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Corponove

Oltre il colle. Zambla Alta, Zambla Bassa, Zorzone. La storia - La vita - Le chiese - Le miniere - L'agricoltura - Il turismo - L'incomparabile bellezza - Quattro diverse radici, un unico albero

Oltre il colle. Zambla Alta, Zambla Bassa, Zorzone. La storia - La vita - Le chiese - Le miniere - L'agricoltura - Il turismo - L'incomparabile bellezza - Quattro diverse radici, un unico albero

Cristian Bonaldi, Silvana Milesi

Libro: Libro rilegato

editore: Corponove

anno edizione: 2021

pagine: 224

Cristian Bonaldi Che bella idea ebbero i primi abitanti di Oltre il Colle a scegliersi questo approdo montano fra cielo e roccia, trionfi di aurore, tramonti e la musica di notti stellate, fra le vette più alte delle Prealpi Lombarde, fra boschi di pini e di faggii, su distese di prati che, in alta quota, diventano un giardino botanico di fiori tra i più rari della flora alpina. La bellezza fu il motivo secondario per accettare di riprendere in mano il libro di Cristian, interrotto d'improvviso lasciando tutti costernati. Motivo primario fu il rapporto di collaborazione con i due precedenti libri di Cristian, "C'era una volta" 1 e 2, quasi premessa a questa bimillenaria storia di Oltre il Colle, che inizia da Plinio il Vecchio. Narra Plinio delle miniere di calamina nella terra di Bergamo, che si estraeva nel distretto minerario di Dossena-Oltre il Colle. Era già vasto lo sfruttamento delle miniere di Arera e Vaccareggio del popolo etrusco, dei Galli Cenomani, poi dei Romani, che deportarono i "damnati ad metalla" tramite i quali forse giunsero qui le prime radici cristiane. Ci stupisce apprendere che nel Medioevo, quando i vescovi sedevano in cattedre d'avorio col pastorale in pugno e la spada al fianco, il vescovo di Bergamo era feudatario dall'Arera, al Branchino, al Vedro, al monte Menna con diritto esclusivo di caccia dell'orso e del camoscio. Si dia uno sguardo al dettagliato indice per vedere l'intrecciarsi con la storia nazionale, sempre vista nella prospettiva locale, e ci si soffermi si commoventi volti dei giovani soldati che partirono con un sorriso buono. per non più tornare. Non meno commovente il ricordo dei minatori che persero la vita in miniera, in un partecipe delineare la loro identità umana. Se è vero che non si dà aristocrazia senza antichità, Oltre il Colle può vantare l'antichità della chiesa di Grimoldo costruita nel 1363, ampliando una cappella risalente al 1250. Un'aristocrazia anche d'animo e di umiltà nel carattere e nel lavoro di uomini e donne, nella fatica dei campi, dell'allevamento, delle miniere, che esigevano anche la fatica dei ragazzi a trasportare il materiale grezzo alla laveria, dove le taissine, con ogni intemperia, lo cernevano e lavavano in vasche d'acqua, oltre ad accudire i figli, rigovernare la casa e gli animali, lavorando "da stelle a stelle", da quelle del mattino a quelle della notte. Un'aristocrazia nell'aprirsi al turismo, allo sport, alla bellezza delle salite, alla passione per la musica e alla fede profonda nell'edificare chiese e cappelle, innalzando la Croce sulle vette più alte, salendovi forse come i biblici patriarchi per parlare con Dio. Oltre il Colle non è un luogo anonimo, è un luogo con un volto plasmato nei secoli dai suoi abitanti e nei millenni dalla meravigliosa natura. La poetessa Mary Oliver scrive: «Presta attenzione, sii attonito, raccontane». Così ha fatto Cristian: ha prestato attenzione, si è stupito, ha raccontato la bellezza e la storia di Oltre il Colle. Era poco più che un ragazzo Cristian, non aveva ancora 45 anni. Una domenica sera ha posato la penna e ha spento il computer. Il "suo" libro di Oltre il Colle poteva dirsi quasi finito, almeno nella sua prima stesura storica. Sua figlia Chiara lo avrebbe letto come prezioso bagaglio per varcare più sicura la soglia del futuro. Era la domenica 28 giugno dell'anno del Signore 2020. Andando a dormire a notte inoltrata, forse Cristian avrà pensato all'esigente Vangelo di quella domenica: «Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me...Ma chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli... non perderà la sua ricompensa». Quanti bicchieri d'acqua fresca aveva donato Cristian con i suoi libri! S'avviò verso il riposo della notte stellata, l'ultima sua notte terrena. Un incanto le foto di Marco e Gina con paesaggi più volte ritratti con lo stesso spirito con cui Monet dipinse le sue 38 cattedrali di Rouen.
32,00

