Feltrinelli: Universale economica. I classici
Il diario del seduttore
Søren Kierkegaard
Libro: Copertina morbida
editore: Feltrinelli
anno edizione: 2019
pagine: 228
Opera simbolo della produzione estetica di Kierkegaard, e scritto centrale della celeberrima raccolta Enten-Eller uscita a Copenaghen nel 1843, il Diario del seduttore è l'ambiguo resoconto - in parte epistolare, in parte diaristico - di una raffinata e morbosa storia di seduzione. Nell'anima esacerbata dell'esteta Johannes si sposano l'angoscia di Faust e l'astuzia sensuale di Don Giovanni, per dare vita a un poeta demoniaco ai cui piedi una giovane Cordelia è destinata fatalmente a soccombere. Nel mondo malinconico ed esaltato di Johannes, realtà e sogno, vita e teatro, si confondono dialetticamente. Le persone fungono per Johannes solo da stimolo, egli le rigetta come gli alberi lasciano cadere le foglie: lui ringiovanisce mentre le fronde sono destinate inesorabilmente a seccare. Eppure, anche nella più profonda afflizione, Cordelia non riesce a odiare l'uomo che l'ha sedotta e poi abbandonata, i suoi sentimenti sono prigionieri di un'ambiguità che è anch'essa frutto della potente capacità manipolatoria del seduttore. La seduzione è dunque per Johannes un "gioco serio", un labirinto narcisisticamente conchiuso in se stesso come una trappola dalla quale non si può uscire se non rientrando nel più profondo di sé, fino a toccare quell'abisso di angoscia che solo conduce a una scelta esistenziale: aut-aut, una scelta della quale Johannes però non è capace.
Repubblica o sulla giustizia. Testo greco a fronte. Volume 1-2
Platone
Libro: Copertina morbida
editore: Feltrinelli
anno edizione: 2019
pagine: 1079
Nella "Repubblica" Platone ci presenta la maestosa architettura di uno "stato ideale" dove l'idea di giustizia è l'assoluto criterio di governo sia della vita collettiva che di quella individuale. Attraverso l'insieme dei suoi dieci libri, Platone mette in discussione ogni aspetto della vita organizzata e del sapere della "polis" greca. Qui, arte, scienza e religione vengono sottoposte allo sguardo critico del filosofo e condotte dal buio quotidiano dell'esistenza all'eterna luce della ragione. Ma la "Repubblica" non è soltanto la prima e più famosa "utopia" della storia. Essa, infatti, è il progetto originario della nostra civiltà occidentale.
Passeggiate romane
Stendhal
Libro: Libro in brossura
editore: Feltrinelli
anno edizione: 2019
pagine: 704
Passeggiare per Roma insieme a Stendhal equivale a compiere un viaggio nel tempo oltre che nello spazio. La Roma che esplora nelle sue peregrinazioni è ancora una città scarsamente popolata. È una Roma dove gli scavi archeologici non hanno ancora riportato alla luce molti dei monumenti che oggi conosciamo. Stanno emergendo in quel momento e li vediamo con gli occhi affascinati dello scrittore insieme alle meraviglie architettoniche e pittoriche legate al dominio papale. La narrazione delle vicende sociali e politiche si intreccia alle biografie di pittori e scultori, le figure di Michelangelo e Raffaello si stagliano sullo sfondo di una stagione turbolenta, ricostruita nei suoi dettagli macabri e violenti. Questo magnifico esempio di genere letterario in gran voga nell'Ottocento – il viaggio in Italia – si distingue dagli altri innumerevoli e stereotipati resoconti del Grand Tour per lo sguardo penetrante, sottilmente ironico, sempre critico di un autore che ha amato profondamente il nostro paese ma, fortemente legato agli ideali rivoluzionari di libertà, uguaglianza e fraternità, lo osserva nella prospettiva di chi tenta di modificarne gli ordinamenti. Così, alle concessioni romanzesche al nascente genere gotico, con le sue torbide storie ambientate in clausure e manieri, fanno riscontro le pagine sulla Carboneria e i tentativi di rovesciare l'assolutismo papale. Ripercorrere gli itinerari stendhaliani significa vedere in trasparenza nei luoghi citati episodi del passato e usanze che non esistono più, rimpiangere una bellezza che da allora è stata più volte sfregiata, ma anche riconoscere, al di là dei luoghi comuni, quanto ancora nel bene e nel male i nostri tratti e i nostri comportamenti somiglino a quelli dei nostri concittadini di un tempo. Incisioni dell'epoca di Giuseppe Vasi. Postfazione di Emanuele Trevi.
