Mimesis: Filosofie
Fine senza compimento. La fine della storia in Alexandre Kojève tra accelerazione e tradizione
Cristiano Vidali
Libro: Libro in brossura
editore: Mimesis
anno edizione: 2020
pagine: 270
Protagonista della Hegel Renaissance, Alexandre Kojève è stato indubbiamente una delle figure più controverse e decisive nella riabilitazione del pensiero hegeliano nel Novecento. A contraddistinguere in modo inconfondibile la sua lettura è l'idea di una "fine della storia" già realizzatasi e correlata all'avvento del sapere assoluto tra gli esseri umani. È possibile recuperare oggi questa proposta filosofica, riconoscerne la legittimità, malgrado innumerevoli eventi continuino a prodursi? Rilevando l'assoluta importanza della tradizione, ossia della continuità quale presupposto immanente alla storia, e prestando attenzione alla velocità che sempre più marcatamente caratterizza il nostro mondo, può risultare sorprendente come – diversi decenni più tardi – proprio l'idea kojèviana di fine della storia possa avvalersi di una nuova chiave interpretativa, confi gurandosi come uno strumento decisamente effi cace per la comprensione della contemporaneità. Prefazione di Massimo Cacciari.
Rudolf Wittkower e gli «itinerari» simbolici
Ivana Randazzo
Libro: Libro in brossura
editore: Mimesis
anno edizione: 2020
pagine: 158
Questo volume si occupa del celebre storico dell'arte Rudolf Wittkower, noto soprattutto per gli studi sull'arte barocca e l'architettura italiana e per i lavori sul Rinascimento, Michelangelo, Palladio e Bernini, e in particolare fa emergere come sia stato anche un importante rappresentante dell'Istituto Warburg a Londra. Mette in rilievo come, dalla cerchia degli studiosi afferenti all'Istituto e alla Biblioteca Warburg, Rudolf Wittkower venne continuamente stimolato nelle sue complesse ricerche sulla sopravvivenza dei simboli del mondo arcaico nelle epoche successive e sulla trasmigrazione delle immagini tra Oriente e Occidente. La simbologia, l'allegoria e i geroglifici costituiscono interessi di studio che Wittkower inizia a sviluppare già negli anni londinesi ma che non abbandonerà mai. Dalle sue lezioni e dai suoi scritti viene fuori un'immagine dello storico dell'arte più vicina ai temi warburghiani di quanto non sia stato spesso sottolineato.
Purificare la sorgente. Male, conoscenza per connaturalità e pratica letteraria del romanzo in J. Maritain
Mauro Grosso
Libro
editore: Mimesis
anno edizione: 2020
pagine: 494
La tesi che questo studio intende dimostrare è che esiste una conoscenza del male distinta da quella discorsiva e concettuale ma a essa complementare. La conoscenza per connaturalità, così come descritta da Jacques Maritain, è lo strumento per mezzo del quale l’intelletto umano giunge a tale conoscenza. Le lettere tra il filosofo e gli amici romanzieri François Mauriac, Georges Bernanos e Julien Green mostrano come nelle opere dei tre scrittori la questione del male sia urgente e centrale. Attraverso le vicende narrate, insieme all’autore, il lettore fa esperienza del male che alberga nei personaggi o da essi generato nella finzione e, dunque, impara a riconoscere analogamente la presenza di questo male in sé stesso o al di fuori di sé. La conoscenza del male prodotta nel lettore è vera conoscenza, anche se non è di tipo concettuale. La teoria della conoscenza per connaturalità di Maritain identifica nell’intuizione creativa della connaturalità poetica gli strumenti che veicolano tale conoscenza.
Alle origini della tecnologia scientifica. Ricezione e sviluppo del pensiero galileiano nell'opera di Isaac Newton
Angelo Calemme
Libro: Libro in brossura
editore: Mimesis
anno edizione: 2020
pagine: 242
A partire da quando la tecnologia si configurò come imprescindibile e fondamentale orizzonte di senso dell'uomo per l'uomo, come universale e macchinatrice nuova scienza della natura all'interno di quella sorta di preistoria del lavoro industriale, meglio ancora, in quella protostoria del lavoro macchinico che fu l'età della manifattura, tra il XVII e la prima metà del XVIII secolo? E ancora: per opera di quali processi la macchina fu posta a un certo punto della storia umana dall'epidermide al cuore della civiltà europea, già prima che essa con la Rivoluzione industriale del carbone, dell'acciaio e dei cavalli vapore divenisse medium privilegiato della divisione del lavoro? Per rispondere a questi urgenti interrogativi, come ad altri in essi impliciti, al tempo della Rivoluzione industriale 4.0, dello sviluppo dell'Intelligenza artificiale e della Smart economy, occorre risalire fino alle origini della prima modernità e precisamente al tempo in cui filosofi del calibro di Galileo Galilei e Isaac Newton, indipendentemente da Dio, dalla Sapienza e dal senso comune, fecero delle loro macchine di misurazione i nuovi ed esclusivi strumenti di ricerca della verità.