Carona: gli anni della rivolta la tormentata vicenda di due chiese e una comunità

Denis Pianetti

Libro: Libro in brossura

editore: Corponove

anno edizione: 2021

pagine: 216

Denis Pianetti Denis Pianetti, autore ben conosciuto soprattutto per il successo del suo libro "Cronaca di una Vendetta - La vera storia di Simone Pianetti", districandosi con perizia tra la miriade di documenti, lettere, relazioni, ingiunzioni, articoli di giornale, ha saputo delineare una storia quasi dimenticata, una storia travagliata di Carona e della sua gente, cogliendone le complesse dinamiche, evidenziando i caratteri dei principali protagonisti, facendoli rivivere e agire in queste pagine a distanza di oltre un secolo. Era il 12 giugno 1921. Alla presenza del Vescovo di Bergamo Mons. Luigi Maria Marelli, fu consacrata la nuova chiesa parrocchiale di Carona, antico borgo alpestre situato lungo il fiume Brembo tra le montagne dell'alta Valle Brembana, un evento comune ad altri paesi, se non che all'origine di quella chiesa vi è una storia particolare. E piuttosto drammatica. Un paese diviso in due, al di là di evidenti lotte fra partiti, decine di carabinieri a sedare sommosse e a proteggere sacerdoti minacciati di morte, battesimi e funerali celebrati "in proprio" da una parte dei parrocchiani, senza la presenza di alcun prete. Una discordia protrattasi per diversi anni, dai primi del Novecento fino ai giorni della consacrazione. Protagoniste due contrade, Fiumenero e Porta: la prima dove sorge l'antica chiesa quattrocentesca, ostile alla seconda contrada, perché con immani sforzi e sacrifici, si è voluta la chiesa grandiosa, quale si ammira oggi. Le divergenze d'animi, giunte al loro culmine fra il 1913 e il 1914, ebbero conseguenze dolorose per l'intero paese, rimasto senza parroco e senza curato, tanto che dovettero intervenire le forze dell'ordine e autorità come l'on. Bortolo Belotti, il Vescovo Radini Tedeschi e il suo successore Marelli. I fatti di Carona - scrive Tarcisio Bottani - vengono contestualizzati nel più esteso ambito della Valle Brembana di quel periodo, focalizzando l'attenzione sulle non facili condizioni delle comunità di montagna, rispetto ai paesi del fondovalle, e in particolare di San Pellegrino. La contesa fu lunga, estenuante, feroce, condotta senza esclusione di colpi, che vede i "ribelli" accanirsi, senza concrete prospettive di successo, contro le autorità religiose e civili, contro i compaesani della parte opposta, tra i quali non mancavano amici e parenti. Si immagini quale sarà stato lo strazio di chi dovette dare l'estremo saluto ai propri cari, non di rado bambini, senza il conforto delle funzioni religiose e senza l'assistenza del parroco. Quale valutazione possiamo dare di questo quarto di secolo di divisioni, dispute e battaglie in cui fu coinvolta la popolazione di Carona? Quale giudizio sulla disperata contesa degli abitanti di Fiumenero per difendere la loro vecchia chiesa? Non c'è dubbio: un giudizio di grande rispetto, al di là della condivisione o meno delle ragioni che essi potevano addurre. Il rispetto che si deve a chi ha avuto la forza di lottare e di pagare di persona, anche a costo di rinunciare al conforto della pratica religiosa, non per qualcosa di attinente all'interesse materiale e individuale, ma per quello che ritenevano il bene comune. Una storia di lotte e di antagonismi, di errori e di pentimenti. La Grande Guerra e la febbre spagnola smorzarono alla fine i toni della rivolta e, dopo anni di tensioni, e di insoliti quanto curiosi episodi, anche gli ultimi ribelli presero la strada del pentimento e della conversione, varcando la soglia della nuova chiesa.
15,00 14,25

