Skira: Arte moderna. Cataloghi
Bruno Di Bello. «Digitale. Archeologico»
Libro: Copertina morbida
editore: Skira
anno edizione: 2017
pagine: 95
"L'arte cambia lo sguardo attraverso cui una cultura guarda il mondo, rivelandosi uno strumento di osservazione capace di costruire un paradigma conoscitivo della realtà coerente e attuale. È necessaria una consapevolezza teorica e critica come quella di Bruno Di Bello, fra gli artisti più significativi del panorama contemporaneo, per poter 'cambiare' la prospettiva con cui l'arte si rappresenta. Di Bello, che ha sviluppato il proprio percorso creativo sulla base di una meditata e consapevole adesione al paradigma avanguardistico, presenta un approccio conoscitivo e una sensibilità visiva fortemente condizionati dalle contaminazioni tra arte e nuove tecnologie digitali, traendo dalla avanguardia forme e contenuti che vanno ben oltre la semplice rivoluzione estetica. I suoi lavori si caratterizzano per una visione fondata su una modalità seriale, votata all'investigazione dello schematismo e della sequenzialità e trovano la loro coerenza nella costante ricerca dell'oggettività dell'opera." (Maria Savarese). Catalogo della mostra presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Napoli, 11 novembre-17 dicembre 2017).
FuturBalla
Libro: Copertina rigida
editore: Skira
anno edizione: 2016
pagine: 232
Un omaggio a Giacomo Balla (Torino 1871 - Roma 1958), figura straordinaria di pittore e fondamentale raccordo tra l'arte italiana e le avanguardie storiche, attraverso una selezione di opere appartenenti a prestigiose collezioni pubbliche e private, italiane e internazionali. Realizzata in collaborazione con la Fondazione Ferrero, la GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea, Torino e la Soprintendenza Belle Arti del Piemonte, la monografia ripercorre la vita e l'opera di Giacomo Balla, dall'apprendistato torinese al realismo sociale, alla sperimentazione della tecnica divisionista fino al grande momento futurista. Straordinari i capolavori presentati, tra i quali spiccano La mano del violinista dalla Estorick Collection di Londra, Bambina che corre sul balcone dal Museo del Novecento di Milano, Dinamismo di un cane al guinzaglio dalla Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, Volo di rondini del Museum of Modern Art di New York, Velocità astratta + rumore dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, Velocità astratta. L'auto è passata della Tate Modern di Londra e Automobile in corsa proveniente dall'Israel Museum of Gerusalemme. Suddiviso in tre sezioni (Vita; Luce; Velocità) introdotte dai saggi della curatrice Ester Coen, "FuturBalla" comprende i contributi di Giorgio Muratore (La Roma di Balla: delle vigne, degli orti, dei giardini, delle ville e dei villini), Luca Francesco Ticini (La fisica della luce e la percezione del colore nell'opera di Giacomo Balla), Vincenzo Barone (Ricostruzioni dell'universo: Balla, Mercurio, Einstein). Seguono la sezione Balla comprendente la biografia illustrata dell'artista, l'elenco delle opere in ordine cronologico, l'elenco delle esposizioni scelte e la bibliografia scelta (a cura di Zelda De Lillo).
Dagli impressionisti a Picasso. I capolavori del Detroit Institute of Arts
Libro: Copertina rigida
editore: Skira
anno edizione: 2015
pagine: 208
I decenni a cavallo del Novecento vedono i musei statunitensi impegnati, con tipico spirito americano, in una vera e propria competizione per la formazione delle raccolte più complete, l'acquisizione di opere-chiave, la scoperta e la valorizzazione di artisti antichi e moderni. Il Detroit Institute of Arts, aperto nel 1885 e più volte ampliato e rinnovato nel corso dei suoi centotrenta anni di storia, è da sempre l'epicentro della gloria cittadina e già agli inizi del secolo scorso era considerato l'avamposto e la principale via di accesso delle avanguardie europee negli Stati Uniti. Il gusto e l'esperienza di William R. Valentiner, direttore storico del museo, hanno consentito scelte collezionistiche di altissimo livello, mentre Robert H. Tannahill, un'altra figura di straordinaria importanza, ha lasciato numerose opere d'arte e un ingente fondo per il costante accrescimento delle collezioni. Grazie alla convergenza tra il mecenatismo dei privati, fra cui la famiglia Ford, e la lungimirante direzione, il Detroit Institute of Arts è saldamente collocato tra i massimi musei degli Stati Uniti.
