Aesthetica
Orwell: 1984
Franco Marenco, Romolo Runcini, Stefano Manferlotti
Libro
editore: Aesthetica
anno edizione: 2008
pagine: 92
Il bello musicale
Eduard Hanslick
Libro: Libro in brossura
editore: Aesthetica
anno edizione: 2007
pagine: 140
Arte come esperienza
John Dewey
Libro: Copertina morbida
editore: Aesthetica
anno edizione: 2007
pagine: 364
Pubblicata nel 1934, Arte come esperienza costituisce uno dei maggiori contributi della cultura angloamericana all'estetica del Novecento. In essa Dewey non si limita a elaborare una filosofia dell'arte come disciplina specialistica, bensì fa emergere un nuovo paradigma per l'esperienza in generale individuato nell'artisticità. Ne discende una concezione contraria a ogni isolamento dell'arte, e anzi attenta a cogliere e vagliare criticamente le sue fitte relazioni, sia con le realtà psicologiche degli individui, sia con le realtà sociali e culturali che le alimentano. Talché Dewey mette nitidamente a fuoco i cruciali motivi di crisi della cultura contemporanea, delineando l'impalcatura di un'antropologia nutrita dai frutti delle rivoluzioni artistiche primo-novecentesche. La presente edizione italiana, magistralmente curata da Giovanni Matteucci, condotta secondo criteri rigorosi, restituisce il procedere articolato della scrittura deweyana, e si avvale di esaustivi apparati critici e bibliografici che integrano l'edizione inglese più recente.
I limiti necessari nell'uso di forme belle
Friedrich Schiller
Libro
editore: Aesthetica
anno edizione: 2005
pagine: 140
Il disegno infantile. Storia, teoria, pratiche
Lucia Pizzo Russo
Libro
editore: Aesthetica
anno edizione: 2005
pagine: 318
Le arti figurative e la natura
Friedrich W. Schelling
Libro
editore: Aesthetica
anno edizione: 2004
pagine: 94
Da Longino a Longino. I luoghi del sublime
Renato Laurenti, Giovanni P. Lombardo, Emilio Mattioli
Libro
editore: Aesthetica
anno edizione: 2004
pagine: 176
Lettera sulla scultura
Frans Hemsterhuis
Libro
editore: Aesthetica
anno edizione: 2004
pagine: 100
Hemsterhuis interviene nel grande dibattito settecentesco (Crousaz, Hutcheson, Batteux, Montesquieu) sulla definizione della bellezza come “unità nella molteplicità” in modo assolutamente originale ed innovativo. Egli infatti identifica l'unità col “minimum” di tempo in cui un molteplice può essere colto nella sua totalità, con l'ulteriore specificazione che quest'ultima deve rappresentare un “maximum” di idee. La definizione della bellezza come risultato di una correlazione inversamente proporzionale fra un valore massimale (il gran numero d'idee) ed uno mimale (la temporalità) produce conseguenze radicali: «il bello non ha alcuna realtà in se stesso», la bellezza è l'esito di un processo antropologico che comporta il superamento qualitativo e non la mera imitazione della natura.

