Neri Pozza: Il cammello battriano
Briganti romantici
Silvino Gonzato
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2014
pagine: 245
Si sono dati alla macchia per combattere le ingiustizie di cui erano state vittime le loro famiglie, le comunità contadine che li ospitavano o loro stessi. Sono diventati briganti per caso, non per vocazione. Hanno fatto un fardello delle proprie illusioni e, da veri romantici, si sono rintanati nei boschi, convinti di poter combattere con le armi un mondo che ritenevano ingiusto. Qualcuno li chiamava criminali e banditi, altri briganti. Spesso, tuttavia, anche se molti di loro si dichiaravano anarchici, erano pover'uomini, analfabeti che non avevano fatto altro che reagire d'impulso ai torti di cui erano stati vittime; disperati che progettavano di far cadere tutti i potenti del paese, chiunque essi fossero. Questo libro racconta cinque storie di briganti, dal Seicento alla fine dell'Ottocento, che mai avrebbero pensato di darsi alla macchia se le loro vite non fossero state sconvolte da qualcosa di inatteso e irreparabile. Persone come Giovanni Beatrice (detto Zanzanù) che diventò bandito per vendicarsi della fazione rivale che aveva barbaramente giustiziato suo padre nella piazza del paese; come Antonio Tosolini (detto Menotto), friulano, che imbracciò l'archibugio per punire il conte che lo aveva licenziato e che pagava troppo poco i braccianti. E ancora briganti come Michelina Di Cesare, di Caspoli, nel Casertano, che raggiunse nei boschi un ex sergente borbonico di cui si era innamorata.
Le donne a cui penso di notte
Mia Kankimäki
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 416
Nelle notti che passa in bianco, quando la vita va a catafascio e la paura la assale, l’autrice di queste illuminanti pagine mette insieme un esercito invisibile di guardie del corpo costituito dalle grandi donne del passato. Donne la cui vita non ha calcato la via della tradizione, che hanno abbattuto certe barriere e fatto cose che non ci si aspettava da loro. Molte sono artiste e scrittrici, dedite a un lavoro solitario e introspettivo. La maggior parte non ha avuto figli nè famiglia, e le loro relazioni amorose sono state non convenzionali. Tante hanno viaggiato o cambiato paese e cultura, e hanno rivoluzionato la loro vita anche in tarda età. Tutte hanno seguito la propria passione e fatto le loro scelte senza curarsi delle aspettative del loro tempo. Tra queste donne esemplari troviamo Ida Pfeiffer, che a quarantaquattro anni, nel 1840, decise di lasciare la sua Austria per girare il mondo da sola, con la sua decorosa cuffietta di pizzo e un budget esiguo, e finì per scrivere guide di viaggio di enorme successo; Mary Kingsley, che prima curò coscienziosamente i suoi genitori in Inghilterra finchè si spensero, e poi partì da sola per le giungle dell’Africa occidentale, dove familiarizzò con tribù cannibali e mercanti europei; Yayoi Kusama, che decise di fare l’artista e scrisse alla pittrice Georgia O’Keeffe per chiederle consiglio, e poi, dopo aver sconvolto l’ambiente artistico newyorkese, tornò a Tokyo e fece richiesta di andare a vivere in un manicomio; Karen Blixen, che partì per l’Africa con suo marito e finì per gestire una piantagione da sola; Nellie Bly, giornalista, suffragetta, giramondo, e poi, dopo aver ereditato l’attività del marito, capitana d’industria e inventrice; Ema Saikō , poetessa e artista vissuta in Giappone nel periodo Edo. E ancora, la nobildonna cremonese Sofonisba Anguissola, prima artista di professione e modello per tutte le artiste e Lavinia Fontana, che mantenne la sua grande famiglia dipingendo, si autopromosse come artista favorita dalle nobildonne e guadagnò come un uomo. Mia Kankimäki ripercorre, attraverso un insolito e affascinante viaggio, gli itinerari di queste straordinarie donne che, in secoli diversi e in vari angoli della Terra, spinte dalla curiosità, dall’amore per l’arte e dalla sete di avventura e conoscenza, hanno lasciato il segno nella storia.
