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Luni Editrice

Il ramo d'oro. Studio della magia e della religione. Volume Vol. 4/3

James George Frazer

Libro: Libro in brossura

editore: Luni Editrice

anno edizione: 2024

pagine: 320

Studiato e discusso da oltre un secolo come uno dei maggiori contributi all’antropologia culturale e alla storia del mito e della religione, il Ramo d’oro viene finalmente presentato in una traduzione dell’edizione inglese completa in 12 volumi, mai finora disponibile in italiano. In questo quarto volume Frazer torna alla domanda da cui aveva preso le mosse l’intera opera. Perché, nel sacro bosco di Nemi, il “re” veniva regolarmente ucciso per mano del successore? Perché imporre una morte violenta a un rappresentante umano della divinità? Perché spegnere la luce della divinità nel corpo terreno, invece di attendere la sua naturale conclusione? La tesi che Frazer dimostra, con una ricchissima serie di riferimenti, è che l’indebolirsi del corpo contenente il sacro spirito metta in pericolo l’intero corso della natura e degli uomini. Quindi, per le tribù selvagge e le civiltà antiche, uccidere i re divini era un rozzo quanto disperato espediente per arrestare il declino della vita e mantenere sempre rigoglioso e ricco di frutti il mondo naturale da cui dipende l’esistenza umana. Trasmettere lo spirito divino in un nuovo sovrano giovane e forte era il tentativo di far rinascere periodicamente la vita stessa della natura e degli uomini.
32,00 30,40

Idea sui romanzi e altri scritti

François de Sade

Libro: Libro in brossura

editore: Luni Editrice

anno edizione: 2024

pagine: 144

Pubblicata nel 1800, l’Idea sui romanzi fu ristampata in volume singolo solo nel 1878. Il testo, nato come introduzione alle novelle dei Crimes de l’amour, è molto di più di una semplice prefazione: è l’unica dichiarazione esplicita di poetica che sia dato di ritrovare nell’intero corpus delle opere di de Sade ed è “il” programma di uno scrittore: definendo un’idea di romanzo che si configura come sostanzialmente eterodossa in realtà guarda ancora ai testi canonici del passato. Leggiamo cosa scrive lo stesso de Sade: “A cosa servono i romanzi? Siete ipocriti e perversi perché solo voi ponete questa ridicola domanda. Servono a dipingervi così come siete, orgogliosi individui che volete sottrarvi al pennello perché ne temete i risultati. Il romanzo, se mi è concesso esprimermi così, è la descrizione dei costumi secolari. Per il filosofo che vuole conoscere l’uomo è essenziale tanto quanto la storia; il bulino di quest’ultima non lo descrive che quando si mostra, ma allora non è più lui: ambizione e orgoglio celano il suo volto dietro una maschera che mostra unicamente queste due passioni, non l’uomo. Il pennello del romanzo, al contrario, lo coglie nella sua interiorità…, lo sorprende quando abbandona questa maschera e lo schizzo, molto più interessante, è al contempo ben più vero. Ecco l’utilità dei romanzi. Dunque è vero che il romanzo è utile, e non abbiamo affatto timore di elencare qui alcuni principi che crediamo necessari per giungere alla perfezione in questo genere. So bene che mi è difficile adempiere a questo compito senza fornire argomenti contro me stesso: non divento doppiamente colpevole di non aver ben fatto se provo di sapere quello che occorre per far bene? Ma lasciamo da parte queste vane riflessioni; siano immolate all’amore per l’arte!”. Insieme all’Idea sui romanzi e alla sua prima stesura (il Progetto di avvertenza dell’autore per la raccolta primitiva dei suoi racconti e delle sue novelle), abbiamo riunito tutti i testi in cui de Sade parla del romanzo o del proprio “fare”, testi accomunati, tranne un pamphlet e un passo delle Notes littéraires (La stima dovuta agli scrittori), dal fatto di essere prefazioni.
17,00 16,15

Autismo sport inclusione. Storie straordinarie per disegnare, insieme, un futuro migliore

