lo statuto mutevole della retorica nel corso della storia occidentale della riflessione sul discorso: dalla restrizione della questione retorica all’elocutio e al gioco di figure in campo letterario, fino allo spostamento dell’inventio e della dispositio verso la teoria dell’argomentazione e l’analisi del discorso e all’omissione della parte relativa al pathos e all’emozione. Tuttavia, al margine di tali peripezie, l’actio non è mai stata oggetto, per quanto ne sappiamo, di indagine teorica privilegiata. Com’è noto, l’actio concerne la dimensione materiale e sensibile del discorso, la voce, la dizione, il ritmo, la gestualità, il corpo intero e il suo spazio di esibizione. Questo numero di “Carte semiotiche” intende restituirle tutto il suo peso nelle strategie persuasive e nell’efficacia del discorso politico. Di fatto, l’esplosione mediatica del XX secolo, e più ancora la rivoluzione digitale che nel XXI secolo vede lo sfruttamento politico dei social network e della loro viralità costitutiva, aprono uno spazio per l’actio un tempo insospettabile. Pertanto, non si tratta solo di riprendere la tradizione retorica, sottraendo all’oblìo un monumento perduto del nostro patrimonio, ma di interrogare lo spazio fenomenico dell’actio alla luce della teoria del linguaggio, e di trarne nuovi interrogativi e nuove chiavi di lettura del presente.
Leo De Berardinis oggi. Culture teatrali 2019
Libro: Libro in brossura
editore: La Casa Usher
anno edizione: 2019
pagine: 304
Il numero 28 di «Culture Teatrali» ospita un'importante sezione monografica dedicata a Leo de Berardinis, a cura di Laura Mariani e Cristina Valenti. Non scema l'interesse per l'artista che, più di ogni altro, rappresenta la parabola multipla e complessa del teatro italiano del Novecento. Su di lui sono stati scritti libri di pregio, ma questo numero della rivista ha la pretesa della novità: i saggi proposti nascono infatti in gran parte da ricerche di prima mano condotte nell'Archivio Leo de Berardinis, conservato presso il Dipartimento delle Arti dell'Università di Bologna, come l'artista desiderava. Mentre il dossier raccoglie diciannove testimonianze che — ad eccezione dell'intervista a Maurizio Viani — sono state proposte in occasione della prima presentazione pubblica del fondo, quando la famiglia artistica di Leo ha dialogato virtualmente con i reperti dell'archivio organizzati in installazione visiva. Affidato in comodato d'uso al Dipartimento delle Arti, questo archivio per molti versi anomalo, a seguito di un esemplare lavoro di inventariazione, ordinamento e descrizione, è diventato un archivio storico a tutti gli effetti, già navigabile attraverso la base dati e presto anche online in maniera analitica. Leo voleva che la rappresentazione documentale della sua attività non andasse dispersa e che ne nascesse un corpus archivistico organico alla sua idea di teatro come spazio della memoria, in costante dìalogo con la tradizione e propulsore di eredità scenica. Un progetto che si è concretizzato soprattutto nel periodo bolognese (1983-2001), al quale appartiene la maggior parte dei materiali (che partono dal 1967), grazie al sodalizio con l'Università e in particolare con Claudio Meldolesi. Completano l'annale tre studi: il primo è una ricognizione storica del teatro universitario internazionale, anche alla luce delle vicende più recenti; segue un'analisi delle edizioni inaugurali del Festival Internazionale del Balletto di Genova-Nervi, la prima rassegna italiana dedicata alla danza, dal punto di vista della produzione del suo fotografo ufficiale, Serge Lido; il terzo, infine, si propone di delineare le premesse metodologiche di un nuovo approccio alla storia del teatro italiano, nell'ottica dei Performance Studies.