Esmate

Bortolo Pasinelli

Libro: Libro rilegato

editore: Corponove

anno edizione: 2021

pagine: 240

Passeggiando tra le pagine del libro, dedicato alla "piccola patria" Esmate, si resta immediatamente ammirati della sua antica e nuova bellezza che s'affaccia sul versante occidentale del Lago d'Iseo, con vista fin sulle cime dell'Adamello. Un tempo comune autonomo, dal 1928, è frazione di Solto Collina, accrescendone il fascino con la ricchezza dei suoi più svariati e impareggiabili elementi architettonici e naturalistici. Bortolo Pasinelli, studioso .al quale tanto deve la storia locale, in questo suo sesto libro ripercorre la storia millenaria di Esmate, a partire dal 1056, anno del primo documento nel quale certo Giovanni, figlio del fu Martini de Sumate de Solto, chiede ad Ambrogio, vescovo di Bergamo, di avere in concessione delle terre. Come ben scrive nella sua introduzione Raffaella Poggiani Keller, è una storia documentata negli archivi, ancor viva nelle lettere dei suoi abitanti e, più recentemente, nelle immagini in bianco e nero - cartoline, foto di famiglia, riprese di cerimonie pubbliche - che arricchiscono il libro rendendolo memoria comune, quotidiana e perciò particolarmente coinvolgente. Pasinelli segue il suo schema lineare a accattivante: presentazione dei caratteri e valori naturali dei luoghi, la descrizione degli elementi della storia millenaria del borgo (l'architettura con gli edifici più rilevanti, come castello e torri, alle case comuni, alle vie e piazze, ai luoghi delle attività) e delle sue istituzioni. Ripercorre i documenti d'archivio di un borgo aggregato attorno al castello de Dusvico, con una piazza (la plateia de Semate, 1468), con almeno due torri, una dei de Oldratis, l'altra dei de Gualenis, con case dai tetti di piode, di paglia e di coppi. Il paese, dove nel 1473 è attestata un'attività di tessitura della lana e nel 1539 si menziona un edificio del torchio di proprietà della Misericordia, registra dal XVI secolo l'emigrazione di suoi abitanti a Venezia, e, di nuovo, agli inizi del XX secolo la migrazione verso l'America e le Indie. Nel racconto appare evidente l'antica compresenza della comunità cristiana con la società civile, e, pur nella distinzione dei ruoli, lungo i secoli si sente animata in entrambe da un grande amore verso la popolazione e il territorio. Mentre emerge come gli Esmatesi abbiano saputo sviluppare una cultura del lavoro, dell'istruzione, della religiosità, della famiglia e delle relazioni, il sindaco, Maurizio Esti, grato per questo importante lavoro scrive :«È auspicabile che anche oggi ognuno possa e sappia scrivere con amore, nel tempo che gli è dato di vivere, una bella pagina di storia del proprio paese, che apra la strada a un futuro di speranza e di impegno per le nuove generazioni. La seconda parte del volume, ma non seconda alla prima per importanza, illustra la chiesa parrocchiale dedicata a San Gaudenzio, primo vescovo di Novara, e, di seguito, le chiese e cappelle presenti nella frazione di Furmignano (S. Carlo) e sul territorio comunale (Disciplina, S.Rocco, S. Michele e S. Lucia). Ben sintetizza Raffaella Poggiani Keller queste pagine, che, attraverso le visite dei vescovi e i documenti dell'archivio parrocchiale seguono le vicende architettoniche della chiesa maggiore, ne descrive gli arredi liturgici e le opere che la decorano, e, anche, fatti curiosi come la cattiva condotta, nel Cinquecento, dei preti Oldofredi, padre e figlio. Ne emerge una comunità legata sempre alla sua chiesa, fino ai tempi recenti. Introduzione Raffaella Poggiani Keller.
30,00 28,50

Valle Brembana. Una terra da scoprire. Storia, arte e ambiente di una valle singolare