Libro: Libro in brossura

editore: Luni Editrice

anno edizione: 2024

pagine: 160

Fabio La Malfa, già autore – sempre per Luni Editrice – dei volumi "Judo. Superare i propri limiti" e "L’avventura di Simone" (con disegni di Andrea Di Noi), raccoglie in questo libro le testimonianze di atleti, semplici praticanti, allenatori di persone con disturbi dello spettro autistico, ma anche di genitori, per dimostrare che, attraverso lo sport, è possibile e attuabile una vera integrazione e una vera inclusione sociale. L’idea dello sport per tutti è il filo conduttore dei racconti, che spaziano dal judo al rugby, dal karate alla ginnastica artistica. Racconti dai quali traspare tutta la gioia e l’entusiasmo di fare sport. Le esperienze e le emozioni di persone meravigliose mostrano un percorso straordinario che sarà contagioso per tutti. Nei racconti troviamo anche il punto di vista delle famiglie delle persone con spettro autistico, che narrano le difficoltà prima e la scoperta poi di vedersi riconoscere il diritto allo sport. Lo sport permette ai ragazzi di affrontare le difficoltà e li aiuta a ottenere maggiore autonomia. Questo libro ha l’ambizione di essere da stimolo a tanti insegnanti dicendo loro “sì, si può fare!”, per assicurare a tutti il diritto allo sport come diritto umano attraverso tre parole chiave: ricerca, formazione, azione. La sfida dei prossimi anni è costruire una vera inclusione che abbia come obiettivo la socialità, il lavoro e l’autonomia, partendo proprio dallo sport. Solo se ci sarà una profonda comprensione della parola, tanto usata e a volte abusata, “inclusione” si potrà disegnare insieme una società migliore. I racconti sono scritti dai praticanti di judo, karate, rugby e ginnastica artistica, un quadro assai variegato ma che dà il senso della capacità inclusiva che lo sport comprende appieno. Prefazione di Giovanni Malagò. Premessa di Luca Pancalli.
18,00 17,10

Storia confidenziale del «Polifilo». Il libro più bello del Rinascimento

Giovanni Pozzi

Libro: Libro in brossura

editore: Luni Editrice

anno edizione: 2024

pagine: 64

L’Hypnerotomachia Poliphili – ovvero la “lotta onirico-amorosa di Polifilo”, e meglio conosciuto semplicemente come il Polifilo – è universalmente considerato il più bel libro del Rinascimento e insieme il Sacro Graal dei bibliofili. La ricerca sapienziale dell’eroe Polifilo, ammaliato dalla purezza incarnata dalla ninfa Polia, diviene un’esaltazione estetica del Rinascimento eternato in minute e sontuose descrizioni di palazzi, giardini, dipinti, sculture, emblemi. Il Polifilo venne pubblicato da Aldo Manuzio il Vecchio sul finire del mese di dicembre nel 1499, ed è considerato il capolavoro inarrivabile della sua officina, un gioiello dell’arte tipografica soprattutto per le splendide xilografie nate dalla mano di un maestro ancora oggi rimasto anonimo, ma paragonabili, per la potenza del tratto, a quelle del Mantegna. L’autore del testo è stato rivelato in Francesco Colonna, un dotto e turbolento frate domenicano inventore di una lingua che mescola italiano-latino- greco. Queste e molte altre scoperte si devono a Giovanni Pozzi che al Polifilo, ai suoi molti misteri, come alle sue indecifrabili allegorie, ha dedicato molti anni di studi eruditi e di ricerche filologiche. In questa Storia confidenziale del Polifilo egli riesce a raccogliere tutta la magia del Polifilo, a rifarne in breve la storia e il mito. Aiutato dalle xilografie, qui copiosamente riprodotte, Pozzi compie un viaggio iniziatico e al contempo intimo, promettendo ai propri lettori un insperato premio finale: “i venticinque volonterosi che sapranno percorrere a fianco di Polifilo e Polia l’estenuante viaggio, vi scopriranno non solo dei mirabilia architettonici e linguistici, ma un libro essenziale al contesto della cultura veneta del Quattrocento”.
12,00 11,40

Il Logos e il Dao. Eraclito e Lao Zi per una visione umanitaria ed ecologica interculturale

