Arti: argomenti d'interesse generale
Viceversa. Il mondo visto di spalle
Eleonora Marangoni
Libro: Copertina morbida
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2020
pagine: 160
Che siano solitarie o in compagnia, ignare o consapevoli di essere guardate, ribelli o ironiche, candide o sensuali, le figure di schiena parlano una lingua che ci affascina, e sono presenza costante nella storia dell'arte. La prima a voltarci le spalle è stata, in età romana, la Flora di Stabia, ponte simbolico tra il mondo di profilo degli antichi egizi e la pittura italiana del Trecento, epoca in cui i soggetti di schiena fanno la loro comparsa. Ricorrenti nel corso del Rinascimento perlopiù come parte di scene collettive, diventano protagonisti nel Seicento, grazie alla pittura fiamminga. E se in Giappone le geishe da tempo immemore nascondono il volto lasciando scoperto il collo, chiave d'accesso all'intimità carnale, è nell'Ottocento che in Occidente l'inquadratura sulla nuca comincia a stringersi, fino a diventare Leitmotiv pittorico e letterario pari a quello delle Rückenfiguren, icone della contemplazione romantica. Nel Novecento il mondo visto da tergo offre visioni eccentriche e dirompenti e propone un nuovo punto di vista sull'arte e i suoi spettatori. Eleonora Marangoni ha scelto le sue figure di schiena attraverso i secoli, mescolando letteratura e fotografia, cinema e pittura, video art e fumetto. Di queste presenze, che accosta per associazione o isola nella loro iconicità, evoca il carattere simbolico e la cifra poetica, per mostrarci come il potere di tali immagini nasca da quello che non dicono, dall'inesauribile esercizio dell'immaginazione che sono capaci di innescare.
Leggere le copie. Critica e letteratura artistica in Europa nella prima età moderna (XV-XVIII secolo)
Libro: Libro in brossura
editore: Artemide
anno edizione: 2020
pagine: 320
L’analisi del fenomeno della copia e della riproducibilità artistica è un argomento di crescente interesse nel contesto degli studi storici più recenti volti a recuperarne quei valori e significati a lungo negati dalla critica del Novecento. Il volume si propone di inquadrarne il ruolo nelle arti figurative della prima età moderna dal punto di vista delle fonti testuali, dalla storiografia artistica alla trattatistica tecnica, tra primo Umanesimo e Illuminismo. Lo sguardo proposto mira a leggere copie e riproduzioni ponendo a confronto le riflessioni nell’ambito specifico della letteratura artistica con quelle offerte dalle altre discipline umanistiche, dalla letteratura antica e moderna, alla teoria dell’architettura, e al contempo mira a ricontestualizzare e a restituire le riflessioni critiche e materiali sulla copia tra Italia, Spagna e resto d’Europa, indagando anche fonti e casi di studio sino ad oggi meno noti.
Teoria del lavoro reputazionale. Saggio sul capitalismo artistico
Vincenzo Estremo
Libro: Libro in brossura
editore: Milieu
anno edizione: 2020
pagine: 176
La rivoluzione informatica ha segnato in maniera evidente la vita contemporanea, conducendo l'umanità verso un radicale ripensamento del concetto di lavoro. I soggetti, per la prima volta nella storia, diventano a loro volta prodotto finito e valore aggiunto del ciclo produttivo. Un processo in cui il lavoro ha subito una riconversione da professionale a reputazionale. Più che entrare nell'era della 'fine del lavoro', ci si sta avviando verso una trasformazione virtuosa e artistica del lavoro stesso. Il sistema dell'arte contemporanea diventa il campo di ricerca all'interno del quale prende corpo un'analisi che mostra il modo in cui le emozioni di quello stesso sistema, contribuiscono allo sviluppo del tardo capitalismo. Teoria del lavoro reputazionale guarda ai modi in cui le entità instabili dell'arte hanno anticipato tendenze di sfruttamento e autosfruttamento, denunciando i legami tossici e coercitivi tra il sistema capitalistico e il mercato del lavoro. Da un punto di vista strutturale, il libro affronta attraverso la prospettiva dell'arte contemporanea, alcune tematiche sensibili delle società ad alto tasso di ingerenza digitale: dalla questione della nuova temporalità del lavoro, alla necessaria connivenza con i media, alla condizione di effimerità fino alla dimensione depoliticizzata dei movimenti di protesta. Un libro che pur non offrendosi sistematicamente ad analisi di tipo sociale, guarda dall'interno le avanguardie di sfruttamento di una nuova leva di lavoratori. Un saggio atipico in cui l'osservazione dei meccanismi di responsabilizzazione dei lavoratori e autolegittimazione artistica, fa il paio con delle riflessioni sulla perdita di potere contrattuale in una nuova e sempre più frastagliata lotta di classe.