Libro: Libro rilegato

editore: Corponove

anno edizione: 2021

pagine: 344

Il progetto di questo libro è stato subito chiaro e ambizioso: presentare un quadro dettagliato della realtà dei vari paesi della Valle Brembana, ma anche di toccare alcuni aspetti di interesse generale, in modo da mettere a disposizione degli abitanti della Valle e dei visitatori uno strumento di conoscenza aggiornato e attendibile. Si è partiti infatti dalla constatazione che, malgrado i numerosi libri che le sono stati dedicati (a partire dal famoso Dizionario odeporico o sia, storico, politico, naturalistico della provincia bergamasca, di due secoli fa, di Giovanni Maironi da Ponte) la conoscenza della Valle Brembana permane un po' generica e frammentaria, non di rado basata sulla riproposizione di stereotipi, errori e luoghi comuni che continuano a circolare sui media e in particolare sul web, nonostante siano stati sfatati e corretti a più riprese. Inoltre, è ancora relativamente poco diffusa la conoscenza di aspetti di assoluto valore artistico, architettonico e ambientale, di cui la Valle è particolarmente ricca. Le nostre chiese, ad esempio, hanno saputo conservare straordinari capolavori di alcuni tra i più noti artisti del Rinascimento (Lotto, Palma il Vecchio, Carpaccio, Veronese, Lattanzio, Boldrini, Garofalo, tanto per fare alcuni dei nomi più significativi) e dei secoli precedenti e successivi (i Santacroce, il Guarinoni, Carlo Ceresa, Andrea Previtali, i Baschenis, il ticinese Orelli, fino ad Enrico Scuri) frutto di commissioni da parte di confraternite e fedeli locali o di emigranti facoltosi, opere assai pregevoli, che sarebbero il vanto dei migliori musei, ma che in Valle non sono conosciuti e valorizzati come meriterebbero. Lo stesso vale per i manufatti lignei, i cicli di affreschi, gli elementi architettonici, ma anche per gli itinerari storici e naturalistici, i percorsi escursionistici, che sono di una bellezza semplice e suggestiva, senza contare i prodotti tipici dell'artigianato e del lavoro contadino, le eccellenze casearie, gli strumenti delle attività tradizionali e la ricchezza del patrimonio immateriale. Come il libro di Maironi da Ponte, anche questo si presenta come un ideale viaggio alla scoperta della Valle Brembana, itinerario che inizia dove il Brembo sbocca nella pianura, per risalire il territorio attraversato dal suo corso principale e dai vari affluenti, fino all'estremità settentrionale e alla catena delle Orobie. Di ogni paese vengono fornite informazioni di carattere generale, storico e ambientale; vengono poi illustrati gli aspetti specifici e i luoghi interesse, con particolare riguardo agli edifici di culto che illuminano la storia della Valle con uno squarcio di trascendenza e di assoluta bellezza, nobilitando le secolari fatiche di un popolo capace di elevarsi al di sopra della propria quotidianità. La descrizione delle chiese e delle opere d'arte si è avvalsa non di rado della consultazione delle schede realizzate all'inizio del questo millennio dai soci Dario Franchi e Felice Riceputi (Presidente del Centro Storico fino al termine della sua vita, nel 2009), raccolte nell'album La Valle Brembana in 100 schede e ora pubblicate sul sito internet del Centro Storico Culturale. I testi sono corredati da numerose fotografie, in buona parte inedite, che intendono documentare gli elementi descritti e rendere l'idea della bellezza del patrimonio culturale brembano, suscitando in tal modo il desiderio di conoscerli direttamente. L'augurio è che questo libro concorra a far acquisire la piena coscienza dei valori che la Valle Brembana ha saputo costruire e custodire nel corso dei secoli e indurre le generazioni di oggi e di domani ad una attenta conservazione, aggiungervi il proprio contributo non meno prezioso.
25,00 23,75

Il piccolo alpino diserta

Il piccolo alpino diserta

Piero Galizzi

Libro: Libro rilegato

editore: Corponove

anno edizione: 2021

pagine: 184

Storia di un graduale passaggio dal sogno alla realtà... E di un amore che sboccia per Vittoria, la ragazzina con la quale ha vissuto la bella storia di una vita. Il libro finisce col finire della naia da alpino, e inizia dal Passato remoto: sognai. Figlio di alpino in un paese di alpini.
16,00

Il silenzio della strega di Linghar

Il silenzio della strega di Linghar

Jessica Belli

Libro

editore: Corponove

anno edizione: 2021

pagine: 398

Inoltrarsi nel bosco al calar della sera è senza dubbio qualcosa di magico ed emozionante. L'aria fragrante di neve che scuote gli spogli rami, lo scroscio del loro incessante dondolio ed il delicato suono delle ultime foglie che si poggiano al suolo. Il silenzio tutto intorno ci riporta ad una atavica esistenza, quando ancora l'uomo apparteneva alla terra e la rispettava. A rendere tutto più mistico, il freddo vento profumato d'inverno che accarezza tutti i sensi e li accompagna in un viaggio immaginario nella spiritualità della Natura. Questo romanzo gotico, a tratti fiabesco, nasce per introdurre i lettori al magico mondo dell'antico folklore popolare e dell'affascinante cultura pagana. Attraverso le vicissitudini di Re Lein, verrete trasportati in terre antiche, che ancora profumano di sacralità e leggenda. Un ricco glossario alla fine aiuterà ad immedesimarvi ed avvicinarvi, senza fatica, al mondo del Piccolo Popolo e alla mitologica celticonorrena.
18,00