Eterna Spagna
Marco Cicala
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2017
pagine: 432
Nella Mancia sulle tracce del «vero» Don Chisciotte. A La Coruna nella fabbrica dell'uomo più ricco di Spagna (e secondo al mondo dopo Bill Gates). In Catalogna con la maitresse di Orson Welles e il Gesù di Pasolini. In Andalusia indagando sul «miliziano» di Robert Capa e a Granada tra gli islamici che hanno «riconquistato» la città. Nei Paesi Baschi con il fondatore dell'ETA. A Madrid con gli ultimi nostalgici di Franco e a Barcellona, dove la storia d'amore tra Catalogna e Spagna sembra giunta al capolinea. E poi anarchici, comunisti, golpisti, imperatori, banchieri, toreri-letterati, sante, poeti, nani, pittori, assassini, geni maledetti del flamenco. L'orologiaio italiano di Carlo V e la nave fantasma dell'Invincibile Armata. La principessa Aria di Salvador Dalí, il «Divino». La bohème nei caffé sotto il franchismo e il paesino vicino Siviglia dove hanno instaurato un kolchoz. Le estati esagerate a Palma de Maiorca, i segreti di Gaudí e quelli dello Sherry o della paella... In una parola: Spagna, quella eterna e quella postmoderna, quella tenebrosa e barocca e quella smart e disincantata, raccontate e celebrate come in un romanzo picaresco.
La più bella regia. La mia vita
Gianfranco De Bosio
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2016
pagine: 224
Racchiudere in un libro la vita di Gianfranco de Bosio, regista teatrale e cinematografico, sceneggiatore e docente, è un'impresa mastodontica che soltanto de Bosio poteva tentare, perché significa riassumere la vita stessa dell'Italia dagli anni Venti fino a oggi. Uomo di profonda e vasta cultura, de Bosio ha scritto pagine rilevanti della storia della regia teatrale del Novecento e dei primi anni del nuovo millennio: nel dopoguerra ha dato vita al primo teatro universitario italiano; all'inizio degli anni Cinquanta ha avuto il non poco coraggio di resuscitare il teatro originale del Ruzante, drammaturgo padovano "dimenticato" da oltre quattro secoli; nel 1951 ha portato per la prima volta sulle scene italiane il teatro epico di Bertolt Brecht e, nel 2013, è stato il regista di quello che è a tutt'oggi lo spettacolo campione assoluto di incassi dell'Arena di Verona, l'Aida, il capolavoro verdiano rappresentato in tutto il mondo. Raccontando l'artista, de Bosio regala, in queste pagine, l'autoritratto più intimo di se stesso. Un uomo che, nell'intera seconda metà del Novecento, si è dedicato con inestinguibile curiosità alla ricerca artistica, e la cui vita è costellata di incontri straordinari con le massime personalità della cultura del suo tempo.
Venezia e Moby Dick
Cesare De Seta
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2016
pagine: 160
Ciascuno di noi ha in cuor suo un'idea di Venezia, proprio perché di questa straordinaria città non esiste e non può esistere una definizione esaustiva. Venezia è sgusciante e imprendibile, come un animale misterioso. L'idea di Cesare de Seta è che essa sia come Moby Dick, la balena bianca con cui Ahab mette in gioco il suo destino: un'inafferrabile città-destino, immersa nel Mediterraneo con i suoi tentacoli-isole. Un accostamento azzardato tra la magnifica città dei rii e dei campielli e il capolavoro di Melville? Provate allora a leggere - magari di notte, com'è accaduto all'autore di queste pagine - Moby Dick e a soffermarvi, nel capitolo intitolato "Sulle raffigurazioni mostruose delle balene", sulle singolari righe in cui Melville descrive la balena dei legatori, "avvinta come un tralcio di vite al ceppo di un'ancora calante", e cita Aldo Manuzio. Il logo di Manuzio, quel Leviatano che campeggia su ogni suo libro, vi apparirà allora come una raffigurazione simbolica di Venezia. Animato da quest'idea, de Seta si è mosso alla ricerca degli infiniti tesori che giacciono nel corpo di questo misterioso Leviatano: le opere che hanno segnato la storia dell'arte e sulle quali incombe una tale bibliografia da far tremare i solai di una biblioteca.
