Officina Libraria
Giovan Battista Caporali e l’architettura. Opere e committenti a Perugia e Cortona nel primo Cinquecento
Anna Rebecca Sartore
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2025
pagine: 232
Il libro ricostruisce la figura poliedrica di Giovan Battista Caporali (Perugia, 1476 circa-1554), erudito pittore e commentatore di Vitruvio. Ne approfondisce la provenienza da una famiglia di pittori e miniatori, la formazione all’ombra del padre Bartolomeo e il dialogo serrato con Perugino, Pintoricchio e Raffaello. Si sofferma sull’amicizia con Pietro Aretino e sul suo rapporto con l’ambiente culturale perugino del primo Cinquecento, dove operava la sua vivace bottega. È in questo contesto che, nell’aprile 1536, fu stampato il Vetruvio in volgar lingua raportato, un’edizione riveduta dei primi cinque libri del De Architectura volgarizzato da Cesare Cesariano (Como, 1521). Il Vetruvio raportato presenta tuttavia contenuti e alcune xilografie inediti rispetto alla versione di Cesariano. In particolare, nel commento al testo vitruviano, Caporali inserisce brevi divagazioni sulla sua Perugia prima della costruzione della Rocca Paolina, una grande fortezza voluta da papa Paolo III e progettata da Antonio da Sangallo il Giovane, che, a partire dal 1540, avrebbe radicalmente trasformato l’assetto urbano della città. Attraverso un’analisi rigorosa e approfondita delle osservazioni e dei pensieri di Caporali, il volume offre una nuova prospettiva non solo sulle sue opere pittoriche e architettoniche, ma anche su quelle di altri artisti e architetti. Sono esaminati documenti, manoscritti e disegni coevi o di poco successivi che forniscono un quadro inedito di un periodo storico di transizione, denso di avvenimenti e cruciale per le sorti della città. Sono così passate in rassegna alcune delle più significative committenze architettoniche con cui Caporali ebbe a che fare tra il secondo e il terzo decennio del Cinquecento: l’ammodernamento del circuito murario medievale con la costruzione dei nuovi bastioni voluti da Giampaolo e Malatesta IV Baglioni; gli ambiziosi, seppur incompiuti, progetti del cardinale Francesco Armellini Medici, potente camerlengo di Leone X e arciprete della cattedrale di Perugia, tra cui il completamento del duomo di San Lorenzo e la realizzazione di un collegio per studenti in piazza del Sopramuro; la rilettura critica della villa del Palazzone, fuori Cortona, del cardinale filo mediceo Silvio Passerini, progettata tra il 1520 e il 1522, un tempo attribuita a Caporali ma ora assegnata ad Antonio da Sangallo il Vecchio sulla base di nuove evidenze documentarie.
Il «Libro dei Misteri» di Galeazzo Alessi. La nuova Gerusalemme e il Sacro Monte di Varallo (1565-1572)
Lorenzo Fecchio
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2025
pagine: 212
Il Sacro Monte fu edificato sullo sperone roccioso che domina Varallo a partire dal 1486 per volere del francescano Bernardino Caimi. I suoi edifici raffigurano i principali luoghi di Gerusalemme legati alla vita di Cristo, rievocando gli episodi che vi erano accaduti con statue a grandezza naturale con abiti colorati, barbe e capelli, inserite in ambientazioni dipinte, per coinvolgere il visitatore e renderlo partecipe del dramma sacro. Questo volume è dedicato al Libro dei Misteri, un manoscritto di 320 fogli realizzato da Galeazzo Alessi (Perugia, 1512-1572) e collaboratori nel 1565-1572, per illustrare un piano di rinnovamento del Sacro Monte. Il progetto di Alessi prevedeva la costruzione di oltre quaranta edifici e di una piazza porticata ispirati alla mitica città di Gerusalemme, in cui avrebbero dovuto essere allestiti i Misteri del Sacro Monte, ovvero una serie di rappresentazioni con statue e affreschi concepite per raccontare la storia dell’umanità dalla Creazione al Giudizio Universale. Il volume indaga il progetto di Alessi come un’importante proposta culturale, in cui si condensano temi di grande rilevanza nell’architettura tardo-rinascimentale e si possono cogliere riferimenti alla trattatistica architettonica e allo studio delle antichità romane, al mondo dei giardini principeschi e ai dibattiti religiosi che infiammarono l’arcidiocesi milanese negli anni successivi al Concilio di Trento. Attraverso un ampio corredo iconografico, la potente idea della Nuova Gerusalemme di Varallo viene restituita con tutta l’efficacia che accese per secoli l’immaginazione dei fedeli cristiani in Occidente.