Addio caro orco. Lettere e ricordi (1889-1906)
Giosuè Carducci, Annie Vivanti
Libro: Libro in brossura
editore: Feltrinelli
anno edizione: 2019
pagine: 188
Si tratta del carteggio tra Giosuè Carducci e Annie Vivanti, l'ultimo amore del poeta. In questo libro si racconta la favola carducciana del sommo poeta che paternamente innalza e protegge la fanciulla di genio per le vie dell'arte. Oggi è possibile una nuova edizione, poiché si sono ritrovati gli archivi Pancrazi e Marescalchi e si è potuto aver ragione di tutti i tagli e le censure moralistiche. In più si aggiungono materiali inediti dall'Archivio Marescalchi e ritrovamenti da numerosi fondi pubblici. Nella vita austera e provinciale del poeta, Annie entrò come un'apparizione di "fata o ninfa". Capricciosa e impudente Annie, mite e umile il vecchio poeta davanti alla sua porta.
L'importanza di far l'onesto. Testo originale a fronte
Oscar Wilde
Libro: Libro in brossura
editore: Feltrinelli
anno edizione: 2019
pagine: 266
La sera della prima londinese di questa commedia, il marchese di Queensberry si presentò con un mazzo di ortaggi per Oscar Wilde. Era il 14 febbraio 1895 e la vita di Wilde stava per cambiare in maniera inaspettata, per via dello scandalo provocato dall'opposizione di Queensberry alla relazione tra il figlio, Lord Alfred Douglas, e il drammaturgo. Wilde aveva saputo delle cattive intenzioni del marchese e fece in modo che non fosse ammesso a teatro. La serata andò bene e la commedia fu un gran successo, ma Wilde non sarebbe riuscito a tenere Queensberry alla larga a lungo. "L'importanza di far l'onesto" è anche l'ultima commedia di Oscar Wilde. La più divertente. Una commedia degli equivoci assurdamente mordace. Uno dei testi più rappresentati al mondo, ora in una nuova traduzione attenta soprattutto alla natura performativa del testo. Al tramonto della società vittoriana, l'irlandese Wilde mette alla berlina i costumi, le maschere dell'alta (e non solo) società inglese e i paradossi delle relazioni amorose. Ma non rinuncia di certo a commentare la politica: d'altronde, il piccolo Ernest viene trovato in una borsa nera dimenticata alla Victoria Station... proprio come la bomba esplosa nello stesso luogo qualche anno prima. Wilde allo stato puro: dietro le maschere ci sono altre maschere, la verità è tutta in superficie.
Tre racconti
Gustave Flaubert
Libro: Libro in brossura
editore: Feltrinelli
anno edizione: 2019
pagine: 144
Pubblicati nel 1877, i "Tre racconti" furono scritti mentre il loro autore stava componendo quell'invettiva contro la stupidità umana che è "Bouvard e Pécuchet" e, come dice Camillo Sbarbaro - autore di questa traduzione proposta per la prima volta da Bompiani nel 1945 - "Flaubert riesce tuttavia, e quasi suo malgrado, a creare proprio allora quest'opera, che si offrirà ormai alle nuove generazioni letterarie come la più pura eredità, l'affermazione testamentaria di un autentico credo artistico". L'opera è articolata in tre episodi che costituiscono un autentico trittico narrativo, con una sua cadenza ritmica e armonia nella varietà stilistica. Dapprima la cronaca di un'esistenza semplice, umile e oscura, come è quella della fedele serva di provincia Felicita in "Un cuor semplice" la cui triste parabola è segnata da un amore infelice in giovinezza, dalla devozione verso i figli della padrona, dalla morte di un amato nipote e dall'adorazione di un pappagallo impagliato. Quindi "La leggenda di san Giuliano spedaliere", la cui ispirazione era nata da una vetrata normanna e che mette in scena la vicenda di un uomo che cerca invano di fuggire l'orribile destino di assassino dei genitori per poi divenire simbolo, attraverso le prove del pentimento e dell'espiazione, della vita tragica ed eroica del martire. Infine il racconto di derivazione biblica, trattato come materia storica, della decollazione del Battista concessa dal potente Erode alla feroce Erodiade quale premio per la danza di Salomè.