Ligabue. Gualtieri. Il ritorno
Libro: Copertina morbida
editore: Skira
anno edizione: 2015
pagine: 224
Promossa dalla Fondazione Museo Antonio Ligabue e pubblicata in occasione del cinquantenario della morte, una grande monografia su uno dei più geniali e originali artisti del Novecento italiano. Centottanta opere tra dipinti, sculture, disegni e incisioni (alcune decine mai esposte in precedenza, tra le quali diversi autoritratti, impietosa raffigurazione di sé), ripercorrono la tormentata opera di Antonio Ligabue e confermano, al di là delle fuorvianti definizioni di naïf o di artista segnato dalla follia, il fascino di questo "espressionista tragico" di valore europeo, nella cui opera, che fonde esasperazione visionaria e gusto decorativo, spira il vento del moderno. Di Ligabue è ormai nota la triste odissea esistenziale che segnò profondamente il suo lavoro. Espulso dalla Svizzera per la sua vita turbolenta, Antonio Ligabue arriva nell'agosto 1919 a Gualtieri; l'impatto con il nuovo ambiente si rivela da subito triste e doloroso. I primi dipinti di Ligabue (nei quali traspare il suo grande interesse per i musei di scienze naturali e per gli animali in genere) risalgono alla fine degli anni Venti; sono gli anni in cui Ligabue incontra a Gualtieri Marino Mazzacurati. La difficile e tormentata vita di Ligabue, segnata da ostilità e incomprensioni, e da ricoveri all'Istituto Psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia e al Ricovero di mendicità di Gualtieri, è tutta dedicata, fino alla morte, alla pittura e alla scultura, nonostante le diffuse derisioni e i mancati riconoscimenti.
Palma il vecchio
Giovanni Villa
Libro: Copertina rigida
editore: Skira
anno edizione: 2015
pagine: 256
Manet. Ritorno a Venezia
Libro: Copertina rigida
editore: Skira
anno edizione: 2013
pagine: 280
Nel descrivere Manet come il rampollo di Velázquez o il figlio spirituale di Goya, gli studiosi hanno per lungo tempo dato prova di pigrizia. Secondo questa tesi, l'ispanismo sarebbe l'unica fonte della "modernità" dell'artista francese, che grazie al modello spagnolo sarebbe riuscito a evitare l'enfasi e a precorrere il ventesimo secolo, sfuggendo alle trappole della tradizione accademica. Tuttavia tale approccio, piuttosto semplicistico, si fonda su un'omissione significativa: la passione precoce e duratura di Manet per l'arte italiana. Le Déjeuner sur l'herbe e Olympia, due variazioni liberamente ispirate a Tiziano, dimostrano il legame di Manet con l'Italia, ma non sono le uniche testimonianze della fedeltà dell'artista a Venezia, Firenze e Roma. "Manet. Ritorno a Venezia", frutto della collaborazione tra la Fondazione Musei Civici di Venezia e il Musée d'Orsay, analizza per la prima volta le influenze nella pittura di Manet dell'arte italiana, che l'artista ebbe modo di conoscere direttamente nel corso di tre viaggi al di là delle Alpi. Alla fine del 1874, il pittore di Le Fifre e Le Balcon "fece ritorno a Venezia" per ritrovarsi a contatto con Carpaccio, Tintoretto, Guardi e Longhi e ridestare così il suo entusiasmo. Le vedute del Canal Grande, ricche di blu profondi e di romantici neri, furono la sua risposta all'impressionismo nascente.