L'arte del falso
Noah Charney
Libro: Copertina morbida
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2020
pagine: 293
È il 1947 e Han van Meegeren è sotto processo per alto tradimento: accusato di aver venduto durante la guerra un pezzo del patrimonio culturale olandese al gerarca nazista Hermann Göring, rischia l'esecuzione capitale. Il "Vermeer" in questione l'ha dipinto lui, ma nessuno gli crede. Per dimostrarlo, gli viene chiesto di eseguirne una copia lì, seduta stante. La risposta sprezzante di van Meegeren non si fa attendere: «In tutta la mia carriera non ho mai dipinto una copia! Ma vi dipingerò un nuovo Vermeer. Vi dipingerò un capolavoro!». Le motivazioni che spingono una mano così ingegnosa a commettere questo genere di crimine sono le più svariate, ma il livore nei confronti dell'establishment artistico o la sfida verso i cosiddetti occhi esperti sono un motore di gran lunga più potente della mera speculazione. Se imitare le opere dei grandi maestri è stata per lungo tempo una consuetudine, alcuni hanno continuato a farlo per semplice diletto o per il gusto di provocare, con l'autocompiacimento tipico di chi si misura con i giganti della storia dell'arte. Noah Charney ci scorta in un'avventurosa spedizione tra storia, psicologia e scienza, alla scoperta dei drammi e degli intrighi che circondano le vicende dei più famosi falsi d'arte: dalle "copie non originali" di Dürer a opera di Marcantonio Raimondi alla coppa in oro del maestro orafo Reinhold Vasters finita al Metropolitan con la firma di Benvenuto Cellini, fino alle imprese di Wolfgang Beltracchi, vero e proprio mago della truffa che ha prodotto una quantità incalcolabile di capolavori contraffatti diventando addirittura protagonista di un documentario di successo. Il pubblico, del resto, rimane sempre affascinato da questi loschi personaggi, tanto che i criminali spesso passano per eroi. Dotati di un fascino oscuro, consumati dalla hybris di riscrivere la storia, i falsari creano inganni perfetti per dimostrare di essere geniali. E in molti casi lo sono davvero.
Il potere del centro
Rudolf Arnheim
Libro: Libro in brossura
editore: Abscondita
anno edizione: 2020
pagine: 245
«Questo lavoro nasce da un'unica idea, ossia che la nostra visione del mondo si fonda sull'interazione fra due sistemi spaziali, che possiamo definire cosmico e periferico. Sappiamo che la materia si organizza cosmicamente attorno a centri il più delle volte caratterizzati da una massa dominante. Entro l'immensità dello spazio astronomico le galassie ruotanti e i sistemi solari o planetari creano tali schemi centralizzati, e nell'ambito microscopico lo stesso accade per gli atomi, con gli elettroni che orbitano attorno al nucleo. Persino nel mondo della nostra esperienza diretta la materia organica e inorganica possiede una libertà sufficiente ad assecondare una tale inclinazione, configurandosi in strutture simmetriche attorno a un punto, a un asse, a un piano centrale. Anche la mente umana concepisce forme centriche, e i nostri corpi compiono danze intorno a un centro».
Arte e poststoria. Conversazioni sulla fine dell'estetica e altro
Demetrio Paparoni, Arthur C. Danto
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2020
pagine: 144
Demetrio Paparoni e Arthur Danto hanno condiviso un marcato interesse per l'arte astratta degli anni Novanta. La loro amicizia li ha portati anche a intrattenere un ricco epistolario e a registrare conversazioni che sono all'origine dei testi qui pubblicati. Questi dialoghi, che nelle intenzioni degli autori avrebbero dovuto costituire il punto di partenza per un libro, si sono interrotti un anno prima che Danto venisse a mancare, all'età di 89 anni. La loro pubblicazione ora, a distanza di anni dalla scomparsa di «uno dei critici d'arte più letti dell'era postmoderna» (New York Times), si deve innanzi tutto al fatto che le questioni che vi sono dibattute abbracciano temi ancora oggetto di interrogazione nel panorama artistico-filosofico odierno. Spaziando dalla pop art americana al minimalismo, dall'astrazione all'appropriazionismo, gli argomenti trattati toccano, infatti, il nucleo centrale del pensiero di Danto: quei concetti di poststoria e di fine dell'estetica che hanno orientato, e continuano a orientare, la discussione sul senso e sul destino dell'arte contemporanea. Attraverso anche il prezioso contributo di Mimmo Paladino e di Mario Perniola, queste conversazioni, così ricche della spontaneità propria del dialogo, aiutano in tal modo a comprendere meglio gli sviluppi dell'arte attuale. Il saggio introduttivo di Paparoni è una chiara esposizione e una lucida analisi del pensiero di Danto, intriso di considerazioni che mettono in luce la visione dell'arte che contraddistingue il pensiero del critico italiano.