Avventure di piccole terre. Cinquantuno isole italiane da leggere e immaginare
Ambrogio Borsani
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2016
pagine: 180
L'Italia è una terra ricca di isole e le isole italiane sono ricche di storie. Alcune raccontano amori clandestini e crimini efferati. Altre, visioni mistiche e avventure erotiche, faticose conquiste e fughe improvvise. Molti personaggi celebri hanno trascorso sulle isole le ore più felici della loro esistenza o, all'opposto, quelle più tragiche, l'esilio e la morte. Dopo una vita di avventure militari, politiche, sentimentali e letterarie, agli inizi dell'Ottocento Choderlos de Laclos, solo e dimenticato, lascia Parigi per una missione inutile e va a morire sulla piccola isola di San Paolo, nel golfo di Taranto. Oltre un secolo dopo, Umberto Boccioni vive sul Lago Maggiore l'ultima grande passione della sua vita. Nell'agosto 1943, Benito Mussolini viene tenuto prigioniero alla Maddalena, in una specie di castello un po' moresco un po' gotico fatto costruire da un eccentrico inglese. Negli anni Cinquanta, oramai stanco e frastornato, Ernest Hemingway si rifugia a Torcello alla ricerca di un po' di pace. Qualche decennio più tardi, Marguerite Yourcenar sbarca sull'isola dei Pescatori, e Rudolf Nureyev sceglie di trascorrere i suoi ultimi anni a Gallo Lungo. Tra figure eccentriche, vicende sottratte alla memoria, e cronache della contemporaneità, Ambrogio Borsani riporta alla luce storie perse nei mari, nei laghi e nei fiumi d'Italia, dove su fondali di struggente bellezza calano a volte veli di seducenti malinconie.
Roma, non basta una vita
Silvio Negro
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2014
pagine: 400
"Chi ha rivelato Roma ai romani è stato un non romano, un veneto, Silvio Negro, capo della redazione romana del Corriere della Sera e vaticanista di fama europea", scrive Stefano Malatesta nell'introduzione a questa nuova edizione di "Roma, non basta una vita", l'opera più nota del giornalista e scrittore considerato il creatore della nuova informazione vaticana, l'inventore del vaticanismo moderno. Volume postumo, pubblicato per la prima volta dopo due anni dalla morte di Negro - il titolo si deve a Dino Buzzati, grande amico dell'autore -, il libro segna una svolta rilevante tra i cultori della "romanità". Prima di Negro imperavano, come scrive Malatesta, "romanisti, cultori e retori di una romanità medio-borghese, che avevano come numi tutelari non il grandissimo Belli ma Trilussa e Pascarella". Con Negro, scrittore che aveva vinto il Premio Bagutta nel '36, dopo Gadda, Palazzeschi e Comisso, l'aneddotica romanesca assurge a genere letterario in grado di illuminare, più di numerosi e ponderosi saggi, l'arte e la storia autentica della capitale. Come il flâneur di benjaminiana memoria, Negro conduce il lettore negli angoli più riposti della capitale, là dove "l'anima e il corpo" della Città eterna possono offrirsi davvero allo sguardo. Non soltanto, dunque, il Colosseo, San Pietro, i Fori, il Campidoglio e così via, ma la piazzetta che si schiude inaspettata, con la sua luce insolita, tra i palazzi. Prefazione di Emilio Cecchi.