Non serve scomodare gli dèi. Il kitsch è dentro di noi
Maurizio Cecchetti
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2025
pagine: 260
Che cos’è il kitsch? Come si presenta nell’età in cui tramonta il buon gusto? Troppo di tutto: la nostra è un’epoca carica di «segni, linguaggi, cose, stili, parole indipendenti», generati dal desiderio affannoso e confuso di bellezza. Attraverso colori, musiche, narrazioni un mondo troppo pieno satura i sensi e l’immaginario. Non si può più ridurre il kitsch, come già suggeriva Hermann Broch, al male nell’arte. Da queste pagine emerge una figura mobile, inafferrabile, una sorta di categoria universale del nostro presente. Perché «il kitsch non è il brutto o il cattivo gusto, ma il come se ne fa uso a fini estetici»; è il testimonial perfetto e ambiguo del dominio del mercato sulla vita di ogni uomo. Il volume si arricchisce di dodici disegni di Giorgio Bertelli realizzati appositamente dall'artista per questa edizione.
La cappella Colleoni e il Luogo Pio della Pietà. Guida
Stefano Incontro, Marco Pellegrini, Paolo Plebani, Giulia Zaccariotto
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2025
pagine: 96
La cappella Colleoni, tra i più alti esiti del Rinascimento lombardo, nasce come mausoleo del condottiero Bartolomeo Colleoni (1395/1400-1475), eretto nel cuore religioso e politico della sua città, Bergamo, addossato alla basilica di Santa Maria Maggiore. La sua realizzazione fu voluta intorno al 1470 dallo stesso Colleoni e affidata all’architetto-scultore Giovanni Antonio Amadeo, che immaginò una costruzione innovativa, a pianta centrale. Sin dalla facciata, composta da un gioco di tarsie e decorazioni in marmi policromi, appare evidente il forte recupero dell’antico – imperante nella Lombardia di tardo Quattrocento e frutto di una precisa scelta politica – che caratterizza anche il monumento funebre del condottiero, in cui episodi biblici si alternano a elementi anticheggianti e su cui Amadeo fa innestare una scultura equestre, sul modello dei sepolcri dei grandi signori del Tre e Quattrocento lombardo e veneto. Questa agile guida, arricchita da un profilo storico di Colleoni, conduce il visitatore alla scoperta delle preziose opere custodite nella cappella: dal rinascimentale sepolcro di Medea, figlia di Bartolomeo, morta quindicenne nel 1470, alle sculture di Pietro Lombardo e della sua bottega, passando per gli interventi pittorici settecenteschi di Giambattista Tiepolo, Giuseppe Maria Crespi e Angelika Kauffmann. La guida descrive anche il Luogo Pio Colleoni, istituzione che ebbe l’incarico del completamento della cappella, della futura manutenzione e del servizio di culto. Il Luogo Pio conserva numerose opere d’arte, tra le quali spiccano le statue provenienti dalla facciata della cappella, la sala del Consiglio, affrescata dopo il 1476 da maestranze locali, e il ritratto del condottiero di Giovan Battista Moroni.