Luoghi di transizione. Forme e immagini di «passaggio», fra arte e architettura
Francesco Tedeschi
Libro: Libro in brossura
editore: Scholé
anno edizione: 2020
pagine: 240
Un percorso iconografico e tematico fra le rappresentazioni di alcuni temi concernenti la figura della “soglia”, intesa come luogo di passaggio fra una realtà e un’altra, fra dimensioni, luoghi e concetti che si definiscono secondo il principio della prospettiva, del quadro, dello schermo e dello spazio praticabile. Temi e immagini che vanno dalla “finestra” allo “specchio”, passando per la “porta”, il “corridoio” fino al “labirinto” sono ricorrenti nell’arte di ogni tempo, ma nelle prospettive del presente assumono nuova attualità, alla luce della condizione di passaggio epocale nel quale siamo stati e siamo coinvolti. Il testo affronta, con riferimento a opere e autori che hanno interpretato in chiave visiva e metaforica tali suggestioni, un dialogo fra la storia dell’arte e la cultura visuale, con particolare attenzione ai motivi architettonici implicati nel percorso elaborato, e si rivolge per questo agli studenti e agli interessati ai temi che riguardano l’incontro fra queste discipline.
La tutela del patrimonio culturale. Il modello italiano 1969-2019. Ediz. italiana e inglese
Libro: Copertina rigida
editore: De Luca Editori d'Arte
anno edizione: 2020
pagine: 304
"Da cinquant'anni i Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale operano per restituire agli occhi del pubblico beni preziosi, testimonianze della nostra identità, e ogni oggetto che ritrovano - dal 3 maggio 1969 centinaia di migliaia - è una piccola vittoria sull'illegalità, sull'inciviltà, sull'incuria. Essi sono i custodi di una bellezza che, se non salva il mondo, lo aiuta da sempre a rialzarsi e ripartire. La difesa di questa ricchezza, che appartiene a tutti, si affronta con armi diverse da quelle di Marte: si chiamano indagini, ricerca storica, competenza, passione."
Tavolozza d'autore. Il grande libro dei colori fantasiati. Volume Vol. 3
Lino Di Lallo
Libro: Libro in brossura
editore: Il Formichiere
anno edizione: 2020
pagine: 457
Si provò a far Teoria dei colori Goethe, e poi anche Wittgenstein nelle sue Osservazioni sui colori. Ma la realtà è che noi vediamo, da un po’ più di un secolo in modo «chimico» e inorganico: ciò che ci viene incontro, che ci veste e ci colora, è un universo di reagenti spalmati sulla superficie del mondo; nei secoli che hanno preceduto il XIX, si vedeva e si viveva in modo «organico»: di terra e di letame di «succo di erbe» di «cociole d’ova» e calce spenta, e insieme «simbolico» dell’eterno: di lapislazzuli, di oro e di allume, in un impasto di moriente e d’infinito che mai più ci verrà restituito.Tanto ciò è vero che i Futuristi, che disfecero – con Picasso – il volto dell’uomo, provarono, quasi a risarcimento, a rimescolare i colori del mondo, a reiventare la materia del veduto, a sottrarla al dominio industriale: il prodigioso catalogo di prelievi testuali, approntato da Lino Di Lallo in Tavolozza d’autore, è in parte incentrato su quei testi, testimone Apollinaire: «Nello spazio d’un anno, Picasso visse questa pittura madida, azzurra come il fondo umido dell’abisso, e pietosa» («I pittori cubisti»). Dalla Presentazione di Carlo Ossol.