L'ovulo rosso nel sottobosco. Memorie sparse

Nico Cocucci

Libro: Libro rilegato

editore: Corponove

anno edizione: 2021

pagine: 320

"L'Ovulo Rosso nel Sottobosco" è il viaggio fantastico, lungo 100 anni e più del medico Nicola Cocucci, nato nell'aprile del 1932 (Ancien Règime), a Cautano, terra campana di Benevento, e rinato all'eternità nell'aprile del 2020 a Bergamo, le Parche tagliando il suo filo della vita usando il virus del covid diffuso nella tiepida aria. L'Aprile crudele di Eliot: «Aprile è il mese più crudele, genera / lillà da terra morta, confondendo / memoria e desiderio, risvegliando / le radici sopite con la pioggia di primavera». Nico Cocucci, medico odontoiatra e di medicina legale, amava la vita, sempre bellissima, compreso il suo lato misterioso e pauroso, bellissima anche nella morte. Ha dato uno sguardo nel futuro liquido, istantaneo, frammentato e pauroso dei Millennials. Il Secolo Lungo. Nel 2010 ha scritto questo "L'ovulo Rosso nel sottobosco", un vero inno alla vita. Un viaggio "turgido" si potrebbe dire - il pudore dà alle ultime pagine qualcosa di crepuscolare, ma sappiamo che in realtà non è mai stato così. Era un giacobino inguaribile. "Non sarò mai un moderato!". E allora... "Allons Enfants!", scrivono i figli Alessandra, Laura e Ferdinando: «Ci aveva chiesto di far conoscere le "memorie sparse", di un suo manoscritto, dicendo: "Leggetelo se avete voglia, distribuitelo più che potete, come un vaccino benefico"». Ed in effetti il libro lo è, parla dell'amore per la vita e per la scienza, parla di speranza e di memoria: «La vita è bella, bisogna difenderla dalle avversità, dalla malattia, perseguendo la pace con tutti e la conoscenza... E il mio Dio l'ho visto allora nel tutto, nel bello, nella natura, un Dio già risorto senza essere morto, un Dio di speranza come quando rifioriscono le piante, come quell'ovulo rosso prorompente visto in quel bosco, in quel tempo di guerra, di bombardamenti». Medico laico ed umanista dai molteplici interessi, (filosofia, musica, pittura, passione politica - negli Anni Settanta come consigliere della Provincia di Milano, e di Enti ospedalieri), nel 1992 Nico Cocucci ha scritto il libretto dell'Opera "Il Vangelo secondo Luca" insieme al compositore musicale Fulvio Brigo.
16,00 15,20

Il coraggio di scegliere. Storia di Luigi Barcella deportato politico nel lager di Ebensee

Gianpiero Crotti

Libro: Copertina rigida

editore: Corponove

anno edizione: 2021

pagine: 192

Impossibile sfogliare questo libro senza che l'animo né resti commosso, straziato, ammirato per la grandezza e fortezza d'animo di un giovane ventenne ed insieme ne resti sconvolto, ferito, inorridito scandalizzato, senza che nelle mani il libro scotti come una fiamma che accusa e purifica. Accusa la folle barbarie dell'uomo, e la redime con le lettere e il racconto di un giovane, Luigi Barcella, che per il suo ideale ha saputo far fronte, senza timore nemmeno della morte, con animo consapevole, sin dall'arresto e la prigionia nelle Carceri di San Vittore. Luigi che, a poco più di 18 anni, aveva identificato con chiarezza il vero nemico della Patria di quel tempo, il nazifascismo, scegliendo di combatterlo fino alle estreme conseguenze. Luigi lo ha combattuto senza utilizzare armi da fuoco, ma contrapponendovi la forza dell'ideale democratico, concretizzata nella distribuzione di giornali e pubblicazioni anti-regime. Per quell'ideale è morto a vent'anni, non per un colpo di mitraglia in montagna, ma ucciso nel lager nazista dove era stato deportato come prigioniero politico e, dopo lunghi mesi di sofferenza fisica e psicologica, ridotto allo stremo nel corpo e nello spirito. Morto in quel mese di aprile 1945 fra altre centinaia di caduti, le modalità della sua fine non hanno nulla di epico, al contrario: si tratta di una morte avvenuta in solitudine, senza alcun conforto umano, senza una bandiera che ne coprisse e onorasse i resti, con il suo corpo ridotto in cenere nel crematorio del lager di Ebensee. Leggendo, la sua figura di bel ragazzo biondo e riccioluto, s'innalza in tutta la sua forza d'animo e sensibilità. Se ne apprezza il coraggio dimostrato durante la prigionia a San Vittore e la lealtà nei confronti dei compagni di lotta, che non ha mai tradito. L'autore si lascia subito coinvolgere leggendo l'ultimo messaggio alla madre prima di essere deportato, messaggio lanciato dal camion che lo trasportava al binario 21 della stazione centrale di Milano, nel quale, cercando di confortarla, la esortava ad insegnare anche ai suoi fratelli ad amare la Patria. «Cara mamma, Parto per la Germania. Non Piangere. Insegna ai miei fratelli ad amare la Patria. Salutami Gianna. Tanti baci, Vostro Luigi. Sul retro l'indirizzo: Barcella Giacomo - Via Borgo Sale 176 Ranica Bergamo». Gianna è l'amata fidanzata, digli che l'amo scrive alla mamma in una lettera da San Vittore dove si poteva scrivere solo al venerdì. Di quella lettera una frase ci ha toccato: «Mamma da molto tempo non recitavo più il pater che tu mi hai fatto imparare sin da piccolo, ma quando si è racchiusi in un carcere si crede più che mai in Dio, non perché da lui si aspetta un aiuto, ma perché è contro ogni senso il non crederlo». Scrive l'autore Gianpiero Crotti «Ho ricostruito la disperazione dei giorni della prigionia e della morte studiando i diari di alcuni sopravvissuti, deportati con lui nel lager di Ebensee, e consultando documenti inediti conservati nei numerosi archivi da me scandagliati [documenti anche fotografici che di pagina in pagina fanno inorridire e muovono a profondissima pietà e riflessione]... È così maturato un profondissimo rispetto nei confronti di Luigi e credo fermamente che la sua breve vita e la sua morte abbiano aggiunto qualcosa di luminoso, di drammatico e insieme di eroico, alla storia della Resistenza italiana e, in particolare, a quella di Ranica», dove lui è nato. Oltre all'autore, gran merito della pubblicazione va alla nipote Marina Zanga che ha raccolto, salvato e trascritto le lettere dal Carcere di San Vittore, custodite devotamente da sua mamma Zina, per poi trovare nel sindaco di Ranica, Maria Grazia Vergani, la sensibilità di comprenderne l'importanza e di affidare a Gianpiero Crotti il lavoro di contestualizzazione storica.
12,00 11,40

