Osimo Bruno
La scienza della traduzione. Aspetti metodologici. La comunicazione traduttiva
Anton Popovic
Libro: Copertina rigida
editore: Osimo Bruno
anno edizione: 2022
The translation of realia. How to render words that mean culture-specific things
Sergej Vlahov, Sider Florin
Libro
editore: Osimo Bruno
anno edizione: 2022
Poesie apocrife. Testo russo a fronte
Anna Ahmàtova
Libro: Libro rilegato
editore: Osimo Bruno
anno edizione: 2022
pagine: 120
Bruno Osimo ha tradotto tutte le poesie di Anna Ahmàtova, pubblicate in altro volume. In questo sono raccolte le liriche scritte dal traduttore mentre stava traducendo la poetessa russa.
La donna in lager. Vita quotidiana nei gulag
Aleksandr Solzenicyn
Libro: Libro rilegato
editore: Osimo Bruno
anno edizione: 2022
pagine: 75
Si tratta di esperienze dirette dell’autore (che è stato in lager dal 1945 al 1954) o di testimonianze raccolte in anni e anni di studio e di ricerca attraverso numerosi volumi. La traduzione – realizzata ex novo apposta per questa edizione – ha lo scopo di essere più precisa possibile, ed è corredata di note esplicative per tutte le parole di gergo dei gulag, le quali non vengono tradotte ma traslitterate.
Il Vangelo spiegato ai bambini. Gesù interpretato da Tolstój
Lev Tolstoj
Libro: Libro rilegato
editore: Osimo Bruno
anno edizione: 2022
In questo libro, scritto da Tolstój all’età di ottant’anni, due anni prima della morte, si rintraccia in àmbito spirituale il più generale desiderio di creare un sistema scolastico primario all’interno della comunità di suoi seguaci. Nei pressi di snaâ Polâna, suo possedimento e residenza, in quegli anni era attiva una comunità di tolstojani, con anche una scuola per i figli dei contadini, come l’autore scrive all’inizio di questo libro. Età di lettura: da 7 anni.
Tutte le poesie (1912-1930). Versione filologica
Vladimir Majakovskij
Libro: Libro rilegato
editore: Osimo Bruno
anno edizione: 2022
Le poesie di Maâkovskij sono famose in tutto il mondo perché con le sue “scalette” di versi e con la sua sperimentazione lessicale e grafica sono state innovative e, per un certo tempo, sono state compagne di strada del regime totalitario instauratosi nell’ottobre 1917. Nel 1923 Maâkovskij andò a New York e davanti a un grattacielo fu ispirato a scrivere la sua prima poesia “a scaletta”. Probabilmente è stato ispirato dalle finestre accese/spente del grattacielo. Dal 1923 al 1930, anno del suicidio, quasi tutte le sue poesie sono scritte così, con i versi che non vanno a capo del tutto, descrivendo delle “scalette” con i caratteri tipografici. Il suicidio del poeta nel 1930 – causato in parte dalla disperazione del proprio amore possessivo per Verónika Polónskaâ – si inserisce nel contesto della divaricazione sempre più marcata tra il poeta della (sua personale idealizzata astratta) rivoluzione, e il poeta di riferimento del Partito comunista dell’Urss – ruolo, quest’ultimo, che lo metteva sempre più a disagio. I poeti morti suicidi spesso godono di una fama particolare, e in questo Maâkovskij non fa eccezione. Sono stati fatti diversi studi scientifici sulla correlazione tra malattia mentale e poesia, e tra poesia e suicidio, e sono state scoperte varie cose interessanti. In sostanza esiste una correlazione positiva tra schizofrenia e creatività verbale e in particolare poetica. La cosa non deve sorprendere, se pensiamo che scrivere poesie significa spingere al limite estremo il confine tra scrittura – e quindi sintassi, linearità della prosa – e associazione libera – e quindi paradigma, salto logico, metafora, nesso privato. Per dirlo con un termine che è volutamente in parte tecnico-medico e in parte suggestivo di una collocazione di frontiera, i poeti sono «borderline», cavalcano il confine tra lingua e metalinguaggio, fanno il surf sull’onda che separa l’esposizione ordinata e l’affastellamento creativo, e a volte ne sono travolti. Maâkovskij soffriva di certo di un delirio di onnipotenza-grandezza.