Londra. Una biografia
Peter Ackroyd
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2013
pagine: 690
Londra non è una città. I suoi vicoli sono vene, i suoi parchi polmoni. Nella nebbia, le strade di ciottoli brillano di sudore, mentre le bocche degli idranti gettano acqua come sangue da un'arteria. Le sue vecchie mura sembrano spalle enormi. I ponti che traversano il Tamigi gambe tozze e arcuate, e le luci di Westminster o le insegne di Trafalgar Square occhi sempre aperti. Negli anni c'è chi l'ha raffigurata come un giovane che sgranchisce le braccia, quasi si fosse appena svegliato, e altri che l'hanno paragonata a un mostro dalla testa enorme e dalle membra sottili. Comunque la si guardi, una cosa è certa: Londra non è una città, è un animale in costante mutazione. Partendo da questa irrefutabile verità, Peter Ackroyd, londinese di East Acton, ha concepito il più ambizioso e originale dei progetti: ricostruire il corpo di una terra che ha quasi cinquanta milioni di anni. La sua "Londra" è un saggio storico, un romanzo, un racconto gotico e, insieme, un incredibile trattato erudito.
Quel treno per Baghdad
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2013
pagine: 192
Irresistibilmente attratta dalle circostanze della vita in cui gli esseri umani si mescolano insieme, la letteratura non poteva sottrarsi al fascino dei treni, mezzi di trasporto in cui l'immaginazione, e non di rado la realtà, hanno generato da sempre mirabolanti avventure. Non stupisce perciò che, dopo aver curato una raccolta di racconti di suspense ambientati in treno, Stefano Malatesta abbia deciso di mettere insieme delle storie che ruotano questa volta attorno al récit de voyage in treno, vale a dire quel genere letterario in cui il viaggio si fa racconto di una vicenda realmente vissuta o di un accadimento reale, con il suo corollario di incontri, emozioni ed esperienze fuori dell'ordinario. Abbiamo così, in questa raccolta, il principe Alliata che ricorda un viaggio su una ferrovia a scartamento ridotto in Sicilia per raggiungere le miniere di zolfo di proprietà della famiglia, quando lui era appena un ragazzo; Boris Biancheri, il segretario generale della Farnesina scomparso di recente, che narra del libro più bello del mondo: l'orario ferroviario; Giuseppe Cederna che racconta del viaggio, su un Settebello lanciato a tutta velocità, verso le terre incognite dell'arte comica; Mario Fales, professore di Assiriologia all'università di Udine, che con ironia e precisione ci parla del treno per Baghdad, il sogno di fine Ottocento di collegare l'Europa con l'Oriente; Stefano Malatesta che narra di Norman Douglas e del Train Bleu...
Esploratori italiani
Silvino Gonzato
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2012
pagine: 256
Fu senza il sostegno di governi, società geografiche o altre istituzioni, senza un vero progetto e dovendo contare esclusivamente sulle proprie forze, il proprio coraggio e la propria capacità di arrangiarsi, che gli esploratori italiani dell'Ottocento affrontarono le insidie di terre e mari misteriosi. Questo libro è il ritratto di sei di questi spiriti liberi e ribelli, molto diversi tra di loro ma uniti dalla caparbietà di raggiungere comunque i propri obiettivi a dispetto di ogni regola e disciplina. Ecco Giacomo Bove che, dopo la spedizione artica del "Passaggio a Nord-Est", cerca nei viaggi in Sudamerica e in Africa un impossibile rimedio alle pene della propria anima inquieta. Ecco Giovanni Battista Cerruti che grazie alla propria affabilità nel trattare con una tribù di avvelenatori, ne diviene re. Augusto Franzoj, che affronta l'altopiano etiopico da solo per andare a recuperare le ossa dell'esploratore Chiarini ucciso dalla regina di Ghera. Il frate Guglielmo Massaja che diventa mago guaritore e consigliere personale di Menelik. E c'è anche Giovanni Miani, figlio di una serva e del conte veneziano Bragadin, che dopo aver dilapidato la sua cospicua eredità parte per l'Africa alla scoperta delle sorgenti del Nilo. Ecco infine Pietro Savorgnan di Brazzà, nobile friulano che è costretto a farsi francese per poter coronare il sogno di diventare esploratore e, con le sostanze della famiglia, fonda la colonia del Congo-Brazzaville.