Lo stabilimento ex-Sasa di San Pellegrino. Una pagina di archeologia industriale

Libro: Copertina rigida

editore: Corponove

anno edizione: 2021

pagine: 136

L'occasione dell'allestimento di una mostra fotografica dedicata allo stabilimento SASA di San Pellegrino Terme nel secondo dopoguerra ha consentito di aprire uno squarcio sulla storia di questa fabbrica, dismessa da sessant'anni e ormai quasi dimenticata. Il contributo fondamentale alla ricostruzione della vicenda dell'ex SASA proviene dalla ricerca didattica "Un passato da scoprire in una fabbrica da demolire", realizzata nel 1988 da una classe del Liceo Scientifico di Zogno in occasione della riqualificazione dell'area su cui sorgeva la fabbrica, degradatasi di anno in anno. Il testo, le fotografie e i documenti della ricerca vengono qui pubblicati pressoché integralmente e così abbiamo una panoramica completa e dettagliata delle vicende che accompagnarono lo stabilimento dalla sua nascita, nel 1874, come setificio, alla successiva trasformazione in iutificio, ai vari passaggi di proprietà, fino alla chiusura nel 1961. Una storia importante, perché ci lavorarono migliaia di persone, in gran parte donne, in condizioni spesso difficili, fornendo un contributo non trascurabile all'economia locale. L'auspicio è che questa pubblicazione, promossa dal Centro Storico Culturale Valle Brembana "Felice Riceputi", tramite il suo presidente Tarcisio Bottani, e sostenuta dalla partecipazione del Comune di San Pellegrino Terme, possa contribuire alla riscoperta di questa realtà della nostra storia alla quale sono legate le vite di tante famiglie di tutta la Valle Brembana, divenendo una vicenda simbolo di tante altre consimili in Italia in quel periodo storico. Il solo elenco dei titoli dei vari capitoli meglio evidenzia questa realtà: Un passato da scoprire in una fabbrica da demolire; Lo sviluppo industriale nella Bergamasca tra Ottocento Novecento; La condizione operaia nella provincia di Bergamo; Le vicende dell'Opificio di San Pellegrino da Filatoio a Iutificio, a Sacchificio Agricolo; La condizione operaia nello stabilimento, testimonianze; Aspetti tecnici, edilizi e urbanistici della fabbrica e realizzazione del nuovo insediamento abitativo sul terreno ex SASA. In appendice, interessanti documenti e un "Album Sasa" con 32 foto storiche tratte dall'album di un servizio fotografico dell'Azienda, ordinato dal direttore Riccardo Grassi al fotografo Marcello Marchiori negli Anni Quaranta. Fu un direttore di vedute aperte per quel tempo, stimato dalle maestranze che furono con lui quando durante la guerra nascose e fece lavorare in fabbrica una famiglia ebrea per salvarla dalle leggi razziali dell'epoca fascista, e furono con lui quando alla fine della guerra si temette una eventuale rappresaglia contro le persone che avevano avuto rapporti con il fascismo. Proprio a motivo di quella sua scelta a favore della famiglia ebrea, una delegazione delle maestranze lo rassicurò che non aveva nulla da temere. Da ricordare anche quando, in seguito alla crisi mondiale del 1929, molte fabbriche italiane dovettero chiudere. Fra queste la SASA, Saccherie Agricole di San Pellegrino. Decine e decine di famiglie furono costrette ad emigrare con grandi pene e sacrifici, molte in Francia, come quella del futuro sindaco di San Pellegrino Terme, Gianbattista Galizzi, "esempio memorabile per il suo alto senso civico", come ha ricordato l'attuale sindaco di San Pellegrino Terme, Vittorio Milesi, che ha favorito questa pubblicazione ed ha scritto una documentata e interessante presentazione.
15,00 14,25