Tutte le poesie (1912-1930). Versione filologica
Vladimir Majakovskij
Libro: Libro in brossura
editore: Osimo Bruno
anno edizione: 2022
pagine: 500
Le poesie di Maâkovskij sono famose in tutto il mondo perché con le sue “scalette” di versi e con la sua sperimentazione lessicale e grafica sono state innovative e, per un certo tempo, sono state compagne di strada del regime totalitario instauratosi nell’ottobre 1917. Nel 1923 Maâkovskij andò a New York e davanti a un grattacielo fu ispirato a scrivere la sua prima poesia “a scaletta”. Probabilmente è stato ispirato dalle finestre accese/spente del grattacielo. Dal 1923 al 1930, anno del suicidio, quasi tutte le sue poesie sono scritte così, con i versi che non vanno a capo del tutto, descrivendo delle “scalette” con i caratteri tipografici. Il suicidio del poeta nel 1930 – causato in parte dalla disperazione del proprio amore possessivo per Verónika Polónskaâ – si inserisce nel contesto della divaricazione sempre più marcata tra il poeta della (sua personale idealizzata astratta) rivoluzione, e il poeta di riferimento del Partito comunista dell’Urss – ruolo, quest’ultimo, che lo metteva sempre più a disagio. I poeti morti suicidi spesso godono di una fama particolare, e in questo Maâkovskij non fa eccezione. Sono stati fatti diversi studi scientifici sulla correlazione tra malattia mentale e poesia, e tra poesia e suicidio, e sono state scoperte varie cose interessanti. In sostanza esiste una correlazione positiva tra schizofrenia e creatività verbale e in particolare poetica. La cosa non deve sorprendere, se pensiamo che scrivere poesie significa spingere al limite estremo il confine tra scrittura – e quindi sintassi, linearità della prosa – e associazione libera – e quindi paradigma, salto logico, metafora, nesso privato. Per dirlo con un termine che è volutamente in parte tecnico-medico e in parte suggestivo di una collocazione di frontiera, i poeti sono «borderline», cavalcano il confine tra lingua e metalinguaggio, fanno il surf sull’onda che separa l’esposizione ordinata e l’affastellamento creativo, e a volte ne sono travolti. Maâkovskij soffriva di certo di un delirio di onnipotenza-grandezza.
Spartaco. La rivolta degli schiavi
Raffaello Giovagnoli
Libro: Libro in brossura
editore: Osimo Bruno
anno edizione: 2022
pagine: 491
Raffaello Giovagnoli, un perfetto sconosciuto in Italia, è uno scrittore romano notissimo in Russia e in tutti i paesi dell’ex blocco sovietico. Questo romanzo del 1874, tradotto in russo quasi subito, nel 1880, ha venduto molte più copie in russo che in italiano. Chissà come farebbe piacere a Raffaello, morto nel 1915, sapere che il suo personaggio ha dato vita a così tante iniziative culturali all’estero.
Il gabbiano. Versione filologica per il teatro
Anton Cechov
Libro: Libro in brossura
editore: Osimo Bruno
anno edizione: 2022
pagine: 94
Quando si traduce si fanno necessariamente delle scelte, perché non si può tradurre tutto in modo ottimale. Nel caso specifico, quando il testo della traduzione è destinato alla recitazione, tutte le battute devono avere come dominante la recitabilità, la pronunciabilità, la plausibilità della frase. Sono considerazioni che fa in primo luogo l’autore, e che il traduttore deve fare proprie. Fermo restando che un testo del 1896 non ha di solito lo stesso registro e lo stesso lessico di un testo del 2022, le frasi devono suonare verosimili in bocca a chi le pronuncia. Questa è stata la nostra preoccupazione principale traducendo il capolavoro di Čechov. L’altra dominante è stata il rigore filologico. Quando si traduce un gigante, non solo letterario ma anche filosofico e umano, bisogna mettere da parte – se necessario: con Čechov a noi è successo molto di rado – il proprio gusto personale e lasciar emergere quanto possibile la poetica dell’originale. La tragedia (non si capisce perché l’autore la definisca «commedia») ruota intorno alla figura di una donna affetta da disturbo istrionico della personalità, Arkàdina.
On psychological aspects of translation
Bruno Osimo
Libro: Libro rilegato
editore: Osimo Bruno
anno edizione: 2022
pagine: 88
Sonata «Kreutzer». Versione filologica
Lev Tolstoj
Libro: Libro rilegato
editore: Osimo Bruno
anno edizione: 2022
pagine: 139
Questo romanzo è una delle poche opere artistiche di questo periodo di impegno morale. È sconvolgente per come mette in discussione le basi stesse di quelle che ancora oggi sono le regole elementari e scontate della nostra cultura. Dopo questa lettura, scontate non possono più essere. La droga, i diritti delle donne, la divisione del lavoro, i parassiti sociali, la fede, cibarsi di carne, il femminismo, l’arte sono tutti problemi che centrotrent’anni dopo non abbiamo risolto. Questa storia dall’intreccio estremamente avvincente – quasi un giallo – ci trascina nel vortice del «come andrà a finire?» costringendoci, nel contempo, a rivedere tutte le nostre certezze.
Il parassitismo. Versione filologica
Lev Tolstoj
Libro: Libro rilegato
editore: Osimo Bruno
anno edizione: 2022
Il saggio, che presentiamo qui in versione autonoma, originariamente era il nono capitolo del libro Put’ žizni [Il cammino della vita], del 1910, anno della morte di Lev Nikolàevič, che aveva ottantadue anni. Sappiamo che la visione del mondo del grande pensatore ha avuto un’evoluzione notevole. Schematizzando, possiamo parlare di un primo periodo, fino al 1882, quando aveva cinquantaquattro anni, e pubblicò il libro Confessione.