De Chirico e la Metafisica
Libro: Libro in brossura
editore: Skira
anno edizione: 2020
pagine: 168
Il catalogo della mostra di Palazzo Blu a Pisa ripercorre tutte le tappe della prestigiosa carriera dell’artista e, pur dedicando un posto d’onore ai temi ed alle icone metafisiche (dalle Piazze d’Italia ai Manichini) non tralascia gli esordi böckliniani, né le stagioni romantiche e barocche né infine le riprese neometafisiche: proponendo un susseguirsi di capolavori che oggi è finalmente possibile ammirare per quel che sono, fuori dalle polemiche che per un lungo periodo hanno intorbidato le acque della ricezione complessiva della sua opera. Ripercorrendo il ciclico riaffiorare di temi e soggetti cari all’artista, da quello maggiore degli autoritratti alle nature morte, dai Bagni misteriosi, ai Mobili nella valle, la mostra intende dimostrare come, anche con la sottovaluta ricerca artistica successiva agli Venti, l’arte di Giorgio de Chirico assuma una sua ragion d’essere ed un rapporto di maggiore continuità rispetto agli esordi. Mantenendosi il più vicino possibile al suo indiscusso ideatore, la mostra si propone di testimoniare con l’ausilio di alcune importanti opere di Carrà, Savinio e de Pisis l’originalità della ricerca del gruppo di artisti che storicamente hanno dato vita alla cosiddetta arte metafisica e, in una prospettiva più allargata, di indagare l’effetto che l’elaborazione di questa poetica ha prodotto per periodi più e meno brevi sulla ricerca di maestri quali Morandi, Martini, Sironi, Casorati, Capogrossi.
Monet e gli impressionisti. Capolavori dal Musée Marmottan Monet. Catalogo della mostra (Bologna, 13 marzo-12 luglio 2020)
Libro: Libro rilegato
editore: Skira
anno edizione: 2020
pagine: 168
Per la prima volta dalla sua fondazione nel 1934, il Musée Marmottan Monet di Parigi concede per la mostra “Monet e gli Impressionisti” un prestito straordinario: un corpus di opere uniche – molte delle quali mai uscite dal museo – e firmate da alcuni dei maggiori maestri dell’impressionismo. Attraverso cinquantasette capolavori, il catalogo Monet e gli Impressionisti. Capolavori dal Musée Marmottan Monet, rende omaggio a tutti quei collezionisti e benefattori – tra i quali molti discendenti e amici degli stessi artisti in mostra – che, a partire dal 1932, hanno contribuito ad arricchire la prestigiosa collezione del museo parigino rendendola una tra le più ricche e importanti nella conservazione della memoria impressionista. Il percorso espositivo vede accanto a capolavori come "Ritratto di Madame Ducros" di Degas, "Ritratto di Julie Manet" di Renoir e "Ninfee" di Monet, opere inedite per il grande pubblico come il "Ritratto di Berthe Morisot distesa" di Édouard Manet, "Il ponte dell’Europa", "Stazione Saint-Lazare" di Claude Monet e "Fanciulla seduta con cappello bianco" di Pierre-Auguste Renoir.
Antonio Marasco. Futurista indipendente. Catalogo della mostra (Rende, 14 dicembre 2019-15 febbraio 2020)
Libro: Libro in brossura
editore: Skira
anno edizione: 2020
pagine: 112
"La personalità di Marasco è tra le più interessanti del futurismo italiano, per l'intelligenza e anche per la precocità del suo contributo. Non è uno dei tanti adepti anemici e provinciali di un 'secondo futurismo' che pure conta notevoli protagonisti, ma è un interprete del momento più intenso ed esplosivo del movimento marinettiano, cui egli aderì tra la fine del 1913 e gli inizi dell'anno successivo. Fin dal 1906, quando contava appena dieci anni, il pittore calabrese si era trasferito a Firenze e la sua cultura si giovò certamente del clima straordinariamente vivo di quella città, dove operavano uomini del livello di Papini e di Soffici, dando vita a riviste come 'Leonardo' e 'La Voce', e dove nello stesso anno approdava il giovanissimo de Chirico. A Firenze, dopo l'iniziale contrasto di Soffici con Boccioni, Marinetti e compagni, il futurismo trovò uno dei suoi centri più attivi e indipendenti, esprimendo la nuova rivista 'Lacerba'. Dal clima fiorentino, Marasco assorbì sia l'asciutto equilibrio formale di una sperimentazione molto contenuta nei suoi assunti dinamici, sia proprio quello spirito d'indipendenza che lo porterà nel 1932 a ribellarsi alla leadership marinettiana e a proclamare la nascita di un 'futurismo italiano indipendente', riproducendo un tentativo già messo in opera proprio dai futuristi fiorentini ai tempi di 'Lacerba'." (dalla prefazione di Maurizio Calvesi)