I leganti nell'arte contemporanea
Leonardo Borgioli
Libro: Copertina morbida
editore: Nardini
anno edizione: 2020
pagine: 144
Che colori hanno usato Jackson Pollock, Frank Stella e Roy Lichtenstein? con quale resina Burri ha realizzato i famosi cretti? Cos'era la misteriosa Membranite? I colori acrilici sono nati per caso? Come si restaura l'arte contemporanea realizzata con resine sintetiche? Il libro affronta l'introduzione delle resine nel mondo della produzione dell'arte contemporanea. Per estensione oggi si definiscono spesso acrilici tutti i dipinti realizzati con resine sintetiche, ma in realtà gli acrilici non costituiscono la loro totalità. I leganti sintetici hanno affiancato il classico olio nei cataloghi dei prodotti di belle arti a partire dalla fine degli anni Cinquanta, ma il loro utilizzo risale addirittura agli anni Trenta, anche se con modalità artigianali e occasionali. Si illustra il percorso che ha portato allo sviluppo di queste tecniche pittoriche, che ha radici nell'Ottocento con la nascita dei colori industriali. Vengono descritte la natura dei leganti sintetici, le formulazioni a solvente e all'acqua, le cause di degrado e le problematiche del restauro come la pulitura e il consolidamento. Infine si descrivono le tecniche diagnostiche utilizzate per la loro identificazione.
Nostalgia dell'antico e fascino della macchina. Il futuro della storia dell'arte
Horst Bredekamp
Libro
editore: Il Saggiatore
anno edizione: 2020
pagine: 160
Qual è il futuro dell'arte? E come le nuove tecnologie stanno cambiando il nostro modo di guardare? Per rispondere a queste domande è necessario risalire alla frattura tra arte e tecnica, gioco e utilità che si è aperta in epoca moderna. Guidato da questa idea, Horst Bredekamp perlustra le Kunstkammern rinascimentali, collezioni eclettiche nate in tutta l'Europa aristocratica per includere curiosità naturali e prodotti dell'ingegno umano, in cui le opere d'arte compaiono accanto ai ritrovati della tecnica e alle manifestazioni più esotiche del mondo biologico. Espressione della vertigine catalogica non ancora divenuta utopia - sogno di catturare il mondo in un elenco, in un'enciclopedia -, la Kunstkammer ambiva a rispecchiare l'universo accostando materiali eterogenei, provenienti da epoche e luoghi diversi, e pertanto a riprodurre la continuità nell'evoluzione, dalla natura alla macchina. Nelle pagine di "Nostalgia dell'antico e fascino della macchina", Bredekamp illumina la stretta parentela tra l'ammirazione per le sculture antiche e l'attrazione esercitata dalle macchine, individuandone il materiale connettivo nell'idea dell'uomo come «secondo dio» che, in quanto creatore, infrange le barriere tra natura, arte e tecnica. Questa logica entra in crisi quando l'industrializzazione impone il criterio dell'utilità, relegando l'arte nello spazio angusto, ancorché nobile, del superfluo: è la fine delle «camere delle meraviglie» e l'inizio del moderno museo; soprattutto, è il momento in cui si disarticola l'unità concettuale di arte e meccanica. L'aspirazione a mostrare la potenza metamorfica della materia attraverso il gioco si riafferma oggi sullo schermo del computer, dove l'immagine nasce sia nel processo del pensiero logico sia in forza dell'associazione ludica. Grazie alla proprietà intrinseca del digitale di travalicare i confini, la cultura del computer coniuga meraviglia, gioco e utilità ripristinando le forme di visione e di pensiero proprie della Kunstkammer: un nuovo paradigma che assevera la priorità dell'immagine e dell'intelligenza associativa sull'ambito del linguaggio. E restituisce centralità alla storia dell'arte.
Giovanni Carandente e la scultura moderna. Scritti dal 1957 al 2008
Libro: Libro in brossura
editore: Magonza
anno edizione: 2020
pagine: 280
Il volume raccoglie tutti gli scritti sulla scultura moderna dello storico e critico d'arte Giovanni Carandente (1920-2009). Molti gli autori trattati, tra cui Alexander Calder, Arnaldo Pomodoro, Beverly Pepper, Leoncillo, Pino Pascali, Henry Moore. Tra le tante collaborazioni con artisti e architetti, incarichi istituzionali e direzioni di musei, importante fu il profondo legame tra Carandente e Spoleto, dove ad esempio nel 1962, alla direzione delle Arti Visive del Festival dei Due Mondi, egli realizzò, tra le altre iniziative, una grande mostra con 104 opere di 53 tra i più noti scultori contemporanei, una delle prime prove di connubio tra la scultura moderna e il tracciato urbanistico antico.