Giacomo De Angelis

Libro: Libro in brossura

editore: Luni Editrice

anno edizione: 2024

pagine: 96

Il Dao, sebbene significhi “Via”, non è un percorso definito che conduce a… qualcosa, bensì è viabilis, praticabile, che permette un passaggio mediante la regolazione e l’armonia spontanea, la stessa che possiede il Cielo, l’esempio perfetto di alternanza e osmosi: giorno e notte, caldo e freddo, quattro stagioni, vita, morte e rinascita, un continuo rinnovarsi energetico in condivisione e rispetto, come una pioggia nutrice che bagna tutto senza fare distinzioni. Pertanto il fare deve essere wuwei, non-agire, che nella sua totalità diviene non fare nulla, ma che niente non sia fatto, ovvero un sostegno non oppressivo e non coercitivo di una crescita che deve dispiegarsi da sé per liberare ciò che per natura è. Tuttavia, i più sono simili a sordi, ascoltano e non intendono il Logos, mentre il Dao è a portata di mano, ma è difficile raggiungerlo. L’autore, con una prosa scorrevole e forte al tempo stesso, conduce il lettore in un viaggio esperienziale contraddistinto da un parallelismo Oriente-Occidente alquanto legante e a tratti meravigliosamente simile, dove la filosofia, rendendo inerti le trappole dell’ego, ci ricorda che siamo uno.
14,00 13,30

Romanzo buffo

Paul Scarron

Libro: Libro in brossura

editore: Luni Editrice

anno edizione: 2024

pagine: 320

Quando vide la luce Romanzo buffo – che narra la vita e le peripezie di una compagnia di attori girovaghi ed è considerato uno dei massimi capolavori del Seicento – fu un vero best-seller al punto che lo stesso Diderot, più di cento anni dopo, ci fornirà la “ricetta” contro la nevrastenia: «Quattro capitoli del Don Chisciotte e un paragrafo ben scelto di Rabelais, infusi dentro otto o dieci pagine del Romanzo buffo». Il Grand Siècle ebbe inizio intorno al 1660; negli anni precedenti il consumo in Francia di teatro, romanzi, rime e libelli era stato semplicemente frenetico. I modelli venivano dall’Italia e, soprattutto, dalla Spagna, che volava alta nel cielo della letteratura. Romanzo buffo, inestimabile gioiello della letteratura burlesca, oltre a “divertire”, offre anche un penetrante affondo negli animi femminile e maschile, dei quali lo specchio di Scarron amplifica deformità, malizie e ridicole stoltezze. In questo libro c’è qualcosa di organico, che non si lascia scomporre facilmente: vene che pulsano nelle tempie, un cuore nascosto che batte da qualche parte. Lo stile di Scarron è nato da esercizi mimetici, fra parodie e traduzioni; ha sviluppato un vivace linguaggio da animatore di liete compagnie: chiacchiera con i suoi lettori, li vuol sedurre con la sola forza della conversazione spiritosa, come l’amante invisibile della novella. È ovvio che questa conversazione “naturale” culmini nel dar vita e presenza a due personaggi non dichiarati: Scarron medesimo e il suo pubblico, di cui egli va auscultando senza posa umori e possibili resistenze. Gli attori di Scarron, per quanto poveri e girovaghi non sono in genere caratterizzati né come incolti guitti né come attori rustici, ma nemmeno, e qui avviene il cambio di registro, come «vecchie storie piene d’eroi chimerici, che rompono i corbelli a furia di esser perfetti». La presente edizione ambirebbe a rendere giustizia, per quanto possibile in altra lingua e in altro tempo, all’autore, al suo stile, alle sue idiosincrasie: aura teatrale, allusione all’azione, le giocose e plebee baruffe del racconto. Scarron era un uomo spiritoso e pieno di verve e il Romanzo buffo è, a ragione, considerato il migliore dei romanzi del suo secolo e, a tratti, raggiunge la limpidezza senza età riservata ai classici.
22,00 20,90