Agnes Heller un etica in cammino
Ornella Crotti
Libro: Libro in brossura
editore: Mimesis
anno edizione: 2020
pagine: 102
"Il capitan Futuro è Giano Bifronte", afferma Ágnes Heller in Una teoria della storia. Nell'ambito della ricerca che l'ha vista impegnata tutta una vita, la pensatrice ci consegna un'indicazione normativa molto forte, che può essere riassunta in queste sue parole: "Nessuno ha il diritto di essere soddisfatto in un mondo in cui vi sono altri che soffrono". È con questa attenzione alle loro paure, ai loro bisogni e ai loro sogni che la sua elaborazione teorica si rivolge agli esseri umani della modernità per avvicinarci a un modello morale aperto al pluralismo. Quello che ci propone Heller è l'utopia di una svolta antropologica, un'utopia come coraggio civico che non smette di interrogarsi sugli elementi di dinamismo, di discontinuità e di fragilità del nostro mondo. Questo lavoro intende ricostruire il percorso di un pensiero nel quale sentiamo il richiamo a riflettere sui valori umani e sulla nostra responsabilità individuale.
Studi della natura
Jacques-Henri Bernardin de Saint-Pierre
Libro: Libro in brossura
editore: Mimesis
anno edizione: 2020
pagine: 324
Costantemente ripubblicati, a partire dalla loro prima edizione nel 1784 sino alla fine del XIX secolo, gli Studi della natura hanno esercitato sul pensiero filosofico, scientifico e letterario europeo un’influenza profonda, oggi però dimenticata. Al contempo “discepolo” di Rousseau e ispiratore del primo romanticismo, Bernardin de Saint-Pierre dipinse, con una scrittura sontuosa, il vasto affresco di una natura benevola interamente rivolta ai bisogni dell’uomo. Canto del cigno dell’enciclopedismo dei Lumi, gli Studi della natura – che qui proponiamo per la prima volta in italiano – sono costruiti sull’affascinante e precaria alleanza tra teoria della scienza, metafisica, estetica, morale e teologia. Questa monumentale opera ha dunque la pretesa d’inglobare al suo interno tutto il campo del reale e del sapere umano.
Aristotele il filomita
Giorgio Volpi
Libro: Libro in brossura
editore: Mimesis
anno edizione: 2020
pagine: 568
Che cosa ha a che fare Aristotele con l’amore per il mito? Quel “nulla” apparentemente obbligato con cui risponderemmo si frantuma contro il fatto che fu proprio lui a introdurre la figura del filomita nello stesso momento e luogo di nascita della filosofia (Metafisica); a descrivere filomiti in conversazione, come a banchetto (Etica Nicomachea); perfino a definire se stesso un filomita, tanto più tale in una situazione di isolamento e solitudine (Fr. 668 Rose). L’analisi dei tre luoghi filomitici procede con l’elaborazione della filosofia delle “meraviglie” aristoteliche, con il nesso meraviglia-formazione dell’universale e il vertice “tribeato” della somma meraviglia divina, per altro umanamente accessibile. Questa rarefazione teorica va a bilanciarsi con la ricognizione del luogo e del peso che, nel corpus aristotelico, occupano i miti e, con essi, il Grundmythos del Grande Anno, dell’Eterno Ritorno. La ricomparsa del filomita – le cui sopravvivenze post-aristoteliche compongono un’implicita antologia filomitica – facilita poi l’apprezzamento della componente “aristotelico-filomitica” in autori aristotelicamente eccentrici – non aristotelisti e tanto meno aristotelizzanti – quali Kierkegaard e Pound.
Azione performatica. Terapia del corpo politico e poetica della singolarità
Caterina Mengotti
Libro: Libro in brossura
editore: Mimesis
anno edizione: 2020
pagine: 120
Il testo propone una rilettura del concetto di “corpo senza organi” di Guattari e Deleuze e ne fa emergere le differenze rispetto ad altri approcci di lavoro con il corpo, in ambito sia terapeutico che artistico. Partendo dall’idea che il complesso di Edipo non sia più una struttura di organizzazione dell’inconscio, ma sia diventato una modalità di assemblaggio del processo corporeo, questo volume suggerisce il modo in cui la performance possa costituire una pratica collettiva per la creazione di una soggettività post-edipica e autogestionaria. L’azione performatica viene definita un ibrido culturale, trasversale al campo della clinica, della critica e dell’arte, la cui funzione precipua sarebbe quella di comporre cartografie semiotiche in cui coesistono istanze soggettive e problematiche collettive. Si prefigura così una forma alternativa di partecipazione alla vita collettiva che parte dal corpo come sistema di valenze e immette queste ultime nel campo sociale, facendo del desiderio la forza attiva del cambiamento.