Mango curry e souvenir
Yasmin Alibhai-Brown
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2010
pagine: 463
"Sotto il letto tenevo la valigia, piccola in apparenza, / e dentro di essa le mie poche preziose proprietà... / Una foto di mia madre che mi sorride disperata tra saluti e domande. / Un orologio rotto con le lancette ferme": così Ayar Ata, poeta e profugo curdo a Londra, ha espresso l'attaccamento dei viandanti globali alle loro cianfrusaglie, potenti promemoria portatili di perdite e conquiste. Yasmin Alibhai-Brown non è sfuggita a questa mania. Ovunque vada, si trascina dietro borse piene di vecchie istantanee della sua università in Uganda e svariati e inutili souvenir. Nella sua cucina londinese conserva i sacri reperti di famiglia, gli utensili in cui è racchiusa e simbolicamente rappresentata la loro storia migrante: un vecchio arnese di legno per grattugiare la polpa delle noci di cocco; un oggetto per impastare il pane indiano; un enorme karai di acciaio, la versione indiana del wok. E poi pentole e padelle, portate via da Kampala nel 1972, l'anno in cui Idi Amin, il sadico dittatore africano, bandì gli asiatici dall'Uganda. Un singolare destino ha, infatti, trasformato tutti i membri della famiglia dell'autrice in eterni emigranti al seguito dell'incessante movimento dell'era moderna. Tuttavia, anche se non esiste luogo sulla terra che possano considerare loro, Yasmin e i suoi hanno qualcosa in comune che si trasmette di generazione in generazione: il cibo... Un'evocativa storia culturale e culinaria di un popolo ricco di grandi tradizioni e di memorie condivise.
Messico e crimine. Nel cuore senza legge della Sierra Madre
Richard Grant
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2010
pagine: 341
Durante il suo viaggio in Messico André Breton annotò: "Il surrealismo in questo paese non serve". Nonostante diversi scrittori stranieri abbiano cercato ispirazione nella fertilità gotica dei canyon e delle cordigliere nessuno ha mai sfidato la Sierra Madre, il più surreale tra i paesaggi messicani. Nessuno eccetto Richard Grant, che con "Messico e crimine" ci porta nel vero cuore di tenebra del Nord America, nella Sierra Madre, una terra dove gli AK-47, i famigerati Kalashnikov, sono veri e propri feticci, l'omicidio è poco più di un passatempo e bande di narcos circolano di notte da un villaggio all'altro, rapinando, stuprando e uccidendo. Un posto dove tutti gli omicidi vengono puntualmente vendicati e tutti gli uomini sono machos che si pavoneggiano, imprecano e parlano sempre "dei loro testicoli e delle rispettive madri". Prima di partire per la Sierra Madre, Grant aveva ricevuto molti ammonimenti, il più grazioso dei quali prevedeva una sua rapida e triste fine. Spinto però dal "fascino sventurato" di questa regione misteriosa, non ha desistito. Con un'impeccabile scrittura delinea in questo libro un paesaggio sinistro e surreale composto di altopiani solitari, villaggi ostili, dove le donne anziane scrutano "il mondo dalla soglia di casa", e i ragazzi e le ragazze cantano narcocorridos, canzoni in cui si inneggia alla cocaina, alla possibilità di "camminare dietro la morte con una bella donna per braccio" e di sfidare chiunque con un AK-47.