Nietzsche e i suoi interpreti

Sossio Giametta

Libro: Libro in brossura

editore: Luni Editrice

anno edizione: 2024

pagine: 192

«Finché il genio dimora in noi» dice Nietzsche «siamo intrepidi, anzi come deliranti, e non facciamo caso alla vita, alla salute e all’onore; voliamo attraverso il giorno, più liberi di un’aquila e, nell’oscurità, siamo più sicuri di una civetta. Ma tutto a un tratto esso ci abbandona e altrettanto repentinamente ci piomba addosso questo profondo senso di timore: non comprendiamo più noi stessi, soffriamo di tutto quello che fu vissuto e non vissuto, siamo come tra nude rocce di fronte a una bufera e al tempo stesso simili a miserelle anime di fanciulli, che impaura un fruscio e un’ombra». Queste parole non possono certo riassumere il pensiero di un gigante della filosofia quale era Nietzsche, ma danno per lo meno il senso della direzione del suo “cercare”. Scrive Giametta nell’introduzione: «Il genio poetico di Nietzsche è fatto certamente molto delle immagini sfolgoranti che egli ha disseminato in tutta la sua opera, e nella prosa più che nei versi. Esso va ricercato in primo luogo nella sua concezione generale, nel suo slancio dionisiaco, pindarico, accoppiato a un senso profondo della tragicità del vivere. Per il filosofo, come per l’artista, la sua epoca non è che una delle sempre diverse facce dell’eternità. Egli inquadra i contenuti particolari dell’epoca, che la sua antenna capta, in una visione globale di eternità». L’autore affronta le interpretazioni che di Nietzsche diedero, tra gli altri, Giorgio Colli e Gottfried Benn, e attraverso la conoscenza quasi assoluta della sua Opera, da lui tradotta e curata in italiano, ci offre le sue conclusioni, dipanando in tal modo un gomitolo di costruzioni mentali, rendendo così comprensibile al lettore il profondo pensiero del filosofo tedesco. E conclude: «Anche il moralismo di Nietzsche bisogna prima depurarlo delle sue crasse incrostazioni perché possa infine brillare come il veicolo della sua grandezza, fatta di entusiasmo per la virtù e di eroico amore della verità, della vita e degli uomini. Nietzsche non era solo filosofo ma anche, prima di tutto, moralista e poeta e così la sua importanza è triplicata ed egli è assunto di pieno diritto nell’empireo dei classici».
22,00 20,90

L'invenzione del dizionario

Émile Littré

Libro: Libro in brossura

editore: Luni Editrice

anno edizione: 2024

pagine: 112

“Davvero quando vidi l’ammasso di materiale del mio dizionario così imponente davanti a me, lo rimirai estaticamente, perché in quel mucchio di foglietti possedevo il meglio delle autorità in fatto di lingua classica e tutta la storia della lingua francese”. Così Émile Littré ricorda la prima apparizione del suo Dizionario della lingua francese, il leggendario Littré. Universalmente considerato il miglior lessico francese di sempre, fu un’immane impresa lessicografica che L’invenzione del mio dizionario narra come un’avventura. Nel 1841 l’editore Louis Hachette affidava a Littré la realizzazione di un nuovo dizionario di cui l’ultimo volume sarà impresso solo nel 1872. Nel lungo intervallo di tempo Littré compose più di quattrocentomila pagine, mentre imperversava la Guerra franco-prussiana e la Comune. Al di là del taglio memorialistico, L’invenzione del mio dizionario non è il piedistallo eretto da Littré alla propria gloria di lessicografo, ma il resoconto di un lavoro titanico, a tratti eroico, e insieme una sorta di ricetta dello scrivere, utile a chiunque usi la penna. Composta nel 1880, anni dopo il celebre dizionario, L’invenzione è anche un’importante chiave di accesso all’uomo Littré; non a caso gli editori moderni la ricompresero subito entro quell’imponente forziere di parole quasi ne fosse il segreto passepartout. Essendo oggi il Littré uno dei pochi lessici autenticamente classici, in quanto fissa ed eterna il francese del Grand Siècle, L’invenzione è stata tradotta in tutte le maggiori lingue europee e viene qui presentata per la prima volta in italiano. Per meglio illustrare l’autore e la sua opera si offre anche un Glossario Littré che è una raccolta di notizie, giudizi, aneddoti, curiosità dalla “A alla Z”.
15,00 14,25