Le mille e una notte. Edizione condotta sul più antico manoscritto arabo stabilito da Muhsin Mahdi
Libro: Libro in brossura
editore: Feltrinelli
anno edizione: 2019
pagine: 592
Quando hanno origine "Le Mille e una notte?" In un certo senso, non c'è alcun dubbio: nascono a Parigi, nel 1704. Quando Monsieur Antoine Galland, l'orientalista che per primo le traduce e le tradisce, le trascrive e le riscrive, le copia e le inventa: le pubblica. E da questo inizio parte uno dei più tortuosi e tormentati capitoli della storia dell'editoria, il cui punto focale diventa la caccia alle fonti arabe delle "Notti". E ogni volta, non appena individuato il nuovo presunto originale, comincia un'altra fatica dei filologi e degli esegeti. Intanto, Shahrazad sorride: anche per questa notte se l'è cavata, e il re non la ucciderà. C'è un solo, corposo blocco delle mille storie su cui la mano sublime di Galland non ha potuto sovrapporre la sua impronta. Un manoscritto arabo in tre volumi, effettivamente proveniente dalla Siria, di qualche secolo più antico, che si trova ora depositato presso la Bibliothèque Nationale di Parigi. All'impresa della sua ricostruzione si dedicò Muhsin Mahdi, l'arabista professore all'Università di Harvard, che stabilì, dopo un lavoro ventennale di meticoloso raffronto dei manoscritti, il nucleo portante delle "Notti arabe". Questa traduzione italiana ci restituisce la voce di Shahrazad senza più la mediazione della cultura occidentale e con essa il racconto femminile di un erotismo praticato nelle forme più spontanee ed esplicite, con una ricchezza linguistica e lessicale unica. Una versione che modifica in modo importante la nostra percezione del mondo arabo e delle sue tradizioni, così come ci vengono raccontate dalle miserie del presente.
Canto del popolo yiddish messo a morte
Yitzhak Katzenelson
Libro: Copertina morbida
editore: Feltrinelli
anno edizione: 2019
pagine: 93
Rinchiuso nel campo di internamento, il poeta ebreo polacco Itzak Katzenelson nell'autunno del 1943 inizia a scrivere il «Canto». Lo seppellirà dentro tre bottiglie tra le radici di una quercia, dietro il filo spinato del campo di Vittel, in Francia. Il manoscritto verrà ritrovato grazie alle indicazioni fornite dalla sopravvissuta Miriam Novitch e pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1945. Questa edizione è a cura di Erri De Luca che del libro dice: «Ho imparato lo yiddish per arrivare al "Canto". [...] Traduco il "Canto" perché è il canto dei canti, il vertice in poesia dell'esperienza della distruzione. [...] Nel "Canto" c'è la vita feroce che vuole resistere con parole proprie e sceglie per resistenza la poesia».
Poesie. Testo tedesco a fronte
Friedrich Nietzsche
Libro: Libro in brossura
editore: Feltrinelli
anno edizione: 2019
pagine: 288
È indiscutibile che Nietzsche sia un grandissimo scrittore, anzi, uno dei più grandi scrittori in lingua tedesca, sebbene egli stesso avesse il terrore di venire ricordato appunto come uno scrittore. Avrebbe forse voluto, Nietzsche, essere piuttosto ricordato come un poeta? Ovvero come colui che nelle poesie di questo volume viene definito come "una bestia, furba, rapace, strisciante", "un predatore insinuante e mentitore". E noi, come dobbiamo porci di fronte alla poesia di Nietzsche, cioè alla poesia di un filosofo, ma di un filosofo che si è messo in testa, ostentandolo, il berretto da giullare? La domanda è tutt'altro che oziosa, dal momento che essa può in generale essere ripetuta a ragione di fronte a pressoché tutte le opere di Nietzsche, il cui tratto estetico, la cui espressione "poetico-letteraria", sembra a prima vista evidente, quando non addirittura prevalente. In altre parole: Nietzsche è forse un filosofo-poeta? No, Nietzsche non è un filosofo-poeta, come uno Hölderlin o un Novalis; questa particolare specie è, nella stessa interpretazione nietzschiana, estinta insieme al Romanticismo. Tuttavia, questa constatazione non ci consente certo di evitare il confronto con i versi chiave di tutta l'opera poetica di Nietzsche: quel definirsi "nur Narr! nur Dichter!", "solo giullare! solo poeta!", colui che è bandito – e si autobandisce – da qualunque verità. In questo senso ha dunque ragione Giorgio Colli quando afferma che il Nietzsche poeta non è altra cosa dal Nietzsche pensatore, "né alcunché di più essoterico".