The Colleoni Chapel and the Luogo Pio della Pietà. Guide
Stefano Incontro, Marco Pellegrini, Paolo Plebani, Giulia Zaccariotto
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2025
pagine: 96
La cappella Colleoni, tra i più alti esiti del Rinascimento lombardo, nasce come mausoleo del condottiero Bartolomeo Colleoni (1395/1400-1475), eretto nel cuore religioso e politico della sua città, Bergamo, addossato alla basilica di Santa Maria Maggiore. La sua realizzazione fu voluta intorno al 1470 dallo stesso Colleoni e affidata all’architetto-scultore Giovanni Antonio Amadeo, che immaginò una costruzione innovativa, a pianta centrale. Sin dalla facciata, composta da un gioco di tarsie e decorazioni in marmi policromi, appare evidente il forte recupero dell’antico – imperante nella Lombardia di tardo Quattrocento e frutto di una precisa scelta politica – che caratterizza anche il monumento funebre del condottiero, in cui episodi biblici si alternano a elementi anticheggianti e su cui Amadeo fa innestare una scultura equestre, sul modello dei sepolcri dei grandi signori del Tre e Quattrocento lombardo e veneto. Questa agile guida, arricchita da un profilo storico di Colleoni, conduce il visitatore alla scoperta delle preziose opere custodite nella cappella: dal rinascimentale sepolcro di Medea, figlia di Bartolomeo, morta quindicenne nel 1470, alle sculture di Pietro Lombardo e della sua bottega, passando per gli interventi pittorici settecenteschi di Giambattista Tiepolo, Giuseppe Maria Crespi e Angelika Kauffmann. La guida descrive anche il Luogo Pio Colleoni, istituzione che ebbe l’incarico del completamento della cappella, della futura manutenzione e del servizio di culto. Il Luogo Pio conserva numerose opere d’arte, tra le quali spiccano le statue provenienti dalla facciata della cappella, la sala del Consiglio, affrescata dopo il 1476 da maestranze locali, e il ritratto del condottiero di Giovan Battista Moroni.
Arte e natura. Pittura su pietra tra Cinque e Seicento
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2025
pagine: 208
Il catalogo che accompagna la mostra Arte e Natura. Pittura su pietra tra Cinque e Seicento, curata da Patrizia Cavazzini con la collaborazione di Maria Luisa Pacelli, è dedicato alla pittura su pietra in Italia, dalla sua invenzione da parte di Sebastiano del Piombo fino al suo declino, in un arco cronologico di poco più di un secolo (c. 1525-1650). Grazie agli eccellenti prestiti di musei pubblici e collezioni private, sono numerose le opere presentate qui per la prima volta, ponendo il focus sulla materia e sulla sua interazione con i soggetti rappresentati. Lavagna e marmi neri, utilizzati quasi in maniera esclusiva fino al tardo '500, sono i protagonisti delle prime sezioni. Questi materiali sono stati spesso legati al concetto di eternità o, al contrario, la loro resistenza messa in contrapposizione alla precarietà del soggetto rappresentato (la bellezza femminile o le nature morte) e in sfida con la scultura tradizionale. Particolare attenzione è rivolta in questa occasione ai pittori originari del Nord Italia, e in particolare del Veneto, uno dei tre centri fondamentali in Italia per la pittura su pietra: tra i protagonisti i Bassano e Paolo Veronese. Per il ’600 viene indagato il ruolo dei pittori veronesi a Roma e il peculiare interesse della corte fiorentina per scene di fuochi e incendi. L’ultima sezione è dedicata, invece, ai supporti più pregiati, come lapislazzuli e ametiste sino agli elaborati manufatti lapidei con al centro dipinti su pietra che divennero di moda soprattutto dagli anni venti del Seicento. La mostra di Bergamo accompagna alla scoperta di questo capitolo poco conosciuto della storia dell’arte svelando le potenzialità di una materia che, sin dalla notte dei tempi, ha ispirato valori di forza morale e di fede, esercitato seduzioni alchemiche, incarnato simbologie e metafore, aspirato all’eternità. Da Roma a Firenze, da Genova al Veneto, questa tecnica amata e progressivamente abbandonata nel giro di poco più di un secolo, ha coinvolto artisti – presenti in mostra – come Paolo Veronese, Jacopo Bassano, Palma il Giovane, Antonio Tempesta, Alessandro Turchi detto l'Orbetto, Salvator Rosa fino a Orazio Gentileschi e Lavinia Fontana.