Gian Giacomo Barbelli. Disciplini Verdi Devoti alla Madonna della Neve Chiesa San Rocco Bergamo

Gian Giacomo Barbelli. Disciplini Verdi Devoti alla Madonna della Neve Chiesa San Rocco Bergamo

Margherita Zanardi

Libro: Libro rilegato

editore: Corponove

anno edizione: 2021

pagine: 48

Con dovizia di studi Margherita Zanardi, che proprio sul Barbelli diede la sua tesi di laurea, ha raccontato l'insolita storia di questo dipinto di Gian Giacomo Barbelli (1604-1656) nella chiesa di San Rocco a Bergamo, nel Borgo San Leonardo della Parrocchia di Sant'Alessandro in Colonna. Il Barbelli ha raffigurato "Sant'Antonio da Padova con Gesù Bambino, San Fermo, anime purganti", aprendo un ovale nella tela per non nascondere l'antico affresco della Madonna della Neve, della quale erano devotissimi i Disciplini Verdi. Intorno alla cornice dell'ovale dell'antico affresco, nella sua tela il Barbelli, dipinse deliziosi angioletti in volo, in atto di reggere la figura della Madonna. con il risultato di un insieme davvero armonioso. Durante l'accurato restauro della tela, eseguito nel 2015 da Minerva Maggi Tramonti, sopra il giglio bianco dove è inginocchiato Sant'Antonio, sono emerse le lettere finali "LLUS" della firma Barbellus e la data MDCLII, una sorpresa perché la data di esecuzione del dipinto non corrisponde a proposte di studi precedenti. La data corrisponde invece ad un importante avvenimento legato alla richiesta del Doge Francesco Molino, che proprio in quell'anno chiese una reliquia di Sant'Antonio da portare a Venezia in Santa Maria della Salute. Ebbe risonanza il trasporto della reliquia del Santo e, proprio in quel fervore, i rettori di Bergamo decisero di eleggere Sant'Antonio a patrono della città. Ecco dunque la valida motivazione di questa tela commissionata al Barbelli, per "l'altare dei tanti miracoli" nella chiesa di San Rocco. Del resto il pittore, in quell'anno 1652, a Bergamo, stava dipingendo "Santa Grata regge la testa di Sant'Alessandro presentandola a San Lupo ed Esteria". L'antico affresco della devozione popolare alla Madonna della Neve è citato nel 1596 dal capitano veneto Giovanni da Lezze nella sua descrizione del territorio bergamasco: «S.to Leonardo... Chiesa S.to Roccho disciplini vestiti di verde con la devotione della Madonna della Neve et entrada de circa scudi 50». Nei vari capitoli l'autrice documenta La storia della Cappella Madonna della Neve; Baldissera Colleoni costruttore della Cappella per lascito testamentario; "L'Oracolum". Una devozione popolare da salvare; Borgo San Leonardo: Santi protettori e Confraternita di Sant'Antonio da Padova; Il dipinto del Barbelli e la relazione della restauratrice Maggi Tramonti. Le fotografie sono dello Studio Da Re.
10,00