L'ingenua libertina
Colette
Libro: Copertina morbida
editore: Feltrinelli
anno edizione: 2019
pagine: 203
Pubblicato nel 1909, "L'ingenua libertina" fonde insieme due romanzi precedenti di gran successo, imperniati sulla figura di Minne. Il romanzo segna peraltro l'emancipazione di Colette dalla tirannica influenza di Willy, marito e agente letterario, contribuendo anche a rendere l'autrice la più famosa donna di lettere della prima metà del Novecento. Una figura cruciale nella cultura francese, che ha più volte destato scandalo per i suoi comportamenti oltre le righe, come nel 1907 al Moulin Rouge nello spettacolo dal titolo Rêve d'Égypte, durante il quale diede un prolungato bacio lesbico. Questa la trama del romanzo: una brava ragazza di famiglia parigina, Minne, si scopre profondamente annoiata dal suo ambiente quotidiano fatto di comodità esteriori e nessuna sorpresa. Lei è una grande appassionata delle gesta di un gruppo di banditi, di cui legge sul giornale di nascosto dalla madre. Una sera però, stanca di fantasticare, Minne prende in mano il proprio destino e s'imbarca nottetempo alla volta di Parigi. Pochi anni dopo quella fuga Minne ha ormai sposato il cugino Antoine, senza riuscire a trovare molta felicità tranne che nello svagarsi con ripetute relazioni extraconiugali. Gli amanti occasionali della moglie non danno ad Antoine alcuna noia o fastidio, sicuro com'è che lei presto si rassegnerà a condurre una vita del tutto prevedibile e noiosa tra le sue braccia. Ma la felicità inaspettatamente può toccare anche Minne. Da questo libro nel 1950 è stato tratto il film "Minne, l'ingénue libertine". Postfazione di Luca Scarlini.
Belli e dannati
Francis Scott Fitzgerald
Libro: Libro in brossura
editore: Feltrinelli
anno edizione: 2019
pagine: 464
Il romanzo uscì a puntate sulla rivista «Metropolitan» tra il 1921 e il 1922, con un finale più convenzionale di quello che sarebbe stato utilizzato per l'edizione in volume. È la storia di una coppia e della loro progressiva decadenza morale. Da una parte Anthony, giovane bello e annoiato, orfano di madre e di padre, che dopo una laurea a Harvard trascorre qualche anno a Roma dove, tra donne, serate con gli amici e ispirazioni artistiche di vario genere, come molti giovani sente che un giorno non lontano farà grandi cose nella vita e si conquisterà un posto nel firmamento degli uomini di valore. Dall'altra Gloria, ventiduenne di Kansas City, eccentrica, irrequieta, disincantata, che da subito affascina Anthony per la sua bellezza e il suo carattere fiero. I due cominciano a frequentarsi, s'innamorano e si sposano, convinti di avere il mondo in pugno. Ora che la vita adulta può finalmente cominciare, accade però che i due, ancorati ai loro privilegi di ricchezza e di bellezza, si scoprono incapaci di impegnarsi in qualsivoglia progetto. «Belli e dannati» è una satira sociale e una critica alla politica e alla morale americana di inizio Novecento, gli anni del proibizionismo, dove i giovani – i nuovi protagonisti del XX secolo, tutti tesi al piacere – devono fare i conti con la crisi dei valori dell'epoca prebellica e la realizzazione di sé tramite l'attività lavorativa. Incarnano l'illusione dell'era in cui vivono e che terminerà tragicamente con la crisi del '29.
Il fanciullino
Giovanni Pascoli
Libro: Libro in brossura
editore: Feltrinelli
anno edizione: 2019
pagine: 80
È possibile parlare, poetare, pensare, oltre la lettera, oltre la morte della voce e della lingua? È l’interrogativo che si pone Giorgio Agamben nel saggio che introduce "Il fanciullino" di Giovanni Pascoli, uno dei testi più profondi, significativi e misconosciuti del decadentismo italiano. Per il fanciullino il linguaggio è una riserva di oggetti che “furono vivi” e che stanno come congelati sull’orlo della vita, in attesa di essere “animati”. L‘opera poetica è dunque, in primo luogo, un tentativo di restituire la vita alle cose morte che si sono depositate nella lingua, in una lingua che appare così essa stessa lingua morta: la poesia diventa allora una sorta di attraversamento della morte, una “complicità con la morte”, che lega questo testo pascoliniano ai grandi testi del “moderno”.