Giovan Battista Marino (1596-1625) Un poète italien à la cour de France
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2025
pagine: 192
Nonostante la sua fama, Giovan Battista Marino (1569-1625) è una figura ancora poco nota della poesia barocca. La sua opera principale, L'Adone, un lungo poema dedicato agli amori di Venere e Adone, ha suscitato tanto elogi quanto critiche per la sua ricchezza e il suo erotismo, ben lontani dai canoni del Grand Siècle, sia in Italia sia in Francia. L'opera e la vita di Marino furono tuttavia intense e non possono essere ridotte a un insieme di «bizzarrie a volte davvero stravaganti» (Nicolas de Peiresc). Nato a Napoli ed entrato successivamente al servizio di grandi signori e cardinali italiani, trovò rifugio a Parigi nel 1615, grazie alla reggente Maria de' Medici, potendo così sfuggire alle persecuzioni giudiziarie dell'Inquisizione. Dopo l'assassinio di Concino Concini (1617), riuscì a mantenere la sua posizione, trovando protezione dalle tensioni che accompagnarono l'ascesa al potere del giovane Luigi XIII. Durante questi anni a Parigi, il «Cavalier Marino» raccolse una straordinaria collezione di libri, disegni e incisioni. Una volta pubblicato il suo Adone (1623), tornò in Italia e conobbe un periodo meno fortunato: poco dopo la sua morte, cadde gradualmente nell'oblio, per via del “decoro” imposto dall’imperante religione cattolica, ma anche per la difficoltà di accettare uno stile poetico così poco convenzionale per quei tempi. In occasione del quarto centenario dalla sua morte, la Bibliothèque Mazarine - la più antica biblioteca pubblica di Francia - in collaborazione con l'Università Sorbonne Nouvelle e l'Università «La Sapienza» di Roma, organizza la prima mostra in Francia interamente dedicata a Marino, facendo eco alla grande esposizione che si è tenuta alla Galleria Borghese di Roma nel 2024 (Poesia e pittura nel Seicento. Giovan Battista Marino e la «meravigliosa» passione, Officina Libraria). Per illustrare il posto che Marino seppe occupare nel campo delle lettere e delle arti, sono esposte circa cinquanta opere manoscritte, tra edizioni antiche, stampe, disegni e rilegature preziose. Arricchito da diversi saggi, il catalogo ricostruisce un percorso intellettuale fuori dal comune, tra l'Italia e la Francia, all'alba del Grand Siècle.
Grünewald. Painter and mystic of the German Renaissance
Edoardo Villata
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2025
pagine: 304
Il pittore tedesco Mathis Grünewald (1480-1528 circa) rimane una delle figure più enigmatiche del Rinascimento tedesco, la cui identità artistica è definita dalla complessità stilistica delle sue opere e dall'oscurità dei dati storici. In questo volume interamente in lingua inglese, Edoardo Villata riesamina l'opera di Grünewald attraverso la rivalutazione critica delle fonti, degli sviluppi stilistici e dell'ampia spettro di influenze artistiche, andando oltre le interpretazioni consolidate. Grazie a una lunga ricerca d'archivio, si offrono qui numerosi spunti inediti sulla sua attività, in particolare sulla sua formazione presso lo scultore Tilman Riemenschneider, sulla lettura iconografica delle sue opere, su tutte quella dell'altare di Isenheim, tuttora uno dei vertici artistici del pittore, oltre che sui suoi rapporti con il panorama artistico e culturale del tempo. Questo studio, molto più di una monografia, mette in discussione le narrazioni prevalenti e sottolinea la necessità di un rigore metodologico nella ricerca storico-artistica. Una lettura essenziale sull'artista, che fornisce un contributo indispensabile per gli studi su Grünewald e sulla storiografia rinascimentale, specialmente d'Oltralpe.