Corpo individuo identità. Scritti di filosofia e simbolica politica
Erasmo Silvio Storace
Libro
editore: Mimesis
anno edizione: 2020
pagine: 336
«Erasmo Silvio Storace insegue le sorti del corpo a partire dalla sua ri-apparizione nella cultura occidentale. [...] Ma Storace non si ferma qui, dove si arrestano i libri colti sul corpo e quelli incolti che in questi ultimi anni sono stati in gran numero pubblicati. [...] Ad esempio, egli si sofferma sul motivo della Continuità che rifiuta la contrapposizione: qui si trova la tesi fondante l'intero impianto teorico del libro, ed è l'intuizione davvero illuminante che Storace avanza anche a proposito dell'Identità, che non si contrappone alla differenza, perché l'Identità, al pari del corpo, non è qualcosa di statico, ma "accade differenziandosi". [...] Il libro è molto suggestivo, attentamente pensato nella sua tesi teorica ed espresso in un linguaggio poetico capace di sedurre e persuadere la mente anche di chi non si rassegna a non avere l'anima o un Io che non è padrone in casa propria.» (dalla prefazione di Umberto Galimberti)
Lenin e la dialettica. Teoria e prassi di un metodo rivoluzionario
Costantino Avanzi
Libro
editore: Mimesis
anno edizione: 2020
pagine: 360
Ponendo al centro il tema della contraddizione oggettiva, la dialettica descritta da Hegel e accolta da Marx rappresenta uno dei più interessanti e persuasivi modi per decifrare il conflitto. Ignorata o fraintesa dalle socialdemocrazie europee, la dialettica suscita il grande interesse di Lenin, che la studia e la usa come arma teorica per l'individuazione delle contraddizioni dell'arretrata Russia zarista e nel confronto con le altre correnti politiche del tempo. Affiancando allo studio di Marx la dialettica di Hegel, Lenin sottrae il marxismo all'ortodossia della Seconda Internazionale, riflettendo su nodi critici irrisolti quali la teoria dello Stato e la prospettiva comunista. Alla luce di queste considerazioni, l'autore si propone di ricostruire alcune tappe del dibattito sulla dialettica dopo Hegel, concentrandosi non solo sugli aspetti strettamente teorici, ma anche sul peso che essa ha avuto nelle analisi e nelle scelte politiche di Lenin, sullo sfondo delle vicende che hanno preparato la Rivoluzione d'ottobre e accompagnato la costruzione dell'URSS.
Filosofia e psicoanalisi. Le parole e i soggetti
Libro: Libro in brossura
editore: Mimesis
anno edizione: 2020
pagine: 286
Filosofi e analisti lavorano, da laboratori diversi, lo stesso materiale: l'uomo. E proprio dell'uomo si racconta in queste pagine. Della sua sofferenza, del suo dolore, della sua nostalgia, della sua speranza, della sua possibilità. Davide D'Alessandro interroga le menti più brillanti del nostro panorama culturale contemporaneo per addentrarsi nel vivo del rapporto tra filosofia e psicoanalisi.
Yoga e klesa. Le afflizioni mentali e il metodo yoga che rimuove la sofferenza. Negli Yogasutra di Patañjali e nella filosofia classica indiana
Cristiana Biogli, Sergio Busi
Libro: Libro in brossura
editore: Mimesis
anno edizione: 2020
pagine: 216
Il termine yoga è di vasta portata: oggi è presente non solo nella cultura asiatica, ma in quella di tutti i continenti, e capire cosa significhi è una priorità poiché esso viene spesso usato per indicare attività che con lo yoga hanno poco a che fare. In questa indagine non si può prescindere dagli Yogasutra di Patañjali, che sono il principale testo filosofico di riferimento dello yoga contemporaneo. Studiando gli Yogasutra, ci si imbatte nella teoria dei klesa, il cuore dell'insegnamento di Patañjali, secondo cui yoga, lungi dal significare “esecuzione di posture”, è un metodo che libera l'individuo dalla sofferenza, la cui origine risiede in cinque afflizioni mentali, appunto i klesa: ignoranza, senso dell'io, attaccamento, repulsione e paura della morte. A una prima parte del libro, più tecnica, in cui si inquadra storicamente ed etimologicamente lo yoga cercando di far luce sui non semplici concetti chiave di questa disciplina, segue una sezione dal respiro più ampio, che cerca di comprendere le cinque afflizioni mentali esposte negli Yogasutra, anche abbracciando la lettura che di esse viene proposta negli altri testi classici della filosofia indiana, con fugaci rimandi alla filosofia occidentale e alle recenti scoperte neuroscientifiche e fisiche. La realtà non è così come ci appare. E questa erronea apparenza è la causa della nostra quotidiana sofferenza.