Trattato dell’amore

Muhyî-d-Dîn Ibn Arabî

Libro: Libro in brossura

editore: Luni Editrice

anno edizione: 2024

pagine: 240

Quante facce, quanti aspetti ha l’amore? L’autore, come altri maestri del Sufismo, ritiene che l’amore non sia definibile ma che ciascuno porti in sé le possibilità dell’amore. Questo amore viene esplorato a diversi livelli: divino, spirituale, naturale o fisico. L’amore naturale è quell’attrazione che spinge gli esseri umani a riconoscersi l’uno nell’altro e ad arrivare a un’unione che superi le differenze di ciascuno. È il caso dell’amore materno, di quello coniugale e della carità. Da questo amore concreto si arriva a quello più elevato per Dio stesso, origine, vita intima e finalità dell’amore universale al quale nessuno può sfuggire. L’aspetto caritatevole dell’amore è raccomandato dal Libro sacro dell’Islam, il Corano, che insiste sulla compassione e il reciproco affetto fra i membri della comunità, non solamente umana, ma di tutti gli esseri creati da Dio. La Bellezza è il fine più alto dell’Amore universale, Dio essendo bello e amando la Bellezza, dice il Profeta. Bellezza che si rivela in ogni cosa da Lui creata. La creatura plasmata da Dio non fa che riportare verso il suo Creatore questo amore che è stato deposto potenzialmente in lei, e i germi che in essa sono contenuti devono essere sviluppati solo verso Dio, l’Amato vero e supremo. Ibn ‘Arabì associa sempre i diversi generi d’amore di cui è capace l’essere umano il quale, composto di un corpo, di un’anima e dello Spirito, non può far altro che partecipare ai tre modi principali con i quali l’amore si impone: fisico, spirituale e divino, per poterli realizzare in un equilibrio armonioso di tutto l’essere, arrivando a padroneggiare ciascuno di essi. Nel Trattato dell’amore l’autore include poesie, aneddoti di sante e santi musulmani, descrivendo i diversi attributi degli amanti veritieri. Riporta inoltre le diverse prospettive sull’amore che sono state presentate prima di lui da altri maestri e poeti.
25,00 23,75

Lo scandaglio dell'anima

Georg Christoph Lichtenberg

Libro: Libro in brossura

editore: Luni Editrice

anno edizione: 2024

pagine: 672

"«Chi ha due paia di calzoni ne venda uno e si procuri questo libro»: così dice Lichtenberg e così potremmo dire anche noi a proposito dei suoi fulminanti aforismi, che qui vengono presentati al lettore italiano. Oggi non c’è bisogno, per comperarli, di vendersi un simile indumento. L’Italia ha importato e continua a importare dalla Germania molta merce letteraria, nella quale, a dir la verità, il loglio è spesso più abbondante del grano, ma di Lichtenberg, genio multiforme, è stato tradotto pochissimo. Probabilmente i doganieri della nostra cultura ufficiale non sanno distinguere il grano dal loglio. Oppure guardano con un occhio solo come la sogliola. Nessuna meraviglia, dunque, che da noi Lichtenberg sia ancora una specie di Carneade. Bene, lo scopo di questo volume è di mettere in mano ai vari Don Abbondio, che in Italia brulicano, qualche cosa di più sostanzioso del breviario. Pochi hanno scandagliato così a fondo l’animo umano e pochi ne hanno messo così a nudo i difetti. Di qui la sferza, che l’autore fa fischiare nei suoi scritti. Ma usa spesso anche lo stiletto, con il quale scanna la boria dei vari ciarlatani, soprattutto di quelli accademici. Oppure brucia loro il pelo: «È difficile portare la fiaccola della verità senza bruciare qualche barba». Secondo Nietzsche gli aforismi di Lichtenberg sono uno dei cinque libri della letteratura tedesca degni di essere letti e riletti. È così: qui abbiamo un autore altamente istruttivo e corroborante, al quale bisogna fare un posto d’onore nella propria biblioteca e nel proprio spirito." (Anacleto Verrecchia)
32,00 30,40