Confidenze bibliche a.d. 2020

Ada Prisco

Libro: Copertina rigida

editore: Corponove

anno edizione: 2021

pagine: 280

Anno Domini 2020. Ada Prisco non finisce di sorprenderci con ogni scritto, come se avesse nell'animo suo una luce profetica, che in questo libro illumina la Bibbia non come un testo indagato da studiosa, ma considerato come una persona da ascoltare, l'unico maestro da cui apprendere, il medico capace di sanare, l'abile vasaio che ricompone i cocci sparsi dentro noi stessi per riplasmare forme di diversa bellezza intessute con trame d'oro. Soprattutto in questo tempo sospeso, in un clima che va cambiando, noi siamo il terreno che attende d'essere fecondato dal seme della Parola. "Felice chi sta nella tua casa... Felici quelli che hanno in te la loro forza... Quando passano per la valle deserta la rendono un giardino benedetto dalle prime piogge" (Sal 84). La casa, il cammino, la felicità. Ci rammenta Paolo quando scrive a Filèmone: "Mostraci concretamente tutto il bene che possiamo fare vivendo per Cristo". E allora saremo davvero come il profumo dell'incenso offerto a Dio da Cristo. Con sapienza l'Autore sacro (Pietro) mostra ai destinatari della sua lettera i vantaggi del loro periodo storico. Ogni periodo reca in sé punti di forza, non sempre riconosciuti e apprezzati. Nel Vangelo secondo Matteo (16,2-4) Gesù stesso ci esorta a "capire il significato di ciò che avviene in questo momento". Rivolgere lo sguardo in alto, alla santa la città di Dio con gli uomini, dirada le nubi dell'angoscia, della paura, dell'isolamento, dell'ansia per mostrarci la via della salvezza sotto cieli nuovi. Tutto da leggere il capitolo 21 dell'Apocalisse: Poesia e indicibile risplendente bellezza. "Allora io vidi un nuovo cielo e una nuova terra. E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo..." Era costruita con diaspro e d'oro puro, simile a terso cristallo, con pietre preziose: zaffiro, calcedonio; smeraldo, topazio, giacinto e ametista. "Le dodici porte erano dodici perle". Così conclude Ada Prisco il suo lungo cammino nei testi sacri che illuminano questo tempo: "Di tutte le immagini di speranza la santa Gerusalemme offre il quadro più completo e definitivo... Specialmente nei giorni più bui e dolorosi, quelli in cui lo sconforto ci assale... volgiamo lo sguardo a questo sogno che Dio realizza e che noi riusciremo a vivere un giorno, quando saremo capaci di vedere quello che già è, che Lui abita con noi, di notte, di giorno, per sempre. In un affascinante saggio del marzo 2020, "I codici della nostra speranza", Ada Prisco aveva scritto: "Forse è tempo di riscoprire questa grammatica della fragilità come il momento in cui si ritorna piccoli e ci si affida". E ricorda le belle Parole di San Paolo che forse non sappiamo capire fino in fondo: "quando sono debole, allora sono veramente forte (2Cor 12, 10)". Sempre in quel testo scriveva:" Il mattino viene, ma è ancora notte (cf. Is 21,12), suona dolcemente come la strofa di una poesia questo passaggio tratto dal libro del profeta Isaia, eppure fotografa un momento drammatico. Egli, in costante dialogo con Dio, afferma: Nella torre di guardia, Signore, io sono colui che sta. Tutto il giorno resto al mio posto, mai di notte lo abbandono (Is 21, 8). Il profeta si fa sentinella, non perde mai di vista la realtà, non manca d'intercettare i pericoli e la loro direzione, sapendo che il mattino arriverà... Di Ada Prisco, PhD in Religioni, filosofie, teorie di salvezza, autrice di ricerche, saggi e articoli, ricordiamo i suoi recenti libri: Il giorno di Dio, Ri-generati, Ai confini della fede, Prisma Islam.
18,00 17,10

La bottega delle suggestioni. Tenere nostalgie

Roberto Tauro

Libro: Copertina rigida

editore: Corponove

anno edizione: 2020

pagine: 224

«Capita spesso, nella vita di tutti i giorni, di trovarsi di fronte ad un bivio: destra o sinistra? L'alternativa che ci si pone, in molti casi, è assolutamente irrilevante: l'una e l'altra scelta non ti aiuteranno a risolvere il problema; l'una e l'altra scelta non sono, di fatto, praticabili; l'una e l'altra scelta, in tempi e modi diversi, risolveranno i tuoi problemi. Un ulteriore caso, infine, è il solo paradigmatico: il problema è risolvibile solo praticando la scelta giusta! L'altra opzione, solitamente, è del tutto incongrua ed è, spesso, fonte di ulteriori problemi. Può succedere, tuttavia, che la scelta sbagliata dispieghi, ai nostri sensi, prospettive prima inimmaginabili, che potrebbero cambiare in meglio la nostra vita. I racconti che propongo sono, nella quasi totalità, le storie di persone che hanno fatto la scelta sbagliata, o palesemente sfavorevole. Ebbene, in alcuni casi, tali scelte si sono rivelate le migliori. Devo avvertire, tuttavia, che quelle raccontate non sono storie di ordinaria umanità. Buona lettura!». Così l'autore presenta il suo libro.
16,00 15,20

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