Il Rinascimento di Boccaccio Boccaccino. Catalogo della mostra (Cremona, 10 ottobre 2025-11 gennaio 2026)
Francesco Ceretti, Filippo Piazza
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2025
pagine: 144
In occasione del quinto centenario della morte di Boccaccio Boccaccino (Ferrara?, 1462 / ante 22 agosto 1466 – Cremona, 1525), il Museo Diocesano di Cremona, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Cremona Lodi e Mantova, dedica la prima rassegna monografica a questo rilevante interprete della cultura figurativa del Rinascimento in Italia settentrionale. Definito da Giorgio Vasari «raro» ed «eccellente pittore», Boccaccio Boccaccino rielaborò, in modo personale, la lezione impartita da Leonardo da Vinci a Milano e da Giovanni Bellini e Giorgione a Venezia, rappresentando un punto di riferimento per i maestri cremonesi delle generazioni successive, tra i quali si annoverano Gianfrancesco Bembo, Altobello Melone, Giulio Campi e, suo figlio, Camillo Boccaccino. Si comprendono pertanto le ragioni secondo le quali Luigi Lanzi, sul finire del Settecento, ritenne che «Boccaccio Boccaccino è fra’ cremonesi ciò che sono il Ghirlandaio, il Mantegna, il Vannucci, il Francia nelle scuole loro; il miglior moderno fra gli antichi e il miglior antico fra’ moderni». Il percorso di mostra, attraverso un’accurata selezione di capolavori convocati dai principali musei nazionali italiani, accostati per l’occasione a dipinti mai esposti al pubblico, scandisce le principali fasi di attività del pittore, dai suoi esordi tra Ferrara, Genova e Milano sino agli anni veneziani e cremonesi, dove Boccaccino mise a punto un linguaggio raffinato il cui manifesto è rappresentato dall’iconica Zingarella delle Gallerie degli Uffizi, immagine guida della mostra e del catalogo. L’esposizione permette inoltre di apprezzare, dopo il restauro, il frammento della pala d’altare della chiesa di San Pietro al Po a Cremona, l’ultima opera eseguita in vita da Boccaccino, recentemente acquisita dal Museo Diocesano, che si fregia così di ben esemplari dell’artista. La visita non si esaurisce presso il Museo Diocesano, ma prosegue all’interno della Cattedrale di Cremona, alla scoperta dello straordinario ciclo di affreschi con le Storie della vita della Vergine e della passione di Cristo, avviato da Boccaccio Boccaccino nel 1514 e proseguito da altri maestri, tra cui spiccano, accanto ai cremonesi Bembo e Melone, il bresciano Girolamo Romanino e il friulano Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto il Pordenone.
L'Europa della porpora. Arte e politica dei principi della Chiesa (1564-1605). Ediz. italiana e inglese
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2025
pagine: 280
Con la chiusura del Concilio di Trento, nel 1563, per la Chiesa di Roma si apre una nuova stagione sul piano politico e culturale. Le risoluzioni adottate dai padri conciliari in materia giuridica, amministrativa e cultuale segnano una svolta epocale nella storia moderna della cristianità. A essere toccati dal progetto di riforma sono per primi i vescovi e i cardinali, e cioè i vertici della macchina ecclesiastica a cui ora si chiede dedizione e risorse per tradurre in concreto le disposizioni tridentine. Si trattò di un’operazione complessa che, come le ricerche degli ultimi tempi hanno chiarito in maniera evidente, procedette nell’Europa cattolica con declinazioni, tempi e modalità spesso assai differenti se non, in alcuni casi, contrastanti. Sullo sfondo di un simile scenario e nella prospettiva di un approccio allargato ai contesti storici e storico-artistici, questo volume vuole aprire una nuova finestra di discussione sul ruolo giocato da presuli e porporati nella faticosa e controversa costruzione della Nova Ecclesia post-tridentina. Confrontandosi con un’epoca attraversata da forti tensioni socio-religiose, l’insieme dei saggi qui raccolti, esito di un convegno internazionale svoltosi nel 2023 presso l’Università degli Studi Roma Tre, in collaborazione con la Fondazione Camillo Caetani di Roma, vuole mettere a fuoco nuovi percorsi tra arte, politica, propaganda e devozione, facendo risaltare la sfaccettata parte giocata dagli uomini che presiedettero le più alte gerarchie della Chiesa.
Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia Stupore, realtà, enigma
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2025
pagine: 240
In apparenza antitetici, stupore, realtà, enigma sono invece caratteri distintivi e al tempo stesso interconnessi all’interno del prismatico universo espressivo che caratterizza l’esperienza artistica di Pietro Bellotti (1625-1700). Pittore eccentrico e anticonformista come pochi altri del suo tempo, Bellotti riuscì a stupire e a distinguersi nella competitiva scena veneziana alla metà del Seicento, proponendosi con uno stile contrassegnato da una spiccata vocazione alla resa del dato reale che, talvolta, sconfina in una sorta di iperrealismo ante litteram. La forte propensione naturalistica delle sue opere, aventi come protagonisti donne e uomini segnati dall’età avanzata, si combina, nella prima fase, con affascinanti soggetti allegorici ed esoterici, apprezzatissimi dai contemporanei e celebrati dalle fonti letterarie. Dopo i viaggi a Monaco di Baviera (1668-1669) e a Milano (1673-1675 circa), in concomitanza con l’illustre incarico di soprintendente alle gallerie dei Gonzaga a Mantova (1681-1691), il pittore si dedicherà invece ai temi di genere. Le opere eseguite nella seconda parte di carriera risultano così incentrate sulla rappresentazione di mendicanti, pellegrini e popolani, vale a dire gli “ultimi”, restituiti con una sorprendente verità ottica e, soprattutto, in modo dignitoso e partecipato, quasi a volerne nobilitare lo status. In tal senso queste testimonianze si caricano di valenze profonde che, per molti versi, autorizzano ad annettere Pietro Bellotti al cosiddetto filone della «pittura della realtà», considerandolo un precursore della memorabile stagione che, in Lombardia, avrebbe trovato in Giacomo Ceruti uno dei suoi massimi esponenti. Nel ripercorrere la parabola di questo maestro, e provando ad affrontare alcuni enigmi interpretativi che ancora caratterizzano la sua vicenda biografica e professionale, l’esposizione ordinata alle Gallerie dell’Accademia, e il relativo catalogo, offrono al tempo stesso un’imperdibile occasione per approfondire la magmatica cultura figurativa del Seicento veneziano, mettendo a confronto capolavori di prim’ordine convocati da prestigiose istituzioni museali nazionali e internazionali, insieme a recenti acquisizioni del Ministero della Cultura. Oltre ai saggi dei curatori, che ripercorrono la carriera dell'artista, il volume è arricchito da approfondimenti condotti da specialisti del settore che analizzano la fortuna di Bellotti, nel collezionismo ma anche nei testi letterari, oltre a indagare meglio il significato profondo delle sue opere. Seguono schede critiche delle oltre cinquanta opere in mostra, uno straordinario atlante visivo e un regesto documentario volto a diventare un tassello fondamentale per comprendere l'attività di un artista tanto affascinante, quanto ancora poco indagato.
Altobello Melone. Opera completa
Francesco Ceretti
Libro: Libro rilegato
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2025
pagine: 424
Nel corso del Novecento sono stati molti gli studiosi che si sono soffermati sulla figura del pittore cremonese Altobello Melone nel tentativo di metterne a fuoco la fisionomia. Con il suo piglio anticlassico, eccentrico e ponentino, Altobello giocò un ruolo centrale nello scacchiere del primo Cinquecento in Italia settentrionale, al punto da essere definito già da un contemporaneo come Marcantonio Michiel «giovine de buon instinto e indole in la pittura». Raccogliendo il testimone lasciato da Roberto Longhi nel memorabile articolo dedicato alle Cose bresciane del Cinquecento (1917), Altobello è presto diventato banco di prova per l’occhio esperto dei conoscitori attivi nella seconda metà del secolo scorso, che, così facendo, sono andati a costruire un catalogo che trovava – e trova tuttora – la sua opera capitale negli affreschi eseguiti nel Duomo di Cremona nel biennio 1517-1518. Tuttavia, nonostante la riconosciuta centralità nel panorama della pittura del Rinascimento padano, e non solo, la divergenza di opinioni da parte della storiografia ha portato, anche recentemente, a una disparità di vedute alle volte troppo radicale per provare a misurarsi con la redazione di una monografia che potesse restituire una visione complessiva dalla parabola del maestro. Occorreva, insomma, che la partita si fermasse prima che i tempi fossero maturi per riaccendere i riflettori su Altobello e riuscire così a confezionare il primo catalogo monografico della sua opera. Questo volume, frutto di molti anni di ricerca necessari a raccogliere nuove informazioni sul pittore e a sistematizzare e bonificare le precedenti, è composto da un saggio sulla biografia e l’evoluzione stilistica dello stesso, da un contributo sulla sua fortuna critica e da un regesto dei documenti, alcuni dei quali inediti. Tutte le opere riferibili all’artista e alla sua cerchia, circa cinquanta conservate nei più importanti musei del mondo, sono state schedate, ordinate cronologicamente e riprodotte in fotografie a colori.