Jean Dubuffet. L'arte in gioco. Materia e spirito (1943-1985)
Libro: Libro in brossura
editore: Skira
anno edizione: 2018
pagine: 256
Jean Dubuffet (1901-1985) è stato uno dei massimi artisti del XX secolo. Grande homme-orchestre, dopo una carriera da commerciante di vini ha saputo divenire pittore, scultore, incisore, scrittore, pensatore, musicista e collezionista, in un processo continuo di ricerca e invenzione che ha pochi confronti nella storia dell’arte. Spesso definito inclassificabile e iconoclasta, egli ha incarnato al contempo la figura di artista-artigiano-umanista, offrendo forse l’ultima grande avventura della pittura nel Novecento, quella di un eroe che ha avuto il coraggio di rimanere autonomo e coerente e di non cedere alle insidie del sibilo incantatore della “morte dell’arte”. Questo volume, con la mostra che lo accompagna, intende ripercorrere tutti i cicli via via sempre nuovi e originali che ne hanno caratterizzato la vita d’artista, in un flusso dinamico e inesauribile di invenzioni che sottintendono una grande apertura ai fatti della vita, alle meraviglie ma anche alle miserie del mondo. Il quadro è quello di una impostazione di pensiero molto forte che dialoga consapevolmente con le posizioni teoretiche di grandi pensatori, scrittori, artisti del secolo. La polarità tra spirito e materia, che i due curatori di questo progetto mettono in luce anche nel titolo, risulta centrale per comprendere il gioco dell’arte di Dubuffet, un gioco che ha sovvertito le regole condivise per impostarne con rigore di nuove e inattese, un gioco che sempre s’intreccia con la realtà e con la vita. Una sezione finale del volume presenta una serie di autori storici dell’art brut, celebrando la figura di Dubuffet quale studioso e collezionista di queste forme di espressione. Viene inoltre riproposto un florilegio di scritti dello stesso artista – “mago stanco”, come si era definito, eppure infaticabile – che rappresentano in ogni caso le migliori chiavi d’accesso al suo regno. Mostra: Reggio Emilia, Palazzo Magnani, 17 novembre 2018 – 3 marzo 2019. Presentazioni di Davide Zanichelli e François Gibault.
Ver Sacrum. La rivista della Secessione viennese 1898-1903. Gustav Klimt, Koloman Moser, Otto Wagner, Alfred Roller, Max Kurzweil, Joseph M. Olbrich, Josef Hoffmann
Valerio Terraroli
Libro: Libro rilegato
editore: Skira
anno edizione: 2018
pagine: 224
La rivista "Ver Sacrum" - il cui nome rimanda alla Primavera Sacra degli antichi popoli latini — fu l'organo di stampa della Secessione viennese e propose in modo originale nuove forme di progettazione e illustrazione. L'influenza di queste novità rappresenta uno dei capisaldi della modernità dell'arte europea. Nei sei anni di pubblicazione furono prodotti espressamente per la rivista 471 disegni, 55 litografie e calcografie e 216 xilografie. Ideata da Gustav Klimt, Max Kurzweil e da Ludwig Hevesi, la rivista illustrata nacque nel 1898 ed ebbe una regolare tiratura periodica fino al 1903, racchiudendo tra le sue pagine, oltre ad importanti interventi sulla letteratura, la musica e le arti contemporanee, una ricchissima messe di incisioni e invenzioni decorative dei maestri della Secessione. L'obiettivo perseguito da "Ver Sacrum" era educare il pubblico al gusto moderno e, allo stesso tempo, dar vita a un'opera d'arte totale, la cosiddetta Gesamtkunstwerk; proprio per questo ogni numero, nella fusione tra parole, immagini, note musicali e invenzioni grafiche era un'opera d'arte in sé, una perfetta rappresentazione degli ideali secessionisti. Il volume raccoglie, per la prima volta, le più innovative e creative copertine di "Ver Sacrum", nonché un'antologia delle più significative xilografie, litografie e calcografie che hanno fatto di "Ver Sacrum" quello straordinario repertorio di invenzioni grafiche che tutti conoscono e ammirano. La pubblicazione racconta e illustra in 450 immagini l'originalità di un linguaggio, elaborato come vero e proprio manifesto programmatico e divenuto uno dei fondamenti della modernità.