Le memorie di Vidocq

Eugène-François Vidocq

Libro: Libro in brossura

editore: Luni Editrice

anno edizione: 2024

pagine: 192

Vidocq, chi era costui? Le memorie di Vidocq ci intrappolano nel racconto al punto che si stenta a credere siano davvero fatti reali ascrivibili a una persona e non frutto di una fantasia alquanto versatile e si dipanano come un piano sequenza continuo della vita di quest’uomo, che fu praticamente tutto e il contrario di tutto. Quella di Vidocq (Arras 1775 – Parigi 1857) è stata una “carriera” iniziata da giovanissimo con i primi furtarelli dalla cassa del padre panettiere e proseguita con i continui vagabondaggi per la Francia pre- e infine rivoluzionaria. Arruolamenti, diserzioni, affiliazioni con zingari, banditi, falsari, i primi arresti e le prime evasioni seguite dai successivi arresti e successive evasioni; l’arruolamento come agente segreto, i contatti con la polizia, l’intuizione e la nascita della Sûreté o “brigata di sicurezza” (per combattere il crimine ci vuole qualcuno che ragioni come un criminale), i riconoscimenti e le promozioni, le inverosimili imputazioni seguite dalle altrettante trionfali assoluzioni, le dimissioni dalla polizia e la nascita della “sua” personale polizia privata; un nuovo processo, l’arresto e la detenzione da “vecchio leone”, gli amori e i duelli (le due passioni dominanti della sua vita) e infine la riabilitazione e la morte a 82 anni nel 1857. Vidocq fu onorato in vita da Lamartine e Victor Hugo, amato da Balzac, ispiratore di personaggi di Dumas prima e in seguito di Maurice Leblanc, di Conan Doyle… Era un uomo vigoroso nel corpo come nella mente imperterrito e audace, mai vittima del destino, mai del tutto carnefice, che si muoveva in una Parigi ancora antica, settecentesca, con sobborghi non ancora faubourgs, i covi fuori porta, le strade illuminate o dalla torcia dei ladri o dalle lanterne della polizia, le vetrine infrante e saccheggiate, le bevute a festeggiare con le tenere e infide prostitute, i bottini sperperati, gli indizi disseminati, le prove azzerate dalle confessioni o dalle delazioni. Si parla, si complotta, si ride: Le Memorie di Vidocq sono il quadro dal vero di un uomo che ha vissuto totalmente la sua epoca, la cancellazione di una innocenza riconquistata: ladro, forzato, evaso, “sbirro” che trova nel prefetto di polizia l’intermediario fra l’umanità della colpa e la divinità della salvazione. Per Vidocq calza alla perfezione quanto scrisse Balzac che era suo grandissimo ammiratore: “dietro a ogni grande fortuna c’è sempre un crimine”.
22,00 20,90

La grande Milano tradizionale e futurista

Filippo Tommaso Marinetti

Libro: Libro in brossura

editore: Luni Editrice

anno edizione: 2024

pagine: 400

Negli ultimi anni della sua vita Marinetti scrisse alcuni testi che, inediti, sono conservati tra le carte dello scrittore. Il presente volume raccoglie La grande Milano tradizionale e futurista, che dà il titolo al libro, e Una sensibilità italiana nata in Egitto, i quali vanno a comporre un dittico autobiografico che ci svela un Marinetti singolare e sconosciuto. La grande Milano tradizionale e futurista è una vivida e commossa rievocazione della Milano della Belle Époque (anche se, a essere precisi, lo scritto arriva fino agli anni Quaranta), la memoria di chi ha tenuto banco nei salotti, nei teatri, nel famoso ristorante Savini, i ricordi fulminei del “padre” dell’unico vero movimento culturale di portata mondiale del Novecento che è stato il Futurismo. “Poema ambrosiano”, definisce l’opera Giansiro Ferrata nell’introduzione, ma di fatto, del poema ha non solo lo stile – parolibero o aeropoetico – ma l’intima sostanza, più lirica rispetto alla pura memorialistica. Sullo sfondo della città, che poi è la vera protagonista dello scritto marinettiano, emergono i ricordi di vita letteraria e politica, quelli più intimi delle vicende erotico-sentimentali, un quadro “alla Boccioni” di un mondo in cambiamento se non cancellato in seguito dall’orizzonte futurista che avanzava. Una sensibilità italiana nata in Egitto presenta un aspetto più vasto, frastagliato e composito: ai ricordi dell’infanzia egiziana seguono le memorie vivaci ed esplosive della carriera letteraria, con i viaggi, le tournées, gli incontri “straordinari” con Gustave Khan, Diaghilev, Picasso, Isadora Duncan, Jarry, Cocteau… In entrambi gli scritti viene stravolto il tradizionale schema cronologico della memorialistica per lasciare spazio al principio futurista della simultaneità (simultaneità di tempo-spazio e di vissuto-sognato), così che, come dice lo stesso Marinetti, viene ad assumere una sua “elastica imprecisa e affettuosa cronologia”. I due testi offrono un materiale preziosissimo per penetrare a fondo nello spirito del futurismo e nella mente del suo fondatore e offrono un’ampia conferma delle grandi doti di Marinetti scrittore.
25,00 23,75

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